Il Museo dell’Opera del Duomo come non l’avete mai visto, grazie alle visite guidate organizzate da Ciclone Viaggi che, oltre ad essere dei veri esperti di terre lontane, conoscono a menadito Firenze, proponendo viaggi indietro nel tempo.

Al Museo dell’Opera del Duomo con la guida Laura e Ciclone Viaggi

Sabato 27 febbraio 2016, è pomeriggio e mi trovo in cammino per via de’ Servi; di buon passo dovrei arrivare al Museo dell’Opera del Duomo con leggero anticipo. Oggi mi sento piuttosto emozionato, questa sarà la mia prima vera missione all’esterno per TuscanyPeople ed avrò la possibilità di visitare un museo assolutamente straordinario, da pochi mesi rinnovato e riallestito secondo i criteri più all’avanguardia. Soprattutto, però, avrò l’occasione di accompagnare la guida Laura Nenci ed il suo gruppo di visitatori, organizzato dall’agenzia Ciclone Viaggi.

Il Museo dell'Opera del Duomo di Firenze come non l'avete mai visto, grazie a Ciclone Viaggi e alle sue visite guidate: un vero e proprio viaggio nel tempo

Per partecipare a pieno del clima culturale, della fede religiosa e del fervore artistico che animarono la città di Firenze dall’età di Dante fino allo splendido Rinascimento, il sapere di una brava guida è infatti fondamentale: sarà grazie a lei che le opere d’arte prenderanno vita, ci racconteranno la loro storia e ci parleranno per emozioni oltre che per immagini.

Poco dopo ho raggiunto l’ingresso del museo che si trova in Piazza del Duomo 9 e riesco ad incontrare Laura, l’avevo già conosciuta soltanto per telefono, di persona è ancora più bella, sorridente e simpatica. Il gruppo dei visitatori “ciclone” è formato da persone di tutte le età; mi fa piacere visitare il museo con un pubblico eterogeneo, così ricevuta una trasmittente e un auricolare, finalmente possiamo metterci in coda per entrare.

Capisco presto, però, che anche se sotto gli ombrelli, la visita è già iniziata: a destra la cattedrale di Santa Maria del Fiore con la cupola di Filippo Brunelleschi a sinistra la sede dell’istituto che la costruì e se ne prese cura: l’Opera del Duomo.

Museo dell’Opera del Duomo – L’ingresso in un museo vivo

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In ogni caso la visita è davvero ben organizzata, perché questo momento di attesa era stato previsto e ci coglie proprio nel luogo più adatto affinché la nostra storia abbia inizio. Di fatti è qui che Laura inizia a raccontarci di come l’Opera del Duomo esista dal 1296, quando furono inaugurati i lavori per la costruzione di Santa Maria del Fiore, nel luogo dell’antica cattedrale fiorentina di Santa Reparata.

Il progetto di una cattedrale così grande, allora la più grande di tutta la Cristianità, ma soprattutto più grande di quella di Siena, fu davvero ambizioso e innovativo. Oggi, con i debiti rispetti, possiamo dire che assai innovativo è anche il museo che stiamo per visitare, perché le opere vi si trovano ricollocate nel contesto per il quale furono progettate in origine; potremo ammirarle all’interno di una vera e propria ricostruzione degli spazi, assai differente da una semplice esposizione.

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Un museo dedicato a dedicato a Piazza Duomo

Laura ci spiega infine come questo museo differisca da molti altri perché la sua collezione non deriva dal capriccio di un collezionista, ma conserva solamene opere legate al contesto da un filo rosso ininterrotto, tutte realizzate per il Duomo, il Campanile di Giotto o il Battistero di San Giovanni e raccolte negli ambienti del Museo dell’Opera del Duomo, via via che, nel corso dei secoli, i cambiamenti del gusto e poi le esigenze conservative rendevano necessaria la loro rimozione dall’esterno.

Vedremo come si tratti soprattutto opere di scultura, l’arte con la quale i fiorentini vollero caratterizzare la loro cattedrale, dal Medioevo al Rinascimento, alla piena età moderna. In questo modo il tempo fuori passa veloce e giunge il momento di entrare. La prima opera esposta ritrae un santo molto caro ai fiorentini: San Giovanni Battista in Gloria di Girolamo Ticciati, nel 1732 fu scelta per adornare l’altare maggiore del Battistero.

