Negli articoli precedenti sulla storia della famiglia Medici, abbiamo illustrato la grande abilità politica di Lorenzo, la sua capacità di essere signore discreto e potente, la sua arguzia, la sua incomparabile abilità diplomatica, la sua fondamentale importanza nel mantenere inalterati i precari equilibri tra gli stati italiani ed europei dell’epoca, tanto da meritarsi l’imperituro appellativo di “ago della bilancia”. In questo articolo parleremo invece di un altro aspetto della poliedricità di Lorenzo il Magnifico: il  contributo intellettuale alle arti e alle scienze.

Medici, la più grande dinastia toscana: Lorenzo il Magnifico, intellettuale e umanista

Lorenzo il Magnifico, come tutti gli uomini che hanno davvero fatto la storia di questo mondo, era una figura complessa. E in questa sua complessità arrivò a incarnare il senso stesso del Rinascimento. Il Signore di Firenze invitava continuamente letterati e artisti presso il palazzo di famiglia in Via Larga (adesso Palazzo Medici Riccardi), ospitandoli anche presso le sue ville fuori dalle mura della città.

Lorenzo il Magnifico oltre ad essere un fine politico, che per anni riuscì a far mantenere la pace tra i potentati italiani, incarna perfettamente la figura del principe ideale del Rinascimento.

Il suo eclettismo gli permetteva di frequentare indifferentemente neoplatonici come Cristoforo Landino o Marsilio Ficino, matematici come Pico della Mirandola, poeti, umanisti e filologi eruditi come Angelo Poliziano, fino ad arrivare al realismo comico-toscano di Luigi Pulci. Si dimostrava attento e curioso verso ogni ramo dello scibile umano e delle tendenze letterarie del rinascente volgare.

Un circolo di intellettuali

Fu Lorenzo il Magnifico, consigliato dal Landino e dal Ficino, a ridonare vigore all’Accademia Neoplatonica di Careggi,  fondata proprio da Marsilio Ficino nel 1462 su incarico di suo nonno Cosimo. Fu lui che dette corso al cosiddetto “secondo umanesimo”. Nei consessi filosofici di Careggi, Lorenzo il Magnifico e il fratello Giuliano, fin da ragazzini, si sedevano al tavolo con filosofi e letterati, chiedevano, intervenivano, discettavano, favorendo in tal modo l’instaurazione di una profonda comunione spirituale e intellettuale tra “protetti” e “protettori”, tanto che il Poliziano, intimo di Lorenzo al punto da esserne spesso inseparabile, ricevé il compito di educare i suoi figli fino al 1479, anno in cui scoppiarono violenti attriti tra l’erudito e la moglie di Lorenzo il Magnifico, Clarice Orsini, riguardo al metodo istruttivo.

Lorenzo il Magnifico oltre ad essere un fine politico, che per anni riuscì a far mantenere la pace tra i potentati italiani, incarna perfettamente la figura del principe ideale del Rinascimento.

Lorenzo basava parte del suo potere sul consenso dei fiorentini, e per guadagnarsi il loro sostegno doveva per forza apparire sempre come un mecenate della cultura e della città. Dal 1470 fu membro della commissione degli “Operai del Palagio”, incaricata di restaurare Palazzo Vecchio. Patrocinò la ristrutturazione del quartiere intorno al Battistero di San Giovanni, offrì contributi al restauro di chiese (il più significativo a Santa Maria del Fiore), fece costruire palazzi importanti dallo stile brunelleschiano-albertiano.

La prima Accademia d’Arte della storia

I maggiori artisti del tempo, Antonio del Pollaiolo, Filippino Lippi, Sandro Botticelli, lavoravano per lui, ornavano le sue feste, diffondevano la cultura pittorica fiorentina al di fuori dei confini toscani. Lorenzo il Magnifico protesse anche lo scultore Andrea del Verrocchio e l’architetto Giuliano da Sangallo. In campo musicale fu mecenate e amicò del compositore fiammingo Heinrich Isaac che contribuì a istruire i suoi figli. Inoltre si preoccupò di favorire lo sbocciare di nuove generazioni di artisti e fondò, nel Giardino di San Marco, la prima Accademia d’Arte della storia in cui furono accolti i giovani più promettenti che uscivano dalle botteghe del Verrocchio e del Ghirlandaio.

Lorenzo il Magnifico oltre ad essere un fine politico, che per anni riuscì a far mantenere la pace tra i potentati italiani, incarna perfettamente la figura del principe ideale del Rinascimento.

Tra le nuove leve che beneficiavano, come modelli, delle statue classiche di proprietà di Lorenzo il Magnifico e dei consigli dell’allievo di Donatello, Bertoldo di Giovanni, si trovava anche il giovanissimo Michelangelo Buonarroti. Il suo immenso talento conquistò così tanto il Magnifico, che dal 1489 al 1492, anno della sua morte, il Medici lo accolse come un figlio e gli permise di mangiare alla sua stessa tavola.

Firenze la novella Atene

C’è da dire che l’amore per l’arte e la cultura che Lorenzo il Magnifico nutriva in gran quantità, forse non gli proveniva solo dall’inclinazione del suo animo. Non bisogna mai dimenticare che prima di tutto era un politico di consumata scaltrezza, e che l’alto ingegno fiorentino dell’epoca rappresentava per lui un ottimo strumento per far risaltare l’immagine della città, come “novella Atene“, presso le altri corti italiane ed europee.

