Gino Bartali è una medaglia appesa al cuore e all’anima della Toscana. “Ginettaccio” era un diamante grezzo, un tesoro tutto da scoprire, come una matrioska (o un cipolla di Certaldo per rimanere in tema toscano), strato dopo strato. E Lisa, la splendida nipote del Campione, ci aiuterà a svelarli tutti.

Gino Bartali: una medaglia appesa all’anima della Toscana

Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca.

Gino Bartali

Il primo livello, è sicuramente quello più facile. Ma proprio lì risiedeva l’anima di quest’eccellenza toscana. Il corridore, il ciclista, il campione. 3 Giri d’Italia, 2 Tour de France, 4 Milano-Sanremo e 3 Giri di Lombardia: queste sono solo alcune delle vittorie del grande campione che sfidò e vinse innumerevoli nemici. No, non citeremo “L’Airone”, non è ancora il momento. Gino ha affrontato nemici più tosti.

Gino Bartali è uno dei più grandi campioni del ciclismo mondiale. Insieme all'amico rivale Fausto Coppi hanno fatto sognare l'Europa del dopoguerra.

La paura

Prima di tutto la paura. Giulio Bartali, infatti, fu investito da una macchina durante una corsa ciclistica. E morì. Fu un colpo durissimo per Gino Bartali, un colpo che lascerà la prima cicatrice sul suo grande cuore, un colpo che non andrà mai via. “Mio nonno voleva abbandonare la sua carriera ciclistica. Fu spronato dalle sorelle e dai cittadini di Ponte a Ema a riprendere le gare. ” ci dice Lisa, rivelandoci un aspetto inedito di Gino Bartali. “Ho ereditato la passione per la bicicletta da lui, ma in modo indiretto. Da piccola mi ha insegnato ad andare sulle due ruote, ma in linea di massima, non ha mai invogliato figli e nipoti ad intraprendere una carriera ciclistica, perché per lui era molto rischioso.”

La guerra

Il secondo nemico fu la guerra, una guerra dura e terribile che lo portò ad essere interrogato da Mario Carità nella struttura che, ancora oggi, a Firenze è nota come “Villa Triste”, a causa delle azioni inumane che si svolgevano al suo interno. Ma la guerra non lo piegò e, anche se probabilmente gli strappò molte vittorie e medaglie che avrebbe potuto conquistare, non gli strappò la sua incrollabile fede e bontà.

Gino Bartali è uno dei più grandi campioni del ciclismo mondiale. Insieme all'amico rivale Fausto Coppi hanno fatto sognare l'Europa del dopoguerra.

L’età

Il terzo nemico fu l’età. Quando ripresero le gare, Gino non era solo un italiano, uno sconfitto, un “mangia maccheroni”. Era anche anziano per quel mondo. Giornali e tifosi guardavano perplessi la sua figura che pure compì l’impresa nel 1948 al Tour de France, recuperando 22 minuti su Louison Bobet, grande favorito.

Ma questo, oramai è storia. Un campione non si misura dalla forza che possiede, ma dalla forza del suo cuore. “Il bene si fa, ma non si dice”. E lui non lo diceva.

Medaglia d’oro al merito civile

Mio nonno è sempre stato molto silenzioso e riservato in famiglia. Non ha mai parlato di questa grande impresa. Anche mio padre non sapeva niente dell’impegno di mio nonno dal ’43 al ’45, dei suoi frequenti viaggi fra Assisi e Perugia. Mia nonna aveva percepito qualcosa, ma anche a lei non aveva detto niente per proteggere la famiglia.

Gino Bartali è uno dei più grandi campioni del ciclismo mondiale. Insieme all'amico rivale Fausto Coppi hanno fatto sognare l'Europa del dopoguerra.
Ma cosa ha fatto Ginettaccio, il nostro grande Gino Bartali? Aiutava, semplicemente. Di fronte alla deportazione di migliaia di persone, non girò la testa dall’altra parte e non chiuse gli occhi. Il Campione fece quello che sapeva fare meglio: pedalò. Nel telaio della sua bicicletta trasportava documenti falsi che potevano donare una nuova vita – ed evitare i campi di concentramento – a uomini, donne e bambini. Per questo nel 2006 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli conferì la medaglia d’oro al merito civile per aver salvato «circa 800 cittadini».

