Tarkovskij è uno dei grandi registi russi del Novecento che ha segnato profondamente la storia del cinema. Con il suo capolavoro Nostalghia, Andrej Arsen’evič Tarkovskij celebrò le bellezze di Toscana, mostrando al mondo il suo intimo e appassionato rapporto con questa terra.

Tarkovskij: la Toscana e Firenze, amori appassionati del grande regista russo

Innamorarsi, anche follemente, di Firenze e della Toscana, è la cosa più semplice di questo mondo. Come si può non innamorarsi della bellezza nel suo stato più puro, più classico, più sublime? È successo a Stendhal, a Lev Tolstoj, a Fëdor Dostoevskij, a Pëtr Il’ič Čajkovskij, è successo a pittori, scultori, musicisti d’ogni genere e grandezza, è successo a tutti coloro che amano l’estetica, non nel senso corrente del termine, in parte sinonimo di superficialità, ma nel senso dell’ideale del bello dei grandi filosofi greci, soprattutto Platone, il Bello inteso nel suo aspetto oggettivo, come proprietà esistente nelle cose.

Tarkovskij è uno dei grandi registi della storia del cinema del Novecento che aveva con la Toscana un intimo rapporto di amore e reciproca ammirazione. Andrej Arsen'evič Tarkovskij

L’arte greca s’ispirava alla natura e si fondava sulla sua imitazione, e il concetto di bello non era inteso soltanto in senso formale, ma anche ontologico e morale. Il Bello ideale, ovvero l’ideale greco di perfezione, è la sintesi di questi due aspetti, è la fondamentale unità del Bene (Buono) e del Bello (Kalos kai agathòs).

Tarkovskij e la Toscana

È successo anche ad Andrej Arsen’evič Tarkovskij, grande regista russo scomparso nel 1986, d’innamorarsi di Firenze e della Toscana, tanto che un suo celebre film del 1983, Nostalghia – vincitore del Grand Prix du cinéma de création al Festival del cinema di Cannes di quell’anno, ex æquo con L’Argent di Robert Bresson –, nel quale scorrono copiose immagini della Toscana di rara, struggente e poetica bellezza, è stato una delle cause del grande incremento del turismo russo nella nostra regione nel corso degli ultimi decenni.

Tarkovskij è uno dei grandi registi della storia del cinema del Novecento che aveva con la Toscana un intimo rapporto di amore e reciproca ammirazione. Andrej Arsen'evič TarkovskijFoto ©cinelapsus.com

Il cinema di Tarkovskij è caratterizzato da lunghe sequenze, struttura drammatica non convenzionale, uso distinto della fotografia cinematografica, mentre le tematiche sono in prevalenza di tipo spirituale e metafisico. I suoi film più famosi, come Stalker, Solaris e Lo specchio, sono universalmente considerati tra i più grandi della storia del cinema.

L’infelice uscita di Solaris in Italia

In realtà uno dei primi contatti con l’Italia non fu granché positivo: nel 1972 Tarkovskij realizzò Solaris, tratto dall’omonimo romanzo di Stanislaw Lem. Il film narra d’una spedizione scientifica sul pianeta Solaris in cui avvengono strani fenomeni: si scopre che l’oceano del pianeta è una vera e propria entità senziente che materializza il passato e i ricordi. La complessa struttura metafisica di quest’opera venne sottovalutata dalla critica e si puntò tutto, molto commercialmente, sull’aspetto fantascientifico. Il film fu infelicemente lanciato in occidente come “la risposta sovietica a 2001: Odissea nello spazio” e incontrò alterne fortune.

Tarkovskij è uno dei grandi registi della storia del cinema del Novecento che aveva con la Toscana un intimo rapporto di amore e reciproca ammirazione. Andrej Arsen'evič Tarkovskij
Foto ©scienceficiton.com

Nel nostro paese, Solaris fu affidato alle cure di Dacia Maraini che gli impose importanti tagli, oltre a profondi e arbitrari cambiamenti privi del consenso di Tarkovskij, nemmeno informato, il quale, in seguito, intentò senza successo una causa legale contro la sceneggiatrice.

Lo Specchio vince il David di Donatello

Nel 1974 esce il bellissimo Lo specchio, film dallo sconfinato virtuosismo tecnico, in cui il passato e i sogni sono fusi in un unico blocco atemporale su cui s’innestano immagini d’archivio di soldati dell’Armata Rossa impegnati nella seconda guerra mondiale. Una ricostruzione molto lirica della storia del suo paese che però, invece dei dovuti consensi, provoca a Tarkovskij l’ostilità del regime, come già era capitato a tanti altri grandi artisti suoi connazionali, da Bulgakov a Solženicyn a Shostakovich, tanto per citare i primi che mi vengono in mente.

Viene così impedito al regista di girare altri film, tra cui un’idea sviluppata ma mai tradotta sullo schermo, la riduzione de L’idiota di Dostoevskij – romanzo terminato dall’immenso scrittore russo, guarda guarda, proprio a Firenze, nel gennaio del 1869 –  al quale lavorò dal 1971 al 1983, e che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto rappresentare la sua opera più importante.

