Dove sono nati i primi stabilimenti balneari di Italia? In Toscana naturalmente. Siamo nell’estate del 1828, a Viareggio ed è proprio qui che inizia la lunga storia degli stabilimenti balneari e delle vacanze in Versilia.

Stabilimenti balneari, in vacanza dal 1828

Sorge il sole sul litorale viareggino, è l’alba di una nuova epoca. Distinte signore e ragazze, bene attente a non sfiorare un granello di sabbia, scarpe, gonna, corsetto e cappellino, camminano sopra alla pedana di legno che conduce al pontile dello stabilimento balneare femminile Dori.

Salgono sulla palafitta che si inoltra in mare, soltanto dai confortevoli camerini sostenuti dalla struttura oseranno scendere la scaletta di legno ed avventurarsi tra le onde. Naturalmente, tutte già indossano il loro costume, per lo più in lana, il tessuto che da bagnato meno aderisce al corpo. E’ l’estate del 1828.

Quando nascono i primi stabilimenti balneari di Italia, ma soprattutto dove? In Toscana naturalmente! Siamo a Viareggio, in provincia di Lucca, nell'estate del 1828.

Viareggio, il primo stabilimento balneare d’Italia

Nonostante i loro costumi originali, è grazie a queste signore e ai loro mariti, del vicino bagno maschile Nereo, che Viareggio e la Versilia possono vantare il primato tra gli stabilimenti balneari in Italia e probabilmente di tutto il Mediterraneo. Seppure non possano essere dimenticate, affare tutto toscano, neanche le pretese di Livorno, dove già nel 1781 sorgevano i Bagni Beretti; un edificio chiuso, costruito sulla spiaggia, dove l’acqua del mare veniva pompata direttamente all’interno dei camerini.

Certo, tale sistema di vivere il mare può apparirci strano ed i toscani che abitavano in prossimità delle coste, da sempre facevano il bagno senza bisogno di questi stratagemmi ma gli stabilimenti balneari, nacquero riproponendo al mare i modelli delle terme; allorquando la scienza medica inglese iniziò a scoprire e pubblicizzare le capacità curative dell’aria e dei bagni marini.

Quando nascono i primi stabilimenti balneari di Italia, ma soprattutto dove? In Toscana naturalmente! Siamo a Viareggio, in provincia di Lucca, nell'estate del 1828.

Fu così che il gonfaloniere di Viareggio ottenne dal Ducato di Lucca il permesso di costruire il Bagno Dori e il Bagno  Nereo, offrendo ai toscani ma non solo, l’ultima tendenza in fatto di divertimento e salute, discesa dall’atlantico dell’Impero Britannico, direttamente sulle sponde della Versilia. L’estate del 1828 fu un successo con 1.029 frequentatori dei due bagni, corrispondenti a poco meno di un quarto dei viareggini.

Costa Azzurra d’inverno, Viareggio d’Estate

Altre località di mare seguirono Viareggio, in Versilia emerse Forte dei Marmi, in Liguria quelle della Riviera di Ponente, oltre le Alpi, Nizza (ancora sabauda) e la Costa Azzurra, tra le spiagge adriatiche, Venezia e Rimini.

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Lido di Venezia

Viareggio fu però contraddistinta da un particolare destinato a riscuotere molta fortuna. In tutto il Mediterraneo, le località balneari si orientarono in modo da attrarre i viaggiatori britannici e dell’Europa settentrionale, clientela che non stimava salutari le acque estive del Mare Nostrum ed era solita viaggiare o “svernare” nel sud Europa durante i mesi freddi. Fu così che l’alta stagione mediterranea si concentrò in inverno, fino a dopo la Grande Guerra, con l’eccezione di Viareggio, orientata verso il sole e ad una clientela prevalentemente locale.

Al mare con tutti i confort nel secolo del vapore

E chissà allora se proprio il sole toscano non contribuì ad alleggerire i costumi dei bagnanti. Presto ci si incamminò per le prime passeggiate in spiaggia, si riuscì ad intrattenere un rapporto più rilassato con l’acqua o addirittura sportivo. Le palafitte degli stabilimenti balneari divennero sempre più grandi; tra i viareggini furono celebri il Bagno Felice Barsella (1860), il Nettuno (1865), il Balena (1873), provvisti di sale da ballo, bar, negozi ricercati e ristoranti, affiancati da un sempre maggior numero di semplici capanne sulla spiaggia e circondati dalla nascente passeggiata con gli hotel di lusso: il Kursaal, il Grand Hotel et Royal, l’Imperiale o poco più tardi il Gran Caffè Margherita, frequentato da Giacomo Puccini con la moglie Elvira.

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Grand Hotel Royal Viareggio

Alessandro Manzoni trascorse a Viareggio l’estate del 1856, “la vita qui è mangiare, dormire, bagnarsi, passeggiare“, scrisse alla moglie.

