Come promesso nel precedente articolo, nel quale abbiamo narrato vita, inquietante morte, e eccentricità varie di cinque famosi fantasmi toscani, – Bettino Ricasoli a Brolio, la contessa Matelda del castello dei Conti Guidi a Poppi, Bianca Maria Aloisia Malaspina a Fosdinovo, Dianora di Toledo a Cafaggiolo, Baldaccio Bruni al Castello di Sorci – proseguiamo adesso a raccontare le “terrificanti” vicende di altri cinque spettri che vagano senza pace per le nostre terre.

Fantasmi toscani: prosegue la surreal tuscan experience

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Iniziamo subito con qualcosa di abbastanza forte: il Castello di Lari e i fantasmi nelle stanze degli orrori.

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Situato nel borgo omonimo, a circa 30 km da Pisa, il castello risale a prima del 732 d.C.. Passato da varie mani e proprietà, nel 1406, dopo la conquista di Pisa da parte di Firenze, il castello divenne dimora dei Vicari, governatori fiorentini e membri di nobili famiglie, le quali, nei secoli, lo trasformarono in una lussuosa residenza per i regnanti di Toscana, ma non solo, perché  la fortezza, nell’alto medioevo, venne utilizzata dai Vicari come sede del tribunale con tanto di sala per le torture, prigioni e sala delle esecuzioni capitali.

I fantasmi del Castello di Lari: Gostanza da Libbiano

Data la scenografia non proprio idilliaca, la leggenda vuole che negli ambienti del castello si aggirino senza pace una donna, vissuta nel XVI secolo, e un uomo morto in carcere nel secolo scorso. La prima dei nostri fantasmi toscani è Gostanza da Libbiano, esperta di rimedi medicamentosi a base di erbe. La poveretta fu accusata di avere ucciso un giovane per colpa dei suoi trattamenti e di intrattenere rapporti col demonio, e nel 1594 subì un processo per stregoneria da parte dalla Santa Inquisizione.

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Il suo spirito indomito non cedette alle torture d’ogni genere che le furono inflitte, e i suoi aguzzini, per non creare una nuova, scomoda, martire, la rilasciarono, anche se menomata e provata mentalmente, tanto da morire poco dopo in preda alla pazzia. Ancora oggi si crede che il suo fantasma torni sovente nella cella dove fu tenuta prigioniera, e in molti giurano di aver udito echeggiare in tutta la valle le sue urla strazianti di disperazione.

I fantasmi del Castello di Lari: Giovanni Princi

L’altro spirito dannato è quello di Giovanni Princi, un semplice bracciante, detto “il Rosso della Paola”, rinchiuso nel Castello di Lari dai fascisti, agli inizi del 1922, come cospiratore e nemico politico. La mattina del 16 dicembre dello stesso anno, fu trovato impiccato alle inferriate della finestra, anche se sul corpo furono rinvenuti segni inequivocabili di percosse, oltre a un’evidente ferita alla testa. A distanza di più di 50 anni, il fantasma di Giovanni Princi ricomparve in quella che era stata la sua cella, come testimoniarono l’ex guardiano del castello e la sua famiglia. Si dice che la notte a cavallo tra il 15 e il 16 di dicembre di ogni anno, lo spettro del Rosso della Paola torni a manifestarsi nel Castello di Lari.

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Molti testimoni, soprattutto tra il personale del castello, affermano che di tanto in tanto si manifesta la figura d’un uomo avvolto da una densa nebbia che dopo alcuni passi si dilegua nelle ombre dei corridoi dell’edificio. Attualmente il Castello dei Vicari di Lari è un museo che vale la pena visitare.

Il fantasma di Lucida Mansi a Villa Mansi

Un’altra storia affascinante, dai connotati e dalla morale fiabesca, è quella di Lucida Mansi (leggi anche Lucida Mansi, storia di una diabolica bellezza toscana) che ebbe luogo a Villa Mansi, una tra le più celebri ville lucchesi, costruita intorno al XV secolo.

Difficile fare luce sul suo personaggio a cavallo tra realtà e leggenda. Probabilmente nata nel 1608, pare che il suo nome fosse cancellato dagli atti di nascita in modo che la sua memoria andasse perduta per sempre. Senz’altro Lucida era una donna bellissima e così orgogliosa di esserlo da non sopportare l’idea della vecchiaia. Amava la vita mondana, gli abiti sfarzosi, i gioielli.