Ma non fu solo questo. “Ha tenuto una famiglia ebrea nella cantina di una casa che aveva fatto costruire con le vincite delle corse. Per un anno questa famiglia visse lì e si salvò dalle deportazioni.” Ci racconta Lisa, con voce fiera. “In questa famiglia c’era un bambino di 7 anni, Giorgio Goldemberg, che ha testimoniato allo Yad Vashem di essere stato salvato da mio nonno.” Per questo dal 2013 Gino Bartali è stato dichiarato Giusto tra le nazioni.

Fausto Coppi

Questo è il livello successivo. Il nome di Gino Bartali è legato a doppio filo a quello di Fausto Coppi. Rivali, amici, nemici, fratelli. Opposti nel carattere e nella vita, accumunati solo dalla passione per la bici che aveva strappato loro i fratelli, sono passati ad esempio di una rivalità sana, del senso primordiale dello sport.

Gino Bartali è uno dei più grandi campioni del ciclismo mondiale. Insieme all'amico rivale Fausto Coppi hanno fatto sognare l'Europa del dopoguerra.
C’era una forte stima reciproca sia a livello sportivo, sia a livello umano. Il loro rapporto era molto particolare e descriverlo non è facile. La rivalità finiva nel momento in cui finiva la corsa. Erano in contatto, si sentivano, si parlavano. Per Natale si chiamavano per farsi gli auguri”. Ci racconta Lisa. Gino Bartali, infatti, decise di ingaggiare Fausto Coppi nella sua squadra, la San Pellegrino. Un sodalizio che avrebbe fatto grande l’Italia, se Coppi non fosse morto l’anno dopo. “Fu un duro colpo per mio nonno, me lo ha raccontato mio babbo che ha vissuto il grande dispiacere, fortissimo.

Gino Bartali e la famiglia

E in famiglia, come era Gino Bartali? “Per me era un nonno comune. Ho iniziato a scoprire solo durante l’adolescenza che era un personaggio pubblico di un certo rilievo. Sono stata con lui fino a 15 anni, dato che è morto nel 2000 e l’ho vissuto come un nonno normale. Era spesso fuori, certo, perché fino ad 80 anni seguiva il ciclismo e viaggiava molto.

Gino Bartali è uno dei più grandi campioni del ciclismo mondiale. Insieme all'amico rivale Fausto Coppi hanno fatto sognare l'Europa del dopoguerra.

Io avevo la fortuna di abitare nella sua stessa palazzina, quindi passavo con lui molto tempo e facevamo cose normali: guardavamo la tv, giocavamo, pranzavamo insieme…non mi ha mai portato fuori a vedere le tappe, al massimo si guardava il Giro d’Italia alla tv“. Un nonno normale, una persona comune. Questo emerge dalle parole di sua nipote. “Mio nonno non aveva lasciato che il successo lo cambiasse, parlava con le persone, era molto umile e genuino”.

Biciclettami

Quante sfaccettature aveva Gino? Uomo, nonno, padre, marito, eroe, sportivo, amico e rivale. Con un’unica grande passione: la bicicletta.

Passione che scorre nel Dna della famiglia Bartali. La nipote Lisa non è solo una collezionista di bici, ha aperto un blog chiamato Biciclettami. “E’ nato dalla voglia di raccontarmi e di raccontare cosa è per me la bicicletta. Parlo di  alcuni aneddoti di mio nonno, un nonno importante, ma in una versione diversa, familiare.”

Gino Bartali è uno dei più grandi campioni del ciclismo mondiale. Insieme all'amico rivale Fausto Coppi hanno fatto sognare l'Europa del dopoguerra.

Lisa (in italiano e in inglese) cosa vuol dire usare la bicicletta ogni giorno, le difficoltà a livello di spazio, di educazione, di restauro e di ciclofficine. Il mondo della bicicletta a 360°, con un occhio puntato sulla persona comune e sulla “voglia di bicicletta” che si sta riscoprendo. E, da questa idea, ha preso forma in una collezione di moda per la bicicletta. (Se sei un amante del mondo delle due ruote scopri i bike tour in Toscana)

Si tratta di accessori per la bici, di ispirazione vintage e retrò con materiali moderni, adatti al ciclista moderno. Ma ci sono anche polo di cotone da uomo e donna, con le taschine davanti, ispirate alle maglie che mio nonno indossava negli Anni ’40”.

Una collezione made in Italy per rivivere la vita dell’intramontabile Gino Bartali, per ritrovare in noi stessi la voglia di lottare e vincere. E perché no, quella caparbietà toscana che ci porterebbe a dire: “L‘è tutto sbagliato! E’ tutto da rifare!”.

Riproduzione Riservata ©Copyright TuscanyPeople

Foto ©ciclista.gino.bartali

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