Cosimo III de’ Medici è considerato il padre del Chianti Classico, grazie al suo editto del 24 settembre 1716 che divideva i confini del territorio tra Firenze e Siena.

 

Cosimo III e il compleanno del Chianti Classico compie ben 305 anni

Et però credo che molta felicità sia agli homini
che nascono dove si trovano i vini buoni.

(Leonardo da Vinci)

Toscana, terra di paesaggi incantati, di vini sopraffini, e cibi schietti e genuini come coloro che la popolano.

Ed è proprio del vino che vogliamo parlarvi, uno su tutti: il prestigioso Chianti Classico. Questo prezioso nettare degli dèi, ha reso la nostra regione tra le più rinomate a livello internazionale, sia per la coltivazione che per la sua eccellente produzione.

Tutti abbiamo imparato a conoscere e apprezzare le molteplici ed eleganti proprietà organolettiche del Chianti Classico, ma forse non tutti conoscono la sua storia, e noi, a distanza di ben 305 anni dalla sua nascita, proprio oggi vogliamo raccontarvela.

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Bottiglia di vino rosso con calice e grappolo d'uva

24 settembre 1716: il compleanno del Chianti Classico

Perché abbiamo scelto questa data? Perché era il lontano 24 settembre 1716, quando tutto ebbe inizio. La storia ci insegna, che una famiglia più di tutte ha segnato e contribuito allo sviluppo economico, nonché artistico e culturale della nostra regione, e anche in questa occasione, ha giocato un ruolo fondamentale. Come avrete già intuito, ci riferiamo alla famiglia Medici, la cui casata regnò in Toscana per ben tre secoli a partire dal XV secolo circa.

Protagonista di questo evento epocale è Cosimo III de’ Medici, figlio di Ferdinando II de’ Medici e Vittoria della Rovere. Fu il penultimo Granduca di Toscana di questa lunga dinastia. Personaggio controverso, merita indubbiamente una piccola parentesi circa la sua vita, perché al suo dominio sono legate importanti, bizzarre e interessanti vicende.

Sebbene il suo regno fu quello più longevo della storia della Toscana, Cosimo III non brillò mai in campo economico e politico, tanto da compromettere la già allora fragile e precaria egemonia della casata, portandola così ad un progressivo ed ineluttabile declino.

Condizionato fin da giovane età da una rigida, quasi bigotta ideologia cattolica, si renderà altresì protagonista di tristi campagne intimidatorie e persecutorie nei confronti degli ebrei, e di chiunque non si conformasse alla sua estrema e rigida morale dettata dalla fede.

Rinomato ghiotto e ingordo di dolci, a lui si attribuisce una leggenda che lo vuole legato alla creazione del tiramisù. Si racconta infatti, che il dessert fosse stato realizzato da alcuni pasticceri senesi, in occasione di una visita del Granduca a Siena. Pare che fu questo l’episodio per cui il tiramisù è anche conosciuto come zuppa del Duca.

Una fetta di tiramisu fatta in casa

La passione del Granduca per botanica e scienze naturali

Cosimo III aveva una particolare attitudine e predilezione nei confronti degli studi botanici e delle scienze naturali in generale, e a lui si devono due importanti innovazioni. Caso vuole che entrambe risalgano allo stesso anno: il 1716. Grazie al suo patrocinio, fondò la Società botanica fiorentina. Si trattava della prima associazione in Europa atta a salvaguardare le scoperte in campo botanico, ed a promuovere le scoperte in campo scientifico.

Ma la vera rivoluzione è quella che apportò in campo agricolo. Un’innovazione che ha letteralmente trasformato il mondo del vino, e che riguarda in primis il nostro Chianti Classico. Al tempo il Chianti, coltivato già nel territorio tra le città di Firenze e Siena, era un vino apprezzato e considerato di pregio.

Il nome Chianti, risale a tempi remoti. Un documento notarile del 1398, riporta già la dicitura Chianti, in riferimento al vino prodotto in quella specifica area. Sono del 1427 invece, una serie di documenti dove si certifica che nel Chianti, veniva prodotto un vino rosso di affermata qualità. Apprezzato anche in Inghilterra, era esportato già a partire dal 1600.

Nel XVI secolo il vino Chianti raggiunge una notorietà tale, da essere consumato e apprezzato anche dal Papa, nella fattispecie da Papa Paolo III.

Giovani foglie di vite al tramonto

Sopra la dichiarazione de’ Confini delle quattro regioni Chianti, Pomino, Carmignano e Val d’Arno di Sopra

Fu così che Cosimo III de’ Medici, forte dell’esistente notorietà del prodotto, emanò il 24 settembre 1716, un bando in cui si delimitava l’area esatta di produzione del Chianti, oggi conosciuto come Chianti Classico. Il bando in questione si intitolava “Sopra la dichiarazione de’ Confini delle quattro regioni Chianti, Pomino, Carmignano e Val d’Arno di Sopra” e stabiliva che: “per il Chianti è restato determinato e sia. Dallo Spedaluzzo fino a Greve; di lì a Panzano, con tutta la Podesteria di Radda, che contiene tre terzi, cioè Radda, Gaiole e Castellina, arrivando fino al confine dello Stato di Siena“.

Immaginate cosa poteva voler dire per quei tempi. Si tratta della prima notizia documentata nella storia vitivinicola, in cui un’area circoscritta, è vocata alla produzione di una particolare tipologia di vino. Questo editto sancirà per sempre un legame indissolubile che legherà perennemente il vino a un preciso territorio.

Vigne nel Chianti Classico al tramonto

Cosimo III, il padre putativo del Chianti Classico

Possiamo in un certo senso definire Cosimo III de’ Medici, come il padre della DOCG e della DOC. Un’idea decisamente lungimirante, per il diversamente arguto personaggio!

E non è finita qui. Poco tempo prima, il 18 luglio dello stesso anno, Cosimo III aveva emanato anche un altro bando, in cui si istituiva una Congregazione. L’organo preposto aveva il compito di vigilare sul commercio del vino, tutelando e garantendone la provenienza. Si occupava inoltre di controllare le spedizioni, assicurando così la veridicità del prodotto. Vi ricorda qualcosa? Sì, svolgeva funzioni analoghe al nostro odierno Consorzio di Tutela.

Il Consorzio del vino Chianti Classico fu il primo in Italia e nacque nel 1924. Rappresenta oggi 480 produttori, di cui ben 342 compaiono sul mercato con la propria etichetta, contraddistinta dal caratteristico simbolo del Gallo Nero. Lo scopo del Consorzio rimane quello di promuovere e tutelare il marchio del Chianti Classico Gallo Nero.

Ad oggi il Chianti Classico, è un’eccellenza toscana in grado di competere a livello internazionale con altre grandi realtà vitivinicole. Numerosi sono i riconoscimenti che costantemente ottiene, regalando fregio alla nostra regione e campanilistico orgoglio a noi toscani.

Non è difficile quindi intuire, perché la Toscana occupa un posto di rilievo nel mondo dell’enologia mondiale. È custode e testimone di una memoria storica su cui si fonda l’intero patrimonio enoico. In alto i calici quindi, e brindiamo insieme a questa ricorrenza.

Perchè il Chianti Classico ha come simbolo il Gallo Nero? Che gallo è? Ma soprattuto perché non tutte le bottiglie di Chianti ce l'hanno?

Buon compleanno Chianti Classico, più invecchi e più acquisti in fascino!

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