Cosa vedere in Lunigiana, una guida completa a borghi, castelli e piatti tipici per vacanze in Toscana tra natura, enogastronomia e i paesi dell’antica diocesi di Luni.

Cosa vedere in Lunigiana, verde terra di confine tra Toscana e Liguria

La Lunigiana è una regione oggi compresa fra Toscana e Liguria, verdemente estesa tra valli che si aprono tra le catene montuose dell’Appennino Tosco-Emiliano e delle Alpi Apuane, da sempre territorio di valico e confine, ricco di bellezza, storia, cultura, e antichi insediamenti.

Il fiume Magra segna il confine tra la Versilia e la Lunigiana in Toscana

Il territorio più settentrionale della Toscana

L’area deriva il nome dall’antica città romana di Luni, situata alla foce del fiume Magra, non lontano da dove oggi sorge Sarzana: l’influenza della città, che divenne il porto più importante sul mar Ligure, fu tale da identificare col proprio nome l’intero territorio circostante.

Lunigiana ieri e oggi

Attualmente la zona corrisponde al bacino idrografico del fiume Magra. La Lunigiana storica, invece, corrisponde ai possedimenti che facevano capo, dal punto di vista amministrativo o ecclesiastico, all’antica sede vescovile di Luni che controllava le attuali province di La Spezia e di Massa-Carrara, l’alta Garfagnana, fino circa a Camporgiano, e la Versilia fino a Ponte Strada, presso Pietrasanta, nell’odierna provincia di Lucca, oltre a un minuscolo territorio ubicato nel comune di Albareto, attualmente in provincia di Parma.

Lunigiana Interna e Esterna

Oggi come oggi, si distingue tra Lunigiana Interna, identificata col territorio dell’alta e media valle del fiume Magra, fino ad Albareto e a Minucciano, e Lunigiana Esterna, comprendente la bassa valle del Magra, con tutto il circondario di Sarzana, e il tratto finale della val di Vara, in provincia di La Spezia.
I confini della Lunigiana, ben delineati nel loro tratto settentrionale, si fanno incerti e meno netti nella parte che volge a a Mezzogiorno.

Ugliancaldo è un borgo della Lunigiana

Storia della Lunigina

Età antica, la fondazione della città di Luni

Il nome Lunigiana compare per la prima volta nel 1141 a indicare il territorio un tempo appartenente al municipio romano della città di Luni e della sua diocesi che comprendeva 35 pievanie in tutta la valle del Magra, coi suoi affluenti, una parte della valle del Serchio, e il litorale compreso a nord del fiume Versilia fino a Levanto. Oggi ci si riferisce a questo territorio come Lunigiana Storica.

La città di Luni venne fondata dai romani nel 177 a.C., alla foce del fiume Magra, in seguito alla sconfitta dei Liguri Apuani. La città ebbe gran rilevanza in età imperiale, grazie allo sfruttamento delle cave di marmo “lunense” (successivamente noto come marmo di Carrara) e delle risorse della Lunigiana interna. Il porto di Luni, e una rete stradale che attraversava il territorio già da epoca repubblicana, garantivano la diffusione di questi prodotti in tutto l’impero.

Il sistema produttivo e mercantile lunense entrò però in crisi a partire dal IV secolo, quando le cave furono chiuse e il porto, gradualmente insabbiato, fu abbandonato. Luni, come città, si spense, e nessun centro o entità politica si sviluppò al punto da conferire di nuovo un’unità amministrativa al territorio.

Alto Medioevo, la conquista dei Longobardi

Dopo la fine dell’Impero romano di Occidente, nel periodo delle invasioni barbariche, tra il VI e il VII secolo d.C., la Lunigiana divenne teatro degli scontri fra Bizantini e Longobardi, per questo furono costruiti svariati castelli, come linea fortificata o “limes”.

Dopo la definitiva conquista del territorio da parte dei Longobardi, la Lunigiana iniziò a orbitare nell’area di Lucca. Questa influenza proseguì anche sotto i Franchi, ma non ci furono grandi cambiamenti politici fino al X secolo, quando il territorio venne riorganizzato secondo il modello delle “curtes”, i cui proprietari erano i principali gruppi aristocratici, ma anche i Vescovi e le chiese.

