Il viaggio dell’anima dopo la fine: accompagniamola con amore fino in fondo

Riflessioni sul viaggio dello spirito dopo la morte

Èormai più di un mese che ogni giorno leggiamo con grande turbamento e afflizione il quotidiano bollettino della nostra guerra contro il Covid-19: morti, feriti e sofferenti, tra i quali, d’altronde, potrebbe esserci chiunque di noi. Non nascondiamoci dietro falsi pudori o ipocriti, pietosi, veli, perché lo impariamo fin da piccoli, l’uomo è mortale, e prima o poi deve confrontarsi con questo cambiamento di status. Per alcuni è la fine di tutto, l’annichilimento, il nulla. Per noi no.

Mani con la luce dello spirito

Dio esiste?

Dall’Illuminismo in poi i grandi filosofi e pensatori nichilisti o atei, molti scrittori, gran parte della scienza, nonché buona parte dell’arte, si sono variamente affannati a dimostrarci che Dio è morto, che l’uomo è solo nell’universo, un misero puntino d’egoismo infinito e d’infinita solitudine, e che questa sua miserrima condizione giustificherebbe tutto l’odio verso se stesso e il prossimo.

Be’, scusate, pur nutrendo grande rispetto per il loro ingegno, non ci hanno affatto convinti. Non chi scrive, non chi mi pubblica. Se avessero ragione, allora, adesso, in tutta coerenza, dovremmo osservare indifferenti e cinici quello che accade ritenendo unicamente che prima o poi toccherà anche a noi e che non vale la pena darsi troppo affanno per questo caos privo di senso. Ma non è così.

Mani giunte che pregano

Sentirsi parte di un tutto

Non è così, non perché siamo depositari di segreti che altri non conoscono, né perché in qualche modo lo pensiamo, ma perché, molto semplicemente, lo sentiamo. Il che è abissalmente diverso. Cosa sentiamo?

Sentiamo grande turbamento, dolore, compassione: dal latino “compăti”, “compatire”, ossia patire insieme. Sentiamo di essere parte di un tutto molto più ampio del nostro piccolo, asfittico, egoismo, sentiamo, secondo le parole del grandissimo poeta inglese John Donne, che: “[…] ogni morte di uomo mi diminuisce, perché io sono partecipe dell’umanità, per cui non chiedere mai per chi suona la campana: essa suona per te”.

Candele in un tempio

Un canto d’amore infinito

Questo articolo è il nostro canto d’amore infinito verso tutte le persone che hanno perso i loro cari, ma anche verso tutte le anime che stanno facendo il loro percorso di purificazione e rinascita verso la luce. Sì, lo sappiamo, lo sappiamo, alcuni sorrideranno, altri storceranno la bocca, altri ci snobberanno.

Sappiamo benissimo che tutto ciò non è scientificamente dimostrabile, che la nostra realtà materiale non ci permette di sapere con certezza cosa c’è oltre la vita, che sono solo ipotesi, ma pur tuttavia sono ipotesi bellissime, che riscaldano il cuore, sono ipotesi di vita, non di morte o di nulla, sono ipotesi che presuppongono grande altruismo, qualcosa di cui il mondo, adesso più di sempre, ha estremo bisogno.

E allora vediamo cosa potrebbe attendere l’anima dopo la morte e perché è nostro dovere accompagnarla con amore affinché il suo cammino si compia con la massima serenità.

Luce in fondo al tunnel

I libri dei morti

Per la maggioranza dei libri dei morti, che si ritrovano in moltissime culture, l’anima, appena sciolta dal corpo, impiega circa 3 giorni (umani) per realizzare il proprio cambiamento di status, dalla dimensione fisica a quella spirituale. Quindi inizia il viaggio verso la Luce, il trapasso, appunto, non privo di possibili avversità che potrebbero anche bloccarla sul piano materiale d’incarnazione, come la sensazione di non aver portato a termine il proprio fine, o come la rabbia o la tristezza nel lasciare il mondo, accentuati dal dolore e dai lamenti dei propri cari.

