Una chiacchierata con uno dei più grandi estimatori e amanti di Firenze che, ahimè ha dovuto lasciare il capoluogo toscano, perché il compianto Rinaldo Pazzi aveva capito la sua vera identità. Avete capito di chi stiamo parlando? Ma del Dottor Lecter, naturalmente.

A tu per tu con il Dottor Lecter

“Negli Uffici di Scienza del Comportamento, a Quantico, c’era un disegno di Firenze, il più bel panorama del mondo. Tracciato a matita e sfumato con il carboncino. Il disegno era assieme a una fotografia, faceva da sfondo alla fotografia, la fotografia del serial killer americano Hannibal Lecter. Hannibal il Cannibale. Il Dottor Lecter aveva ritratto Firenze a memoria, e il disegno era stato appeso nella sua cella del Manicomio criminale.” (Il Silenzio degli Innocenti, 1991)

Il Dottor Lecter Hannibal ci racconta la sua Firenze: da Palazzo Capponi alla Gastronomia Vera, dalla Farmacia S.Maria Novella a Rinaldo Pazzi

Buonasera“. La stanza è spoglia, con mattoni grigi e consumati, una brandina, un bagno e qualche libro posati ordinatamente su una mensola. Non è una normale cella, non ci sono sbarre, solo un vetro infrangibile con dei buchi in alto che ricordano i negozi di liquore inglesi.

Un uomo è di fronte a noi, una tuta blu molto semplice, un po’ logora. La schiena è dritta, il portamento elegante, ma gli occhi sono quello che colpiscono. Rossi, quasi. Gli occhi del mostro, del Dottor Lecter, di Hannibal The Cannibal, dello squartatore di Chesapeake

Il Dottor Lecter e Firenze

Alle pareti dei disegni a carboncino, notate Firenze? “E’ il Duomo, visto dal Belvedere” ci dice il Dottore con la sua voce calma. Lui sa quale sarà la vostra domanda e l’anticipa: “La memoria è quello che ho al posto di una bella vista”. 

Il Dottor Lecter Hannibal ci racconta la sua Firenze: da Palazzo Capponi alla Gastronomia Vera, dalla Farmacia S.Maria Novella a Rinaldo Pazzi

Ha molti ergastoli sulla testa ed è stato dichiarato pazzo dalla comunità scientifica che pure aspetta gli articoli che di tanto in tanto scrive e manda ad alcuni quotidiani. Non parlerà molto, ma mi ha affidato una storia da raccontarvi, una storia che parla del Dottor Lecter e di Firenze

“Firenze non è la città luminosa, en plein air, colma delle meraviglie che vede il turista; Firenze è vicoli stretti, bui, cattivi. Firenze è gotica.”

La sua voce diventa appena più calda, quando parla della città. Mi fa segno di proseguire, per questo accingo a presentarvelo, dato che non ama i maleducati. O, meglio, ama “i maleducati ruspanti”, ma solo con un contorno di fave e un Chianti.

Hannibal Lecter è nato in Lituania, figlio di un conte locale. Sua madre era una nobildonna italiana, per metà Sforza e per metà Visconti.

Il Dottor Lecter Hannibal ci racconta la sua Firenze: da Palazzo Capponi alla Gastronomia Vera, dalla Farmacia S.Maria Novella a Rinaldo Pazzi

“Da frammentari documenti di famiglia ho tratto la convinzione di discendere da Giuliano Bevisangue, terribile figura della Toscana del dodicesimo secolo, nonché da Machiavelli e Visconti”. Alziamo un calice di Batard Montrachet in direzione del Dottor Lecter, per festeggiare le nostre comuni origini, e continuiamo.

Hannibal Lecter ha una memoria eidetica che ha sviluppato nella sua mente attraverso un palazzo, ove in ogni stanza ci sono ricordi, persone, situazioni o monumenti. Era uno psicologo e un criminologo molto famoso, ha un olfatto ipersviluppato, un totale controllo delle proprie emozioni, è insensibile al dolore. Esperto d’arte, di arti marziale e di enogastronomia, ha molte altre qualità…oltre a sei dita della mano sinistra. O, meglio, aveva sei dita. Quando è giunto a Firenze, dopo una roccambolesca fuga da Baltimora, ne ha cinque. In Brasile si è fatto operare e ha una lama retrattile dentellata al posto del dito in più e del collagene sulle guance o sul naso.

Il Dottor Fell

“Da questo momento sarò il Dottor Fell” dice con perfetta inflessione toscana.

Il Dottor Lecter Hannibal ci racconta la sua Firenze: da Palazzo Capponi alla Gastronomia Vera, dalla Farmacia S.Maria Novella a Rinaldo Pazzi

Il Dottor Fell arriva a Firenze e il curatore di Palazzo Capponi scompare. Sono gli anni successivi alla bomba dei Georgofili, in una città tenuta sotto scacco dalla paura del Mostro di Firenze, che l’ispettore Pazzi ha cercato di catturare rovinandosi la carriera.

“Un Pazzi dei Pazzi. Assomiglia ad una figura dei tondi di Luca della Robbia che sono nella cappella di famiglia a Santa Croce precisa il celeberrimo psichiatra. E ci arriveremo dopo, promesso Dottore.

