Da meditazione, fruttati, secchi, di tendenza, classici, d’annata. La palette di vini rossi toscani è tra le più sfaccettate d’Italia e non sempre scegliere un vino è impresa semplice. Ecco qualche punto fermo intorno al quale far ruotare la vostra selezione.

 

Vini rossi toscani: il decalogo per scegliere la giusta bottiglia

La storia della produzione di vino rosso in Toscana si perde nella notte dei tempi. Sono numerosi i ritrovamenti archeologici che testimoniano le origini antichissime della viticoltura nell’Italia centrale. Uno sopra tutti la scoperta in quel del senese di una Kylix, un calice con sopra impressa un immagine di Flufuns, dio del vino per gli Etruschi.

Perchè la Toscana si chiama Toscana? Ovvero quali sono le origini del nome Toscana, una delle terre più conosciute al mondo

Da allora, correva circa il secolo VI a.C., di acqua sotto i ponti ne è passata e con essa fiotti di vino di coppa in coppa, di civiltà in civiltà, di generazione in generazione. Ad oggi l’eccellenza che caratterizza questa nostra terra particolarmente vocata alla vite è lontana, per grazia di Flufuns o chi per lui, dallo stereotipo folkloristico – per quanto simpatico – del fiasco di vino scadente adatto più ad aiutare la deglutizione di spaghetti e piatti a base di pane raffermo che a mandare in solluchero palati esigenti.

Vino toscano, vino delle mie brame, qual è la bottiglia più buona del reame?

Ma al di là dell’autocelebrazione, come orientarsi nella scelta di una bottiglia di vino rosso toscano? Sono pronta a scommettere che a molti è capitato di sedersi al tavolo di un ristorante, aprire la carta dei vini, dare una scorsa e avere la sensazione di dover risolvere un rebus difficilissimo, finendo per appiattirsi sulle solite etichette o declinando l’invito a scegliere rimettendosi ai consigli altrui. Selezionare con cognizione di causa una bottiglia dei migliori vini rossi toscani può costituire un vero rompicapo, soprattutto in Toscana dove l’offerta è tra le più ampie d’Italia.

Bottiglie di vini rossi toscani tra cui il Tignanello, il Modus ecc

Vini rossi toscani: da dove cominciare a scegliere la giusta bottiglia

Iniziamo ad entrare nel vivo di questa nostra breve guida su come scegliere la bottiglia più adatta ai nostri gusti, nell’immenso e variegato mondo dei vini rossi toscani. Il primo criterio da tenere in considerazione è senza dubbio la cosiddetta composizione ampeleografica, ovvero il tipo di vitigni utilizzati per quella bottiglia e il loro rapporto percentuale.

Conoscere le caratteristiche degli uvaggi vi aiuterà a decidere cosa potrebbe più verosimilmente fare al caso vostro: è un po’ come se immaginassimo il gusto di un piatto, leggendo la lista dei suoi ingredienti. Dovete sapere che in Toscana nonostante le decine di uve autoctone, nazionali ed internazionali disseminate su tutto il territorio, quelle a bacca nera sono essenzialmente tre le più coltivate. Indovinate qual è la prima?

Leonardo da Vinci il più grande genio di tutti i tempi viene considerato anche il primo enologo e sommellier della storia dell'umanità

Il Re dei vini rossi toscani, Sua Maestà il Sangiovese

Secondo la mitologia romana, era Giove il Dio di tutti gli Dei, e dunque il Re di tutti i vitigni non poteva che chiamarsi Sangiovese. Ne esistono oltre 30 cloni, tra cui il San Gioveto, il Prugnolo gentile, il Morellino, il Sangiovese grosso; uva a bacca nera storica nonché la più coltivata d’Italia, in Toscana il Sangiovese occupa il 65% della superficie vitata; le sue caratteristiche organolettiche sembrano essere state concepite appositamente per accompagnare il cibo.

I vini rossi toscani a base Sangiovese sono caratterizzati da un’affascinate salinità e da una buona acidità, quell’acidità che, di sorso in sorso, lascia il palato pulito, pronto per il prossimo boccone che verrà dunque gustato al pieno dei suoi sapori.

Vitigno difficile ma di grande capacità di invecchiamento, raggiunge la sua massima espressione nell’entroterra, dove argille, marne, scisti e poca sabbia garantiscono le condizioni pedografiche ideali, dove le dolci pendenze dei celebri colli toscani provvedono a drenare adeguatamente il terreno e dove il clima fresco ne esalta finezza, eleganza e profumi delicati come quello della viola mammola.

Grappoli di Sangiovese durante la vendemmie in una tenuta dell'azienda Ruffino in Toscana.

Le uve francesche

Profuma di Bordeaux la Toscana più moderna, essendo le altre due varietà di uve maggiormente coltivate sul territorio le cosiddette uve francesche, come qualcuno ancora le chiama, che oltralpe costituiscono il classico taglio bordolese. Si tratta della famiglia dei Cabernet e del Merlot, ad oggi molto presenti sopratutto sulla costa dove le calde estati ne assicurano corpo e profondità.