Il Museo dell'Opera del Duomo di Firenze come non l'avete mai visto, grazie a Ciclone Viaggi e alle sue visite guidate: un vero e proprio viaggio nel tempo

Il marmo bianco, la sensazione di serenità ieratica della scultura pur nello slancio verticale ci emozionano molto; certo le luci e la collocazione, rialzata sopra un parallelepipedo che ricorda un altare presentano nel modo migliore quest’opera; ora qui nel museo perché, nel 1912, l’Opera del Domo decise di ripristinare la fisionomia medievale dell’area, rimuovendo questo San Giovanni settecentesco.

Più avanti, il vero e proprio corridoio dell’ingresso è un tributo a tutti i grandi personaggi che furono legati all’Opera del Duomo, i loro nomi sono scolpiti sul marmo delle pareti, noto quelli di Donatello, Michelangelo, Vasari, Buontalenti e molti altri.

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Museo dell'Opera di Firenze: la parete di marmo con i nomi degli artisti

Museo dell’Opera del Duomo – Sala del Paradiso

Nel 1296 la costruzione di Santa Maria del Fiore fu affidata a Arnolfo di Cambio, scultore ed architetto che anziché dall’abside, iniziò dalla facciata.

Il lavoro fu splendido, sebbene non rappresenti più l’immagine del Duomo che tutti conosciamo, perché cambiato il gusto e troppo legato alle memorie repubblicane, i Medici lo fecero demolire e smontare. L’Opera del Duomo ha però ricostruito la facciata di Arnolfo (tramandata dai disegni) e ha conservato le sue sculture originali.

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Museo dell'Opera di Firenze: la parete di marmo con i nomi degli artisti

La sala più impressionante del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze

Ammirata ed illustrata questa ricostruzione in piccolo, Laura ci guida nella sala successiva, la più impressionante del Museo dell’Opera del Duomo. Qui la brava guida interrompe il suo discorso perché il gruppo si riorienti e ammiri questa sala immensa, dove è stato ricostruito lo spazio tra il Duomo di Arnolfo e il Battistero. Quando ci riprendiamo e ci voltiamo verso la facciata del Duomo, Laura ci mostra come le copie delle sculture siano state collocate in alto, nella loro antica sede sulla facciata, mentre gli originali si trovino più in basso nella sala per poterli ammirare anche da vicino. Dobbiamo soffermarci sulla Maestà o Madonna dagli Occhi di Vetro, un tempo molto amata dai fiorentini per il chiarore del suo sguardo vitreo.

L’originale della statua di papa Bonifacio VIII (unico personaggio in vita mentre Arnolfo scolpiva) pare sproporzionata, ma l’allungamento è dovuto al fatto che sia stata progettata per essere guardata da molto in basso, basta levare lo sguardo alla copia per rendersene conto.
Museo dell'Opera di Firenze: la facciata di Arnolfo
Voltandoci possiamo ammirare il Battistero: centrale, in alto, il gruppo scultoreo del Battesimo di Cristo, scolpito da Andrea Sansovino nel 1500 in sostituzione di quello trecentesco di Tino di Camaino.

Al di sotto le porte originali restaurate, la più antica Porta Sud di Andrea Pisano, poi la Porta Nord e l’aurea Porta del Paradiso, entrambe di Lorenzo Ghiberti; nelle sfavillanti formelle dell’ultima gli storici dell’arte hanno individuato il primo avvio di tutto il Rinascimento europeo e qui non osiamo aggiungere altro.

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La porta del Paradiso del Battistero di Firenze, realizzata da Lorenzo Ghiberti

Museo dell’Opera del Duomo – Donatello “versus” Luca Della Robbia

Nella Sala delle Cantorie, Laura ci ha spiegato davvero bene come certe opere d’arte possano essere comprese e godute a pieno soltanto qualora se ne conosca la storia. L’Opera del Duomo, nel 1432, volendo realizzare due cantorie per ospitare il coro dei canti liturgici, commissionò i lavori a Donatello e Luca della Robbia.

