Escursione notturna alla Via Cava di San Rocco con l’Hotel della Fortezza

Come promesso nel corso del racconto della bellissima esperienza totalizzante presso l’Hotel della Fortezza di Sorano, oggi approfondiamo la nostra avventura notturna nelle via cava di San Rocco, che si snoda in salita sulla collina prospiciente la Fortezza Orsini stessa.

Tetti di Sorano e Fortezza Orsini ripresi dall'Hotell della Fortezza

In marcia dalla Fortezza Orsini lungo le vie del borgo

Ci fa da guida la brava ed esperta Elena che collabora con l’Hotel della Fortezza da molto tempo. Siamo una decina, tutti muniti di potenti torce da testa. Partiamo dalla piazzetta Cairoli e scendiamo giù verso la parte bassa del paese.

Elena racconta che è il terzo anno consecutivo che organizzano escursioni notturne nella Via Cava di San Rocco per provare il brivido degli affascinanti sentieri etruschi. La difficoltà maggiore, in effetti, non è tanto affrontare le Vie Cave in sé, accidentate, sì, ma non troppo complicate da percorrere; il punto è attraversarle al buio, privi della maggioranza dei punti di riferimento visivi se non quelli che possano emergere dal fascio di luce sopra la nostra testa. Ma alla fin fine dovrebbe essere proprio questa la massima suggestione: trovarsi in mezzo a un bosco in un momento in cui non dovremmo trovarci. Siamo tutti dei novelli Cappuccetto Rosso. Speriamo di non incontrare il lupo. O i lupi. Ovviamente sto scherzano, non ci sono lupi da queste parti.

Ci incamminiamo dopo aver lasciato per strada un paio di entusiasti aderenti all’iniziativa che, spaventati da due goccioloni di pioggia, hanno perso un po’ di entusiasmo e non se la sono sentita di continuare. Selezione naturale della specie, si sa. Ne rimarrà solo uno. Ovviamente scherzo, anche perché con noi c’è un’allegra bambina di otto-nove anni, e giustizia dice che dovrebbe essere lei l’eletta. Rischerzo, il lettore perdonerà l’immancabile ironia toscana, uno de nostri marchi di fabbrica. L’atmosfera è rilassata ed eccitata al contempo, c’è senso di curiosità e voglia di scoperta.

Vie del borgo toscano di Sorano al crepuscolo

Via Cava di San Rocco, un percorso a ritroso nel tempo

Davanti a noi, sulla collina opposta, più o meno al nostro stesso livello, si eleva l’alto sperone di roccia che dobbiamo raggiungere e su cui il sole sta spegnendo i suoi ultimi raggi. Il nostro sarà un affascinante percorso a ritroso nel tempo: dalla cinquecentesca Fortezza Orsini attraverseremo il borgo medioevale fino alla sua parte più antica, per poi addentrarci direttamente nell’età etrusca, tra secoli lontanissimi che vanno dal VII al III a.C..

Dopo aver infruttuosamente tentato di seminare David (il nostro fotografo), costretto a tornare all’Hotel della Fortezza in fretta e furia dopo essersi accorto che mancava di un obiettivo speciale per la sua potente camera, la nostra guida c’invita a fermarci per un minuto. La Fortezza Orsini è in questo momento preclusa alla nostra vista: Elena pertanto ci chiede in quale direzione, secondo noi, dovrebbe più o meno trovarsi. Ognuno indica un punto diverso, nessuno ci azzecca, tutti sbagliano di almeno una quindicina di gradi angolari. Ma c’è una ragione. Il paese gira intenzionalmente su se stesso in modo strano, irregolare: era una strategia fatta apposta per disorientare i nemici.

Escursione notturna alla Via Cava di San Rocco con l'Hotel della Fortezza di Sorano

Ecursione notturna della Via Cava di San Rocco

Usciamo stupiti da Porta dei Merli, la porta principale di accesso al paese, in origine protetta da un ponte levatoio.
Raggiungiamo il fondo del paese, attraversiamo il torrente Lente, tributario del Fiora, quindi iniziamo a risalire per queste pazzesche vie scavate nel tufo dagli Etruschi, a partire dall’VIII secolo a.C., per collegare la parte bassa alla parte alta della vallata. Le tastiamo materialmente con le mani: qui, oltre 2.700 anni fa, degli uomini tagliavano le stesse rocce che vediamo noi per aprirsi un varco. Sono incredibilmente friabili, quasi si sfaldano tra le dita.

Il tufo

Elena ci spiega che il tufo è una roccia lavica, o meglio, un insieme di sedimenti vulcanici. Circa 600.000 anni fa questa zona è stata infatti completamente trasformata dall’apparato Vulsinio – che si snoda nella zona compresa tra i fiumi Paglia, Tevere e Fiora, fin quasi al mare -, formato da tre complessi vulcanici di epoche diverse, Bolsena, Montefiascone e Latera: furono le loro potenti eruzioni, a sconquassare l’intera regione.