Il Merlot

Il Merlot, vitigno versatile e per questo molto diffuso, con un 6,3% costituisce la seconda uva a bacca nera più coltivata in Toscana; alcuni dei profumi più caratteristici sono sentori di more, cassis, prugna, anche in confettura, e talvolta cuoio. Tende ad essere elegante, avere tannini morbidi ed una rotondità avvolgente quando ottenuto da uve ben mature.

Il Cabernet

I Cabernet si piazzano al terzo posto con un 5,7%, aggiungono complessità di profumi, corpo e struttura. Vitigni dall’ampio spettro espressivo, possono essere spigolosi e introversi in gioventù – soprattutto il Cabernet Sauvignon – ma capaci di trasformasi in seta raggiungendo la maturità.

Tendenzialmente danno origine a vini di struttura, complessi ed intensi e i loro profumi sono tra i più accattivanti: mora, ribes nero, prugna, menta, eucalipto, legno di cedro, cuoio, che con l’invecchiamento in legno e l’affinamento in bottiglia raggiungono armonia ed equilibrio. Se troppo giovani possono dare origini a vini molto vegetali, con spiccati sentori di peperone e olive in salamoia – soprattutto il Cabernet Franc – non molto sexy, ma così tipici – varietali – da essere ricercatissimi.

Bottiglie di vini rossi toscani tra cui il Tignanello

Altri vitigni toscani a bacca nera

Gli altri 70 vitigni a bacca nera costituiscono meno di un decimo della coltivazione regionale. Tra i più comunemente usati troviamo il Canaiolo nero a smussare gli spigoli del Sangiovese, lo speziato Syrah, il Colorino che carica di antociani il vino, il poco tannico e fruttato Ciliegiolo. L’elenco sarebbe veramente lungo.

Doc e Docg toscane a base di Sangiovese

Se a questo punto vi dico che un Chianti Classico ha tra l’80 e il 100% di Sangiovese o giusto un accenno di Canaiolo o Colorino, iniziate a vedere un po’ di luce in fondo al tunnel? Iniziate ad immaginare come si srotolerebbe quel vino in bocca?

Le altre Docg toscane a preponderanza Sangiovese sono il Chianti con le sue 7 sotto zone, il più longevo di tutti i vini rossi italiani insieme al Barolo ovvero il Brunello di Montalcino, senese come il Nobile di Montepulciano, il grossetano Morellino di Scansano, il Montecucco a ridosso delll’Amiata, e tra le Doc più facilmente reperibili l’Orcia, il Rosso di Montalcino e il Rosso di Montepulciano.

Le Docg invece dove sono gli internazionali a regnare sono il Carmignano prodotto in provincia di Prato e i livornesi Val di Cornia Rosso e Suvereto. Tra le Doc da provare il Bolgheri e il Bolgheri Sassicaia in provincia di Livorno e il Cortona prodotto nell’aretino.

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La DOC di Bolgheri è oggi una delle Denominazioni di Origine più importanti della Toscana, grazie anche al lavoro di aziende biologiche e biodinamiche.

Vitigni e terroir

Il legame fra vitigno e territorio è ciò che rende ogni vino diverso dagli altri. Le particolari condizioni del suolo, l’esposizione, l’altitudine delle vigne ed il microclima, il terroir detta alla francese, contribuiscono a sviluppare nei vini rossi toscani caratteristiche uniche.

La zona di produzione è fondamentale. Approssimando molto, moltissimo, ricordate che la costa e le sue estati assolate darà inevitabilmente origine a vini più alcolici, così di corpo che quasi vi verrà voglia di morderli, mentre le vigne dell’entroterra beneficeranno di maggiore escursione a favore di freschezza, finezza ed eleganza. Anche questa può essere una linea da seguire nell’indecisione del momento.

Vigne a Montalcino in provincia di Siena

I Supertuscan

Non vi capiterà mai di leggere in etichetta la menzione Supertuscan, ma su qualche carta dei vini c’è da scommetterci.

Ma cosa significa Supertuscan?

Storicamente con questa espressione ci si riferisce a vini nati negli anni ’40, che hanno raggiunto la loro massima espressione negli anni ’60-’70, quando il Chianti era in piena crisi qualitativa ed economica.

I Supertuscan si proposero come contraltare, innovativi e di rottura, moderni ed incompresi: il primo fu il Sassicaia dei Marchesi Incisa della Rocchetta: Cabernet Sauvignon e Cabertnet Franc, prodotto da vitigni indirettamente importati da Chateau Lafite, invecchiato in barrique da 225 lt fatte di dolce e vanigliato legno francese, quando la tradizione era ferma alle enormi botti anche da 1000 lt di quercia slovena o castagno, legni più rustici e spigolosi nei loro aromi.

Altri produttori iconoclasti seguirono questa nuova eccitante via, ma la stampa anglosassone si accorse di loro solo negli anni ’80 coniando il termine Super Tuscan e definendoli un faro nella notte.