Basso Medioevo, un territorio conteso

Nei secoli XII e XIII, caratterizzati da una forte instabilità politica, si profilò l’ascesa dei Malaspina, e il consolidamento del potere dei Vescovi di Luni. Il XIII secolo fu il periodo di massimo sviluppo dei Malaspina che entrarono sempre più in attrito coi vescovi conti di Luni. I loro scontri terminarono solo con la pace firmata nell’anno 1304 al castello di Castelnuovo di Magra, alla quale partecipò anche Dante Alighieri (in esilio proprio in Lunigiana) in veste di procuratore dei Malaspina.

I Malaspina, tuttavia, non riuscirono mai a formare una signoria unitaria, tanto che via via si assistette a un’impressionante frammentazione del territorio che portò infine la Lunigiana ad essere dominata da Signorie e poteri esterni fin dal basso Medioevo. Dopo i brevi tentativi di unificare il territorio da parte di alcuni personaggi come Castruccio Castracani e Spinetta Malaspina, infatti, nella prima metà del secolo XIV, la Lunigiana fu spartita fra le maggiori città-Stato del tempo: Genova, Milano, Lucca, Firenze.

Il castello medievale di Castelnuovo di Magra in Lunigiana

Età moderna: le “tre Lunigiane”

In età moderna la Lunigiana proseguì a essere un territorio di frontiera. Con la sconfitta di Napoleone e la Restaurazione, il Congresso di Vienna (1814-15) sancì che gli ex feudi imperiali passassero sotto il dominio estense di Francesco IV d’Asburgo, duca di Modena e Reggio (dal 1829 anche Duca di Massa e Principe di Carrara) mentre altri territori furono assegnati al Granducato di Toscana.

Il Trattato di Firenze, del 1844, chiuse definitivamente il periodo napoleonico e delineò “tre Lunigiane”: una Lunigiana assegnata al Ducato di Parma e Piacenza, con Pontremoli e Bagnone; una Lunigiana assegnata al Ducato di Modena e Reggio con Fivizzano, Aulla, Licciana, Massa e Carrara; una Lunigiana assegnata al Regno di Sardegna, con Sarzana, La Spezia e la Val di Vara.

L’Unità d’Italia e la divisione tra Toscana e Liguria

Con l’Unità d’Italia (1861), senza alcun rispetto per la storia e le tradizioni della regione, la Lunigiana entrò a far parte della provincia di Massa-Carrara: il dittatore di Modena, Luigi Carlo Farini, spaccò in due il territorio della Lunigiana Storica, creando per l’appunto la provincia di Massa-Carrara, con la Val di Magra e parte della Garfagnana, mentre La Spezia e la Val di Vara furono assegnate alla provincia di Genova.

Lunigiana, territorio simbolo della Resistenza

Durante la seconda guerra mondiale, la Lunigiana rappresentò la retrovia della Linea Gotica che separava le aree ancora occupate dalle forze nazifasciste da quelle liberate dagli alleati, divenendo uno dei più importanti teatri d’azione delle brigate partigiane, tanto che, tra il 1943 e il 1945, nel territorio si verificarono alcuni degli episodi più tristi ed efferati dell’intera guerra, ricordate dappertutto da lapidi e cippi.

Borgo toscano di Mulazzo in Lunigiana

Borghi della Lunigiana

I lunigianesi, secondo il censimento del 2001, sono circa 130.000, il 57% dei quali risiede negli 8 comuni in provincia di La Spezia. I comuni toscani in provincia di Massa-Carrara sono: Aulla, Bagnone, Casola in Lunigiana, Comano, Filattiera, Fivizzano, Fosdinovo, Licciana Nardi, Mulazzo, Podenzana, Pontremoli, Tresana Villafranca in Lunigiana, Zeri.

