In letteratura la Toscana rappresenta una fonte inesauribile di ispirazione: il paesaggio collinare, le tradizioni popolari, il patrimonio storico artistico, hanno sempre offerto gli spunti giusti per poeti e scrittori di ogni epoca. Ed è appunto la Toscana, con le sue “storie e impressioni”, ad essere protagonista o ispiratrice di racconti letterari. Scopriamo insieme alcuni importanti scrittori toscani che hanno lasciato un segno nella narrativa del ‘900.

Scrittori toscani del ‘900: la bellezza della parola

Curzio Malaparte

Nome d’arte di Kurt Erich Suckert nacque a Prato da madre italiana (la milanese Edda Perelli) e dal tintore sassone Erwin Suckert, è stato uno scrittore, giornalista, ufficiale, poeta e saggista italiano. Tra gli scrittori toscani è particolarmente noto, soprattutto all’estero, per i suoi romanzi Kaputt e La pelle, opere neorealiste a sfondo autobiografico basati sulla sua esperienza di giornalista e ufficiale durante la seconda guerra mondiale.

Gli scrittori toscani che hanno lasciato un segno indelebile nella letteratura italiana del '900: Pratolini, Malaparte, Tobino, PalazzeschiFoto ©biografieonline.it

Scrittore dallo stile realistico e «immaginifico», definito come «cinico e compassionevole» al tempo stesso e talvolta avvicinato alle tematiche e allo stile crudo ed «espressionista» di Louis-Ferdinand Céline, come intellettuale fu dapprima un sostenitore del fascismo, poi una voce critica e un oppositore dello stesso. Caratteristica della sua letteratura è la mescolanza di fatti reali – lo scrittore è stato infatti avvicinato alla corrente del neorealismo -, spesso autobiografici, ad altri immaginari, talvolta esagerati in maniera voluta e consapevole, fino al grottesco, specialmente quando deve denunciare le atrocità della seconda guerra mondiale.

L’opera più famosa di Curzio Malaparte”Maledetti Toscani”

Molto interessante la sua famosa opera ‘Maledetti Toscani’: perché, di fronte a un toscano, tutti si sentono a disagio? Risposta ovvia, per Curzio Malaparte: è di gran lunga più intelligente degli altri italiani, e libero – la libertà dipende dall’intelligenza –, il toscano è spregioso, disprezza tutti gli esseri umani per la loro stupidità. Per di più è sboccato, insolente, crudele, fazioso, cinico e ironico.

Possiede in compenso una greca virtù: il senso della misura, il sentimento della meravigliosa armonia che regge i rapporti fra le cose terrene e le divine (basti pensare alla Divina Commedia, dove il Paradiso sembra un angolo di Toscana).

Gli scrittori toscani che hanno lasciato un segno indelebile nella letteratura italiana del '900: Pratolini, Malaparte, Tobino, Palazzeschi

E il più toscano dei toscani, un toscano – diciamo così – allo stato di grazia, è il pratese: becero, certo, visto che non ha paura di parlare come pensa, e rabbioso, rissoso, riottoso, nemico d’ogni autorità, d’ogni titolo e d’ogni prosopopea. È a Prato, del resto, che in mucchi di cenci polverosi: «tutto viene a finire: la gloria, l’onore, la pietà, la superbia, la vanità del mondo». Concepito come un arioso, amoroso, sfrontato stile, sorretto da una lingua di scintillante nitore, Maledetti toscani guida attraverso i paesaggi, i popoli, le città, la letteratura della Toscana, così rappresentando tutti gli italiani, che non sanno essere liberi e giusti ma solo servi o padroni. E dovrebbero imparare dai toscani a «sputare in bocca ai potenti».

Vasco Pratolini

Nato nel 1913, Vasco Pratolini è stato per anni il simbolo di una ben precisa Firenze, legata nel bene e nel male alla violenza livida degli ambienti popolani, alle figure “eroiche” di giovani travolti dalla guerra e dal fascismo o impegnate nella costruzione di una nuova coscienza sociale. Interamente autodidatta, Pratolini esordì nell’ambiente degli scrittori toscani e delle riviste “Solaria” e “Campo di Marte” sulle quali pubblicò i primi racconti.