Tarkovskij è uno dei grandi registi della storia del cinema del Novecento che aveva con la Toscana un intimo rapporto di amore e reciproca ammirazione. Andrej Arsen'evič Tarkovskij

Nell’aprile del 1980, Tarkovskij è in Italia a ricevere il David di Donatello per Lo specchio. Poi nel 1982, durante un nuovo viaggio in Italia, prende la decisione definitiva e non fa mai più ritorno in patria. È l’inizio d’una vita da esule – terzo grande illustre dopo Solženicyn e Rostropovič –  che lo costringe in giro per tutta l’Europa e per gli Stati Uniti, anche se è da noi che trova la maggiore accoglienza: il comune di Firenze gli dona un appartamento a Palazzo Gianni-Vegni e gli concede la cittadinanza onoraria. Una lapide, in via San Niccolò 91, commemora il suo soggiorno nella nostra città.

Nostalghia, Tarkovskij e la Toscana

Nel 1983 esce Nostalghia di Tarkovskij, girato per molti tratti nella campagna senese, il suo primo film all’esterno della Russia. A iniziare dal titolo, la vicenda personale del regista è tutta dentro la pellicola. Si tratta della storia di un intellettuale russo, Gorčakov, che si trova in Italia per scrivere la biografia di un musicista del XVIII secolo. Gorčakov fa amicizia con Domenico, il matto del paese, il quale gli affida un voto da compiere in sua vece: attraversare con una candela accesa la piscina di Bagno Vignoni.

Tarkovskij è uno dei grandi registi della storia del cinema del Novecento che aveva con la Toscana un intimo rapporto di amore e reciproca ammirazione. Andrej Arsen'evič Tarkovskij

Il matto si uccide dandosi fuoco a Roma, e Gorčakov muore portando a termine il voto della candela.
Da rimarcare la notevole fotografia di Giuseppe Lanci e la forte suggestione di alcune immagini, come quelle della nebbia che aleggia sulla Val d’Orcia, la scena della candela nella piscina svuotata di Santa Caterina, la misteriosa cripta di Abbadia San Salvatore sul Monte Amiata e la suggestiva Abbazia di San Galgano.

Nostalghia è, tra le altre cose, una celebrazione poetica della Toscana osservata attraverso gli occhi d’un esule russo. Toscana malinconica, la sua, ricolma di simbolismi sottili che s’intrecciano in una visione allegorica che include arte e tradizione popolare estremamente ancorata alla terra. La Toscana è il punto d’approdo in cui confluiscono la nostalgia per la madre Russia e la dolce malinconia della nostra terra.

Scriveva Tarkovskij della Toscana

Nel racconto preparatorio della pellicola il regista scriveva: “Il cielo è pieno di nuvole bianche, leggere, simili ai disegni di un fuoco d’artificio. Le loro ombre scivolano sulle colline fondendosi con le ombre degli alberi. Questa alternanza di luce e di ombra sulla superficie liscia delle colline, come onde del mare che si spingono l’una dopo l’altra fino all’orizzonte, sembra il respiro della vita stessa, il ritmo solenne della natura, pieno del frinire delle cicale e della luce abbagliante del sole nei momenti in cui spunta dalle nuvole.

Tarkovskij è uno dei grandi registi della storia del cinema del Novecento che aveva con la Toscana un intimo rapporto di amore e reciproca ammirazione. Andrej Arsen'evič Tarkovskij

Questa terra arata di Toscana percorsa dalle ombre delle nuvole è bella quasi come sono i miei boschi, le mie colline, i miei campi, lontani, russi, antichi, irraggiungibili ed eterni”.

Il trentennale della morte di Tarkovskij

L’anno scorso, in occasione del trentennale dalla morte di Tarkovskij, il Presidente del Consiglio della Toscana, Eugenio Giani, lo definì: “Uomo straordinario che scelse nell’Unione Sovietica del comunismo più tremendo, nella sua vocazione e nella sua espressione alla libertà, l’Occidente, e soprattutto, Firenze”.

Mentre il figlio, Andreij Tarkovskij, ha dichiarato: “A Firenze si trovano tutti gli archivi di mio padre (…) Qui svolgiamo la maggior parte della promozione dell’opera con pubblicazioni e retrospettive. L’amicizia con questa città risale al 1983. (…) Firenze gli è rimasta nel cuore. Il suo sogno sarebbe stato quello di creare una scuola d’arte per insegnare non solo il cinema ma anche altre materie artistiche.”

Palazzo Vecchio è uno dei simboli di Firenze. La storia dei suoi molti nomi segue non solo la storia del capoluogo toscano, ma dell'Italia

La ricerca della Verità

Vorrei finire il mio veloce excursus su Tarkovskij e sul suo amore per la nostra terra con alcune parole di carattere universale che ha lasciato in eredità al figlio Andrej:  “Il suo testamento spirituale è il film Sacrificio (…). Spesso mio padre mi ripeteva che l’uomo non è stato creato per essere felice, vi sono cose ben più importanti della felicità. La ricerca della Verità è quasi sempre un percorso doloroso, e imparare ad accettare la sofferenza, trasformandola nella nostra anima in conoscenza, è l’unico mezzo necessario al raggiungimento della verità stessa”.

Grande testamento spirituale, a mio parere. Onorati di aver avuto come ospite d’eccellenza, questo fantastico artista che ha tanto amato la Toscana e che la Toscana ha tanto amato.

 Andrej Arsen’evič Tarkovskij                                                                           Riproduzione Riservata ©Copyright TuscanyPeople

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