Dove si trovano i famosi cipressi della Val d’Orcia? Viaggio tra i luoghi più suggestivi per ammirare questi antichi alberi che designano il territorio toscano

1 / 4 – I cipressi della Val d’Orcia: i luoghi più suggestivi per fotografarli

Di cosa parliamo in questo articolo:

  • Il cipresso e la Toscana
  • Il cipresso nella cultura rurale e negli usi tradizionali
  • I cipressini di San Quirico d’Orcia
  • Poggio Covili
  • I cipressi della Cappella della Madonna di Vitaleta

C’è una Toscana da cartolina, da esportazione, immediatamente riconoscibile, una terra fatata, interamente Patrimonio Unesco, che viene fotografata da milioni di turisti in milioni di modi diversi, e che ha fatto da scenografia a grandi film come “Il Gladiatore” di Ridley Scott; “Il paziente inglese”; “Romeo e Giulietta” e “Fratello Sole, Sorella Luna” di Franco Zeffirelli. Questa terra è la Val d’Orcia. E se questa terra è una tale magia lo si deve anche agli incredibili cipressi della Val d’Orcia che svettano in vari punti della valle in formazioni insolite, come dolmen o lunghi serpenti vegetali, ammantando d’insolita originalità una territorio già di per sé sorprendente.

Ma perché la Toscana è terra di cipressi per antonomasia? E perché la Val d’Orcia è impreziosita da queste schiere così singolari? Ha un significato o è casuale? E soprattutto: dove si possono trovare i più suggestivi cipressi in Val d’Orcia?

Be’, se leggerete il nostro articolo scoprirete tutto questo e anche di più: buon viaggio nella favolosa terra dei cipressi.

Campi arati in autunno vicino a San Quirico d'Orcia

Il cipresso e la Toscana

In Toscana il cipresso assume un ruolo insostituibile nella caratterizzazione del territorio ed è profondamente legato alla vita e al lavoro della sua popolazione. Il Cupressus sempervirens, originario del Mediterraneo orientale, è stato diffuso in Italia Centrale dalle popolazioni etrusche, e successivamente dai romani, che lo coltivarono prevalentemente per ragioni ornamentali, ma anche per la qualità del suo legno, oltre che come simbolo religioso.

Nel Quattrocento, poi, il cipresso conobbe una nuova fase d’intensa diffusione: le famiglie nobili e i grandi agrari ne incentivarono la piantumazione nei giardini e nelle loro proprietà fondiarie. Esemplari isolati, piccoli nuclei, o veri e propri viali  che si allungavano in prossimità di ville, chiese, castelli o incroci di strade, servivano da punto di riferimento per i viandanti. Ma il legno di cipresso cominciò a venir apprezzato anche per la realizzazione di manufatti, per la sua resistenza, oltre che per il profumo di resina che non cessa di emanare anche a distanza di anni.

Ma qual è la doppia funzione simbolico/pratica del cipresso? Scoprilo a pagina 2

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