Ecco perché si ritiene che tutte le emozioni negative dei vivi possano frenare il viaggio dell’anima verso la Luce. Un’anima che non riesce a compiere il viaggio, imprigionata nella nostra dimensione, potrebbe rimanere qui a lungo, perdere la memoria e vampirizzare l’energia dei vivi, anche senza cattive intenzioni, semplicemente a causa della sofferenza provocata dall’assenza del corpo come schermo al dolore. Tanto che in alcune tribù, nelle guerre tra sciamani o stregoni, è ancora in uso “incatenare” un’anima non-trapassata per usarla come mezzo di offesa.

Un libro di preghiere con mani giunte

Il viaggio dell’anima

Senza scadere nel tribale, solo considerando la saggezza insita in questo messaggio, è quindi necessario da parte nostra, da parte dei vivi sofferenti per la mancanza del loro caro, aiutare l’anima a condurre in porto il proprio viaggio senza appesantirla.

I testi antichi ci dicono che il viaggio dell’anima per raggiungere la Luce e attraversare il varco che la porterà nell’aldilà potrebbe durare circa una quarantina di giorni (umani). In questi giorni sarà quindi importante aiutarla con preghiere d’amore, sostegno e gratitudine per quanto ha fatto in vita. In altre parole, la dobbiamo liberare da noi stessi, da tutti i legami terreni che la distolgono dal suo scopo.

Farfalla che vola in un campo

Lasciare libere le anime dei nostri cari

In termini ancora più espliciti, non dobbiamo pensare a noi stessi ma soltanto a lei. Non dobbiamo chiederle di rimanerci accanto o di proteggere qualcuno affidandole idealmente qualche compito. Questi rappresentano solo atti egoistici che non servono né ai vivi né all’anima. Ciò non significa non amare più la persona scomparsa ma, al contrario, significa amarla talmente tanto da avere la forza di lasciarla libera.

Questo mi sembra uno dei più bei messaggi d’amore che si possa trasmettere: non si ama nella dipendenza dall’altro ma nella libertà, la nostra e, nella stessa identica misura, la sua.

Diversi testi sacri, a loro volta fonti di diverse religioni e fedi, dicono che l’anima, arrivata alla sua destinazione nella Luce, recupera la memoria, tornando essenza cosciente. È il momento per lei di ricordare il passato e operare un bilancio della propria vita: la famosa “pesatura del cuore” degli Egizi o il Giudizio finale dei cristiani. È un processo articolato in cui l’anima riconoscerà il peso delle proprie azioni durante l’incarnazione (l’ultima incarnazione per i buddisti e per tutti coloro che credono alla reincarnazione come strumento evolutivo), attivando alcuni meccanismi karmici che le apriranno o meno nuove possibilità: un processo simile all’attraversamento di un labirinto sommato ai livelli descritti da Dante nella Divina Commedia.

Mani al tramonto che liberano colombe

Una grande maestra di vita

S’imporrebbe, a questo punto, un lungo approfondimento, ma per ragioni di spazio non possiamo, e poi quel che davvero c’importa non è proporre una visione mistica, ma una visione molto umana, concreta, per la quale, grazie all’amore e alla gratitudine, l’uomo riveste una parte fondamentale verso i cari estinti.

La morte, che tutti temono, è in realtà uno dei più potenti strumenti che abbiamo a disposizione per comprendere il vero amore, in tutti i suoi risvolti. La morte, quindi, non è solo una grande maestra di vita, ma in quanto termine inderogabile della vita stessa le conferisce un immenso valore facendosi parte integrante di essa che per suo tramite assurge al livello d’esperienza fondamentale per l’anima.

Questo, in mezzo a tanto dolore, è il nostro messaggio d’amore finale: amate, e la morte, nella sua accezione negativa, non solo non vi toccherà, ma si trasformerà in vita.

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