Chi non ha mai visto il simbolo nero col tondo bianco e bianco col tondo nero, dello Yin e dello Yang, due opposte complementarità che insieme vanno a comporre un cerchio perfetto? Credo tutti, prima o poi, l’abbiano incontrato, e penso anche che la maggioranza ne abbia intuito il significato lato perché di rado un simbolo astratto risulta tanto chiaro e comunicativo. E questo perché ci rappresenta meravigliosamente bene nel nostro perenne dualismo irrisolto, nel nostro essere luce e ombra, estroversione e introversione, maschile e femminile, turbamento e serenità, e così via.

L’intuizione non sbaglia, quindi, ma da dove deriva questo simbolo? Qual è il significato di Yin e Yang? Perché si contrappone in maniera netta alla tradizione metafisica occidentale?

Il simbolo di Yin e Yang su una roccia in Cina

Le origini del concetto di Yin e Yang

Il concetto di Yin e Yang è antichissimo. I filosofi cinesi lo usavano per spiegare l’origine del cosmo. Si tratta di un’idea presente sia nel taoismo –  sistema filosofico e mistico, in seguito diventato religione, fondato sugli insegnamenti del filosofo Laozi -, che nel Confucianesimo – sistema di dottrine religiose, filosofiche, etiche, sociali e politiche, elaborato dal pensatore cinese Confucio.

Secondo quest’idea, prima della creazione dell’universo, esisteva il nulla, chiamato Wu-Chi, che alla lettera significa: assenza di differenziazioni, e anche: assenza di poli. Le due polarità dello Yin e dello Yang si sono poi originate dal Wu-Chi, il nulla, dando origine al Tai-Chi, la prima forza dell’universo, la Suprema Polarità. Essa rappresenta il simbolo della dualità esistente in ogni elemento di cui è composto l’universo: due entità opposte e complementari che vanno a formare la totalità.

Lo Yin e Yang non possono esistere l’uno senza l’altro, come la notte non può esistere senza il giorno, l’ombra senza la luce, il caldo senza il freddo, e viceversa, sono cioè interdipendenti e complementari. Inoltre nessun elemento dell’universo può essere solo completamente Yin o solo completamente Yang. Ciascuno dei due elementi contiene il seme del proprio opposto, così come ogni donna porta in sé il maschile e ogni uomo il femminile.

Il simbolo di Yin e Yang all'ingresso del tempio di Kunming in Cina

Il simbolo di Yin e Yang

Il principio di cui sopra è ben espresso dal simbolo iconico bicolore denominato T’ai Chi Tu, il diagramma Taiji, suddiviso in due parti uguali, simmetricamente opposte tramite una curva a forma di S verticale. La parte nera corrisponde allo Yin, quella bianca allo Yang, e la loro uguaglianza, equivalente al perimetro dell’intera circonferenza, simboleggia l’armonia tra le due componenti.

Chiamati anche “i due pesci Yin e Yang“, entrambe le parti includono un tondo che raffigura il seme del principio opposto: la parte nera, Yin, contiene un seme Yang, bianco, mentre la parte bianca, Yang, contiene un seme Yin, nero. Il T’ai Chi Tu è un incessante movimento circolare che raffigura la perenne evoluzione che avviene nell’alternanza dei due poli.

È infatti dall’interazione dello Yin e dello Yang che nascono il movimento e la vita nell’universo. Essi sono i due principi che mantengono l’ordine naturale del Tao, il flusso vitale che scorre incessantemente attraverso il Cosmo, e che ha dato origine a tutto.

I quattro sbilanciamenti dell’equilibrio

Lo Yin e lo Yang, essendo complementari, aumentano e diminuiscono, alimentandosi a vicenda per rimanere in equilibrio. Tuttavia si possono verificare quattro sbilanciamenti: eccesso di Yin o di Yang, insufficienza di Yin o di Yang. Ma è proprio l’azione complementare e alternata dello Yin e dello Yang che muove ogni cosa nell’universo, operando nel tempo e nello spazio, costituendo il microcosmo e il macrocosmo.

I due pesci Yin e Yang, nuotano in cerchio intorno alla luce

Il significato degli ideogrammi Yin e Yang

Gli ideogrammi in cui sono scritti Yin e Yang, si possono tradurre, per lo Yin, come “il lato in ombra della collina”, mentre per lo Yang, come “il lato soleggiato della collina.

Lo Yin rappresenta tradizionalmente la natura femminile, la luna, la notte, il buio, il freddo, l’umido, il nascosto, l’inerzia, la passività, l’autunno e l’inverno, la terra, l’acqua, il vuoto, la debolezza, il negativo, le energie distruttrici,  l’introversione, il basso, l’ovest.

