Camaldoli è un luogo incantato nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Fondato nel 1012 è ancora abitato dai monaci benedettini che se ne prendono cura gestendo le due strutture: il famoso Eremo di Camaldoli e l’omonimo Monastero.

Camaldoli, dove si incontrano storia, natura e spiritualità

Oggi andiamo a scoprire un altro angolo del Casentino, di questa splendida valle toscana incastonata nella parte nord della provincia di Arezzo (mappa)

Il nostro primo highlight  casentinese è stato Moggiona, con la sua storia e i suoi mastri bigonai. Ma dopo Moggiona la strada continua; si insinua tra gli alberi del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi che nel loro svettare possente fanno capire che entriamo in un territorio dove la Natura domina e che noi possiamo solo essere ospiti discreti e rispettosi.

Dopo pochissimi chilometri, e una serie di tornanti, la strada inizia a scendere; poi, d’improvviso, ci ritroviamo di fronte a mille anni di storia, di fede e di arte: siamo a Camaldoli.

Camaldoli: mille anni di storia, fede e arte

Eremo, ingresso alla cella del santo fondatore S. Romualdo

Avete mai sentito l’odore, l’essenza o percepito l’atmosfera di mille anni di storia, fede e arte? Io sì e ve lo consiglio perché può essere un’esperienza davvero unica a prescindere dal credo religioso di ognuno.

Camaldoli ha festeggiato il suo primo millenario nel 2012; fu infatti nel 1012 che il suo fondatore San Romualdo, monaco benedettino romagnolo, dietro donazione di un terreno costruì qui la propria cella dalla quale poi sarebbe scaturito il plesso religioso della Congregazione dei Camaldolesi, nonché casa madre dell’Ordine.

Ora et Labora

I monaci camaldolesi sono benedettini riformati che seguono la regola dell’Ora et Labora ma che non si limitano a vivere la loro vocazione all’interno del monastero. La riforma di S. Romualdo, infatti, per lo più consiste nell’ abbracciare e fare propria non solo l’esperienza comunitaria all’interno del monastero, ma anche quella eremitica, di solitudine e ascesi, ripresa dal Cristianesimo orientale. L’esperienza camaldolese coniuga per la prima volta nella storia del cristianesimo occidentale queste due vocazioni.

Simbolo dell'Ordine Camaldolese dei Benedettini riformati

Questa duplice natura vocazionale si rispecchia a Camaldoli nella presenza di due strutture ben distinte: il Monastero, nella parte bassa, e il Sacro Eremo, posto più in alto a circa 3 km di distanza. Due strutture e due vocazioni differenti, ma con un unico scopo: la ricerca di Dio.

Tutto ciò viene espresso con chiarezza dal simbolo della Congregazione Camaldolese, ossia due colombe (che rappresentano le due vocazioni presenti all’interno dell’ordine) che si abbeverano ad un unico calice.

Il Monastero di Camaldoli

Monastero, ingresso e chiostro di Maldolo XII sec

Ma torniamo al sito di Camaldoli, al Monastero: l’ingresso è caratterizzato da un bellissimo chiostro risalente al XII secolo, detto Chiostro di Maldolo; personalmente appena entro mi accingo a camminare all’interno di esso e lo faccio pensando alle persone, ai monaci, agli ospiti illustri che vi hanno camminato anche più di 900 anni fa. In questo modo, visitare Camaldoli, diviene un’esperienza davvero suggestiva.

Sempre al Monastero troviamo la Chiesa dei Ss. Donato e Ilariano ed entrando lo stupore è doppio: si apre agli occhi un interno fastoso, barocco, pieno di stucchi, finti marmi e decorazioni. Poi, guardando meglio, ti sorprendi ad ammirare tre dipinti che scopri essere tre opere di Giorgio Vasari che lavorò per i monaci camaldolesi nella prima parte della sua carriera di grande artista manierista.

Altro fiore all’occhiello dei camaldolesi è il possedere l’arte speziale i cui composti servivano per curare i malati ospiti del monastero. Testimonianza di questa arte è l’antica Farmacia, fondata nel 1331, con il laboratorio galenico, tutt’oggi visitabile e dove si possono acquistare i prodotti delle loro antiche ricette: dal miele, ai cosmetici ai rimedi curativi.

Il Sacro Eremo di Camaldoli: fede e natura

Eremo di Camaldoli, interno

Senza nulla togliere al monastero appena gli impegni me lo concedono, spesso e volentieri faccio un salto al Sacro Eremo di Camaldoli. Il plesso è letteralmente abbracciato dai secolari abeti bianchi che lo circondano e lo proteggono dai rigidi inverni di questa zona (siamo a 1.000 mt s.l.m.); e i monaci, a loro volta, sono i secolari custodi di questa foresta, in un connubio dove fede e natura diventano un tutt’uno.

Si entra passando dalla cappella posta a sinistra del portale d’ingresso; viene quasi da entrare in punta di piedi e parlare a bassa voce per non rompere la quiete spirituale e naturale di questo luogo.

La Lavra

Come ci affacciamo nel cortile interno vediamo stagliarsi sullo sfondo, dietro un grande cancello in ferro battuto, la Lavra ovvero l’insieme delle celle eremitiche, ognuna delle quali ricalca la prima cella da cui tutto si è originato: quella di S. Romualdo. La cella del Santo è ancora visitabile e vi si accede tramite un corridoio che si apre a sinistra della Lavra, tutta in legno con la sua struttura a chiocciola e la cappella interna più grande rispetto agli spazi dedicati a mangiare, dormire e studiare, dato che la preghiera era il fondamento della propria persona, ancora prima del nutrirsi.

Eremo, la lavra degli eremiti

E quando una volta usciti si pensa di aver visto tutto, ecco che la chiesa di S. Salvatore Trasfigurato, costruita sull’antico oratorio fondato da S. Romualdo, ci invita al suo interno. Il suo aspetto ormai non è più quello originale del XIII secolo a causa di vari rifacimenti, l’ultimo dei quali risalente al XVI-XVII secolo in stile barocco.

L’interno è infatti un vero tripudio di bianco e oro, decorazioni e stucchi. L’unica opera che testimonia un passato rinascimentale che vide Camaldoli legata a Firenze si trova nella cappella di S. Antonio Abate ed è una famigerata terracotta invetriata di Andrea della Robbia del 1490 circa, raffigurante una Madonna e Santi, inconfondibile col suo bianco e celeste, quasi una firma delle robbiane di Andrea.

E pensare che tutto questo non è niente, niente rispetto a cosa è davvero Camaldoli: l’archivio storico, la vita e l’incontro con i monaci, l’accoglienza, la storia e i personaggi illustri nonché i santi legati a questo luogo.

Come dicevo all’inizio: avete mai sentito, toccato, ascoltato mille anni di storia, fede, arte e natura? Se così non fosse andate a Camaldoli perché lì tutto questo è davvero possibile.

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