Come si può immaginare, esistono moltissime curiosità sulla Toscana. D’altronde, per la regione culla del Rinascimento, che non solo ha determinato lo sviluppo artistico e commerciale dell’intera Europa, ma addirittura del pensiero moderno/contemporaneo, non poteva essere altrimenti.

Curiosità sulla Toscana: forse non tutti sanno che…

Une delle curiosità sulla Toscana più celebri riguarda Firenze e i suoi pavimenti. Nel 1339 il capoluogo toscano fu la prima città europea a pavimentare le proprie strade, iniziando una “moda” che, attraverso i finanziamenti dei banchieri fiorentini, ha influenzato il resto del continente.

Riflesso di Palazzo Vecchio in una pozza in Piazza della Signoria.

Molto conosciuta è anche quella storia che afferma che esistono più siti UNESCO in Toscana che in tutta l’Australia o in Sud Africa, territori enormemente più ampi; c’è la curiosità sulla celeberrima Torre pendente, che in realtà non è l’unica torre a pendere a Pisa, essendo in buona compagna con quella di San Nicola e col campanile della chiesa di San Michele degli Scalzi; altri aneddoti famosi, di cui vi abbiamo già parlato, riguardano: San Galgano e la spada nella roccia, quella sull’origine dell’Arcipelago toscano o sul pane senza sale o, ancora, quella che vuole il marmo del Marble Arch di Londra proveniente dal cuore di marmo delle Alpi Apuane.

Oggi vorremmo portarne altre alla vostra attenzione, alcune curiosità sulla Toscana meno note al grande pubblico, vere e proprie chicche per intenditori.

San Michele degli Scalzi - Pisa

Curiosità sulla Toscana: i ricciarelli vengono dall’Oriente

Fatti di pasta di mandorle e ricoperti di glassa o zucchero a velo, i ricciarelli sono, col panforte, tra i dolci caratteristici senesi. In origine si chiamavano ‘marzapanetti’, perché fatti della tipica pasta di mandorle che pare sia giunta a Siena dal Medioriente. La parola marzapane, infatti, potrebbe derivare sia dalla città birmana di Martaban, che dalla parola araba mauthban che definisce un contenitore utilizzato, appunto, per dolcetti di marzapane.

Ad avvalorare ancora di più la tesi, pare che a portarli a Siena sia stato Ricciardetto della Gherardesca, al ritorno dalle crociate, e che i dolcetti siano stati chiamati ‘ricciarelli’ proprio perché somiglianti alla punta delle babbucce dei sultani.

A Siena i ricciarelli venivano preparati dagli speziali che alla ricetta iniziale con pasta di mandorle, zucchero e albume d’uovo aggiunsero la scorza d’arancia. Sembra anche che fossero presenti sulla tavola della festa di nozze di Caterina Sforza.

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Viaggio nel girone dei golosi al Pitti Taste 2019 alla scoperta dei dolci toscani: buccellato, cantucci, copate e pan di vendemmia.

Guido d’Arezzo, l’inventore della musica scritta

La seconda curiosità sulla Toscana, riguarda come l’origine delle note e dello spartito musicale. Sarebbe infatti nato a Talla, in provincia d’Arezzo, intorno al 922 d.C., l’inventore del rigo musicale, delle note stesse, e pertanto del metodo moderno di scrivere e leggere la musica. La sua natività se la sono contesa in molti. A Talla, però, in località La Castellaccia, si trova la casa natale del monaco benedettino e il Museo della Musica, anche centro di documentazione sulla musica medievale.

Guido d’Arezzo, altresì noto come Guido Monaco, non riusciva a far capire ai suoi confratelli i canoni musicali del tempo. Così prima pensò al rigo musicale per tracciare i toni, poi passò alle note traendone il nome dalla prima sillaba del capoverso di un inno liturgico dedicato a San Giovanni: “Ut (Do) queant laxis / Resonare fibris / Mira gestorum/ Famuli tuorum / Solve poluti / Labii reatum / Sancte Iohannes” (Affinché i servi possano cantare a corde distese le meraviglie delle tue gesta, sciogli il difetto sul labbro debole, San Giovanni).

Non ideò, tuttavia, l’intera scala, le note qui sono solo sei, ne manca una: a quei tempi i Canti gregoriani non utilizzavano il “settimo grado” detto anche “sensibile”. La settima nota verrà introdotta nel 1482 da Bartolomeo Ramis, che la chiamerà “Si” per rispetto al metodo di Guido: “Si” come Sancte Iohannes, l’ultimo verso dell’inno.