Gli scrittori toscani che hanno lasciato un segno indelebile nella letteratura italiana del '900: Pratolini, Malaparte, Tobino, PalazzeschiFoto: ©doppiozero.com

Il successo gli arriva dopo la guerra con Cronaca familiare, prima, e con Cronache di poveri amanti poi, dal quale venne anche tratto un celebre film. Il suo caso letterario trovò una risonanza fortissima nella critica, che lo individuò come l’esempio più evidente di quel “neorealismo” divenuto poi terreno di un dibattito lacerante. In ogni caso non si deve pensare a Pratolini come al creatore di una moda letteraria, ma piuttosto al tentativo di innalzare, tramite l’esperienza dell’ermetismo, le tematiche populistiche in una scelta stilistica sobria e dignitosa. La trilogia di Una storia italiana ne è il risultato diretto: Metello, Lo scialo e Allegoria e derisione sono anche un percorso di uscita dai regionalismi verso una più ampia visione nazionale. Numerosissimi i premi assegnatigli: è stato anche insignito della laurea ad honorem dell’Università di Firenze.

Mario Tobino

Nato nel 1910 a Viareggio, Mario Tobino arriva nell’alveo degli scrittori toscani da una strada traversa, l’attività di Primario dell’Ospedale Psichiatrico di Magliano (Lucca). Due romanzi ricalcano direttamente queste esperienze: Le libere donne di Magliano (1953, un successone) e Gli ultimi giorni di Magliano (1982, un piccolo successo). Tobino è riuscito a lungo a salvarsi dal gorgo del conformismo letterario (Il clandestino, Sulla spiaggia e Di là dal molo) poi si è stancato di lottare ed è defluito nelle ricostruzioni storicheggianti, cullandosi nel morbido abbraccio dei Medioevo romantico.

Gli scrittori toscani che hanno lasciato un segno indelebile nella letteratura italiana del '900: Pratolini, Malaparte, Tobino, Palazzeschi

I soliti ignoti tuttavia sussurrano che egli rimpianga ancora i bei tempi gloriosi quando, da ragazzo, a Viareggio, dava basaglianamente libero sfogo alla propria indole ribelle nella banda della “Teppa del Piazzone”. Malinconiche, comunque, le periodiche ricomparse nel racconto o nel romanzo (ad esempio La ladra) con un tremito stilistico da sopravvissuto.

Aldo Palazzeschi

Pseudonimo di Aldo Pietro Vincenzo Giurlani, nato a Firenze è stato uno scrittore e poeta italiano, uno dei padri delle avanguardie storiche. Inizialmente firmò le sue opere col suo vero nome, e dal 1905 adottò come pseudonimo il cognome della nonna materna, appunto Palazzeschi. Dalla seconda attività conseguì una ricca produzione letteraria che gli diede fama di rango nazionale. Sulle colline di Coverciano ambientò Le Sorelle Materassi, un romanzo ironico e tagliente che descrive magistralmente il mondo contadino e piccolo borghese dell’epoca, uno dei romanzi più significativi del primo dopoguerra.

Autore di due dei capolavori assoluti del futurismo, Il codice di Perelà (1911) e L’incendiario (1910). In Poesie (1925 e 1930) raccolse quasi tutti i versi della sua prima stagione poetica, con un’ampia scelta di liriche dalle sue prime raccolte.

Gli scrittori toscani che hanno lasciato un segno indelebile nella letteratura italiana del '900: Pratolini, Malaparte, Tobino, Palazzeschi

Attivissimo e prolifico anche negli ultimi anni di vita, Palazzeschi seguì con caldo interesse il dibattito letterario animato dagli scrittori e dai poeti della neoavanguardia, che in lui peraltro videro un punto di riferimento intellettuale privilegiato. Morì a causa di un’affezione polmonare il 18 agosto 1974 mentre gli amici andavano preparando i festeggiamenti per i suoi novant’anni.

Fonte: Wikipedia, IBS.it
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