Dopo la morte (o forse sarebbe più corretto dire l’omicidio) di Francesco I de’ Medici e la consorte Bianca Cappello, salì a capo dei Medici, una delle più grandi dinastie italiane, suo fratello Ferdinando I dei Medici.

Medici, la più grande dinastia toscana: i nuovi fasti di Ferdinando I

Come abbiamo visto nell’ultimo articolo (Francesco I de Medici: magia, omicidi e morti oscure), il Granduca Francesco I de’Medici e la sua seconda moglie, Bianca Cappello, perirono entrambi in circostanze a dir poco misteriose dopo ben 11 giorni di agonia. Per secoli si è sospettato che la duplice scomparsa, causata ufficialmente da febbri malariche, celasse, in realtà, un duplice omicidio per avvelenamento da arsenico messo in opera dal Cardinal Ferdinando, fratello di Francesco I, che per l’appunto succedette al granduca morto.

Alla morte di Francesco I salì sul trono mediceo Ferdinando I dei Medici che abbandonò la veste di Cardinale e divenne Granduca di Toscana

E se nel 2006 gli studiosi di tossicologia dell’Università di Firenze hanno confermato questa ipotesi, nel 2010, un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa l’ha smentita confermando la morte per malaria. Dove sta quindi la verità? Forse non lo sapremo mai, quel che invece è certo è l’avversione che il Cardinal Ferdinando, futuro Ferdinando I de’Medici, provava per la cognata, così come l’enorme diversità di vedute e di modo di essere rispetto al più crepuscolare ed esoterico fratello Francesco. Probabilmente questo non basta a spiegare i moventi degli ipotetici omicidi, ma senza dubbio getta un’ombra oscura sulla figura di questo Medici che tuttavia ebbe il grande merito di riportare la famiglia ai fasti d’un tempo. Per l’ultima volta.

Chi era Ferdinando I dei Medici

Ferdinando I era il quinto figlio maschio di Cosimo I e di Eleonora di Toledo. Quando nello sciagurato viaggio a Pisa sia la madre che i suoi fratelli Garcia e Giovanni morirono di malaria, lui fu l’unico a sopravvivere: era un predestinato. Negli anni successivi, forse indebolito, soffrì comunque di tubercolosi, e nel 1562, a soli 14 anni, fu fatto cardinale.

Alla morte di Francesco I salì sul trono mediceo Ferdinando I dei Medici che abbandonò la veste di Cardinale e divenne Granduca di Toscana

A 38 anni Ferdinando successe a Francesco I col nome di Ferdinando I. Già a Roma aveva dimostrato la sua abilità come amministratore e aveva fondato Villa Medici dove aveva collezionato moltissime opere d’arte che alla sua nomina a Granduca di Toscana riportò a Firenze.

Nel 1589 sposò Cristina di Lorena e abbandonò l’abito purpureo. Nella maggioranza dei suoi aspetti umani e degli interessi, come abbiamo accennato, si distingueva nettamente dal fratello Francesco. Uno di questi fu il costante tentativo di emanciparsi dall’influenza asburgica – Francesco era succube della casata imperiale austriaca – che sentiva come un odioso basto sul collo. Per questo si alleò con Enrico IV di Francia in lotta contro la Lega Cattolica. Riuscì poi a farlo convertire al cattolicesimo usando tutta la sua influenza presso il Vaticano perché il papa accettasse la conversione. Tuttavia Enrico IV non si mostrò mai troppo riconoscente verso di lui, e questo lo costrinse a virare nuovamente verso gli Asburgo combinando il matrimonio tra suo figlio Cosimo II e l’arciduchessa Maria Maddalena d’Austria.

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La riorganizzazione del Granducato

Nel Granducato di Toscana ripristinò il sistema giudiziario, riorganizzò l’apparato burocratico, i dazi, le corporazioni, e promosse anche una riforma fiscale, tutti aspetti di buon governo, che Francesco, a suo tempo, aveva lasciato interamente ai suoi solerti funzionari. Sempre a differenza del fratello, s’interessò costantemente del benessere dei cittadini, favorì il commercio e incrementò la propria ricchezza creando banche controllate dalla sua famiglia in tutte le più importanti città europee.

