L’arte dello scalpellino è un antico mestiere che ha avuto un grande fiorire nel Medioevo e nel Rinascimento fiorentino. Oggi quasi scomparsa, sopravvive solo in qualche piccola bottega artigiana della Toscana.

 

L’arte dello scalpellino, come tagliare e dare forma alla pietra

Tra le 14 arti minori delle Corporazioni delle Arti e dei Mestieri che si svilupparono a Firenze, a cominciare dal periodo del Medioevo, tra l’XI e il XIII secolo, ce n’è una che fu ingiustamente sottovalutata, pure nel suo periodo di maggiore splendore: l’arte dello Scalpellino. Considerato solo un mero operaio della pietra, in realtà lo scalpellino era spesso un vero e proprio artista che realizzava le più svariate opere in pietra e in marmo.

A lui venivano commissionati lavori di ogni genere e per ogni uso, dai bassorilievi per abbellire chiese e palazzi, alle rifiniture interne ed esterne delle case, come le scale, i portali, le cornici delle finestre, le balaustre di terrazzi e balconi, le soglie di porte, e tanto altro ancora.

Storia dell'arte dello scalpellino che faceva parte delle antiche Corporazioni delle Arti e dei Mestieri di Firenze nel Medioevo e nel Rinascimento

L’abilità dello scalpellino, tuttavia, non si esauriva solo nella capacità di portare a termine il suo compito, ma anche nel riuscire a scegliere la pietra più adatta al determinato scopo e sapere come tagliarla nel modo più consono ed efficace. Un’abilità che era considerata importante non meno delle peculiari capacità artistiche, perché consentiva di non sprecare nessun pezzo di un materiale considerato piuttosto costoso, allora quanto oggi.

Perciò lo scalpellino doveva sapere esattamente dove posizionare le punte d’acciaio temperato per fare le cognare, ovvero quelle fessure verticali sulle quali, attraverso una sorta di scalpello chiamato ponciotto, doveva poi battere, con forza misurata, la pietra per tagliarla nella maniera desiderata. Egli conosceva bene la differenza tra una pietra e l’altra, l’importanza della venatura, il punto di rottura, la fragilità e la robustezza di ogni pezzo di materiale che gli passava tra le mani.

Marmo, granito, pietra arenaria e tante altre qualità di materiali provenienti dalle cave toscane, rinomate ancora oggi per la loro bellezza e particolarità, non avevano per lui alcun segreto. Li lavorava con pazienza e, spesso, devozione, diventando così una sorta di scultore anonimo. I manufatti che ne scaturivano hanno infatti abbellito e reso unici i palazzi dei signori dell’alta società fiorentina e del clero per decenni e rimangono tutt’oggi opere di alta qualità, a volte davvero suprema, tuttavia senza nome. Come è nel destino di quasi tutti gli artigiani del mondo.

Storia dell'arte dello scalpellino che faceva parte delle antiche Corporazioni delle Arti e dei Mestieri di Firenze nel Medioevo e nel Rinascimento

Dalle opere più importanti agli oggetti quotidiani

Nel Medioevo, e poi soprattutto nel Rinascimento fiorentino, ogni cosa che fosse un simbolo sociale di potere doveva essere costruito in pietra, più o meno pregiata, secondo la diversa disponibilità finanziaria del committente. L’abilità di uno scalpellino era, dunque, assolutamente importante per rendere al meglio il lavoro pensato e disegnato dagli ingegneri e dagli architetti dell’epoca.

Gli scalpellini, però, non venivano impiegati esclusivamente nelle opere di edilizia. A loro si deve anche la realizzazione di svariati manufatti a volte pregiati e altri di uso comune, che venivano utilizzati nelle case padronali, nelle botteghe più importanti, nelle erboristerie, nelle farmacie  in cucina, nelle tintorie. Si trattava di mortai, vasche e vaschette, pestelli, macine, ogni tipo di oggetto possibile, dato che quasi tutto a quell’epoca era fatto di pietra.

Anche gli abbeveratoi per gli animali, i bacili di raccolta, i canali di scolo, anche se di pietre meno pregiate, erano pur sempre di questo materiale che andava bene davvero per quasi tutte le necessità. Ovviamente c’era, anche qui, una certa distinzione tra uno scalpellino e l’altro.

Tra chi si dedicava esclusivamente ai lavori artigianali più sopraffini, che avevano bisogno di cura, attenzioni e pazienza per essere perfettamente rifiniti, che si avvicinavano quindi al pezzo d’arte, e chi invece lavorava soprattutto nel campo dei manufatti più grossolani, di minore rilievo e impatto estetico. Un po’ per naturale abilità, un po’ per averne appreso l’arte dai maestri artigiani migliori, tra gli adepti di questo antico mestiere c’era chi si distingueva da quelli meno capaci e perciò anche meno richiesti rispetto ai primi.

Storia dell'arte dello scalpellino che faceva parte delle antiche Corporazioni delle Arti e dei Mestieri di Firenze nel Medioevo e nel Rinascimento

I cavatori

Agli scalpellini si affiancavano poi i cavatori, anch’essi rientranti nella corporazione delle Arti dei Maestri di pietra e di legnami, ma con un ruolo ben distinto, essendo esclusivamente deputati ad estrarre la materia prima dalle cave per poi preparala in blocchi destinati agli scalpellini per la lavorazione finale. Il mestiere del cavatore era un’attività piuttosto insalubre, per la grande quantità di polvere che respiravano: quasi tutti alla fine si ammalavano di asma bronchiale.

Storia dell'arte dello scalpellino che faceva parte delle antiche Corporazioni delle Arti e dei Mestieri di Firenze nel Medioevo e nel Rinascimento

L’arte dello scalpellino oggi

Le cave di pietra e di marmo esistono ancora, ma quelle di oggi sono ormai dei laboratori moderni, con lavorazioni non più artigianali ma di tipo industriale. Lo scalpellino, inteso come quello di un tempo praticamente non esiste più, anche perché un simile artigiano oggi non potrebbe competere con i prezzi dell’industria che, seppure in serie, riproduce quanto richiesto con grande perfezione e tempi enormemente minori.

Gli ultimi scalpellini rimasti lavorano solo su commissione per gli estimatori, che desiderano qualcosa di particolarmente originale o su misura, realizzando piccole opere per abbellire case e giardini.

 

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