Il Losca Family Tattoo è il primo studio di tatuaggi della Val di Chiana. Nato nel 2007 a Cortona, oggi se vuoi tatuarti da loro, devi prendere l’appuntamento con 2 mesi di anticipo. Intervista a Micaela Bruno, la fondatrice del Losca Family Tattoo.

 

Micaela, quando hai cominciato a disegnare?

Da sempre: nel seggiolone. Il disegno mi dà tutto, sicuramente più della parola: a volte spiego le cose disegnando.

Quando sei passata dalla tela alla pelle?

In un buco della mia vita in cui ho scelto di voler vivere disegnando. E’ stata la scelta giusta, l’attimo in cui mi è cambiata la vita.

Cosa trovi nella pelle che non trovi nella carta?

Il fatto che le tue cose viaggiano e le persone scelgono di portarti addosso tutta la vita. E’ capitato che purtroppo morissero dei clienti: credimi, una parte di te se ne va con loro.

 

Losca Family Tattoo: a Cortona l'arte del tatuaggio

Hai un tuo stile preferito?

No, direi di no. Amo il tatuaggio tradizionale per formazione: sono una tatuatrice dell’Occidente, dove la storia del tatuaggio è legata ai marinai e ai delinquenti.

Che tipo di rapporto instauri con un tuo cliente?

E’ un rapporto profondo. Lo tratto come una persona da capire. Se arriva con una foto, per esempio, dipende dall’immagine vhe ritrae e dalla motivazione che lui ha. Stessa cosa accade per la posizione del tatuaggio: è fondamentale essere sinceri al 100% con chi si ha davanti.

Quale è il primo tatuaggio che ti sei fatta?

Mi sono scritta il nome della mia migliore amica, il giorno del suo compleanno nell’alluce del piede: così me la sarei portata con me per sempre, è stato quello il regalo.

E il primo tatuaggio ad un’altra persona?

All’amico che ha spinto affinchè comprassi l’attrezzatura per cominciare a tatuare. Il disegno è il logo di un vino californiano: tre corvi che si intrecciano.

Quando hai aperto il Losca Family Tattoo?

Il primo studio l’ho aperto nel 2007 in una delle viuzze medievali di Cortona. Nel 2011 però ci siamo spostati a Camucia, in viale Gramsci 62: meno fascino, ma studio più grande, spazioso, comodo. Inoltre abbiamo iniziato a partecipare alle convention di tatuaggi: abbiamo un grosso giro fuori da Cortona a Milano, Roma, Cagliari Pisa, Firenze, ora stiamo aspettando Brighton e Stoccolma.

 

Losca Family Tattoo: a Cortona l'arte del tatuaggio

Quale è stato il tuo percorso professionale e artistico?

Avendo fatto un percorso artistico e accademico da giovane, sono laureata all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, la pulizia del segno è ciò che mi contraddistingue da sempre. Anche se è tantissimi anni che tatuo, credo di aver capito solo recentemente cosa significhi veramente, ovvero riportare nella pelle ciò che potresti disegnare sulla carta, garantendo un risultato duraturo nel tempo.

Quale è il lavoro più complesso che ti sei trovata davanti?

Direi che a questo punto del mio percorso, i lavori complessi non sono più i lavori artistici, ma i tatuaggi paramedicali: si trattano cicatrici, discromie, ripigmentazione della vitiligine, ricostruzione di areole mammarie, magari dopo operazioni di cancro al seno. Si lavora affiancando la chirurgia e non è più una semplice smania di sfoggiare, ma diventa una necessità. Questi sono i lavori veramente impegnativi e complessi, sia professionalmente che emotivamente.

Perché credi che una persona decida di tatuarsi?

La necessità di imprimersi qualcosa nel corpo, se il tatuaggio viene fatto con coscienza. Il bisogno di uniformarsi al gruppo, se la cosa viene fatta in maniera leggera. Prima ci si tatuava per uscire dal coro, oggi per omologarsi. E’ importante fare una distinzione: i media hanno spinto il diffondersi del tatuaggio commerciale, quello che tutti vedono sulle braccia del calciatore, della starlette e tutti vogliono. Un giudice che decide di tatuarsi tutta la schiena senza mostrarlo, intraprende un percorso personale che vuole fissare sulla pelle.

Losca Family Tattoo: a Cortona l'arte del tatuaggio

Cosa vogliono fermare le persone sulla pelle?

Dolori, perdite, momenti difficili, rinascite. Il tatuaggio serve per fortificarti: nelle tribù nasce come un rito di passaggio dall’infanzia all’età adulta. Quello era, quello resta. Oggi il tatuaggio è stato sdoganato, ed è un bene, ma allo stesso tempo ha perso importanza, il suo valore originario, la serietà e ciò che rappresenta veramente: segnare momenti importanti. Pensa che ho un cliente che preso dall’entusiasmo durante un viaggio, si è tatuato tutto un braccio e adesso non riesce a conviverci: sta andando dallo psicologo. Devi essere convinto di farlo, perché tatuarsi non è comprarsi un vestito di cui non sei convinto, è qualcosa che porterai con te ogni giorno

Quali sono le regole fondamentali da seguire, se decido di tatuarmi?

Rivolgersi a uno studio di tatuaggi che esibisca un’abilitazione e che abbia alle spalle un percorso serio di formazione. Sincerarsi che tutti gli strumenti siano monouso: pretendere che l’allestimento e il disallestimento del carrello sia eseguito davanti a te. Astenersi almeno 20 giorni dall’esposizione al sole e poi protezione totale, un tatuaggio va protetto tutta la vita. Non imprimere sulla propria pelle tatuaggi di altre persone: il tatuaggio racconta te stesso, se ti rappresenti con l’immagine di un altro, non sei più tu.

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