Alla 50° edizione del Vinitaly – Salone del Vino e dei Distillati, un omaggio speciale al Lorenzo il Magnifico del vino italiano: Giacomo Tachis.

Il primo Vinitaly senza Tachis

Dopo 50 anni di Salone del Vino, il primo Vinitaly senza Giacomo Tachis, uno dei più grandi enologi al mondo, l’uomo che in punta di piedi ha rivoluzionato la visione dell’enologia, trasformandola da finalistica in olistica, ha celebrato la sua figura con una degustazione storica a cura di Vinitaly International Acadamy, alla presenza della figlia Ilaria Tachis. Noi di TuscanyPeople qualche tempo fa abbiamo intervistato Ilaria in una lunga intervista (che trovate qui: Parte 1Parte 2) ci ha raccontato la vita del padre, la sua grande opera e inedite curiosità.

Giacomo Tachis

Più che l’uomo del Rinascimento del vino italiano, Giacomo Tachis potrebbe essere definito uno scienziato che ha gettato le basi di ciò che si sarebbe compiuto e compreso solo più tardi, nel mondo dell’enologia. Ci ha confessato Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere:

I 50 anni di Vinitaly non potevano essere celebrati compiutamente senza i vini che hanno fatto la storia del vino italiano creati da Giacomo Tachis. E’ un grande onore la presenza della figlia che con il suo racconto di aspetti della vita del padre non solo professionali, ci ha dato una visione più completa di questo grande uomo. Come ultimo evento promosso da Vinitaly con la International Academy, alla presenza di numerose personalità straniere non poteva che essere questo il modo migliore per presentarci al mondo.

Al Vinitaly, il Salone del Vino e dei Distillati, si è reso omaggio a Giacomo Tachis, padre della moderna enologia italiana, con la sua visione olisitica

L’opera di Giacomo Tachis

Giacomo Tachis ha cambiato il corso dell’enologia nostrana e non solo, con i suoi Super Tuscan e  Super Italians, vini italiani completamente “fuori dagli schemi” e alle sue grandi intuizioni; un’”enologia colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata, fondata su un’eccezionale sensibilità”.

Nel suo percorso personale e umano Giacomo Tachis non ha mai anteposta la tecnica all’anima del territorio, piuttosto è rimasto con i piedi ben piazzati per terra, con la piena consapevolezza della forza della natura. L’opera di Tachis ha senza dubbio spinto e modellato la nascita e l’evoluzione del cosiddetto “Rinascimento italiano del vino” (collocabile nella seconda metà degli anni ’80), grazie alla sua opera compiuta decenni prima.

Il primo Sassicaia firmato Giacomo Tachis per il Marchese Incisa della Rocchetta è della vendemmia del 1968, il primo Solaia esce nel 1978, mentre il Tignanello è del 1971. Dalla Toscana, la sua terra di adozione, si spostò per lo stivale attratto dalle diverse composizioni chimiche dei territori e, anche dalle varie formule dell’animo umano che incontrava sul suo cammino.

Dalla Sardegna, dove negli anni ‘80 nascono il Turriga di Argiolas e il Terre Brune di Santadi; in Sicilia, gettando le basi per la successiva esplosione enoica del vino; in Trentino, dove con Guerrieri Gonzaga crea il San Leonardo e infine nelle Marche, con la nascita del Pelago di Umano Ronchi.

Portone Sassicaia - Giacomo Tachis

La grande eredità di Giacomo Tachis

Uno dei più importanti lasciti di Giacomo Tachis è stata senza dubbio la capacità di far dialogare l’enologia italiana con quella francese, proprio come lui si confrontava con Emile Peynaud, padre dell’enologia moderna di Bordeaux.

Dall’uso sistematico della fermentazione maloattica, per ottenere vini dai tannini morbidi e dotati di souplesse, all’invecchiamento in barrique, come vaso vinario in cui la micro-ossidazione è perfetta ed è data dall’equilibrio tra quantità di vino e superficie di contatto con il legno, dalla considerazione della catena terpenica per l’estrazione massima delle componenti aromatiche, che raccomandava doversi fare con la criomacerazione, alla frequenza di luce per attivare la fotosintesi, su cui fondava la supremazia del vino italiano su quello francese.

Giacomo Tachis

Un vero e proprio e rivoluzionario dell’enologia che ha intuito l’importanza della tradizione che non deve essere sinonimo di immobilismo, bensì cultura popolare, solida base da cui spingere la modernità, facendola divenire uno strumento essenziale del cambiamento.

Con l’evento organizzato al Vinitaly 2016 si è voluto rendere omaggio a questa colonna portante del mondo del vino, che ha regalato all’enologia italiana, ma anche al cuore delle persone che lo hanno conosciuto, uno sguardo figlio di occhi diversi, che arricchiva la chimica e le conoscenze tecniche con la profondità della cultura classica e con la curiosità dell’animo umano.

Grazie Giacomo.

Informazioni sull'autore

Tommaso Baldassini
Publisher, Blogger & Ambassador of Tuscany

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