Al Della Robbia toccò il lato illuminato dal sole ed eseguì un lavoro dallo stile classico assolutamente perfetto: nel rendere straordinariamente lisce le figure delle sue storie marmoree, diede prova di un’abilità tecnica spaventosa. Poco dopo aver completato questo coro, considerato il suo apice da scultore, si dedicò esclusivamente alle proprie terrecotte invetriate.

La cantoria del Duomo di Firenze realizzata da Luca della Robbia

Donatello (Donato di Niccolò di Betto Bardi) invece dovette fare i conti con il lato più scuro: lì la luce non avrebbe valorizzato a pieno la perfezione formale; così, ricordando che il suo coro si sarebbe trovato vicino alle moltissime candele dell’altare, ritrasse le figure in movimento, lasciò la loro pietra più ruvida, intarsiò l’opera di marmi policromi, appose sullo sfondo delle tessere colorate, simili a quelle dei mosaici e adatte a rifrangere il chiarore. In questo modo le stesse luci ed ombre di Santa Maria del Fiore avrebbero animato la cantoria di Donatello.

Entrambe queste opere sono considerate tra i maggiori capolavori del primo Rinascimento fiorentino, ritraggono scene bibliche legate alla musica e alla danza; in accordo alla filosofia del museo, si trovano esposte alla stessa altezza che ebbero sulle pareti del Duomo.

La cantoria del Duomo di Firenze realizzata da Donatello, oggi presso l'Opera del Duomo

Museo dell’Opera del Duomo – La pietà di Michelangelo

Detta Pietà Bandini o Pietà del Duomo è questa l’unica opera del museo a non essere stata commissionata dall’Opera. Non è certo la più famosa pietà di Michelangelo, ma forse è la più commovente e capace di mostrarci il lato umano anche di un artista così grande. Michelangelo scolpì questa pietà già anziano, meditando sulla fede e sulla morte, dopo le giornate logoranti del lavoro in San Pietro, nei ritagli di tempo notturno e illuminato soltanto da una candela che portava legata alla fronte.

Secondo alcuni studiosi l’artista avrebbe voluto collocare questa Pietà vicino al suo sepolcro. Poi, forse per il buio, per l’età o per la stanchezza Michelangelo si accorse di aver fatto un errore, di non aver scolpito la gamba sinistra del Cristo. Lo scotto, per un uomo consapevole del proprio genio, che si riteneva dotato del dono di vedere la figura imprigionata in ogni blocco di marmo, fu grande.Il Museo dell'Opera del Duomo di Firenze come non l'avete mai visto, grazie a Ciclone Viaggi e alle sue visite guidate: un vero e proprio viaggio nel tempo

Allora, mosso dalla rabbia, lo scalpello di Michelangelo infierì contro la sua stessa opera; i danneggiamenti che si vedono sono opera dello stesso artista e rendono questa Pietà, che non è proprio una pietà perché il Cristo non è retto dalla Madonna ma da un Nicodemo al quale, Michelangelo diede il suo stesso volto, ancora più bella e toccante, assieme all’incompletezza nella quale fu lasciata.

Sono davvero contento di avere visitato il Museo dell’Opera del Duomo con Laura: quante emozioni avrei perduto, se avessi ammirato quest’opera senza conoscerla.

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Al Museo dell’Opera del Duomo con Ciclone Viaggi

Il “gruppo Ciclone Viaggi” pare proprio d’accordo con me, tanto ha ascoltato Laura ammutolito e ha ammirato la Pietà. Ora serve un po’ d’aria! Laura ci conduce nella terrazza del museo dove, tornando a ridere e scherzare, riconsegniamo le trasmittenti e si conclude una visita che non credo dimenticheremo e della quale vi ho raccontato soltanto i momenti più interessanti.

Dettaglio del Campanile di Giotto di Piazza Duomo a Firenze

Agli amici di TuscanyPeople appassionati di fotografia consiglio assolutamente di salire fino a questa terrazza: lo scorcio della cupola del Duomo è proprio suggestivo! E consiglio di visitare anche tutto il museo assieme alla loro fidata macchina: il rapporto tra spazio e opera d’arte qui riproposto li coinvolgerà molto. Aspettiamo le vostre foto su Instagram: @tuscanypeople e #tuscanypeople!

📍PER APPROFONDIRE:

👉La Cupola del Duomo di Firenze: aneddoti e curiosità

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👉Le 7 meraviglie di Toscana Patrimonio dell’UNESCO

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