Il Campanile di Giotto è la torre campanaria del Duomo di Firenze, realizzato da alcuni dei più importanti artisti del XIV secolo. La sua altezza e la sua particolare posizione accanto alla facciata della Cattedrale definiscono, insieme alla Cupola, lo skyline fiorentino.

Il Campanile di Giotto che non fu solo di Giotto

Se il Campanile di Giotto non è una delle 7 meraviglie del mondo, poco ci manca. Con i suoi 84,70 mt di altezza (ma c’è chi dice 82 e chi dice 85) e i 15 mt di larghezza, questa torre campanaria, attribuita universalmente a Giotto sebbene non sia stato il solo a realizzarla, svetta al centro dell’Insula Episcopalis fiorentina (piazza del Duomo) quasi rubando l’occhio agli altri due capolavori di livello planetario che gli stanno vicini: la cattedrale di Santa Maria del Fiore (con la sua cupola unica al mondo) e il relativo battistero.

Storia, aneddoti e curiosità sul Campanile di Giotto, torre campanaria del Duomo di Firenze, che domina la città con i suoi 84,70 metri

I marmi del Campanile di Giotto

Milioni di turisti da tutto il mondo vengono ad ammirare ogni anno questo colosso verticale (circa 300.000 vi salgono fin su in cima) che colpisce per la sobrietà della forma, ma anche per la raffinatezza dei rivestimenti in marmi bianchi (provenienti dalle cave di Pietrasanta e Campiglia Marittima), verdi (il serpentino di Prato), e rossi (da Monsummano Terme, Siena, e Stazzema), e non ultimo per il maestoso ciclo figurativo che adorna il basamento del campanile.

Un aneddoto narra che nella fase iniziale del rivestimento esterno un veronese osò affermare che l’opera appariva fin troppo opulenta e che la Repubblica Fiorentina non si sarebbe potuta permettere di continuare a finanziarla. Il governo della città ne fu talmente infastidito che condannò l’uomo a 2 mesi di prigione per vilipendio.

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Una volta scontata la pena, prima che se ne andasse, il gonfaloniere Ruggeri Calcagni ordinò che venisse condotto a saggiare la ricchezza dell’erario pubblico in modo da rendersi conto dell’effettiva capacità di onorare i debiti da parte dei fiorentini i quali non soltanto potevano permettersi il lusso di rivestire il campanile come meglio pensavano, ma erano anche in grado di rivestire nello stesso modo l’intera città.

L’inizio della costruzione

Le fondamenta del campanile (non ancora di Giotto) furono scavate intorno al 1298, agli albori del cantiere della nuova cattedrale, quando capomastro era Arnolfo di Cambio. Nel 1334, poi, Giotto di Bondone gli subentrò nell’incarico: Vasari, nella “Vita di Giotto”, lo data a “l’anno 1334 a dì 9 di luglio, al campanile di S. Maria del Fiore”, e riporta che l’artista iniziò subito a occuparsi della costruzione del primo piano della torre, anche se, secondo una leggenda, disinteressandosi del cantiere della basilica.

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Fosse come fosse, il Campanile di Giotto, si nota subito, ha una posizione inusuale, allineata con la facciata, che gli conferisce importanza e al contempo libera la visuale della zona absidale della cupola prevista sin dal progetto arnolfiano. Giotto, dal canto suo, aveva realizzato un progetto originale del campanile che sarebbe dovuto terminare con una cuspide piramidale alta 50 braccia fiorentine (circa 30 metri), per cui l’elevazione totale avrebbe dovuto raggiungere i 110-115 metri circa. C’è un disegno conservato nel Museo dell’Opera del Duomo di Siena che da alcuni studiosi è considerato ispirato a questo progetto.

Carenze strutturali

Giotto morì nel 1337, quando solo il primo piano dell’opera era compiuto e purtroppo si erano già manifestate quelle carenze strutturali sui cui avrebbero dovuto intervenire Andrea Pisano, prima, e Francesco Talenti, poi. L’artista aveva previsto un basamento insufficiente (1,60 mt) a raggiungere l’altezza prevista, inoltre, sopra il primo livello, Giotto aveva arretrato la faccia esterna dei muri (risega) di ben 24 centimetri, restringendone lo spessore di quasi mezzo metro.

