La Riserva Naturale di Pescinello, famosa per i suoi alberi monumentali, si trova in provincia di Grosseto, vicino al Borgo di Roccalbegna. Con una delle guide del luogo abbiamo visitato questo luogo secolare, dove gli alberi sono i veri guardiani del tempo.

Riserva Naturale di Pescinello, il reame degli alberi monumentali 

In questi giorni ho avuto il piacere di incontrare una bravissima collega guida ambientale, Carla Pau, che mi ha proposto un nuovo itinerario in Maremma. Avevo già sentito parlare della Riserva naturale di Pescinello e dei suoi alberi monumentali, ma non avevo mai avuto l’occasione di visitarla.

Carla, dove ci porterai oggi?

Oggi faremo un percorso ad anello, con partenza e ritorno al borgo di Roccalbegna, che ci porterà alla scoperta della Riserva naturale di Pescinello e dei suoi affascinanti alberi monumentali.

La Riserva Naturale di Pescinello, vicino a Roccalbegna è il regno degli alberi monumentali, un itinerario in Maremma davvero imperdibile

Mi dai qualche indicazione tecnica su questo itinerario in Maremma?

Siamo intorno agli 8 km, ma le pendenze, i diversi tipi di fondo di calpestio e le soste che vengono fatte portano a una tempistica dilatata, dalle 10:00 alle 16:00 circa. E’ un itinerario senza difficoltà tecniche e vi consiglio di percorrerlo dalla primavera inoltrata all’autunno”.

Cosa stiamo andando a scoprire?

Con questo itinerario raggiungiamo a piedi la Riserva Naturale di Pescinello, dal Borgo di Roccalbegna, attraverso un antico sentiero in forte pendenza che conduce fino al Monte Labbro e che sicuramente faceva parte dell’antica Via del Sale dell’Alta Valle dell’Albegna e collegava Saturnia alla montagna. Sono ancora visibili tracce dell’antico selciato, che alcuni datano addirittura al periodo Romano, considerando che la zona era sicuramente sfruttata per le risorse naturali e probabilmente abitata, come la vicina Semproniano.

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Ma è più probabile che sia di origine Alto Medievale e da ricondurre alle origini Longobarde degli insediamenti in zona, come il Vico Campusona, di cui si trovano i resti (perimetro basale di un’ampia costruzione) sommersi nei prati pascoli della Riserva.

E cosa mi puoi dire della Riserva Naturale di Pescinello?

La Riserva Naturale di Pescinello, che si trova tra i 680 e 820 metri fino a sfiorare i 1.000 sulla cresta del Poggio Prato Nanzi, può essere raggiunta anche con un’auto dalla strada provinciale tra Roccalbegna e il Castello della Triana. Ma è molto più suggestivo arrivarci a piedi, perché le panoramiche sono davvero belle e offrono scorci su tutta la Valle dell’Albegna fino al Monte Argentario.

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Il cuore della Riserva Naturale di Pescinello è caratterizzato da prati e pascoli con rocce calcaree affioranti e un meraviglioso bosco tra grandi massi di calcare, in cui camminiamo e ci muoviamo, su sentieri stretti e avvolti da arbusti e alberi monumentali. Il paesaggio è rimasto intatto grazie al lavoro costante e ininterrotto di generazioni di famiglie appassionate e oggi, a causa dell’abbandono della terra e dei lavori tradizionali legati a essa, è necessario tutelarlo per non alterare i suoi delicati equilibri.

Chi è il proprietario della Riserva Naturale di Pescinello?

Niccolino è il proprietario di questa terra adagiata ai piedi del Monte Labbro, a un lato delle Gole dell’Albegna, tra Poggio Crivello e Poggio Prato Nanzi. Niccolino ha deciso di trasformare la terra della sua famiglia in Riserva Naturale, riconoscendo, con grande lungimiranza e sensibilità, l’importanza e il valore del luogo, dal punto di vista ambientale prima di tutto, ma anche storico. Vedrai che questo incontro sarà molto piacevole e dopo aver fatto le presentazioni, Niccolino farà da apripista nel suo regno, con me che sono la guida e tutti i partecipanti all’escursione. Una cosa curiosa è che a questo reame si accede da cancelli di legno, che devono essere rigorosamente chiusi ogni volta, per evitare che le pecore e le capre fuoriescano.