Lo Yang rappresenta tradizionalmente la natura maschile, il sole, il caldo, la luce, il giorno, il positivo, la forza, il movimento, l’attività, la primavera e l’estate, il cielo, il fuoco, il secco, il manifesto, l’alto, il pieno, l’estroversione, le energie vivificanti, l’est.
Importante sottolineare che Yin e Yang non rivestono alcun significato morale né hanno valore di buono o cattivo, simboleggiano soltanto uno stato di cose senza connotazione.

I simboli di Yin e Yang scritti in caratteri cinesi

Una dottrina antitetica alla metafisica occidentale

Risulta chiaro come questa dottrina sia antitetica alla tradizione metafisica occidentale che al mutamento del divenire contrappone la trascendenza e l’immutabilità dell’assoluto, all’apparenza degli esseri fenomenici, la sola realtà dell’essere supremo, alla molteplicità delle cose, l’unicità e indivisibilità dell’Uno.

In altre parole, per la nostra metafisica la realtà umana è opposta e inconciliabile con quella divina, mentre per la dottrina dello Yin e lo Yang esiste solo complementarità e integrazione.

Ideogrammi cinesi con il simbolo dello Yin e Yang al centro del disco

La ciclicità della natura e degli esseri viventi

Lo Yin e lo Yang si manifestano di continuo nel nostro corpo e nella natura che ci circonda. Nelle respirazione, l’inspirazione evoca l’espirazione. Nel ciclo cardiaco, la sistole, la fase di contrazione del cuore, viene seguita dalla diastole, la fase di rilassamento.

Così i giorni e le notti si alternano. Lo Yang, la luce, aumenta col progredire delle ore diurne per diminuire al tramonto, mentre lo Yin, il buio, cresce. Ecco che invece al mattino la luce dello Yang penetra nel buio dello Yin, che la sera riavvolge la luce nelle sue tenebre. Yin e Yang non si escludono, è il loro rapporto reciproco che si modifica.

Stessa cosa accade per le stagioni. All’equinozio di primavera, il giorno e la notte sono equilibrati. Col passare dei mesi, i giorni si allungano, lo Yang, la luce, aumenta fino a raggiungere il suo culmine nel solstizio d’estate. Poi a poco a poco lo Yang riprende a diminuire finché nell’equinozio d’autunno il giorno e la notte trovano un nuovo equilibrio. Allora e lo Yin, il buio, a predominare, fino a raggiungere il suo culmine nel solstizio d’inverno. Poi, via via che avanzano i mesi, il buio diminuisce sempre di più e la luce cresce, per raggiungere di nuovo l’equilibrio nel successivo equinozio di primavera.

La ciclicità dei due principi è la spiegazione di tutti i fenomeni naturali. Yin e Yang sono la dualità motrice della meccanica cosmica e il microcosmo umano corrisponde al macrocosmo. Se c’è una cosa che appare chiara da questa affascinante dottrina è come la situazione di equilibrio per noi umani, soggetti a perenne evoluzione, sia breve ed effimera, e fors’anche poco produttiva. La quiete è solo uno stato tra tanti possibili, prima che muti in un nuovo, diverso, stato.

Tramonto sulle colline toscane con una sfera di vetro

Yin e Yang in terra toscana

Pensiamo alla nostra Toscana e a quanto lo Yin e lo Yang la simboleggino a meraviglia. Tutti i geni che l’hanno abitata hanno prodotto i loro capolavori letterari, artistici, scientifici, attraverso il continuo alternarsi di Yin e Yang dentro di loro. Il buio dell’esilio ha prodotto in Dante la luce della Divina Commedia. Michelangelo creava attraverso il tormento del suo stato inquieto per raggiungere l’estasi delle sue grandi opere. Galileo conobbe la galera e la tortura per affermare le sue idee. Leonardo manifestò la propria genialità assoluta attraverso una serie impressionante di fallimenti. E si potrebbe continuare a lungo. Perché la luce sorge sempre dal buio e il buio dalla luce.

E cosa sarebbe la nostra terra senza il caldo e il freddo, l’estate e l’inverno, il secco e la pioggia, la calma e il vento? Quei venti buoni che creano quella fantastica biodiversità di cui parla Oscar Farinetti. E non solo: la varietà delle colline, dalle montagne, dei mari, dei laghi, dei fiumi, l’ombra e la luce. Quel succedersi di terre e acque, di pendii, rilievi e di pianure: tutto deve alternarsi senza sosta perché si possa ottenere bellezza e bontà, un unico stato da solo non produce nulla. Niente cresce nel gelo perenne o nel deserto. Niente.

👉  Leggi anche: Italia campione mondiale di biodiversità: la risposta è nel vento

Crete senesi in Toscana a primavera vicino al borgo di Asciano

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