Pontremoli, il comune toscano più a nord

Il primo borgo che incontriamo nella nostra guida intitolata: “Cosa vedere in Lunigiana” è Pontremoli, il comune più a nord di tutta la Toscana, di cui è considerato la porta di accesso, un piccolo scrigno di memorie artistiche e monumentali. Attraversare i suoi ponti medioevali e percorrere le sue vie lastricate è un modo per viaggiare indietro nel tempo fino a un’epoca mitica, quella in cui alcuni storici riconoscono nell’attuale borgo la leggendaria Apua, l’antica capitale dei Liguri-Apuani.

Il Museo delle Statue-Stele

Nel Castello del Piagnaro è ospitato il Museo delle Statue Stele che raccoglie la bellissima serie di sculture antropomorfe, incredibile testimonianza della preistoria lunigianese che va dall’Età del rame fino alla romanizzazione: il significato di questi affascinanti reperti è ancora dibattuto anche se, secondo la tesi più diffusa, rappresenterebbero divinità maschili e femminili protettrici dei vari aspetti della vita umana.

Cosa vedere a Pontremoli

Tra le principali attrazioni del centro di Pontremoli c’è il Duomo (XVII secolo), con la pianta a croce latina sormontata da una vasta cupola.
Passeggiando poi per il borgo non si può non notare il Campanone, la torre centrale della cortina di Cazzaguerra, innalzata nel XIV secolo, e oggi vero e proprio simbolo della città. La cortina, che un tempo divideva l’antica grande piazza centrale (di cui sono ancora intuibili i resti), fu fatta costruire da Castruccio Castracani degli Antelminelli in modo da tenere separate le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini, così da confinarli in parti diverse della città. Nel 1578 la torre fu trasformata in campanile.

Da segnalare anche il settecentesco Teatro dell’Accademia della Rosa, fatto costruire da venticinque nobili famiglie pontremolesi, tipico esempio di teatro rococò, il più antico della provincia apuana. Meritano una visita anche la Chiesa e Convento di San Francesco (oggi parrocchia dei Santi Giovanni e Colombano).

Pontremoli è uno dei borghi toscani sulla via Francigena. Si trova in Lunigiana, territorio definito dalle rive del fiume Magra, confinante con Emilia-Romagna e Liguria

Filattiera, antica fortificazione della Lugiana

Il nome viene da “Fulacterion”, termine con cui i bizantini definivano le fortificazioni costruite sui punti strategici, tanto che questo borgo toscano conserva, ancor oggi intatto, il primo insediamento del XIII secolo, con la chiesa castrense di San Giorgio, la Torre di avvistamento, insieme allo sviluppo che si sarebbe verificato nei secoli successivi con la costruzione del Castello malaspiniano, della chiesa, e dell’antico Ospedale di San Giacomo.
A fondovalle si delineano gli antichi terrazzi fluviali, tutt’ora coltivati a foraggio e mais. In collina, invece, ecco le coltivazioni di grano, orzo, vigne e ulivi, oltre a una serie di splendide ville e ruderi.

La Pieve di Sorano e le statue-stele

Tra le diverse chiese della zona spicca senza dubbio la bella Pieve di Sorano, di cui si ha una prima documentazione nel 1148. La pieve giace nel fondovalle, in un punto in cui già in epoca preistorica si trovava un importante insediamento. Non a caso nelle vicinanze sono state rinvenute delle statue-stele che testimoniano la presenza di comunità stanziali in questa zona a partire almeno dall’Età del Bronzo. Recenti scavi archeologici hanno poi rinvenuto i resti anche di un villaggio romano, cui succedette una mansio al servizio dell’importante via di comunicazione che conduce al passo della Cisa.

La lapide di Leodgar

Alla sinistra del borgo toscano di Filattiera si alza la collina di San Giorgio, con la torre e l’antica chiesetta romanica. La torre è ciò che è rimasto di una struttura difensiva più ampia, un castello protetto da mura a protezione della Via Francigena che entra in Toscana proprio dalla Lunigiana.