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In aggiunta, la scala di accesso ai piani superiori, scavata al centro delle muraglie e non a sbalzo nel pozzo centrale della struttura, consentiva di creare una serie di locali d’importante dimensione, tuttavia  andava anche a indebolire ulteriormente il basamento.

Un anonimo, autore di un Commentario alla Divina Commedia del XIV secolo riporta l’aneddoto che Giotto fosse morto di dolore per avere dato al campanile “poco ceppo da pie’”.

Giotto fu capocantiere fino alla scomparsa, nel 1337. Giorgio Vasari ricorda il pittore Taddeo Gaddi come successore, artista che alcuni pensano abbia diretto l’ispessimento delle mura all’interno del primo ripiano, ma l’unico vero successore documentato dall’Opera del Duomo è Andrea Pisano che già aveva collaborato all’arredo decorativo del campanile di Giotto.

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Il successore di Giotto: Andrea Pisano

Andrea Pisano continuò i lavori mutando il disegno esterno con l’aggiunta di due lesene – ossia, risalti verticali con l’aspetto di un mezzo pilastro o di una mezza colonna sporgenti dal piano delle pareti – per faccia, così da rimediare al ridotto spessore dovuto alla risega. Inoltre le 2 sale sovrapposte a quella al piano terra furono eseguite in falso: non furono appoggiate sulle murature ma sulle volte della sala sottostante, consentendo così di guadagnare centimetri di spessore murario dall’interno.

La modifica strutturale funzionò e il campanile poté raggiungere i quasi 85 metri, anche se rimasero come difetti la strettezza del vano alla base della torre e l’irregolarità delle finestre. Andrea Pisano diresse il cantiere fino al 1348. A lui si devono una serie di nicchie ogivali per un ciclo di sculture a tutto tondo, più visibili dal basso rispetto ai bassorilievi.

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Il successore di Andrea Pisano: Francesco Talenti

La costruzione del campanile di Giotto subì poi un’interruzione dei lavori a causa della peste nera, e fu infine terminata nel 1359 da Francesco Talenti, succeduto ad Andrea Pisano forse per via di una serie di errori tecnici che gli sarebbero stati imputati, nonostante ad oggi rimanga soltanto una mera supposizione. Il Talenti, scevro dai problemi di statica già risolti in qualche modo dai predecessori, portò a termine l’opera più agevolmente. In ogni modo si rivelò molto abile nell’organizzare la costruzione usando 4 massicci pilastri angolari collegati da diaframmi murari relativamente sottili in cui si aprono le ampie finestre.

A lui si devono 3 piani: i due più bassi mostrano un caratteristico motivo di bifore accoppiate, forse di origine senese, mentre l’ultimo mostra la cella campanaria aperta da enormi trifore con timpano. Al di sopra della cella c’è una piattaforma aggettante con una ricca balaustra al posto della cuspide prevista nel progetto di Giotto, a detta del Vasari in aperta polemica col gusto gotico.

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Una curiosità è che Francesco Talenti, successivamente, si sposò con la figlia di Giotto nella chiesa di fianco al campanile.

Statue e decorazioni

Le decorazioni scultoree del Campanile di Giotto sono ricchissime e rappresentano uno dei cicli figurativi più complessi del Medioevo, con 56 rilievi in due registri sovrapposti, mentre nelle nicchie si trovano 16 statue a grandezza naturale, opera di grandi maestri medioevali tra cui lo stesso Andrea Pisano, Donatello e Luca Della Robbia.
Nelle losanghe e nelle formelle sono scolpiti la creazione dell’uomo, i pianeti, le virtù e i sacramenti, i lavori e le arti. Le statue nelle nicchie rappresentano patriarchi, profeti, re d’Israele, sibille pagane, tra cui spicca lo splendido gruppo del Sacrificio di Isacco, di Donatello, ottimo esempio del naturalismo del Quattrocento. Gli originali di tutte le sculture si possono visitare al Museo dell’Opera del Duomo.

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Per chi desiderasse godere di una vista privilegiata sul centro storico e sul Duomo, oltre a mantenersi in allenamento, può decidere di salire a piedi i 414 scalini del Campanile di Giotto (niente ascensore) e raggiungere la terrazza sulla cima.

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