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Cosa significa Pescinello?

La Riserva si chiama Pescinello per la presenza nella località di piccoli specchi d’acqua, sorgenti, fossi, rigagnoli e laghetti che sicuramente nell’antichità sono stati riconosciuti come un valido approvvigionamento d’acqua per gli uomini e le bestie, e probabilmente è parso strategico tracciare un’importante via e piccoli insediamenti produttivi. Qui molte generazioni si sono avvicendate praticando la pesca di acqua dolce, prima che la Riserva Naturale di Pescinello fosse istituita e cambiassero i confini delle proprietà.

Ma la Riserva è famosa e rinomata tra studiosi e ricercatori per la presenza di arbusti e alberi monumentali che colpiscono l’attenzione e meravigliano anche i non addetti ai lavori. Un albero si definisce monumentale per una serie di requisiti che lo fanno emergere rispetto agli altri, quali dimensioni e longevità, forma e portamento, valore paesaggistico, valore storico-culturale.

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Il 75% delle piante plurisecolari della Riserva Naturale di Pescinello è di origine agamica: nate come pollone sulla ceppaia dopo il taglio del tronco, il che conferma l’impiantazione nell’area. Mentre la frequentazione da secoli dell’area di pascoli allo stato brado è testimoniata dalla presenza di potature su tutti gli esemplari, con esempi di capitozzatura: lo scopo di tale pratica era finalizzata alla produzione di frasca per gli animali e venivano tagliati ogni 2-3 anni all’altezza di 1,5 metri.

 Quali alberi monumentali sono presenti nella Riserva Naturale di Pescinello?

Il primo albero che incontriamo al centro del pascolo è una grande Roverella (Quercus Pubescens) detta “Il Quercione”. Il suo valore non è dato solo dalle dimensioni e dal valore aggiunto che porta a livello paesaggistico, ma anche per la capacità di raccontarci un po’ di vita del luogo, dato che le querce, e anche altri alberi così maestosi, in passato venivano risparmiati nei pascoli per dare riparo e ombra – qui si dice Meria – alle bestie e al loro pastore nelle ore più assolate. Qui la capitozzatura è molto evidente e possiamo immaginarci caprioli e ovini affaticarsi a raggiungere le tenere foglie dei germogli.

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Prima di inoltrarci nel bosco ci avviciniamo all’eccezionale Acero trilobo (Acer monspessulanum) per dare uno sguardo alla vallata su cui si affaccia, poi ci dirigiamo al cancello di legno che ci porta nel cuore della Riserva Naturale di Pescinello; prima però facciamo una sosta presso il piccolo laghetto palustre dove a volte, con fortuna e pazienza, si può avvistare il Tritone punteggiato, un anfibio urodelo (cioè dotato di coda) che vive nei terreni umidi come questo, e nascondono sotto le piante acquatiche le uova dei piccoli.

Oltre gli aceri, gli ornielli, i salici, i carpini e i cornioli, tutti alberi che si contraddistinguono per le dimensioni anomale e il portamento, ci soffermiamo in particolare presso i grandi agrifogli, siepi sempreverdi dalle dimensioni anomale che nella Riserva Naturale di Pescinello vegetano nelle immediate vicinanze dei tigli: generalmente è una specie legata a stazioni con elevata umidità atmosferica ed escursioni termiche non accentuate, e si colloca nel sottobosco a forte copertura; la sua presenza nella riserva è dunque eccezionale”.

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In genere le foreste sono dei luoghi considerati magici, hai qualche storia su questa Riserva che mi può sorprendere? Mi raccomando niente racconti paurosi però!

Recentemente la Riserva Naturale di Pescinello è frequentata anche da amanti dell’esoterico e della magia, per la presenza di un sito particolare, il cosiddetto “Tiglio della Strega”, tra i 15 Tigli secolari e monumentali della specie Tilia Platiffillos (Tiglio Nostrano) presenti nella Riserva il più famoso. Il Tiglio della Strega si trova al centro di un’area circolare quasi perfetta delimitata da rocce di grandi dimensioni, un Omphalos magico di incerta origine a cui si accede da un breve e stretto corridoio tra basse mura di pietra locale a secco.

