Continua il nostro viaggio nella storia di Firenze, ripercorrendo le tappe dalle origini all’affermazione del potere di una delle più grandi dinastie italiane: i Medici. In questo articolo racconteremo del governo di Piero il Gottoso, figlio di Cosimo il Vecchio e padre di colui che sarebbe passato alla storia come Lorenzo il Magnifico.

Medici, la più grande dinastia toscana: Piero il Gottoso e il giovane Lorenzo

Ci eravamo lasciati alla morte di Cosimo il Vecchio, o Pater Patriae, il quale, proseguendo magistralmente l’opera del padre, Giovanni di Bicci, consolidò in modo imponente il potere e il prestigio dalla famiglia dei Medici, in Italia e in Europa. Prima di andare avanti, però, torniamo lievemente indietro.

Storia dei Medici, una delle più grandi dinastie italiane: il governo di Piero il Gottoso e l'ascesa di Lorenzo il Magnifico.

Problemi di successione

Dopo una vita di stravizi, Giovanni, secondogenito di Cosimo il Vecchio, zio di Lorenzo il Magnifico e successore designato alla guida del Banco dei Medici, morì nel 1463. La salute cagionevole del primogenito di Cosimo, Piero, soprannominato “il gottoso” per la malattia che lo affliggeva da tempo, aveva infatti spinto il padre a decidere che fosse Giovanni a succedergli alla guida del Banco di famiglia. Ma la morte di quest’ultimo lo gettò in un deprimente stato di malinconia in cui era continuamente assillato dal problema della successione.

Per questo non gli rimase che riporre le proprie speranze nei figli di Piero il Gottoso, Giuliano e Lorenzo, che sarebbero potuti divenire aiutanti e successori del padre infermo. Così, prima di morire, Cosimo, con un atto di effettiva lungimiranza, raccomandò a Piero di non trascurare l’educazione dei due ragazzi e di trattarli come fossero uomini, nonostante la giovane età.

Storia dei Medici, una delle più grandi dinastie italiane: il governo di Piero il Gottoso e l'ascesa di Lorenzo il Magnifico.

In modo particolare, il vecchio Medici era affezionato al nipote Lorenzo con cui era solito conversare e discutere, dato che il giovinetto aveva manifestato un precoce interesse verso l’Accademia neoplatonica, e a soli 12 anni già partecipava alle dotte disquisizioni di Marsilio Ficino nella Villa di Careggi.

Lorenzo dei Medici, la formazione

Lorenzo, figlio di Piero di Cosimo de’ Medici e di Lucrezia Tornabuoni, era nato il 1º gennaio 1449 (ma secondo il vecchio calendario fiorentino, nel 1448) a Firenze, in Palazzo Medici Riccardi. Insieme al fratello Giuliano aveva ricevuto una profonda educazione umanistica e un’accurata preparazione politica, sotto la supervisione di Cosimo e dei genitori. Nella fanciullezza, Lorenzo era stato istruito da Gentile da Urbino, mentre dal 1457 la sua educazione era passata nelle mani di umanisti del calibro di Cristoforo Landino, Giovanni Argiropulo, per gli studi su Omero, Marsilio Ficino, per la filosofia neoplatonica, e Antonio Squarcialupi per la danza.

Lorenzo il Magnifico, il simbolo dell'uomo del Rinascimento, nasce a Firenze da Pietro de Medici e Lucrezia Tornabuoni nel 1449

I viaggi di Lorenzo il Magnifico

Piero il Gottoso, prima di inserirlo nella vita politica della città, ritenne opportuno far fare al giovane Lorenzo un po’ di pratica presso alcune importanti corti italiane, e nel 1465, appena sedicenne, lo spedì in missione diplomatica a Milano e a Venezia. Durante il viaggio, a Pisa conobbe il principe Federico di Napoli con cui presto divenne amico. A Bologna conobbe Giovanni Bentivoglio, mentre a Ferrara, Borso d’Este. Poi proseguì per Venezia, dove fu presentato al doge Cristoforo Moro. Da lì si recò a Milano dove conobbe Francesco Sforza, amico e alleato del nonno Cosimo, ma subito dopo rientrò a Firenze.

