Il nuovo piano urbanistico di Firenze capitale, ideato da Giuseppe Poggi nel 1865, determinò l’inizio di una serie di cambiamenti strutturali che trasformarono completamente la città.

Firenze capitale d’Italia: nel risanamento della città non tutto è oro quel che luccica

Il 18 novembre 1864, per legge del recente governo italiano, Firenze diventa ufficialmente capitale d’Italia, e subito nasce l’esigenza di adeguare al nuovo status una città medieval-rinascimentale dalle modeste dimensioni.

Il piano urbanistico di Giuseppe Poggi del 1865 per Firenze capitale d'Italia modificò completamente l'aspetto e la struttura della città

Nell’antico tessuto urbano, ad esempio, non esisteva una distinzione tra aree pubbliche e private, nemmeno dopo le riforme dei Lorena. Circondato da mura trecentesche, il capoluogo toscano ha trovato nei secoli un suo equilibrio tra edifici e aree  verdi, come spiazzi, orti e giardini, ma il nuovo ruolo di cui adesso è investita mette in luce tutta la sua inadeguatezza funzionale.

Il progetto di Giuseppe Poggi per Firenze capitale

Il progetto per il necessario adeguamento e ampliamento di Firenze capitale viene affidato con urgenza all’architetto Giuseppe Poggi, il quale lo consegna a tempo di record – anche per noi contemporanei –  il 18 febbraio 1865. Poggi è già famoso per la sua capacità di coniugare lo stile neo-rinascimentale, adatto alla storia cittadina, con le nuove mode soprattutto legate ai parchi all’inglese.

Il suo programma di rinnovamento urbanistico è ampio, articolato, complesso, e risponde a diverse necessità. I lavori cominciano nel maggio del 1865 e vengono terminati 5 anni più tardi, quando ormai la provvisoria capitale sta esaurendo il suo compito. Per la realizzazione del progetto si procede massicciamente all’esproprio. I fondi vengono reperiti attraverso un piano di prestito pubblico di 30 milioni di lire ammortizzabile in 50 anni.

Il piano urbanistico di Giuseppe Poggi del 1865 per Firenze capitale d'Italia modificò completamente l'aspetto e la struttura della città

Per l’attuazione del disegno della nuova Firenze capitale, il comune, delimitato dalle antiche mura, deve per forza espandersi, e per questo vi vengono annesse molte nuove zone tra cui Legnaia, i sobborghi del Pignone e di Verzaia, Bellosguardo e Monticelli, il Parco delle Cascine, Rifredi, Montughi, Il Pino, parte di Novoli, San Salvi, gli attuali quartieri di Campo di Marte, San Gervasio e Viale Mazzini, San Miniato, Pian de’ Giullari, il Bandino e Badia a Ripoli, Arcetri, Poggio Imperiale, San Gaggio e Le Due Strade.

L’abbattimento delle mura

La cinta daziaria viene spostata e le mura – ahimè – abbattute nella parte a nord dell’Arno per realizzare dei nuovi boulevard, i cosiddetti viali di Circonvallazione, una serie di ampie strade alberate che vanno a cingere ad anello il centro ispirandosi ai boulevard parigini. Il fine non è soltanto estetico, ma soprattutto quello di saldare il vecchio nucleo ai nuovi quartieri così da celebrare al meglio Firenze capitale e il suo necessario decoro borghese.

In corrispondenza delle antiche porte di accesso, quasi tutte risparmiate, vengono create delle vaste piazze dalle quali si diramano, in modo molto razionale, strade rettilinee, ampie, in cui vengono edificate le residenze della borghesia legata all’apparato statale e alla corte reale.

Il piano urbanistico di Giuseppe Poggi del 1865 per Firenze capitale d'Italia modificò completamente l'aspetto e la struttura della città

Alcune aperture, come Piazza Beccaria, Piazza della Libertà sono molto scenografiche, coi loro edifici raccordati stilisticamente ai lati, mentre al centro s’innalzano, come eccentriche isole pedonali, le antiche porte trecentesche. Nel Piazzale Donatello, Poggi circoscrive il Cimitero degli Inglesi che, così suggestivamente punteggiato da cipressi, riesce a emozionare scrittori e pittori del romanticismo, come Arnold Böcklin, che vi si ispira per il suo capolavoro, “L’isola dei morti”.

Nuovi quartieri

Il piano urbanistico di Firenze capitale prevede anche la realizzazione di nuovi quartieri a ridosso dei viali – che saranno quelli di Piazza Savonarola (tra Porta San Gallo e Piazzale Donatello), di Piagentina (fuori Porta alla Croce tra l’Arno e l’Affrico), del Pignone (fuori Porta San Frediano) e di San Jacopino (fuori Porta al Prato) –  che siano caratterizzati da moderni criteri abitativi – dai villini a schiera di modeste dimensioni ai grandi blocchi di appartamenti da affittare – e, seppure in scala ridotta, tutti edificati a imitazione delle residenze alto-borghesi e aristocratiche internazionali.

Nell’Oltrarno viene poi realizzato il Viale dei Colli, come contraltare dei viali di Circonvallazione dalla parte opposta del fiume, dotato ai lati di ampie zone verdi, vista panoramica, e costellato da lussuosi villini simbolo dell’alta borghesia cittadina. Il percorso viene poi impreziosito dal Piazzale Michelangelo, terrazza-belvedere che si affaccia su Firenze, probabilmente il capolavoro dell’ancora oggi molto discusso Architetto Poggi.

