I toscani, è risaputo, parlano in maniera molto colorita, con un susseguirsi di espressioni ed intercalari non sempre consoni ad ambienti raffinati. Uno dei modi di dire più comuni e conosciuti riguarda la Maremma, a cui viene associato un aggettivo non proprio cordiale…”maiala”: qual è la ragione? Perché in Toscana si dice maremma maiala?

Perché in Toscana si dice maremma maiala?

Maremma bucaiola, maremma maiala, maremma impestata, maremma ladra, chi vive in Toscana sente di continuo queste colorite imprecazioni, e a sua volta le può usare in vari modi. Sono espressioni che rimarcano disappunto, sorpresa, fastidio, stupore, paura, o addirittura possono rappresentare anche forte assenso: “Sì, maremma maiala!“.  Tutte con la “m” di Maremma minuscola perché in questo caso si tira in ballo la povera terra bistrattata da secoli solo per antonomasia e non in senso proprio o diretto.

Perché in Toscana si dice Maremma maiala? E maremma bucaiola? E Maremma impestata? Semplice, basta conoscere la storia della Toscana

Ma perché in Toscana si dice maremma maiala? Perché la bellissima Maremma viene associata a parole che, se non sono proprio “acce”, hanno comunque un significato negativo? In un luogo di provetti bestemmiatori come la Toscana si potrebbe pensare che fosse un po’ come per la Sacra Famiglia: mandare accidenti a qualcosa di superiore e di potente, d’influente sulle sorti umane, dal basso della nostra rabbia terrigna e impotente. Ma non è così. Non può essere così. La Maremma non è il Cielo, anzi, per lunghi, tristi secoli è stata un inferno.

La storia della Maremma

Dopo il “trattamento senese” – dal XIII secolo in poi quest’area cadde sotto l’influenza della Repubblica di Siena che la trasformò in un gigantesco pascolo a pagamento e istituì la dogana dei paschi devastando l’economia locale e spingendo all’abbandono del territorio coltivato, con l’inevitabile incremento delle terre paludose  – la Maremma diventò una gigantesca, malsana palude. Quindi semmai è l’opposto, coinvolgere la Maremma nelle nostre variegate imprecazioni significa continuare a maledirla come zona malefica, non certo in riferimento a quello spettacolo che vediamo oggi. Iniziate ad intuire perché in Toscana si dice maremma maiala? Semplice, perché un tempo era un vero e proprio inferno.

Perché in Toscana si dice Maremma maiala? E maremma bucaiola? E Maremma impestata? Semplice, basta conoscere la storia della Toscana

Maremma amara

Una delle canzoni più popolari in Toscana è “Maremma amara”. Persino Amália Rodrigues, la regina del fado portoghese, si è impegnata a darne una sua personale versione arrangiandola in un modo che sembra quasi una canzone lusitana cantata in italiano.

Tutti mi dicon Maremma, Maremma…
Ma a me mi pare una Maremma amara.
L’uccello che ci va perde la penna
Io c’ho perduto una persona cara.

Sia maledetta Maremma, Maremma
sia maledetta Maremma e chi l’ama.
Sempre mi trema ‘l cor quando ci vai
Perché ho paura che non torni mai.

Non si tratta di una canzone antichissima, anzi, risale, pare, ai primi del XIX secolo, quando, dopo la prima bonifica medicea settecentesca, il Granducato lorenese progettò una bonifica a vasto raggio. Le terre maremmane, fertilissime ma malsane, estremamente pericolose, erano il regno della zanzara anofele e della malaria.

La mala aria

Non è infatti un caso che il termine malaria, ossia “mala aria, aria cattiva” si sia diffuso in tutto il mondo. Si dice “malaria” in inglese, in tedesco, in francese. L’azione del Plasmodium falciparum, veicolato dalla zanzara anofele (“anofele” dal greco άνωφελής, “inutile”), è anch’esso un simbolo storico della Maremma e di tutte le maremme italiane. Perché in Toscana si dice maremma maiala? Semplice, perché un tempo, questa bellissima terra toscana, era un vero inferno.