Nel 1466 Lorenzo ripartì per Roma, in cui si trovava un’importante filiale del Banco gestita da Giovanni Tornabuoni, fratello della madre Lucrezia. Il padre voleva verificare l’andamento della banca e fu proprio Lorenzo a firmare il contratto che assicurava ai Medici una partecipazione nelle miniere di allume scoperte a Tolfa, vicino a Civitavecchia, in accordo col papa Paolo II. Dopo Roma, Lorenzo giunse a Gaeta dal Re Ferrante d’Aragona, che lo ricevette cerimoniosamente. Al suo rientro a Firenze, Lorenzo era soddisfatto di tutte le sue esperienze in giro per l’Italia, ma la situazione interna dello Stato non consentiva di stare tranquilli.

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La morte di Francesco Sforza

L’8 marzo del 1466 morì improvvisamente Francesco Sforza, duca di Milano e convinto sostenitore della criptosignoria medicea, e questo rappresentò un duro colpo per la famiglia dei Medici. Il vuoto di potere a Milano, la salute cagionevole e la politica finanziaria di Piero il Gottoso – il quale esigeva l’immediata riscossione dei prestiti che il padre Cosimo aveva accordato alle nobili famiglie fiorentine in cambio della loro fedeltà -, la sua intenzione di fidanzare Lorenzo con la nobildonna romana Clarice Orsini e non con una fiorentina come avrebbe voluto la tradizione, riattizzò a Firenze il partito antimediceo.

Il primo fra i nemici di Piero, il ricchissimo Luca Pitti, alleatosi con la famiglia degli Acciaiuoli e con Diotisalvi Neroni, amico di lunga data di Cosimo il Vecchio, organizzò una congiura contro Piero il Gottoso per sostituirsi a lui come nuovo arbitro della Repubblica.

La congiura contro Piero il Gottoso

Luca Pitti e gli altri congiurati contavano anche sul sostegno della casa degli Este, tanto che il marchese Borso inviò a Firenze il fratellastro Ercole a capo di 1300 uomini, pronti  all’intervento in supporto dell’insurrezione interna. Il piano prevedeva che Piero fosse assassinato lungo il tragitto dalla villa di Careggi verso Firenze, dato che era solito percorrerlo senza un’imponente scorta.

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Ma Piero il Gottoso, venuto a conoscenza del piano, si armò e lo sventò, avvisando tutti i suoi sostenitori di organizzare la controffensiva. Allo stesso tempo convinse Luca Pitti a passare nella fazione medicea e, tramite la minacciosa presenza di 2000 fanti milanesi inviati da Galeazzo Maria Sforza, riuscì a ripristinare la sua autorità.

Gli altri congiurati, Diotisalvi Neroni, Angelo Acciaiuoli e Niccolò Soderini furono esiliati, mentre l’Arcivescovo di Firenze Giovanni de’ Diotisalvi fu costretto a ritirarsi a Roma. Luca Pitti non subì nessuna persecuzione giudiziaria, però venne punito dal popolo fiorentino che non lo considerò più come uno dei propri maggiorenti e iniziò a evitarlo parlandone irrispettosamente. In tutto questo Lorenzo ebbe un ruolo importante, sostenendo attivamente il padre, guidando il gruppo di armati legati ai Medici, e inoltre distinguendosi nella difesa della sua vita lungo la via che da Careggi portava a Firenze.

Il matrimonio di Lorenzo con Clarice Orsini

Poco dopo aver sventato la congiura, Piero il Gottoso fece sedere il diciassettenne Lorenzo al proprio posto nella Balìa e nel Consiglio dei Cento, un atto eclatante che trasferiva formalmente il proprio potere al figlio e lo indicava come suo degno successore.