La chiesa è famosa per conservare al suo interno la testimonianza scritta più antica della storia della Lunigiana, la lapide di Leodgar, ritrovata nella pieve di Sorano e poi spostata. Forse missionario, forse gastaldo longobardo, Leodgar morì nel 752, dopo aver lottato per la cristianizzazione della Lunigiana, così come è scritto in latino sulla lapide stessa.
La chiesa risale, nelle sue parti più antiche, al XIII secolo, mentre la facciata è databile al XIV-XV secolo, ed è caratterizzata dallo stile romanico a una navata, costruita in bozze d’arenaria squadrate, con l’asbide rivolta a Oriente.

Le misteriose statue stele della Lunigiana

Villafranca in Lunigiana

Il borgo toscano di Villafranca – la cui origine risale all’XI secolo – si estende nel fondovalle sulla sinistra del fiume Magra, lungo la strada statale della Cisa, alla confluenza col torrente Bagnone.
Nei pressi della stazione ferroviaria si trova la chiesa di San Francesco, del secolo XVI, caratterizzata dal chiostro e dall’antico convento. All’interno dei mulini quattrocenteschi, situati all’inizio del borgo invece, ha sede il Museo Etnografico della Lunigiana che racconta usi e costumi della cultura popolare locale.

Cosa vedere nei dintorni di Villafranca

Nei pressi di Villafranca, nella selva di Filetto – bosco sacro alle divinità pagane – furono ritrovate decine di statue stele. Ogni 25 agosto, si festeggia San Genesio attraverso l’omonima fiera. Nel borgo bizantino, prima dei Malaspina, poi degli Ariberti di Cremona, ad agosto si svolge il mercato medioevale, con le botteghe d’artigianato, gli spettacoli e le rievocazioni storiche.

A Malgrate si può visitare il castello, in ottime condizioni, e la casa di Antonio da Faye, cronista del Quattrocento.

Virgoletta ospita uno dei più bei borghi della Lunigiana, dominato dal castello malaspiniano.

Percorrendo la statale della Cisa, in direzione di Aulla, troviamo la Chiesaccia o chiesa di Santa Maria Assunta, fondata intorno al XII secolo, e quanto resta dell’antico ospedale, nel punto in cui i pellegrini e viandanti potevano guadare con meno problemi il corso del fiume.

Il Museo Etnografico della Lunigiana si trova nel borgo toscano di Villafranca

Aulla

Aulla si sviluppa nella parte finale della Lunigiana toscana, al confine con la Liguria, in una zona pianeggiante di fondovalle, alla confluenza tra il fiume Magra e il torrente Aulella, sebbene il territorio comunale sia molto più vasto. La felice posizione strategica tra il passo della Cisa, a nord, il passo del Cerreto e del Lagastrello, a est, e la costa, a sud e ovest, la rese il fulcro di un reticolo di antiche vie medievali, tra cui la più importante, la Via Francigena, proseguiva da Aulla con tre varianti verso Luni.

La Fortezza di Brunella

Simbolo della città è l’imponente Fortezza della Brunella, costruzione militare cinquecentesca a struttura quadrangolare, eretta su un promontorio probabilmente da Giovanni delle Bande Nere nella prima metà del XVI secolo, e oggi sede del Museo di storia naturale della Lunigiana.

Aulla medievale

Resta invece poco dell’Aulla medievale, ad eccezione dell’abbazia di San Caprasio –  fondata nell’884 d.C da Adalberto I, marchese di Toscana -, fortemente rimaneggiata nei secoli, che conserva della struttura primitiva l’abside semicircolare e un frammento di pietra scolpito a motivi vegetali e del palazzo del Centurione, di cui rimangono anche resti della porta di accesso alla città.

Cosa vedere nei dintorni di Aulla

Il resto del territorio comunale di Aulla è molto interessante per aver mantenuto testimonianze storiche più solide: Caprigliola con le mura Medicee e la torre dei Vescovi Conti, Bibola, borgo in galleria con i resti del castello e Bigliolo e Olivola immersi nel verde con resti di fortificazioni.