Lucida Mansi è uno dei personaggi più curiosi della storia toscana. Dama del 1600, si crede che il suo fantasma vaghi a Villa Mansi a Lucca

Ossessionata dalla sua bellezza, aveva fatto ricoprire di specchi la sua stanza da letto  – la stanza degli sposi di Villa Mansi – per potersi rimirare in qualsiasi momento. Specchio, specchio delle mie brame…
Corteggiatissima e crudele, si narra che vendette l’anima al diavolo, il quale le promise di conservarle la bellezza per 30 anni, allo scadere dei quali se la sarebbe ripresa per l’eternità, come ogni demonio che si rispetti.

Lucida Mansi, la “mantide religiosa”

Così la donna iniziò a collezionare amanti su amanti e, dopo folli notti d’amore, se ne sbarazzava facendoli cadere in una botola il cui fondo era irto di lame affilatissime, in questo del tutto simile a Matelda nel Castello dei Conti Guidi a Poppi. Evidentemente il mito della “mantide religiosa”resiste indomito nei secoli come sostanza e modalità. Ma Lucida, per di più, si sbarazzò anche del marito per potersi dedicare totalmente a vizi e piaceri. Veramente terribile.

Passati i trent’anni pattuiti, il diavolo tornò a prendersi la sua anima, come da accordi. La leggenda narra che la donna sprofondò all’inferno attraverso la botola che lei utilizzava per far uccidere i suoi amanti. Altri invece sostengono che il maligno portò via Lucida dentro a una carrozza fiammeggiante che si inabissò nelle acque del laghetto di villa Mansi.

Lucida Mansi è uno dei personaggi più curiosi della storia toscana. Dama del 1600, si crede che il suo fantasma vaghi a Villa Mansi a LuccaNella camera degli sposi di Villa Mansi si trova una botola che corrisponde al cerchio nel quale Lucida sprofondò negli inferi, oltre a un suo presunto ritratto incastonato nella cornice d’uno specchio.
Ancora si dice che lo spettro di Lucida vaghi senza pace nella villa, e in molti sostengono di aver udito i suoi sospiri e di aver intravisto il suo bellissimo volto apparire tremulo nelle acque del laghetto in cui il cocchio infuocato s’inabissò trascinandola negl’inferi e trasformandola in una dei più famosi fantasmi toscani.

Il fantasma di Giovanni Galliani a San Vincenzo a Torri

Altra storia di fantasmi toscani è quella dello spettro dell’avvocato Giovanni Galliani, vissuto nella Toscana dell’800, anche conosciuto come “Il dannato” a causa di un gatto che avrebbe crocifisso un venerdì santo, alla vigilia della Pasqua, vendicandosi così del felino reo di avergli sterminato gli uccelli di richiamo per la caccia.

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Siamo a San Vincenzo a Torri, nel periodo della carboneria. Galliani, un giovane pallido, con la barba, gobbo, era amico di molti personaggi che avrebbero fatto la storia del nostro Risorgimento. Arrestato, condannato, scomunicato dalla Chiesa, il suo mito negativo crebbe nel paese, e alla sua morte iniziarono a girare strane storie su di lui. Dalla sua tomba si dice che provenissero urla strazianti, e per questo gli abitanti dei luoghi presso il cimitero, terrorizzati ed esausti, esumarono la salma e la seppellirono altrove.

Senza contare i numerosi avvistamenti in mezzo alla notte, fino ad arrivare alla storia del contadino di ritorno a piedi da una veglia funebre che se lo ritrovò sotto l’ombrello in mezzo alla pioggia battente: il fantasma lo accompagnò per parte del tragitto senza fare nulla di male, ma il pover’uomo ne fu talmente impressionato che di lì a poco morì di crepacuore.

La fanciulla e il violino di Caprigliola

Ultimo tra i fantasmi toscani che segnaliamo, e che ci riporta a un po’ di leggerezza e soavità, è quello di Caprigliola, un borgo nei pressi di Massa e Carrara. È un fantasma senza nome, ma si dice che nelle notti di luna, una misteriosa figura femminile, vestita d’uno svolazzante abito bianco da ballo, scenda la scalinata del borgo, mentre dall’interno si ode un languido suono di violino.

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Chissà, magari è il fantasma d’una fanciulla che suonava il violino, o a cui uno spasimante faceva serenate col violino, o il cui padre o marito le impediva di suonare il violino. Chissà.

Quel che è certo è che passano i millenni senza che le storie di fantasmi toscani più o meno dispettosi, dolenti, inquieti, perdano il loro fascino.

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