Perché il 1° Maggio è a Festa dei Lavoratori?

La Festa dei Lavoratori si celebra il 1° maggio di ogni anno astenendoci dal lavoro. Ma perché festeggiamo questa ricorrenza proprio il primo maggio? È una ricorrenza convenzionale o è legata a un evento specifico? E la Toscana ha preso parte in qualche modo alla creazione di questa data celebrata nella maggioranza dei paesi di ciascun continente?

Seguiteci e scopriamo insieme perché il 1° maggio è la Festa dei Lavoratori.

Cartello durante una manifestazione del 1° Maggio con la scritta Festa dei Lavoratori

La legge dell’Illinois sulle 8 ore lavorative

Sveliamo subito che la Festa dei Lavoratori si lega a un fatto drammatico della storia degli Stati Uniti che, in modo molto curioso, è tra i pochissimi paesi al mondo in cui attualmente questa ricorrenza non si celebra il 1° maggio ma il primo lunedì di settembre.

Ancora fino alla metà dell’Ottocento i lavoratori avevano pochissimi diritti, sgobbavano anche 16 ore al giorno, in pessime condizioni. Non di rado morivano sul luogo di lavoro. Per questo negli anni successivi i lavoratori statunitensi, grazie alla forte industrializzazione e all’impiego di forza lavoro soprattutto immigrata dall’Europa centrale in cui proliferavano correnti rivoluzionarie, iniziarono a organizzarsi sempre di più.

Nel 1866, alla conferenza di Ginevra dell’Associazione internazionale dei Lavoratori si rivendicarono le “8 ore come limite legale della giornata lavorativa”. Così, su pressione della Federation of Organized Trades and Labour Unions, l’Illinois, stato della cintura industriale statunitense, nello stesso anno approvò la legge per la giornata di 8 ore. Questa conquista, partita da un solo stato, conobbe una graduale espansione nell’intero territorio degli Stati Uniti finché – in occasione del 19º anniversario dell’entrata in vigore della legge dell’Illinois – la Federation of Organized Trades and Labour Unions decise che il 1° maggio 1886 avrebbe rappresentato il giorno di scadenza limite per estendere la norma in tutto il territorio americano, altrimenti il lavoro si sarebbe interrotto dappertutto tramite uno sciopero generale a oltranza.

Miniatura di operaio su un calendario con evidenziata in rosso la data Primo Maggio, Festa dei Lavoratori

Lo sciopero del 1° maggio 1886 e le dure repressioni

Era sabato, a quell’epoca giorno lavorativo. Nella sola Chicago ben 80.000 lavoratori parteciparono allo sciopero, ma nei giorni seguenti altri scioperi spontanei seguirono in tutti gli Usa. È stato calcolato che il 1° maggio 1886, 400.000 lavoratori in oltre 10.000 stabilimenti statunitensi si astenessero dal lavoro. Si verificarono incidenti, licenziamenti e ci furono anche operai uccisi dalla polizia durante le manifestazioni. A Milwaukee gli agenti aprirono il fuoco contro lavoratori polacchi manifestanti: in 9 persero la vita.

Il sit-in ad Haymarket Square

Si successero arresti, chiusure di sedi sindacali, cariche contro gli assembramenti. Il 3 maggio, a Chicago, la polizia intervenne contro un’adunata sediziosa di fronte alla fabbrica di trattori McCormick, uccidendo 2 lavoratori. Gli anarchici, l’ala preponderante del movimento, per protestare contro la brutalità delle forze dell’ordine, organizzarono un sit-in ad Haymarket Square, piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole, ma nel corso dell’evento un’esplosione uccise 6 poliziotti, ferendone una cinquantina. La polizia rispose sparando sui manifestanti, ma non si è mai riuscito ad appurare il reale numero delle vittime né chi abbia fatto esplodere la bomba. Fu il primo attentato alla dinamite nella storia degli Stati Uniti.

Scultura commemorativa in Haymarket Square a Chicago per i lavoratori uccisi il 3 maggio 1886

La condanna a morte per 7 manifestanti: i martiri di Chicago

Sette anarchici vennero catturati processati, e condannati a morte, nonostante le prove fossero prevalentemente indiziarie e poco convincenti: Michael Schwab, Samuel Fielden, Albert Parsons, Adolph Fischer, George Engel, August Spies e Louis Lingg. In Germania, terra d’origine di quasi tutti gli imputati, il cancelliere Bismarck proibì ogni manifestazione di protesta o di solidarietà verso i processati di Haymarket Square.

In ogni modo, a causa delle pressioni internazionali, la condanna di Fielden, immigrato inglese, e di Schwab, tedesco, fu commutata in ergastolo. Lingg invece si suicidò in modo strano, facendosi esplodere con un candelotto di dinamite. Gli altri furono impiccati a Chicago l’11 novembre 1887. Le ultime, profetiche, parole pronunciate da August Spies furono: “Salute, verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte!”.

Bandiera americana stretta in un pugno con un guanto da operaio

L’eco mondiale dei martiri di Chicago e i fatti di Livorno

Sempre nel 1887, il presidente Usa, Grover Cleveland, pensò che il 1° maggio avrebbe potuto rappresentare il giorno giusto per commemorare i tristi episodi di Chicago; in seguito però, per motivi di opportunità politica, spostò il senso della festività sull’antica Organizzazione dei Cavalieri del Lavoro. In altre parole le istanze civili vennero disgiunte da quelle di classe e si cominciò a parlare di stranieri, immigrati, comunità etniche, razze, piuttosto che di classi sociali.

Ma l’indignazione e l’eco mondiale dei “martiri di Chicago” non si spensero, e anzi fecero del 1° maggio la bandiera di tutte le correnti del movimento dei lavoratori. In Italia, nel 1888, non appena si diffuse la notizia dell’assassinio degli anarchici di Chicago, il popolo livornese si rivoltò contro le navi statunitensi ancorate nel porto; assaltò poi la Questura della propria città dove si vociferava che si fosse rifugiato il console degli Stati Uniti.

1° maggio 1890: la prima manifestazione italiana unitaria per il lavoro

Se negli USA, per ragioni politiche, si tese a tenere scollegate le lotte civili da quelle di classe, in Europa avvenne piuttosto il contrario; infatti in Italia, il 1° maggio 1890, il movimento dei lavoratori dette vita alla sua prima manifestazione nazionale unitaria per il lavoro, il salario e la pensione, oltretutto legata a un’iniziativa di carattere internazionale celebrata in molti altri paesi.

Manifestazione del 1° Maggio 2018 a Torino

Il “Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo icona del 1° maggio

Solo un anno dopo, nel 1891, il pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo, dopo aver assistito a una manifestazione operaia, memorizzò la scena che sarebbe divenuta, un’icona novecentesca della lotta di classe contro lo sfruttamento sul lavoro; sul suo diario annotò i dettagli che gli sarebbero serviti per la realizzazione del quadro, conosciuto come il “Quarto Stato“. Inoltre scrisse:

“La questione sociale s’impone; molti si son dedicati ad essa e studiano alacremente (con tutte le loro energie) per risolverla. Anche l’arte non deve essere estranea a questo movimento verso una meta che è ancora un’incognita ma che pure si intuisce dover essere migliore a petto delle condizioni presenti.”

Ma soltanto dopo decenni di battaglie le 8 ore lavorative verranno dichiarate legali dal Governo Mussolini col Regio decreto legge n. 692 del 1923.

Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo è un'icona della Festa dei Lavoratori

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