Un viaggio alla scoperta delle Balze di Volterra e dei tesori etruschi e non, che questa affascinante zona della Toscana nasconde tra le sue dolci colline

Le affascinanti Balze di Volterra

Di cosa parliamo in questo articolo:

  • Il Museo Etrusco Guarnacci e le sue collezioni provenienti dalle Balze
  • La Badia Camaldolese, sopravvissuta nonostante tutto
  • I resti delle mura etrusche, un ottimo punto di vista
  • La Chiesa di San Giusto e l’Ipogeo
  • Il Masso della Mandringa e i suoi sabba satanici

Le balze di Volterra, sul versante Sud-Occidentale del colle volterrano, tra Val di Cecina e Valdera, rappresentano un fenomeno naturale che rende il paesaggio affascinante e inquietante al tempo stesso. Queste voragini sono il risultato di una lunga erosione geologica; lo strato di sabbia superiore più resistente all’acqua delle argille sottostanti fa sì che quest’ultime vengano asportate dagli agenti atmosferici con maggior velocità. In altre parole, lo strato di sabbia superiore, scalzato alla base dallo scivolamento dell’argilla, crolla a “fette” provocando la tipica formazione delle balze.

Ecco cosa sono quei dirupi, veri e propri strapiombi di roccia che si spalancano tagliando la terra friabile, e che sembrano ferire le  colline volterrane. L’avanzare delle balze di Volterra ha divorato, nei secoli, le mura etrusche, così come chiese, case, e perfino la più vasta necropoli antica della città. L’area, infatti, è stata uno spazio di sepoltura fin dal X secolo a.C., e molte delle urne conservate nel Museo Etrusco Guarnacci sono state trovate proprio qui. Ma in cambio la natura ci ha donato un paesaggio di forza grandiosa, unico nel suo genere.

La via Volterrana passa attraverso le Balze, conformazioni geomorfiche tipiche di questa zona

Il Museo Etrusco Guarnacci e le sue collezioni che provengono in gran parte dalle Balze

Il Museo Etrusco Guarnacci nacque nel 1761, quando il nobile abate Mario Guarnacci donò a Volterra, la sua città natale, il suo straordinario patrimonio archeologico raccolto in anni di ricerche e acquisti.
La collezione si trova dal 1877 nell’attuale sede di Palazzo Desideri Tangassi; custodisce reperti che vanno dal periodo preistorico all’arcaico, al periodo orientalizzante, al classico, fino al periodo ellenistico (IV secolo-I secolo a.C.) in cui Volterra conobbe il proprio maggior sviluppo.

Oltre 600 urne sono conservate nel Museo di Volterra, divise a seconda del soggetto dei bassorilievi della cassa. Si trovano così motivi ornamentali con rosoni, demoni o maschere, ma anche animali feroci e fantastici, il viaggio agli inferi a cavallo, l’addio del defunto ai parenti. Non mancano inoltre le urne decorate con splendidi bassorilievi di argomento mitologico greco, come, ad esempio, Teseo e il Minotauro, Edipo e la Sfinge, il rapimento di Elena, Ulisse e le sirene, le Amazzoni.

Uno dei monumenti più significativi della collezione è l’Urna degli sposi, che raffigura due coniugi distesi coi volti fortemente caratterizzati, modellati in terracotta.
Un altro simbolo del Museo, e di tutto il mondo etrusco, è il bronzetto votivo l’“Ombra della sera”. La sua fama è dovuta alla forma allungata che assomiglia a un’ombra umana proiettata alla luce del tramonto, che la rende simile alle opere di scultura contemporanea. L’allungamento innaturale, e al tempo stesso le perfette proporzioni della figura, rendono l’ex-voto un capolavoro della scultura etrusca del III sec. a.C.

L'Urna degli sposi è un manufatto etrusco di incommensurabile valore nel Museo Guarnacci di Volterra

La Badia Camaldolese, sopravvissuta nonostante tutto

A picco su uno degli alti strapiombi delle Balze di Volterra, resiste ancora la badia camaldolese, chiamata anche Abbazia dei Santi Giusto e Clemente. Fu costruita intorno al 1030 vicino alla Chiesa di San Giusto al Botro che s’inabissò nel secolo XVII per l’avanzare delle Balze. Oggi la Badia, per l’incessante progresso dell’erosione delle Balze, si trova in stato di abbandono.

I monaci l’hanno abitata fino a metà Ottocento, quando un violento terremoto li mise in fuga verso un luogo più sicuro. Negli anni, in molti si sono cimentati nel tentativo di bloccare il fenomeno franoso, dal Granduca Cosimo II fino all’Ottocento. La progettazione di monumentali opere murarie non sortì tuttavia alcun effetto, solo la natura, nel tempo, ha potuto, col rimboschimento, quantomeno rallentare l’erosione. La badia merita una visita per il chiostro e il refettorio ben conservati, ma anche, semplicemente, per il panorama che offre.

