Tra Firenze e Siena non è mai corso buon sangue. Ma da dove nasce questa rivalità di cui anche Dante racconta nella Divina Commedia? Anno Domini 1260, guelfi e ghibellini (rispettivamente Firenze e Siena) si scontrano nella famosa battagli di Montaperti.

Dove inizia la rivalità tra fiorentini e senesi? A.D. 1260: la battaglia di Montaperti

L’Italia è nota come il «paese delle mille città», ma la Toscana forse batte qualsiasi altra regione. Dal Trecento al Cinquecento la Lombardia è in sostanza già una: tolta Mantova, un solo Ducato, prima visconteo poi sforzesco, unisce tutti. Lo stesso in Sicilia e in vario modo altrove. In Toscana, invece, le rivalità si protraggono. Restano nel costume, nella cultura. Patrimonio di differenze ma anche fonte di accese polemiche: «montapertismo», lo chiama qualcuno, proprio dalla storica battaglia di Montaperti del 4 settembre 1260 che vide Siena prevalere su Firenze. Anche se non per molto.

La verità, dietro ai campanilismi toscani e alle leggende popolari, ha sempre un risvolto politico-economico estremamente concreto ed a che fare con l’istinto umano alla supremazia o, all’opposto, all’indipendenza, alla libertà.

La rivalità tra Firenze e Siena

Tra Firenze e Siena non corre buon sangue: oggi come ieri ci si guarda con sospetto. Come nasce questa rivalità? 1260 battaglia di Montaperti

Già dall’anno Mille c’è tensione crescente tra Firenze e Siena, due poli in grande espansione. Il casus belli che però segnerà l’inizio delle frizioni più dure risale al 1258, quando i senesi non esitano ad accogliere i ghibellini fiorentini esiliati nonostante il divieto sottoscritto 3 anni prima.

Inizia così una serie di operazioni militari che contrappongono la Firenze guelfa, schierata col papa, alla Siena ghibellina, dalla parte dell’imperatore, e che culmina poi con la battaglia di Montaperti e la conseguente disfatta fiorentina ricordata da Dante nel X canto dell’Inferno: “Lo strazio e ‘l grande scempio che fece l’Arbia colorata in rosso, tal orazion fa far nel nostro tempio”.

Ma perché Dante – guelfo fiorentino di parte bianca – una cinquantina d’anni dopo l’evento accusa Siena di aver fatto uno strazio e uno scempio colorando l’Arbia (fiume che scorre in territorio senese) del rosso del sangue dei suoi concittadini?

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La battaglia di Montaperti

Tra Firenze e Siena non corre buon sangue: oggi come ieri ci si guarda con sospetto. Come nasce questa rivalità? 1260 battaglia di Montaperti

La battaglia di Montaperti, che vede due schieramenti contrapposti e variamente composti, conosce varie fasi. Se all’inizio c’è incertezza e continui ribaltamenti di fronte, a un certo punto uno strano episodio ne segna le sorti: il tradimento di Bocca degli Abati.

Questi, seppure al fianco dei guelfi fiorentini, a causa di complicati interessi e alleanze è in realtà ghibellino, e alla vista di un contrattacco senese si avvicina al portastendardo fiorentino Jacopo de’ Pazzi e gli trancia di netto la mano che regge l’insegna. Secondo Marietta de Ricci, invece, Bocca degli Abati avrebbe tradito perché geloso dell’amore tra Cecilia, figlia di Cece Gherardini, e Jacopo de’ Pazzi. In ogni caso l’episodio provoca sconcerto tra le file guelfe.

Nel mentre il conte d’Arras attacca i fiorentini alle spalle con la cavalleria tedesca, uccide il comandante generale dei fiorentini Iacopino Rangoni da Modena, e mette in rotta i guelfo-fiorentini.

👉 Visita la mappa: Piramide della Battaglia di Montaperti

L’inizio dello strazio e del grande scempio

Tra Firenze e Siena non corre buon sangue: oggi come ieri ci si guarda con sospetto. Come nasce questa rivalità? 1260 battaglia di Montaperti

I ghibellini si lanciano all’inseguimento e inizia lo strazio e il grande scempio cantato da Dante e durato fino all’arrivo della notte: si calcola che le perdite ammontino a diecimila morti e quindicimila prigionieri in campo guelfo (solo i fiorentini ebbero 2500 caduti e 1500 furono catturati), a fronte di 600 morti e 400 feriti in campo ghibellino.

Solo al calare della notte i comandanti ghibellini danno l’ordine di salvare la vita di chi si arrende, uccidendo comunque tutti i fiorentini che sono stati catturati. Questi ultimi, uditi i comandi della parte avversa, cancellano dai vestiti i segni di riconoscimento e si mescolano ai loro alleati per aver salva la vita. Il sacco al campo guelfo permette ai ghibellini di catturare quasi diciottomila animali tra cavalli, buoi e animali da soma. Le bandiere e gli stendardi dei fiorentini vengono razziati e il gonfalone di Firenze attaccato alla coda di un asino e trascinato nella polvere.

9 anni dopo: la battaglia di Colle

Tra Firenze e Siena non corre buon sangue: oggi come ieri ci si guarda con sospetto. Come nasce questa rivalità? 1260 battaglia di Montaperti

Ecco perché Dante accusa Siena con risentimento. Quello che tuttavia i senesi tendono a dimenticare è che Firenze aspetta solo 9 anni per ottenere la sua vendetta. Nella battaglia di Colle, il maresciallo Giambertoldo, con soli 800 cavalieri e 300 fanti colligiani, sconfigge l’esercito ghibellino composto da ben 9.400 uomini e capitanato da Provenzano Salvani che era stato protagonista assoluto della battaglia di Montaperti.

Dopo la battaglia di Montaperti, Siena rimane comunque repubblica indipendente per altri 3 secoli, fino al 17 aprile 1555 quando, assediata dall’esercito di Carlo V, capitola e viene assegnata al granduca di Toscana Cosimo I. Accetta quindi la supremazia di Firenze, anche se obtorto collo: per la festa di San Giovanni, patrono di Firenze, quando tutte le città toscane omaggiavano il Granducato, nel momento in cui l’araldo chiamava a gran voce Siena, l’ambasciatore mormorava: – Per forza! – e si moveva con calma esasperante.

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L’annessione di Siena al Granducato di Toscana

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Dopo l’annessione al Granducato, l’ostilità a poco a poco decade, e nel ‘700, con i Lorena, non ce n’è più traccia. Viene tuttavia rispolverata, soprattutto da parte senese, tra Ottocento e Novecento raggiungendo il suo apice nel 1928, con la decisione di far entrare nel corteo storico del Palio le compagnie militari protagoniste della lotta contro Firenze.

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E 750 anni dopo? “Siena, di tre cose tu sse’ piena: di torri, di campane e di figli di puxxane”, dicono gli attuali fiorentini. Mentre i senesi si chiudono – talvolta come e più dei fiorentini – nel ricordo della grandezza perduta. Anche se va sempre di moda un adesivo: A Montaperti c’ero anch’io!

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