Le aste di vini vedono protagonisti i vini toscani

Vini rossi toscani Igt

A parte alcune eccezioni, come il Sassicaia e il Bolgheri che si sono conquistati 2 Doc tutte loro, i Supertuscan, andando fuori dai severi disciplinari di produzione delle denominazioni, sono classificati come Igt, (Indicazione Geografica Tipica), categoria giusto sopra i vini da tavola che però permette massima libertà di espressione.

Ahimè non tutti gli Igt sono vini memorabili, c’è un po’ di tutto. Quelli in stile Supertuscan normalmente hanno prezzi…super. Possono essere blend di vitigni internazionali o 100% San Giovese, in purezza, e se concepiti a regola d’arte sono densi, potenti, tannici e avvolti dai seducenti aromi estratti dal legno di rovere. Vini da meditazione, vini rossi toscani da attendere, da scegliere ed aprire in occasioni speciali, per edonismo e niente più.

Il Sassicaia è un vino toscano d'eccellenza; nato a Bolgheri negli anni '40,oggi è uno dei migliori prodotti tipici della Toscana

Vini rossi toscani: i tipi di invecchiamento

D’annata, Riserva, Gran selezione: queste 3 parole possono toglierci velocemente dagli impicci se ne conosciamo il significato. Hanno a che vedere con il tipo di invecchiamento che ha caratterizzato il vino in cantina e ne determina longevità e complessità, in ordine crescente.

Vini rossi toscani d’annata

I vini rossi d’annata in Toscana sono solitamente invecchiati pochi mesi in acciaio o in grandi botti dal legno esausto che quindi al vino cedono poco in quanto a struttura e profondità; hanno principalmente sentori fruttati e floreali, tendono ad essere di media struttura e non sono vini predisposti a lunghi invecchiamenti.

Perfetti con salumi e formaggi non particolarmente impegnativi, crostini e sottoli, primi piatti delicati anche a base di pesce se in rosso, secondi di carne dalla cottura semplice, come la classica griglia, ma anche sformati di verdure e formaggio.

Vini rossi toscani Riserva

I vini rossi toscani Riserva prevedono un invecchiamento più lungo e parte di esso deve avvenire in botti piccole di rovere. Si tratta di vini più longevi, complessi e strutturati grazie sia ai tannini gallici che agli aromi così detti terziari, entrambi ceduti dal legno. Le Riserve possono essere abbinate a piatti dai sapori più decisi, come formaggi di capra e pecora e salumi di cinta, sughi intensi come un ragù di cinghiale, arrosti di selvaggina o filetti in salsa.

Vini rossi toscani Gran Selezione

La Gran Selezione è di esclusivo appannaggio del Chianti Classico, prevede che il vino rimanga a contatto col legno di rovere più a lungo di una Riserva. La Gran Selezione è un vino adatto a lunghi invecchiamenti e può essere accostato a pietanze molto elaborate, come paste ripiene al tartufo, stufati di carni molto spezziate in stile peposo o animali da pelo e da piuma in umido. Ma è anche un vino da meditazione. In questo caso consiglio di provarlo con del cioccolato, magari fondente purché non lo sia oltre il 70%.

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L’importanza degli abbinamenti cibo/vino

Gli abbinamenti cibo/vino seguono regole molto semplici, in qualche modo intuitive, quasi banali, eppure funzionali. Talvolta infatti è veramente difficile scegliere una bottiglia che esalti a pieno un piatto, soprattutto se si tratta di una pietanza ricca nell’abbondanza e diversità degli ingredienti.

Affidarsi all’istinto e al buon senso può dunque essere un primo punto di partenza, ricordando che la semplicità si abbina alla semplicità e la complessità alla complessità.

Il concorso vinicolo internazionale BIWA 2017 è stato vinto da Oreno 2015 della Tenuta Sette Ponti, un vero successo per il vino toscano

Un’ultima dritta per scegliere la giusta bottiglia di vino rosso toscano

Capire quale tra i vini rossi toscani preferiamo, cosa ci piace di una bottiglia, cosa ci sta meglio addosso, quali caratteristiche esaltino la nostra pietanza preferita, significa iniziare ad assaggiare oltre il già stra-arci-noto, per quanto eccellente sia.

Bere entro un range molto limitato può tra l’altro fuorviare il palato. Abituarsi alla stessa tipologia di vini può condurre a quello che gli scienziati chiamano ‘errore di struttura‘: se si opta sempre per esempio per vini pieni, muscolosi, tannici sarà difficile nel tempo apprezzare vini con caratteristiche differenti, col rischio di escludere dai nostri orizzonti bottiglie interessanti.

Metinella è un'azienda vitivinicola a Montepulciano. Aperta da pochissimo tempo ha già ottenuto riconoscimenti internazionali per i suoi vini

In conclusione

In estrema conclusione non vi rimane che stappare a più non posso, buttarvi nell’ignoto, solleticare i vostri sensi innamorandovi sempre di più del magnifico, sfaccettato, caleidoscopico, vivo e mai uguale a se stesso mondo dei vini rossi toscani.

Buona sperimentazione!

 

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Martina Tanganelli
Wine blogger and Ambassador of Tuscany

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