Siamo nella provincia di Arezzo, in Casentino. Castel San Niccolò è un comune italiano sparso, di 2.662 anime. Un borgo come fosse un albergo diffuso. Di quelli che piacciono a noi di TuscanyPeople. Capoluogo del comune, e maggiore tra gli abitati, è Strada in Casentino, con poco meno di duemila abitanti. Le frazioni più grandi sono Cetica e Borgo alla Collina.

Castel San Niccolò, borgo casentinese diffuso di storia e leggenda

Il borgo toscano di Castel San Niccolò, trae origine dall’omonimo Castello dei Conti Guidi (sec. XIII), uno dei più suggestivi del Casentino. Fu dimora dei Conti Guidi fino al 1349, quando gli abitanti insorsero contro il Conte Galeotto, figlio del conte Guglielmo Novello, sottomettendosi alla Repubblica Fiorentina.

Antica strada Ridragoli nel Parco delle Foreste Casentinesi in Toscana

I popoli di Vado, Garliano, S.Pancrazio e Cetica formarono il comune di Castel San Niccolò, nucleo centrale della Montagna Fiorentina in Casentino, mantenendo ognuno una propria autonomia.
Nel 1776, a seguito del Regolamento Speciale del Granduca Leopoldo, le quattro comunità vennero a costituire un Comune unico con l’aggiunta di Borgo alla Collina e Montemignaio.
Legato da sempre a Firenze e a Fiesole (alla cui Diocesi ancora appartiene), nel 1859 fu amministrativamente unito alla Provincia di Arezzo. Castel San Niccolò ha assunto l’attuale configurazione territoriale nel 1868, quando agli antichi borghi si aggiunsero anche quelli di Caiano, Ristonchi, Battifolle e Vertelli.

Le leggende di Castel San Niccolò

Il castello prende nome dal santo a cui è intitolata la chiesa. La leggenda narra che il poggio di Ghianzuolo, su cui si eleva, un tempo fosse abitato dai diavoli che impedivano di costruire il castello. Nonostante si tentasse più volte di esorcizzare il luogo, fu solo grazie a una reliquia di San Niccolò che Satana venne scacciato. A testimonianza di questo fausto evento ancora oggi si può notare il segno impresso nella roccia conosciuto come “impronta del diavolo”.

Antiche mura del Castello di Poppi in Casentino, Toscana

La torre con l’orologio del castello è la porta di accesso al borgo antico. Nel borgo c’è una cappella in cui si trova un crocifisso affrescato (1439) dentro una nicchia, con ai lati la Madonna e San Giovanni. Un’altra leggenda narra che il crocifisso fosse dipinto come ringraziamento per la liberazione dal giogo del conte Galeotto, su un’opera analoga creata da un prigioniero condannato a morte per vari omicidi il quale trascorse nella cappella gli ultimi giorni prima del supplizio.

Il condannato, presa coscienza dei suoi crimini, si sarebbe pentito dipingendo il crocifisso con la mollica del pane che gli veniva dato in pasto. Al momento del supplizio sarebbero poi stati gli stessi parenti degli assassinati a chiedere la grazia, tanto erano rimasti colpiti dal suo pentimento. Per questo il crocifisso è tuttora creduto miracoloso.

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Piccoli borghi del Casentino da visitare 

La piazza del borgo è molto interessante. Gran parte dello spazio viene occupato da un’antica loggia, costruita in pietra locale, che serviva da mercato: le cinque campate con archi a tutto sesto proteggevano i venditori dal maltempo. Sempre in piazza Matteotti si erge l’imponente facciata del Palazzo Vettori-Tommasi (tardo Cinquecento).

Prati e boschi del Casentino in Toscana

Castel San Niccolò, tutto di pietra, è infatti anche il paese della pietra, di millenaria tradizione. Interessantissima la Mostra della Pietra lavorata, una manifestazione che ad anni alterni espone il meglio di questo tipo di lavorazione, sia locale che proveniente da tutta Italia. Gli abitanti di Strada sono Maestri scalpellini da generazioni e la tradizione è mantenuta viva col passaggio dell’eredità ai giovani.

Assolutamente da visitare, all’inizio della strada alberata che porta al centro del paese, è la Pieve di San Martino a Vado, una delle chiese romaniche più importanti della valle, citata per la prima volta nel 1028. Come per la Pieve di Romena, la scansione delle sculture che ornano i capitelli è un racconto in pietra la cui interpretazione è ancora incerta.
Lasciato San Martino a Vado e raggiunta Piazza Piave si può salire al Seminario di Strada oggi sede dell’Ecomuseo della Pietra Lavorata.

La Pieve di Romena si trova in Casentino vicino a Castel San Niccolò

Cetica in Casentino

La frazione di Cetica merita una menzione a parte. Interessantissimo l’antico mulino a pietra dei Fratelli Grifoni con oltre cinquecento anni di ininterrotta attività. La tuttora proprietaria famiglia Grifoni acquistò il Mulino dalla Comunità di Castel San Niccolò nel 1696, data riportata nell’architrave dell’ingresso. Dal lavoro di queste antiche mole sui grani locali escono ancora oggi diversi tipi di farina, sia di frumento che di altri cereali, oltre a quella di castagne.

Cetica è famosa per la coltivazione proprio della patata di Cetica, detta anche “la perla rossa”. Un paese da favola, con il suo Ecomuseo del carbonaio, i suoi percorsi del gusto e le sue festività legate alla patata e ai sapori casentinesi. Nelle strade silenziose spesso si sentono risuonare i ritmi metallici delle mazze e degli scalpelli che battono sul crudo sasso.

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Patata rossa di Cetica, borgo toscano del Casentino

Non lontano dal paese, alle pendici del Pratomagno, si trovano i Bagni di Cetica. Oltre all’albergo e al ristorante, esiste una sorta di stabilimento termale con vasche riempite d’acqua freddissima dove avvengono da secoli abluzioni risanatrici, tanto che si annoverano centinaia di racconti di guarigioni miracolose.

L’ennesima leggenda narra che in questa località convennero due sant’uomini: Giovanni Gualberto da Vallombrosa e Romualdo da Camaldoli. I due benedissero la sorgente e da allora pare che le acque guariscano malattie della pelle, dolori di ogni genere, curino il fegato e la milza, e alle donne ridonino il colore vermiglio della pelle. Se non son miracoli questi.

 

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Tommaso Baldassini
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