La questione dei dazi USA sulle merci provenienti dall’Unione Europea è al centro del dibattito negli ultimi giorni e sta provocando molta preoccupazione in alcuni importanti settori del mercato italiano. Ma quali sono le conseguenze per la Toscana ed i suoi imprenditori con l’aumento dei dazi USA?

Dazi USA: quali sono le conseguenze per la Toscana?

Sono giorni caldi sul fronte USA-UE per quanto concerne i dazi doganali sulle merci provenienti dal Vecchio Continente. Ma se l’Italia trema, come sta la Toscana? Be’, diciamo che dalle ultime notizie potrebbe non andare malissimo, tuttavia occorre fare qualche passo indietro e spiegare l’intera storia. Dal principio.

Cosa sono i dazi 

Le conseguenze dei dazi USA su Italia e Toscana

Innanzitutto: cos’è un dazio? Un dazio è un’imposta indiretta sui consumi che colpisce la circolazione dei beni da uno stato all’altro (dazio esterno) o anche, in passato, da un comune all’altro (dazio interno).

Durante il Medioevo il dazio rappresentava una delle principali fonti di introito fiscale ed era associato a una tassa che gravava sulle merci in transito da un comune all’altro. Il frazionamento politico tipico dell’epoca feudale e il rapido sviluppo dei rapporti commerciali resero sempre più complesso il movimento delle merci, finché non furono presi provvedimenti per ridurre l’impatto dei dazi sul commercio territoriale mediante la creazione di periodi di sospensione in genere coincidenti con le fiere cittadine.

Con l’avvento del mercantilismo e la formazione delle signorie e degli stati mutò la politica doganale e lo sviluppo dei trattati commerciali e dei porti franchi portò a una crescente liberalizzazione dei mercati che ebbe come conseguenza il progressivo abbandono dei dazi interni e la nascita di un sistema di dogane di confine.

Dazi fiscali e dazi economici

Oggi i dazi sono soprattutto di due tipi: 1.fiscali ed 2.economici, protettivi, industriali.

I primi  mirano esclusivamente a fornire un’entrata allo Stato, gravando su merci che si producono soltanto all’estero e di cui all’interno non è possibile nemmeno la produzione di surrogati, oppure colpendo merci la cui produzione interna è già gravata da imposta di fabbricazione.

I secondi sono invece principalmente diretti a proteggere rami specifici della produzione industriale nazionale. A loro volta i dazi protettivi si definiscono “compensatori” se il dazio sul prodotto finito estero corrisponde al dazio analogo sulla materia prima estera che viene impiegata all’interno per la lavorazione dello stesso prodotto.

Mentre quando la gravosità del dazio raggiunge un livello tale da impedire di fatto l’ingresso delle merci estere nel paese si chiamano “proibitivi”. Ed è infatti di questi ultimi che c’interessa parlare.

I dazi USA sui prodotti europei

Le conseguenze dei dazi USA su Italia e Toscana

I possibili dazi USA sui prodotti europei (quasi somiglianti a un embargo mascherato) sono generati dalla disputa nel settore aereonautico che coinvolge la statunitense Boeing e l’europea Airbus. Gli Usa accusano l’Unione Europea di aver erogato sussidi illegali ad Airbus per lo sviluppo e il lancio di alcuni suoi modelli di aerei (A380 e A350) causando gravi danni a Boeing che ha di conseguenza perso ingenti quote di mercato. Per questo il WTO (World Trade Organization) ha stimato in circa 7,5 miliardi di dollari le contromisure adottabili dagli Usa i quali potranno imporre all’UE dazi equivalenti.

I nuovi (sovra)dazi – che vanno ad aggiungersi ai dazi già applicati ai prodotti di esportazione – dovrebbero avere effetto a partire dalla metà di ottobre e colpiranno sia una serie di prodotti tecnologici del settore aeronautico realizzati in Regno Unito, Francia, Germania e Spagna (i quattro paesi del consorzio Airbus), sia i prodotti del settore agro-alimentare italiano. In realtà i dazi USA che riguarderanno l’Italia sono limitati a una serie di prodotti caseari, come il parmigiano e il pecorino, e a salumi come il prosciutto, mentre i paesi del consorzio Airbus saranno soggetti a dazi anche sulle esportazioni di una più ampia gamma di generi alimentari – compresi olio e vino, che invece non riguarderanno l’Italia – prodotti d’abbigliamento, e altri beni di consumo. L’incremento per questi prodotti sarà del +25%, mentre la componentistica degli aerei subirà un +10%.

Le conseguenze dei dazi USA sui prodotti toscani

 Il pecorino toscano DOP è tra i prodotti colpiti dai dazi USA

E, nello specifico, per la Toscana quali saranno le ripercussioni? Un dazio aggiuntivo del 25% sul pecorino toscano acquistato dai grossisti Usa. È l’unico prodotto regionale (che pare) finito nella temuta black list statunitense (ancora non definitiva) diffusa dal dipartimento dell’amministrazione Usa. Il formaggio sarebbe di due tipi: il pecorino toscano DOP, ottenuto da latte intero di pecora a pasta tenera o semidura, con un disciplinare specifico, e quello non marchiato, che ha comunque caratteristiche tipiche di territori d’eccellenza e tradizione, come il pecorino di Pienza.

Per la Toscana poteva andare decisamente peggio, – spiega Alessandro Terzulli, capo economista di Sace, branca di Cassa depositi e prestiti che si occupa dell’analisi del polo dell’export – dato che i numeri dell’export pesano soprattutto su olio, moda e vino. Le esportazioni commerciali toscane non dovrebbero subire effetti davvero gravosi, anche perché la regione aveva mostrato una buona performance nel 2018, con un + 4,5% di export rispetto al 2017, e nei primi 6 mesi di quest’anno fa registrare addirittura un + 17,9%.

Trattative in corso

Le conseguenze dei dazi USA su Italia e Toscana

In queste ore si continua comunque a trattare per evitare la generale stangata dei dazi USA sulle esportazioni dall’Unione Europea, che tra l’altro potrebbe a sua volta dare adito a ritorsioni UE sui prodotti americani causando una guerra delle dogane senza fine e rinforzando un protezionismo per aree geografiche e per alleanze molto più simile a vecchie politiche che si speravano ormai estinte che a un mondo tendente alla globalizzazione.

L’Italia in generale (e la Toscana in particolare) produce beni d’eccellenza che vengono esportati e amati in tutto il mondo. E che in tutto il mondo devono continuare a circolare. Non abbiamo bisogno di muri né di barriere doganali. Libertà commerciale nel reciproco rispetto delle identità nazionali, questo è l’unico possibile futuro. Indietro non si torna.

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