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Questo è anche il periodo della creazione dei Lungarni, mentre nel quartiere della Mattonaia, per i nuovi funzionari governativi arrivati in città, sorgono i palazzi, le palazzine e i villini intorno a Piazza d’Azeglio.

Il centro storico

Più o meno in contemporanea al progetto Poggi di Firenze capitale viene ampliato il ponte alla Carraia e creata una via rettilinea tra Palazzo Pitti e Piazza Santo Spirito, vengono abbattuti alcuni edifici sorti a ridosso di Palazzo Vecchio e ampliati dei vicoli per l’accesso a Piazza della Signoria, ma soprattutto, già dal 1869, si programma d’intervenire sulla zona del Mercato Vecchio. Si mette a punto un progetto che prevede la realizzazione di una grande piazza e di una galleria coperta lungo via Pellicceria. Manca però il luogo dove trasferire il mercato che viene individuato in San Lorenzo dove, tra il 1870 e il 1874 – su progetto di Giuseppe Mengoni, l’architetto della Galleria di Milano -, viene costruito il Mercato Centrale. Tuttavia, in seguito al definitivo trasferimento della capitale a Roma, il progetto per il Mercato Vecchio viene temporaneamente accantonato.

Il piano urbanistico di Giuseppe Poggi del 1865 per Firenze capitale d'Italia modificò completamente l'aspetto e la struttura della città

Il Mercato Vecchio è il centro geografico della città, laddove i romani nell’antichità avevano eretto il foro. Ai tempi del granduca Cosimo I de’ Medici era già una piazza ma, nei secoli, piccoli edifici popolari sono andati via via aumentando modificandone l’aspetto fino a renderlo un luogo desolato e squallido. I fiorentini lo sanno, ne parlano male, ma è nel 1881 che il giornalista Jarro scrive una serie di articoli di denuncia destando nuovo scalpore e indignazione.

Il risultato è che il comune, dopo aver incaricato un’apposita commissione di sondare lo stato degli immobili e delle condizioni di vita degli abitanti dell’area, decide per la massiccia opera di risanamento. Il progetto definitivo, che va ad aggiungersi a quello di Firenze capitale del Poggi, viene approvato il 2 aprile 1885: la popolazione viene evacuata, le proprietà espropriate.

Piazza della Repubblica

I lavori procedono lenti ma, dopo il 1888, vanno molto più spediti. Dapprima viene demolita la parte nord della piazza, tra la Colonna dell’Abbondanza e l’odierno lato del Caffè Gilli, e finalmente si riscopre la piazza cinquecentesca con la Loggia del Pesce del Vasari (oggi in Piazza dei Ciompi). Forse sarebbe meglio fermarsi qui –  così la pensava Piero Bargellini – ma forti interessi economici pretendono edifici in grande stile a beneficio dell’emergente ceto borghese, per cui le demolizioni proseguono e coprono tutta la zona tra piazza Strozzi, via de’ Vecchietti, via de’ Pecori, via dei Calzaiuoli, Piazza della Signoria e via Porta Rossa.

Antiche chiese, case-torri, sedi di Arti, anche il vecchio Ghetto con 2 sinagoghe, una italiana e una spagnola o levantina, tutto viene raso al suolo senza troppi scrupoli, e al loro posto sorgono i grandi palazzi, i portici, l’arco trionfale, e logicamente Piazza Vittorio Emanuele II, oggi Piazza della Repubblica. Il monumento a Vittorio Emanuele II è inaugurato nel 1890 (adesso si trova in piazza Vittorio Veneto) e pochi anni dopo sono terminati tutti gli edifici intorno.

Il piano urbanistico di Giuseppe Poggi del 1865 per Firenze capitale d'Italia modificò completamente l'aspetto e la struttura della città

L’arco di trionfo e Firenze capitale

Sull’arco di trionfo, detto l’ “arcone”, al centro dei portici – che secondo i disegni del Micheli dovrebbero ispirarsi alla più aulica architettura rinascimentale fiorentina, ma che le aggiunte moderne allontanano molto dal vero stile antico -, campeggia una roboante scritta, forse dettata da Isidoro del Lungo, forse da altri letterati:

«L’ANTICO CENTRO DELLA CITTÀ DA SECOLARE SQUALLORE A VITA NUOVA RESTITUITO».

In cima all’arcone si nota un gruppo allegorico in gesso che raffigura 3 donne a simboleggiare l’Italia, l’Arte, la Scienza. I fiorentini gli affibbiano ironicamente i nomi di famose prostitute: la Starnotti, la Cipischioni, la Trattienghi. Nel 1904 il trittico, notevolmente deteriorato, forse per il caustico scherno tipico della città, è rimosso.

Il piano urbanistico di Giuseppe Poggi del 1865 per Firenze capitale d'Italia modificò completamente l'aspetto e la struttura della città

Fu vera gloria? Davvero l’antico centro della città è stato restituito a una nuova vita dal suo secolare squallore? Forse in parte. Ma l’altra parte – la chiesa di San Tommaso e quella di Santa Maria in Campidoglio, il tabernacolo di Santa Maria della Tromba ricostruito all’angolo nord del Palazzo dell’Arte della Lana, sul retro di Orsanmichele, il Ghetto, le sinagoghe, le sedi delle arti e anche alcuni palazzi nobiliari – grida ancora vendetta.

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