Nel dubbio ho chiesto a Niccolino se si potesse trattare di vecchie dirute capanne di pastori, o di mura di confine, ma lui mi ha spiegato, con molta convinzione, che qui è sempre stato così, da prima di suo padre e del padre di suo padre…

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Ci sono diverse ipotesi riguardo l’origine del sito, che viene attribuito a popolazioni Celtiche (V a.C) nella loro discesa e invasione dell’Etruria, ma più probabilmente a quelle Longobarde, di stanza in loco presso il Vico Campusona”.

Mi racconti qualcosa sul Sentiero dei Tigli?

“Il Sentiero dei Tigli (oggi praticabile solo in parte) unisce 13 di 15 tigli monumentali, 7 dei quali sono, disposti su una lunga linea di impluvio (dove scorreva l’acqua proveniente da una sorgente, ancora visibile in certi punti), informazione che fa pensare ad un impianto quasi al 100%, soprattutto per la distanza regolare che intercorre tra loro e che sembra riprodurre la coda della Costellazione di Orione.

Spesso il tiglio veniva utilizzato per la definizione di confini, vista la grande facilità con cui si distinguono dal resto della vegetazione, ma confrontando la linea tracciata dai tigli con i catasti del territorio non si trova traccia di proprietà private divise in quel punto. Veniva piantato lungo le vie con valore simbolico per accompagnare il cammino dei viandanti e proteggere dal malocchio, come tra le popolazioni centro–europee è considerato sacro, simbolo di immortalità.

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L’ipotesi meno fantasiosa ci porta a un intervento degli Abati di San Salvatore, guardiani della Via del Sale lungo il Fiume Albegna, i quali avevano una Cella produttiva proprio ai piedi della Riserva, la Cella Sancti Miniati, nucleo originario di Roccalbegna.

Faremo anche una sosta per il pranzo?

Con la suggestione negli occhi ci fermiamo  proprio per una pausa pranzo in cima al crinale, presso il fosso dove un altro tiglio secolare ci fa compagnia, poi riprendiamo il cammino verso l’ultimo albero monumentale che Niccolino ci mostra: un Pero Mandorlino che dovrebbe avere il portamento di un cespuglio mentre emerge come un albero di circa 12 metri di altezza.

E dopo?

A questo punto è giunto il momento di incamminarci di nuovo verso Roccalbegna, ma le meraviglie non sono finite: usciamo dall’area recintata della Riserva Naturale di Pescinello passando da uno scalandrino vecchio stile, fatto con rami di alberi, uno dei più rustici che ho potuto vedere tra Amiata e Maremma, e da qui prendiamo la strada vicinale panoramica per ritornare all’ingresso principale, da cui godiamo di un’ampia panoramica luminosa su tutta la Valle dell’Albegna, fino all’Argentario. Da qui riusciamo a distinguere nettamente anche l’Isola del Giglio!

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Prima di uscire definitivamente attraversiamo l’area de “Il Laghetto”, un invaso artificiale creato negli anni da Niccolino sfruttando la presenza a monte di una piccola sorgente di acqua pura, che può dissetare uomini e abbeverare animali. Il carsismo dell’area permette all’acqua di rimanere sempre allo stesso livello scivolando sotto le grandi rocce che formano una delle pareti panoramiche dello specchio d’acqua. Con i posatoi e le sue rive ombrose sta diventando famoso tra gli uccelli di passo tra il Monte Labbro e la Riserva di Rocconi, lungo le rotte migratorie.

Salutiamo Niccolino e ci chiudiamo nuovamente alle spalle i cancelli di legno di questo reame incantato. Per ritornare a Roccalbegna, essendo un percorso ad anello, si esce dalla Riserva Naturale di Pescinello da un piccolo sentiero presso il Laghetto, seguendo quello che doveva essere originariamente il tracciato del percorso Saturnia – Montelabbro e scendiamo fino al Borgo Senese che spicca tra i Poggi con le sue Torri e la Pietra. 

 

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