Le tradizioni di Natale in Toscana si legano a usi e costumi molto antichi, alcuni dei quali sono ancora attivi, mentre altri sono caduti in disuso, sebbene formino la base di alcuni aspetti dell’identità regionale.

 

Tradizioni di Natale in Toscana: a Xmas tuscan experience

Chi ha avuto la possibilità di trascorrere il periodo natalizio in terra toscana, potrà comprendere davvero quanto le tradizioni di Natale in Toscana siano ancora vive.

Mercato di Natale in piazza Santa Croce a Firenze

Si può dire che l’atmosfera cambia radicalmente, come se qualche inventore fosse riuscito a mettere a punto una macchina del tempo capace di riportarci nel passato. Ma la magia non è solo suggestione: è reale, perché le tradizioni di Natale in Toscana non sono tenute in vita solo in modo superficiale, ma sono sentite profondamente dalle persone.

 

Il ceppo di Natale

C’è un antico rito che purtroppo non è più molto comune, non perché non fosse apprezzato, ma perché lo stile di vita moderno è troppo differente da quello che si praticava un tempo nelle campagne. Si tratta della tradizione del ceppo natalizio.

Le tradizioni di Natale in Toscana: gli antichi usi e costumi natalizi vivono ancora oggi in Toscana, tra grandi falò e luculliani pranzi del 25 dicembre

Il ceppo è un ciocco di legno, più esattamente quello che si trova alla base di un albero, vicino alle radici, che in passato veniva portato in casa la Vigilia di Natale. Questo legno doveva ardere fino a Santo Stefano, in alcuni casi fino all’Epifania. Il significato simbolico del ceppo era fortissimo: il fuoco è vita, morte e resurrezione. Era un’offerta alle forze vitali della natura, un modo per creare un legame con i cari defunti, era il simbolo della speranza tenuta accesa per una notte intera.

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Il fuoco al centro delle tradizioni di Natale in Toscana

Ad Abbadia San Salvatore, nel cuore dell’Amiata, si fa ardere ancora un ceppo dal quale vengono poi accese tante fiaccole più piccole. Si tratta di una cerimonia antica e suggestiva, che pare affondi le sue radici ancor prima dell’anno Mille, quando i pellegrini si avventuravano lungo la via Francigena e avevano bisogno di luce lungo il cammino. Oggi il fuoco viene benedetto sotto i portici del Comune e poi portato per le vie del borgo per accendere altri falò, tra canti e vino caldo bevuto in compagnia.

Abbadia San Salvatore si trova sul monte Amiata in Toscana

A Monteriggioni, in provincia di Siena, una lunga processione di ben 4 km illumina la notte per fare da richiamo alla cometa che più di 2000 anni fa condusse i Magi e i pastori alla mangiatoia di Gesù.

 

Natale in Garfagnana

Ma il rito che più ricorda l’antica tradizione del ceppo si svolge a Gorfigliano, in Garfagnana. Qui vengono costruiti i cosiddetti Natalecci, che gareggiano tra di loro in altezza ed imponenza.

Cosa sono i Natalecci? Si tratta di complesse costruzioni che possono arrivare a sfiorare i 20 metri. Sono fatte di rami e arbusti che vengono raccolti durante la pulitura del sottobosco; con queste frasche si costruiscono delle torri che devono poter ardere a lungo senza fare molto fumo durante la notte della Vigilia di Natale.

Il fuoco illumina la strada al Bambin Gesù e a Minucciano si fa a gara per costruire il Nataleccio migliore, che duri più a lungo, che faccia più luce, che arda non solo nella notte ma risplenda per sempre nei ricordi di chi ha la fortuna di assistere a questo suggestivo spettacolo.

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Natale in città VS Natale in campagna

Il Natale nelle città toscane è straordinario, ma è fatto di luci artificiali, di vetrine, di traffico e suoni. Nella campagna toscana, dove vivono ancora le usanze di un mondo che forse non esiste più, ma che certo fa parte in modo inequivocabile del DNA della persone, il Natale ha un altro sapore.

Montepulciano: il mercato di Natale

Profuma ancora della resina del legno, del fumo di un fuoco che arde nella notte. La sacralità di una delle notti più importanti per i cristiani, viene amplificata da quei riti che si ripetono immutati, sia nella forma che nella sostanza da tempi immemori. E non viene trascurato nemmeno l’aspetto culinario.

Un antico detto toscano recita così: Chi guasta la Vigilia di Natale, corpo di lupo e anima di cane. Con queste parole si allude al rigido divieto di mangiare la carne nel giorno della Vigilia, salvo poi potersi rifare durante il pranzo di Natale, quando le tavole venivano imbandite con le più squisite specialità della cucina regionale. Per chi ha la possibilità di trascorre le vacanze di Natale in Toscana, è dunque d’obbligo passare la notte del 24 seguendo le fiaccolate che scaldano la notte e il cuore, per poi festeggiare il 25 con i migliori piatti della tradizione culinaria toscana.

Buon Natale a tutti!

 

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Silvia Baldassini
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