Lorenzo il Magnifico volle che i “suoi” pittori, i “suoi” scultori, i “suoi” architetti, accettassero incarichi fuori dalle mura di Firenze. Raccomandò Giuliano da Sangallo e Andrea del Verrocchio al re del Portogallo. Non mosse dito per impedire che il Verrocchio si spostasse a Venezia per scolpire il monumento equestre di Colleoni, né che Botticelli e Domenico del Ghirlandaio contribuissero a decorare le pareti della Cappella Sistina a Roma (ndr, fonte: Hale).

Lorenzo il Magnifico oltre ad essere un fine politico, che per anni riuscì a far mantenere la pace tra i potentati italiani, incarna perfettamente la figura del principe ideale del Rinascimento.

Non solo, suggerì Leonardo da Vinci a Ludovico il Moro, tanto che il genio fu inviato a Milano come musico, anche se poi si fece valere come realizzatore di feste, giochi, ma in special modo come pittore e ingegnere militare. Si può addirittura arrivare a dire che la “tattica” di Lorenzo il Magnifico fosse uno dei primi esempi di marketing culturale ante litteram.

Lorenzo, magnifico scrittore

Lorenzo fu anche un validissimo letterato. La sua polivalenza gli permetteva di passare dai toni popolari, come la “Nencia da Barberino” o i celebri “Canti carnascialeschi”, a quelli elevati della rappresentazione sacra, che si ponevano in scia alla nuova moralizzazione propugnata dal Savonarola, fino a sperimentare ogni tipo di verso, forma e genere. La sua poetica, intrisa d’una vena realistica che si allontanava dall’intellettualismo culturale dell’élite umanistica e filosofica fiorentina, privilegiando la dimensione quotidiana della Firenze di fine Quattrocento, lo rende come “una delle maggiori figure letterarie tra il Petrarca e l’Ariosto”.

Lorenzo il Magnifico oltre ad essere un fine politico, che per anni riuscì a far mantenere la pace tra i potentati italiani, incarna perfettamente la figura del principe ideale del Rinascimento.

Pur tuttavia non si può definire Lorenzo un vero e proprio letterato, dato che a causa dei suoi continui impegni in ogni campo non ebbe dalla sua il tempo che, ad esempio, ebbero Poliziano o Boiardo da dedicare alla letteratura, e non poté raffinare il proprio stile fino a produrre significative innovazioni. Semmai l’arte di Lorenzo il Magnifico è più classificabile tra l’eclettismo e un “serio dilettantismo”, come un’evasione dal mondo, un rifugio che gli consentiva di riposare l’animo affaticato dai troppi impegni.

Il fiorentino, la lingua dei potenti

È importante sottolineare come Lorenzo, con l’aiuto del Pulci e del Poliziano, pose fine, dal 1470 in poi, al periodo dell’umanesimo “puro”, favorendo la ripresa del volgare e gettando i semi per lo sviluppo del nuovo classicismo volgare. La verità è che il recupero della grande tradizione lirica trecentesca fiorentina, che aveva avuto in Dante, Petrarca e Boccaccio i suoi massimi esponenti, faceva parte del suo più ampio disegno che mirava a imporre definitivamente il fiorentino, come lingua colta, presso gli altri potentati italiani. Ancora una volta si può constatare come in Lorenzo il Magnifico convivessero armoniosamente moti dell’animo puri insieme a intenzioni forse meno nobili ma sempre connotate da profonda lungimiranza e ampio respiro.

Lorenzo il Magnifico oltre ad essere un fine politico, che per anni riuscì a far mantenere la pace tra i potentati italiani, incarna perfettamente la figura del principe ideale del Rinascimento.

Lorenzo il Magnifico: il principe ideale del Rinascimento

In conclusione, Lorenzo il Magnifico fu senz’altro il fulcro di un’epoca per molte ragioni. Gli storici sono quasi unanimemente concordi nell’identificarlo come il principe ideale del Rinascimento, fautore della pace e della prosperità, capace, così come fu, di unire sotto la sua sapiente egida i riottosi principi italiani. Ma mentre Machiavelli lo piange come un ingranaggio imprescindibile senza il quale l’Italia ripiombò nelle guerre e nelle calamità, Guicciardini ne dà un giudizio un po’ più severo, ritenendolo inferiore al nonno Cosimo.

Secondo lui, mentre Cosimo il Vecchio aveva dovuto conquistare il potere ed esercitarlo sapientemente per trent’anni, Lorenzo il Magnifico si era già trovato il grosso del lavoro fatto, e inoltre non aveva donato a Firenze la stessa quantità di opere pubbliche del primo. Per non parlare del fatto che il Magnifico non possedeva la stessa abilità del nonno come banchiere, tanto che alla sua morte lasciò il banco mediceo con gravi debiti da sanare.

Lorenzo il Magnifico oltre ad essere un fine politico, che per anni riuscì a far mantenere la pace tra i potentati italiani, incarna perfettamente la figura del principe ideale del Rinascimento.

Al di là della retorica, dei giudizi personali, e dei confronti, sempre difficili da fare, Lorenzo il Magnifico rimane forse il massimo vertice raggiunto da una stirpe che è rimasta al vertice della nostra città per oltre 300 anni.

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