Eravamo rimasti alla sua candidatura come curatore del Palazzo Capponi, una candidatura osteggiata da molti che sostengono che lei, non essendo italiano, mal può conoscere la nostra letteratura. Un appuntamento importante, ne conveniamo. Ma il Dottor Fell non è spaventato, tanto da preferire andare a vedere la Mostra degli atroci strumenti di tortura al Forte Belvedere, occuparsi del restauro di una cappella della Chiesa di Santa Croce e preparare squisiti manicaretti nella sua abitazione di Palazzo Capponi, mentre ascolta Le variazioni Goldberg di Bach.

Il Dottor Lecter, un vero amante di Firenze

Ma il Dottore ama anche fare shopping a Firenze. Dove? Alla Gastronomia Vera dal 1928 in Borgo San Jacopo.  

“I fiorentini dicono che, con il suo trionfo di tartufi e formaggi, profuma come i piedi degli dei.” La figura dietro di noi sorride appena, mentre sicuramente si immagina con un elegante trench e un panama mentre acquista tartufi bianchi di San Miniato e Batard Montrachet nel negozio fiorentino, ormai chiuso da molti anni.

Ma la Farmacia di Santa Maria Novella è ancora aperta.

l’aria è musica. Lì c’è un concerto di pallide stille di incenso che aspettano di essere estratte, e bergamotto, legno di sandalo, cannella e mimosa, sopra le note di fondo della vera ambra grigia, dello zibetto, dell’estratto di castoro e dell’essenza di muschio”. Un vero poeta, grazie Dottor Lecter per le sue parole. Alla Farmacia Hann…il Dottor Fell acquista del sapone alla mandorla, che tanto gli ricorda l’agente Clarice Starling.

Il Dottor Lecter Hannibal ci racconta la sua Firenze: da Palazzo Capponi alla Gastronomia Vera, dalla Farmacia S.Maria Novella a Rinaldo Pazzi

Nello Studiolo

Ma dopo questa piacevole parentesi è già ora della lezione allo Studiolo su Dante. L’argomento? Pier della Vigna in rapporto a Giuda Iscariota e all’impiccagione, con un breve excursus sull’antropofagia nel Sommo Poeta. Gli ascoltatori sono conquistati ma fra di loro c’è anche Rinaldo Pazzi che pochi giorni prima, nel punto di Piazza della Signoria in cui si ricorda il rogo di Savonarola, ha capito la vera identità del curatore di Palazzo Capponi e ha deciso di “venderlo” a Mason Verger, suo acerrimo nemico.

Immaginate adesso la Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio, due nemici che si scontrano con lo sguardo come in un film di Sergio Leone. Il Dottor Lecter mostra all’Ispettore una foto del suo antenato, responsabile della Congiura dei Pazzi, appeso fuori da Palazzo vecchio, impiccato. E poi lo assalta.

Un appuntamento importante, ne conveniamo. Ma il Dottor Fell non è spaventato, tanto da preferire andare a vedere la Mostra degli atroci strumenti di tortura al Forte Belvedere, occuparsi del restauro di una cappella della Chiesa di Santa Croce e preparare squisiti manicaretti nella sua abitazione di Palazzo Capponi, mentre ascolta Le variazioni Goldberg di Bach.

L’ispettore si risveglia legato, imbavagliato, stordito. Confessa tutto. Mason Verger, la presenza di due uomini sotto a Palazzo Vecchio pronti a rapire il Dottor Lecter e chiede pietà. Pietà che gli viene concessa, ma solo per la moglie che Hannibal avrebbe voluto mangiare.

“Budella dentro o budella fuori?”  Il Dottor Lecter ama questa scena, scusatelo. Ma ha fatto la storia del cinema e della letteratura. Nessuno spoiler Dottore, lasciamo che scoprano da soli come è morto Rinaldo Pazzi.

E poi inizia la fuga a Bellosguardo, dove recupera la sua Jaguar Saloon nera con targa svizzera. 

“Mi è dispiaciuto lasciare Firenze. A Palazzo Capponi c’erano carte che mi sarebbe piaciuto scoprire e leggere. Mi sarebbe piaciuto suonare il clavicembalo e magari comporre; e avrei potuto cucinare per la vedova Pazzi, una volta che lei avesse superato il dolore”.

Un appuntamento importante, ne conveniamo. Ma il Dottor Fell non è spaventato, tanto da preferire andare a vedere la Mostra degli atroci strumenti di tortura al Forte Belvedere, occuparsi del restauro di una cappella della Chiesa di Santa Croce e preparare squisiti manicaretti nella sua abitazione di Palazzo Capponi, mentre ascolta Le variazioni Goldberg di Bach.

Lo sguardo del Dottor Lecter è vacuo, è nuovamente nel suo palazzo della memoria. Salutiamolo e allontaniamoci in religioso silenzio. E, se saremo fortunati, potremmo ricevere una sua missiva, magari con la carta intestata dell’Hotel Excelsior. Il Dottor Hannibal Lecter è un mistero che ancora nessuno ha scoperto, solo per comodità lo hanno definito un mostro.

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