Grazie a una rinnovata vigoria militare della casata, creò un’efficiente marina da guerra sconfiggendo navi pirata, nell’impresa di Bona del 1607, e turche, a Famagosta nel 1608. Aiutò Filippo III di Spagna nella campagna d’Algeria e dette manforte alla strenua lotta del Sacro Romano Impero con i turchi. Per queste guerre fu costretto ad aumentare le tasse ai cittadini, ma ciononostante non riuscì mai veramente ad affrancarsi dall’influenza degli Asburgo.

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Ferdinando I e la città di Livorno

Ferdinando I fu anche molto importante per la città di Livorno. Ne potenziò il porto e le fortificazioni e, attraverso un editto di tolleranza nei confronti di eretici ed ebrei – la cosiddetta Costituzione Livornina – lo rese un porto franco soprattutto per i numerosi ebrei spagnoli espulsi dalla Spagna nel 1492. Livorno, fino ad allora un modesto villaggio di pescatori, iniziò ad attrarre profughi e perseguitati da tutti i paesi del Mediterraneo accrescendo rapidamente la propria popolazione e precostituendo la manodopera indispensabile per lo sviluppo di quello che sarebbe ben presto diventato uno dei più importanti porti commerciali del mare nostrum.

Ferdinando inoltre fece deviare una parte dell’Arno in un naviglio per favorire il commercio tra Firenze e Pisa e, tramite un nuovo sistema d’irrigazione, rese coltivabili molti terreni, da Pisa a Fucecchio, e dalla Val di Chiana fino alla Valdinievole.

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Una colonia toscana nelle Americhe

Ferdinando I fece anche un curioso tentativo, unico nell’Italia dell’epoca, di creare una colonia nelle Americhe: organizzò una spedizione nelle Guyane e nel Brasile settentrionale che partì dal nuovo porto ampliato di Livorno, nel 1608. La spedizione, capitanata dell’inglese Thornton, compì la sua esplorazione in Amazzonia, e nel 1609 tornò a Livorno, ma Ferdinando I era morto da pochi mesi. Il galeone Santa Lucia, dopo avere fatto scalo a Trinidad, recava con sé moltissimo materiale da studio che andava da soggetti aborigeni a pappagalli tropicali, ed era pronto a imbarcare livornesi e lucchesi per trasferirli in Sudamerica nell’area dell’odierna Guyana francese, ma Cosimo II, successore del padre Ferdinando, annullò il progetto.

Il mecenatismo di Ferdinando I

Ferdinando I fu attivo anche nel campo del mecenatismo, proseguendo brillantemente la secolare tradizione medicea. È sotto la sua egida che il Buontalenti realizzò il Forte Belvedere. Fu lui che fece eseguire dal Giambologna la statua del padre Cosimo che attualmente si trova in Piazza della Signoria. Inoltre completò il sistema delle ville medicee facendo edificare le ville dell’Ambrogiana e di Artimino.

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Fece costruire le Cappelle Medicee nella chiesa di San Lorenzo e il Forte di San Giorgio (conosciuto ai più come Forte Belvedere). Nominò capo incisore della zecca fiorentina Gasparo Mola. Promosse e protesse l’attività della Camerata de’ Bardi che avrebbe costituito le basi del melodramma e, più in là, dell’opera lirica italiana.

Per quel che concerne le discipline matematiche, di cui mai si era curato il fratello Francesco, Ferdinando seguì le orme del padre Cosimo: pubblicò testi di matematici greci finora inediti – da notare che molti codici preparati per la stampa si conservano tra i manoscritti magliabechiani della Biblioteca Nazionale di Firenze – e si premurò di curare l’educazione del figlio Cosimo, futuro Cosimo II, che beneficiò, tra gli altri precettori, d’un certo scienziato di nome Galileo.

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