Novecento futurista

Con il Novecento, le vacanze corsero sempre più velocemente dalla cura verso lo svago. Gli uomini passarono ad indossare maglietta e pantaloncini corti. Nel 1925 Coco Chanel disegnò la prima linea di costumi femminili simili ai nostri: casacca e calzoncini aderenti, da coprire dopo il bagno con un leggero “pigiama da spiaggia”, per quanto il canone estetico della pelle bianca stesse già iniziando a cedere alla nuova moda dell’abbronzatura.

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Ancora pochi anni e con il nuovo decennio, gli uomini iniziarono a togliersi completamente la maglietta, i pantaloncini femminili si staccarono dal corpetto e comparvero le prime scollature. Finalmente le spiagge sabbiose della Versilia divennero ambienti tutti da vivere, al pari dell’acqua, della passeggiata, dei bar e dei ristoranti; gli ombrelloni, diffusisi fin dai primi anni Venti, spedirono in pensione i pittoreschi stabilimenti balneari su pontili.

L’epoca fascista

Nel 1928 il fascismo permise a tre sole palafitte di continuare la propria attività. Il nuovo regime si adoperò infatti per accentuare l’aspetto sportivo e vitalistico delle vacanze al mare, con particolare riguardo per le colonie marine dedicate all’infanzia. Un episodio emblematico di questo sviluppo futurista si svolse a Querceta (Seravezza), dove il ministro dell’Aeronautica, Italo Balbo diede spettacolo inatteso, ammarando con il suo idrovolante innanzi alla spiaggia. Achille Franceschi, primo titolare della Capannina Franceschi, udito il frastuono e scoperto l’accaduto inviò un cameriere con una bottiglia di Champagne incontro al ministro.

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In quanto “ad eccesso”, perfino i bagni a cavallo primo novecenteschi di Gabriele D’annunzio, ospite della sua fiamma Alessandra di Rudinì, presso villa La Versiliana a Marina di Pietrasanta, furono così superati dall’idrovolante di Balbo.

Difficile immaginare cosa pensasse di tali trovate Antonio de Curtis, in arte Totò, che mentre Forte dei Marmi, sempre negli anni Trenta, andava affermandosi per la clientela più agiata, preferiva continuare le sue vacanze nazionalpopolari a Viareggio, intrattenendosi con i pescatori della darsena, poco attratto dalla vita mondana delle soiree.

Dal bikini ai Sessanta

La nuova tendenza in fatto di costumi esplose letteralmente nel 1946, poiché prese nome dall’atollo dei test nucleari statunitensi: il bikini. Inizialmente non fu possibile indossarlo legalmente in Italia ma la sua comparsa, tra soiree, spiagge e mare, indicò come ci si stesse avvicinando alla Versilia dei giorni nostri.

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La Versilia del miracolo economico, del juke box, del calcio balilla, delle biglie e del freesby, delle notti trascorse sulle piste da ballo fino alle prime luci dell’alba; se non fosse per la durata delle vacanze andata un po’ riducendosi, potremmo quasi riconoscerla identica a quella di oggi, in cui avvolte le notti trascorse alla Capannina di Franceshi o, dal 2001, al Twiga di Flavio Briatore, giungono a rendere facoltativo il bagno per il giorno dopo, financo innanzi ad un mare come quello di Marina di Pietrasanta, dove il Nikki Beach Versilia propone un’esperienza balneare tanto ricercata quanto le notti del Twiga.

Vacanze di eccellenza

Del resto il modello versiliano delle vacanze di eccellenza si è sempre proposto di prendersi cura dei suoi ospiti a 360 gradi, dai caffè, ai ristoranti, alle ottocentesche sale da scherma del Nettuno, alle galoppate dannunziane. Pure senza dimenticare gli stabilimenti balneari dai quali è cominciata la nostra storia, ed alla fine della quale le tendenze più recenti in fatto di confort si uniscono all’eleganza in stile liberty; come nel caso del Grand Hotel Principe di Piemonte o del Bagno Balena di Viareggio, con il suo ingresso originale del 1928 ed il Sushi Restaurant più cool di Viareggio.

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Alla fine del nostro viaggio, in questo agosto torrido, quasi non riusciamo a comprendere come appena quattro generazioni fa, le vacanze mediterranee fossero considerate un’esperienza da vivere in inverno. Occorse la prima guerra mondiale, con i soldati americani feriti ma liberi da certi pregiudizi europei, costretti a guarire negli hotel vuoti della Costa Azzurra perché la lost generation di Ernest Hemingway rendesse popolare il mediterraneo estivo: in ritardo di quasi 100 anni rispetto alla Toscana.

Dall’estate del 1828 ne è passata di acqua sotto i ponti della Versilia.

Se sei, come noi di TuscanyPeople, follemente innamorato della Versilia (Camaiore, Forte dei Marmi, Pietrasanta, Viareggio…) e l’hai vissuta, questa è l’occasione di raccontarci la Tua Storia. Siamo curiosi…

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