E così, attraverso lo schiacciamento per pressione di sedimenti, pietre, lapilli, ceneri, polveri, e quant’altro derivi da un’esplosione vulcanica, si sono formati i giganteschi tavolati di tufo che caratterizzano questa regione della Toscana e del Lazio. Nei punti, poi, in cui questi altopiani arrivavano al confine geologico con quanto era preesistente, tendevano a sfrangiarsi, a spezzettarsi, creando le ripide rupi, in apparenza inospitali, che sono sotto i nostri occhi. Ma la realtà è che la massima fertilità dei terreni vulcanici, abbinata al fatto che proprio l’inospitalità del territorio rendeva superflue le complesse fortificazioni che sarebbero servite per difendersi da attacchi esterni, hanno facilitato i primi insediamenti umani e le coltivazioni.

Escursione notturna alla Via Cava di San Rocco con l'Hotel della Fortezza di Sorano

Che maestria, questi Etruschi

La cosa curiosa è che queste Vie cave, di cui in effetti si sa pochissimo tranne che senz’altro erano delle strade, risalgono a un periodo estremamente arcaico (VIII-VII secolo a.C.), e risulta effettivamente difficile immaginare come una popolazione, presumibilmente di livello ancora tribale, abbia potuto scavare queste rocce (in basso sono friabili ma più in alto sono molto dure) con tanta maestria.

A maggior ragione se si pensa che fino agli anni ’40 del secolo scorso questa costituiva la strada principale per andare da Sorano a Sovana. Ecco anche spiegata la ragione del profondo solco centrale che caratterizza l’intera via, e che tra l’altro complica la nostra camminata: quasi 3000 anni di passi in su e in giù non sono pochi. Nei secoli, poi, per regolarizzare il fondo, le parti laterali sono state a loro volta abbassate riportandole via via al piano di quella centrale, e determinando così una sorta di scavo archeologico al contrario in cui la zona più alta corrisponde a quella più antica e la più bassa a quella più moderna.

Escursione notturna alla Via Cava di San Rocco con l'Hotel della Fortezza di Sorano

La necropoli di San Rocco

Alla fine della nostra piacevole fatica, fatta di salita, di ombre cangianti, e di continue sorprendenti scoperte, arriviamo in cima, alla Via Cava di San Rocco, necropoli etrusca le cui cavità sono state sfruttate, a partire dal Medioevo, per ricavarvi soprattutto abitazioni, stalle e fornaci.

Nonostante la scarsa luce si nota anche la sagoma della chiesa di San Rocco, risalente al XV secolo – sebbene sia stata ristrutturata di recente -, costruita come ex voto dopo che la popolazione riuscì a scampare a una pestilenza.

Escursione notturna alla Via Cava di San Rocco con l'Hotel della Fortezza di Sorano

Perché sono state costruite le Vie Cave: le ipotesi

Sulla via del ritorno, stando tutti molto attenti a non scivolare sulle rocce, Elena analizza la ragione per cui gli Etruschi abbiano costruito le Vie Cave, dato che nel periodo arcaico non esistevano chissà quali città da collegare o eserciti da spostare. Si pensa pertanto che il vero motivo afferisca alla sfera del sacro. In altre parole, percorsi sacri che potrebbero aver avuto varie funzioni. La prima: entrare in contatto con le varie divinità che per gli Etruschi vivevano nel sottosuolo.

Emblematica è la leggenda di Tagete e Tarconte. Un giorno Tarconte, un contadino che arava un campo nei pressi di Tarquinia, vide una zolla sollevarsi dal solco e assumere le sembianze di un fanciullo. Lo chiamò Tages, o Tagete. Il fanciullo apparve subito dotato di grande saggezza e di virtù profetiche, per cui talvolta viene raffigurato con i capelli bianchi. Fu lui che insegnò a Tarconte, e agli altri Etruschi del luogo, l’arte divinatoria, come interpretare il volo degli uccelli, le viscere degli animali, e così via. Questo dimostra come per gli Etruschi gli dei vivessero nel sottosuolo e come la grande dea fosse proprio la Madre Terra.

Un’altra teoria sostiene invece che le Vie Cave rappresentassero dei percorsi iniziatici. Attraverso gli inferi si entrava nel regno ultraterreno per poi raggiungere, nella parte alta, l’illuminazione. Sono solo ipotesi, non c’è nulla di certo, anche perché successivamente i Romani le usavano soltanto come strade. Eppure l’ipotesi mistica permane ancora. In epoche successive infatti, sempre etrusche (IV-III secolo a.C.), sorsero intorno alle Vie cave molte necropoli (è stata ritrovata una gran quantità di ex voto); come se la via stessa costituisse un polo d’attrazione religioso.

Nel Medioevo cristiano

Nel Medioevo poi, periodo in cui si era persa l’abilità di scavo degli Etruschi, la superstizione pretendeva che le avesse create il diavolo in persona. Facevano così tanta paura (anche perché si prestavano bene ad agguati), che si finì per costruire delle repliche parallele, malfatte, al punto che molto spesso crollavano. Questo determinò un ritorno alle originali vie cave, che vennero però costellate di croci e di numerosi “scacciadiavoli” (piccole nicchie con immagini sacre dipinte) con lo scopo di soccorrere e rassicurare i viandanti.

👉 Leggi anche: Sovana e il Parco Archeologico delle Città del Tufo

Vista panoramica del borgo di Sorano di notte

Scendiamo sani, salvi (la più fresca di tutti è la bambina) e felici per un’altra affascinante avventura di TuscanyPeople. Ci aspetta una cenetta fuori orario, ma abbiamo una fame da lupi. Nel vero senso della parola.

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