4 / 4 – Dall’abbandono al recupero conservativo

Dal Settecento fino ai princìpi di John Ruskin

Nella prima metà del Settecento il complesso risultava ormai franato in più parti, mentre quelle ancora in piedi erano pericolanti. Nel 1781 crollò quanto rimaneva delle volte, e nel 1786 un fulmine abbatté il campanile. Si salvò solo la campana maggiore, opera del Trecento, che tuttavia pochi anni dopo venne fusa e venduta come bronzo.

Negli anni seguenti l’abbazia si trasformò addirittura in una fonderia, finché, nel 1789, la chiesa fu definitivamente sconsacrata e abbandonata. I locali del monastero, invece, divennero la sede di una fattoria, e furono parzialmente restaurati già nei primi decenni del XIX secolo.

Verso la fine dell’Ottocento si riacutizzò l’interesse verso il monumento. Si prese in considerazione il restauro e si fece un rilievo delle strutture architettoniche; tutto l’edificio fu al centro di un corposo studio storico a cui si abbinò una campagna fotografica da parte dei Fratelli Alinari di Firenze.

Nel 1924 si iniziò il restauro ispirato ai principi di John Ruskin ed eseguito pertanto con metodo conservativo a opera di Gino Chierici. Non furono dunque realizzate ricostruzioni arbitrarie o integrazioni: si decise semplicemente di consolidare quanto rimaneva del monastero.
E per fortuna, aggiungiamo noi, dato che adesso la sua meravigliosa peculiarità è proprio la sua passata rovina che la rende un unicum molto più spirituale della maggioranza delle chiese integre.

La luce del sole filtra dalle finestre dell'abbazia di San Galgano

Cari amici e care amiche di TP, ora è chiara la ragione per cui l’abbazia di San Galgano è deperita fino a diventare la famosa chiesa toscana senza tetto: non fu l’incuria, ma l’incurante mano dell’uomo. Scriveteci i vostri commenti qui sotto, su Facebook, su Instagram, che si dia inizio alle danze.


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