Mentre fu Giovan Battista Doni, nel Seicento, che sostituì il nome della prima nota, “Ut” con il “Do” preso dalla prima sillaba del suo cognome: ancora oggi, però, resiste una corrente musicale che spinge per tornare a “Ut”.

Spartito musicale arrotolato

Curiosità sulla Toscana: Kinzica, la salvatrice di Pisa

Nel 1005 Pisa, dopo aver aiutato il Papa nel fermare il saccheggio di Reggio Calabria da parte dei pirati saraceni, rimase esposta al pericoloso attacco di uno dei pirati più sanguinari, Mujāhid al-Āmirī detto “Musetto”, il quale risalì l’Arno e con le sue orde feroci portò l’aggressione contro la città toscana.

Nella notte, però, la giovane Kinzica, appartenente alla nobile famiglia dei Sismondi, si accorse dell’attacco, riconobbe nel buio i terribili pirati, corse fino in Piazza dei Cavalieri, avvertì i Consoli e diede così via al fragoroso scampanio di allarme che rovinò la sorpresa ai Saraceni. La reazione dei pisani fu pronta: attaccarono i nemici dentro la loro città, si dice guidati dalla stessa Kinzica, fecero un massacro e costrinsero i nemici alla fuga.

Porta delle mura di Pisa con vista su Piazza dei Miracoli

Ferdinando Innocenti, l’inventore della Lambretta

La nostra quarta curiosità sulla Toscana, ci fa fare un salto avanti di quasi un millennio, per incontrare Ferdinando Innocenti, l’inventore della Lambretta. Nato a Pescia nel 1891, era figlio di una casalinga e di un fabbro. Dopo aver preso le redini dell’azienda del padre, aprì numerosi stabilimenti e divenne uno dei più importanti imprenditori del XX secolo. È lui che ha progettato e prodotto i “tubi innocenti” che ancora oggi vengono utilizzati per costruire ponteggi per l’edilizia.

E sempre intorno a un tubo magistralmente piegato, riuscì poi a inserire il manubrio e la ruota anteriore, il posto dove appoggiare comodamente i piedi, il motore e la ruota posteriore, una sella per due persone e lo spazio per ospitare la ruota di scorta, inventando la mitica Lambretta, uno dei prodotti italiani di maggior successo dal Dopoguerra fino a oggi.

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Lambretta 125 verde chiaro

Arriva Piero Carbonetti col suo tamburo di latta

Sovversivo, anarchico, clochard, sognatore e perseguitato, Piero Carbonetti fu un toscanaccio doc, garibaldino, figura conosciuta da tutti, ormai entrata nella leggenda.
Di professione ombrellaio, ha sempre vissuto grazie alla solidarietà dei compaesani dei borghi di Cetona e Sarteano, dormendo sotto le stelle o dentro ai forni dei poderi. Sosteneva di essere stato la mascotte di Garibaldi, senz’altro lo fu dei Bersaglieri di Siena, che spesso lo ospitavano e lo rivestivano da capo a piedi.

Accompagnato dal suo cane Rosina, indossando pantaloni alla zuava, Piero Carbonetti entrava a Cetona rullando il suo tamburo di latta e non di rado lo si vedeva piangere commosso davanti al Monumento ai Caduti.

Cetona, borgo toscano in provincia di Siena

Di padre ignoto, Carbonetti soffriva la mancanza di una famiglia. Voci di paese lo volevano figlio illegittimo di un nobile cetonese. Per questo si recava spesso alla villa del suo presunto padre urlandogli il suo diritto a essere riconosciuto, finché le forze dell’ordine non lo allontanarono dal borgo di Cetona e lo imbarcarono su una nave diretta in America Latina.

Ma proprio quando il paese stava per tirare un sospiro di sollievo, ecco di nuovo il suo rullo di tamburo: non se ne sarebbero liberati mai. I benpensanti lo ritenevano un sovversivo e per impaurire i bambini ribelli si diceva: “Dormi o chiamo Carbonetti che ti porta via!”. Ma chi lo conosceva bene sapeva che era solo uno spirito libero, una persona semplice ed estremamente buona.

Strada in discesa del borgo toscano di Cetona in provincia di Siena

Si conclude così il nostro articolo dedicato a 5 curiosità sulla Toscana davvero poco conosciute. Se volete conoscere altre storie toscane inedite, scriveteci e noi vi accontenteremo.

 

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Tommaso Baldassini
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