Vista di Aulla, uno dei borghi della Lunigiana

Licciana Nardi

Licciana Nardi si trova sul medio corso del Magra e si estende dalla dorsale appenninica al fondovalle del fiume, occupando la maggior parte della vallata del torrente Taverone. Risalente al XII secolo, nel borgo si incontra il castello, trasformato nei secoli XV e XVI in palazzo fortificato e residenza, collegato alla chiesa adiacente da un passaggio sopraelevato. L’antico sistema di fortificazioni comprendeva anche la rocca e un giro di mura bastionate con torri, in parte superstiti, e una fortezza sulla sponda opposta del Taverone, Castel del Piano, oggi ridotto a un rudere.

Vicino al castello, la statua in marmo dedicata ad Anacarsi Nardi ricorda l’eroe rinascimentale che diede il nome alla città. La chiesa, dedicata ai Santi Giacomo e Cristoforo fu distrutta nel 1705 da Giacomo Malaspina e ricostruita in seguito.

Da visitare nei dintorni di Licciana Nardi

Nel territorio comunale si trovano anche il castello di Terrarossa, l’antica Rubra degli itinerari medioevali, il castello di Monti, la pieve di Venelia, il castello di Pontebosio, il castello di Bastia, il borgo di Panicale con il palazzo dei Medici, l’Apella con la casa dei Nardi e il borgo di Tavernelle con le sue antiche botteghe di mercanti.

Il borgo di Terrarossa si trova nei dintorni di Licciana Nardi in Lunigiana

Fivizzano, il comune dei 100 borghi

Il comune di Fivizzano, nella Lunigiana orientale, prende una curiosa forma di mezzaluna che tocca la provincia di Lucca e l’Emilia. Denominato il comune dei 100 borghi, per le numerosissime frazioni che lo compongono, il territorio è antichissimo e zona di ritrovamento di statue-stele.

In epoca altomedievale rappresentava il mercato del vicino borgo della Verrucola, sede del potere feudale d’importanti famiglie, prima di passare a Firenze, nel XV secolo, di cui seguì le sorti.

La Firenze di Lunigiana

Perla sperduta tra i monti” di carducciana memoria, Fivizzano è conosciuta anche come “Firenze di Lunigiana” per essere stato uno dei primi paesi della zona a sottomettersi ai Medici, ma anche per l’eleganza delle sue architetture.
Il paese conserva un importante centro storico, protetto e racchiuso dalle mura medicee, erette da Cosimo I nel 1540, dove si susseguono palazzi signorili che confluiscono nella Piazza Medicea.

Cosa vedere nei dintorni di Fivizzano

Nei dintorni, l’imbarazzo della scelta su cosa visitare: il borgo della Verrucola, la pieve di San Paolo di Vendaso la pieve di Pognana, il borgo di Gragnola con l’imponente castello, Vinca, Sassalbo e Viano, le grotte di Equi Terme
Durante l’estate poi, numerosi sono i punti in cui rinfrescarsi nelle acque dei torrenti. Particolarmente suggestivi sono i bozzi delle fate di Fiacciano, le pozze di Magliano, le marmitte dei giganti di Mommio.

La chiesa dei Santi Jacopo e Antonio a Fivizzano in Lunigiana

Il Castello della Verrucola

Il Castello della Verrucola si erge maestoso in un’area storicamente nota grazia ai conflitti per il controllo delle vie commerciali appenniniche. Nel 1418, Verrucola fu teatro di un impressionante bagno di sangue: una cospirazione pianificata ai danni del marchese Bartolomeo Malaspina, ucciso con una scure insieme alla moglie incinta, l’ormai ottantenne marchese Niccolò, i suoi figli e gli inservienti.

Solo Spinetta Malaspina, la piccola di 20 mesi riuscì a sopravvivere al massacro grazie alla sua eroica balia. L’evento drammatico riecheggiò fino a Firenze, che giudicò allora fosse giunto il tempo di intervenire e di riportare la zona della Lunigiana orientale sotto il suo controllo.

È possibile visitare il Castello della Verrucola – ridonato a nuova vita dallo scultore Pietro Cascella – un’esperienza unica, in cui si viene catapultati indietro nel tempo, in un’epoca fatta di romantiche leggende e storie di fantasmi, uno dei quali pare esser quello del Capitano Francesco Accorsini, ufficiale in comando della fortezza nel XVII secolo, accusato dal tribunale dell’Inquisizione di Modena di praticare magia nera e stregoneria.