Se il complesso religioso risale al secolo XI, la struttura attuale è del XVI secolo, costruita su progetto di Leon Battista Alberti, a cui lavorarono pittori ed artisti famosi. Di notevole interesse gli affreschi nel refettorio che raffigurano vari episodi della vita di San Giusto.

La badia camaldolese sulle Balze di Volterra

I resti delle mura etrusche: un ottimo punto di vista

Sopra alle Balze si trovano alcuni notevoli resti dell’antica cinta muraria della città etrusca.

Dal parcheggio è possibile percorrere un tratto a piedi lungo le antiche mura etrusche da dove si godono ampi panorami sulle Balze di Volterra e sulla campagna sottostante, e da cui è possibile rendersi conto della precaria posizione della Badia Camaldolese.

Il panorama sulle Balze di Volterra

La chiesa di San Giusto e l’Ipogeo

Ritornati al parcheggio, proseguendo nella direzione opposta, una breve passeggiata porta prima a Porta Mensari, che si apre sullo spettacolo selvaggio e impressionante delle Balze di Volterra, mentre continuando si giunge alla chiesa di San Giusto che sorge sulla cima del colle tra due filari di cipressi e un bel prato verde.

La chiesa, iniziata nel 1627 in sostituzione dell’altra crollata per l’avanzare delle Balze, fu terminata nel 1775. La facciata in pietra grezza è fiancheggiata da quattro colonne in pietra che sorreggono le statue in cotto di quattro santi. L’interno, a croce latina a un’unica navata, è un esempio di sobrio barocco, e conserva varie interessanti tele.

Sul pavimento, davanti all’ingresso dell’oratorio, si trova il cosiddetto Gnomone, una meridiana progettata da Giovanni Inghirami nel 1801. La luce penetra da un foro gnomico praticato nella cupoletta di incrocio del transetto e proietta il raggio solare su una linea meridiana di marmo bianco, segnata sul pavimento, indicando per tutto l’anno il mezzogiorno.

In prossimità della Chiesa di San Giusto si osserva un notevole ipogeo del V secolo a.C. sorretto da pilastri ricavati nella roccia stessa e composto da alcune camere scavate nel sottosuolo con basi per la deposizione delle urne.
Lungo la strada Provinciale Pisana che porta verso il centro storico di Volterra si trova un altro tratto ben conservato delle mura etrusche.

La badia camaldolese sulle Balze di Volterra

Il Masso della Mandringa e i suoi sabba satanici

Il Masso della Mandringa è un luogo magico di Volterra, un enorme masso con una grande apertura che conduce alla fonte sottostante. Ma c’è di più. C’è una leggenda che lo vuole oscuro ritrovo di streghe per i loro sabba satanici.

Volterra magica e misteriosa

Il libro “Volterra magica e misteriosa”, di Franco Porretti, racconta che ai piedi del masso, sotto l’arco duecentesco, sgorga da sempre un’acqua limpida e pura, ritenuta in ogni tempo la migliore della città:

“Chi sciacqua le lenzuola / alla Docciola, – ricordava il D’Annunzio nel “Forse che si forse che no” – convien che l’acqua attinga / alla Mandringa”.

Attorno al masso, di giorno, era tutto un vai e vieni di donne e di ragazzi, un continuo ciarlare spensierato che accompagnava la lunga teoria di brocche e di mezzine di rame assetate di quell’acqua fresca e gorgogliante. Ma di notte, il sabato notte, poco prima che l’orologio di Piazza scandisse la fine di un altro giorno, un fruscio lento e rabbrividente penetrava l’aria già greve e pregna di zolfo, seguito da un brusio che, sempre più marcato e intenso, faceva da macabro preludio alla vorticosa danza delle streghe.

Le donne e i ragazzi ascoltavano terrorizzati nel dormiveglia le voci stridule e sghignazzanti delle streghe e, quando il lugubre stridio della civetta e il lamentoso miagolio dei gatti annunciavano l’arrivo di altre entità malvagie, neppure gli uomini avevano il coraggio di uscire di casa. Sull’orlo delle Balze, un’altra notte di tregenda si stava consumando in onore del Principe delle Tenebre, ai piedi delle antiche mura, fra il sacro tempio dei Patroni e il diruto cenobio dei Camaldolesi”.

Per approfondire: L’alabastro, la pietra magica di Volterra

Campi arati intorno a Volterra

E così, con questa sottile inquietudine da sabba, vi lasciamo alle vostre meditazioni che ci auguriamo saranno sintetizzate in arguti commenti qui sotto, su Facebook, su Istragram. In parole semplici: scriveteci il più possibile e noi vi risponderemo a pioggia!

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