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Lo sfruttamento agricolo della Maremma toscana è abbastanza recente e risale a non prima del XVII secolo. Fu allora che la Maremma, area selvaggia, incolta e desolata divenne meta d’immigrazione dei poveri disgraziati rurali di tutta Italia che i Medici attirarono, sia come fissi che come stagionali, col miraggio della terra liberamente concessa, e che andò, ovviamente in mano a pochi che se ne stavano al riparo dai miasmi, a formare dei vastissimi latifondi. È lì che nacquero la Maremma e il suo dolente abitante, il maremmano, ancora oggi noto per il suo “caratterino” difficile, tanto che anche il cane pastore maremmano, per traslazione, pare ne abbia assunto le caratteristiche umorali.

250 anni di lavoro e morte

Nella terra della morte certa, della consunzione a causa di una malattia lenta ma inesorabile (con le sue terribili febbri terzane e quartane e mille altre complicazioni) per la quale a lungo, non si trovarono cure, veniva data la colpa all’aria malsana, la “mala aria” appunto, mentre era tutto dovuto a un parassita inoculato da una zanzara. Per questo i lavoratori maremmani erano quasi tutti stagionali, e sempre raccomandavano l’anima a Dio, sfilando per le tristi paludi con quell’angosciante aspetto da dead men walking. Ed è proprio in fondo a questa storia, quando nessuno più voleva lavorare in Maremma e l’area rischiava di spopolarsi come un tempo, che nacque questa breve ma intensa, pregnante, canzone.

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Due sole strofe che però raccontano 250 anni di duro lavoro, di morte. Una desolata e desolante canzone d’amore cantata da una donna per il suo amato che andava a lavorare, e forse a morire, in una terra che sembrava spennare anche gli uccelli in volo. Canzone di maledizione, perché chi si recava in Maremma doveva mettere in conto di non tornare. Pochi sopravvivevano, e quei pochi si formavano un carattere duro e forte, ancora oggi caratteristica della gente del luogo. Una canzone, in breve, che cantava l’alternativa tra morire di fame e morire di malaria.

La bonifica della Maremma

Iniziò poi la bonifica e le paludi maremmane furono prosciugate. Si poté quindi lavorare in Maremma, sempre sotto i soliti padroni, i soliti latifondisti, fino a tempi abbastanza recenti, ma perlomeno con la fondata speranza di sopravvivere. Si formarono paesi, cittadine, oasi naturali e Grosseto s’allargò sempre di più. La triste storia dei tempi andati divenne folklore, e “Maremma amara” un canto di dolore che si tendeva a dimenticare come tutte le cose brutte.

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La Maremma diventa famosa nel mondo

Negli anni ’60, poi, giunse in Maremma una bella ragazza, occhi grandi, capelli corvini. Fiorentina, ma figlia di un pittore spagnolo e di una scrittrice svizzera, si chiamava Caterina Bueno. Con la sua voce roca, la sua chitarra, le sue sigarette e la sua passione per la riscoperta dei canti popolari, ripescò “Maremma amara” e la cantò. Non si sa chi l’ascoltò per primo, se una vecchia di Civitella Paganico, un buttero in un’osteria di Grosseto, un contadino di Arcidosso o un minatore di Ribolla, ma si sa che da quel momento la canzone ha fatto il giro di tutta la Toscana e poi anche dell’Italia intera.

L’hanno cantata dappertutto, da Ginevra Di Marco a Riccardo Marasco fino a Gianna Nannini, riportando alla luce, in quella nenia struggente da cantastorie quattrocentesco, il doloroso passato della terra maremmana.

Nomen omen

Ecco spiegato perché in Toscana si dice maremma maiala. Se è vero il detto latino, nomen omen, è anche vero che “Maremma” e “malaria”, ma anche “maiala“, hanno una certa assonanza, un fardello che la favolosa Maremma attuale, come una bellissima donna un tempo deturpata dalla malattia, si porta dentro la sua storia assieme ai pallidi spiriti dei suoi dannati della terra.

Se ti è piaciuta la nostra storia sul perché in Toscana si dice maremma maiala e ami la Maremma come la amiamo noi, raccontaci una sua storia, saremo ben lieti d’ascoltarla. Scrivici

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