Entrata al Castello di Verrucole, vicino al borgo toscano di Fivizzano

Fosdinovo, bellissimo borgo della Lunigiana

Fosdinovo si trova nella Bassa Val di Magra, a nord della piana di Luni e di Bocca di Magra.

Castello Malaspina

L’imponente castello Malaspina di Fosdinovo, forse il meglio conservato della Lunigiana, accoglie i visitatori al loro arrivo nel borgo. Visitabile accompagnati da una guida, il castello racchiude molte leggende e storie, come quella che abbia ospitato Dante e che un fantasma di una fanciulla castigata dai genitori per essersi innamorata di uno stalliere compaia nelle sue stanze, oppure che una lussuriosa marchesa giustiziasse i suoi amanti facendoli precipitare in una botola dopo l’atto sessuale.

Fosdinovo, non solo Castello

A Fosdinovo troviamo anche la chiesa parrocchiale di San Remigio con il sepolcro di Galeotto Malaspina e l’oratorio della Compagnia dei Bianchi.

Nei dintorni di Fosdinovo è possibile ammirare la villa malaspiniana di Caniparola, non visitabile però, Ponzanello, coi ruderi del castello eretto dai vescovi di Luni, Marciaso, e il suo interessante borgo, Giucano e Pulica, con il ritrovamento archeologico di un guerriero ligure-apuano.

Il Castello dei Malaspina a Fosdinovo vicino Massa-Carrara

La cucina tipica della Lunigiana

Oltre a cosa vedere in Lunigiana, vi sveliamo anche cosa mangiare. Questo affascinante territorio settentrionale della Toscana possiede un ricco patrimonio gastronomico che vanta piatti rispecchianti una cucina povera ma gustosissima.

Le Focacette

Con impasto a base di farina bianca o gialla di mais, esistono più varianti di Focacette, a seconda della zona. Si dice che la loro origine affondi nella notte dei tempi. Famose quelle di Amola, Monti e Vaccareccia, alle quali sono dedicate celeberrime sagre durante l’estate.

Torta d’Erbi

Fatta con varie erbe di campo, ogni zona ha la sua ricetta, la più famosa Torta d’Erbi è quella del pontremolese, cotta nei testi in ghisa e con quasi 100 tipi di erbe come ingredienti.

Testaroli

Antico cibo lunigianese impastato con acqua e farina, i Testaroli sono cotti nei testi di ghisa, sotto la brace e sopra la cenere. Vengono poi tagliati a losanga e conditi col pesto lunigianese, o con olio e formaggio.

Panigacci di Podenzana

A base di acqua e farina, cotti direttamente sulla fiamma, in terrine, i Panigacci di Podenzana sono buonissimi con formaggi e salumi, ben caldi.

I Panigacci sono un piatto tipico della Lunigiana

Lasagne bastarde

L’impasto delle Lasagne bastarde è al 50% farina di castagne e al 50% di farina bianca. Uno dei tanti piatti derivati dalle castagne, il “grano” della Lunigiana, che ha sfamato il suo popolo durante i periodi difficili.

Barbotta

Non molto conosciuta, la Barbotta è un piatto povero cotto nei testi, con la teglia spalmata di burro, fatto con la cipolla dolce di Treschietto, farina di mais, e formaggio.

Pattona

La Pattona è fatta con la castagna della Lunigiana. Scriveva nel XV secolo il De Faye: “è per due terzi el pan de Lulixana“. Secondo la tradizione il nome deriva dallo schiacciamento prodotto con le mani per renderla più sottile. Viene cotta in un forno a legna, avvolta nelle foglie di castagno, e gustata con pancetta o ricotta.

La Spongata

Squisito dolce tipico della Lunigiana, anche la Spongata vanta molteplici varianti nella zona che va dalla Liguria all’Appennino parmense. La più famosa della zona è quella di Pontremoli, servita negli storici caffè del centro.

 

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