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Ma Piero voleva rafforzare ulteriormente la posizione della famiglia dei Medici, e insieme alla moglie Lucrezia Tornabuoni decise che Lorenzo si sarebbe sposato con Clarice Orsini, rampolla di una delle più nobili casate romane. La giovane fu esaminata e giudicata direttamente da Lucrezia durante un suo soggiorno a Roma, e il resoconto, femminilmente dettagliato, fu inviato al marito.

Il matrimonio conveniva a entrambe le famiglie. I Medici, a parte ricevere 6000 fiorini romani, puntavano a entrare nella cerchia patrizia pontificia assumendo una fisionomia sempre più cosmopolita. Per gli Orsini, invece, era vantaggioso imparentarsi con la famiglia più ricca d’Europa.

Ma Lorenzo cosa ne pensava? In sostanza: niente. Preso dagli svaghi giovanili, dai tornei e dalle composizioni poetiche, il ragazzo lasciò alla madre il compito di preparare le nozze e non manifestò particolare interesse nei confronti della futura sposa né prima né dopo il matrimonio: pur adempiendo ai suoi doveri coniugali, non le dedicò mai nemmeno un pensiero o una poesia, nulla. Lorenzo era gaudente, intriso di cultura neoplatonica, amante della vita, mentre Clarice era di educazione rigida, austera, profondamente religiosa, e poco edotta di letteratura e cultura umanistica. Avevano davvero poco da dirsi.

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La morte di Piero il Gottoso

Morto Piero il Gottoso nel dicembre del 1469, il ventenne Lorenzo assunse il potere su Firenze insieme al fratello Giuliano, e ricevette la fiducia da parte dei politici legati alla famiglia dei Medici. Così come avevano fatto il nonno e il padre, Lorenzo non accettò ufficialmente cariche pubbliche, desiderando essere considerato un semplice cittadino come gli altri. Nonostante, per tatto politico, non fosse inferiore al nonno, Lorenzo non poté fare a meno di manifestare la sua sete di potere, suscitando riprovazione e timori in buona parte della città. Nel periodo dal 1469 al 1472, Lorenzo riuscì a sopire tutte le rivalità tra le famiglie fiorentine così da diventare supremo arbitro in ogni questione.

Per giunta, costituì il Consiglio maggiore e rafforzò il Consiglio dei Cento conferendogli l’autorità di promulgare leggi senza l’interferenza degli organi popolari e assicurandolo in mano a esponenti filo medicei. I vecchi nemici del padre Piero, come Diotisalvi Nerone e gli altri fuoriusciti, sempre più preoccupati per la piega che stavano prendendo le cose, credendo di potersi approfittare dell’inesperienza dei due giovani fratelli, complottarono con Borso d’Este per abbatterli definitivamente e sobillarono i pratesi alla rivolta contro Firenze, ma il colpo di Stato fu scoperto e ancora una volta la famiglia dei Medici si salvò.

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La conquista di Volterra

Nel 1472, Lorenzo decise di conquistare Volterra. Da un lato era attratto dalla ricche risorse di allume appena scoperte, dall’altro desiderava rafforzare il prestigio dello Stato e della propria famiglia sottomettendo un’importante città toscana. Fu una guerra lampo e venne portata a termine lo stesso anno con il sacco della città da parte delle truppe guidate da Federico da Montefeltro.

Tuttavia la violenza verso i poveri volterrani risultò tale da suscitare sdegno nell’opinione pubblica fiorentina. Ma Lorenzo, non contento, per affermare una volta di più il dominio della sua città su Volterra, fece costruire una rocca imponente che sfoggiava le più avanguardistiche soluzioni difensive dell’epoca, anticipando molte caratteristiche della futura fortificazione moderna.

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Nonostante la vittoria, un pericolo ben più grave lo attendeva insidioso tra le vie di Firenze, una minaccia che stavolta avrebbe colpito duro la famiglia dei Medici: la congiura dei Pazzi.
Ma di questo episodio ne parleremo nel prossimo articolo.

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