Si è conclusa domenica sera con la vittoria di Socialphobia di Hong Seok-Jae, avvincente thriller ambientato nel mondo del social media, la tredicesima edizione del Florence Korea Film Fest che ha portato al cinema Odeon pellicole e autori coreani.

Florence Korea Film Fest: il cinema asiatico in Toscana

Il cinema asiatico è una mia passione da tempo immemore. E quando nei miei primi anni di università scoprii l’esistenza del Florence Korea Film Fest (ai tempi noto come Samsung Korea Film Fest) nell’allora location dell’Auditorium Stensen, ne diventai immediatamente un vorace frequentatore. Nel corso della nuova edizione ho avuto modo di frequentare la sala del cinema Odeon e di apprezzare il meglio delle ultime produzioni ma anche di conoscere in prima persona i protagonisti di questo cinema con cui ho potuto discutere animatamente di questa grande passione.

Si è conclusa domenica 29 marzo la tredicesima edizione del Florence Korea Film Fest 2015

La Corea del Sud ha prodotto nell’ultimo anno ben 140 film e la media delle produzioni continua a crescere. “E’ una buona media – ha spiegato Nam Dong Chul del Busan International Film Festival, il festival più importante della Corea del Sud e in Asia, ospite al festival – che cresce sempre di più negli ultimi anni. In Corea del Sud i film coreani sono tutelati perché la legge impone che il 50 per cento delle proiezioni in sala in un anno debbano essere prodotti in Corea del Sud. Questa legge tutela la cinematografia nazionale e permette di vedere nella stessa misura le altre cinematografie.”

Si è conclusa domenica 29 marzo la tredicesima edizione del Florence Korea Film Fest 2015

Florence Korea Film Fest: le correnti impetuose di Kim Han-Min

Anche quest’anno, come in passato, la nuova edizione del Florence Korea Film Fest ha inaugurato la Primavera Orientale (che racchiude quattro festival dedicati alle cinematografie orientali) presentando il kolossal in costume “Roaring Currents” di Kim Han-min, che in patria si è immediatamente posizionato al primo posto del Box Office diventando il film più visto della storia del cinema coreano con oltre 17 milioni di biglietti venduti a fronte di una popolazione di circa 50 milioni.

Un film che racconta l’epica battaglia navale di Myeongnyang quando la Corea con sole 12 navi riuscì a sconfiggere una flotta di oltre trecento navi giapponesi e che grazie al forte contenuto nazionalista è riuscito ad appassionare le platee in patria ma che riesce comunque ad appassionare il pubblico internazionale, infatti il film verrà distribuito anche in Italia da Minerva Pictures. “Sono contento che il pubblico coreano abbia apprezzato il mio film – ci dice il regista Kim Han-Min – il personaggio dell’ammiraglio Yi Sun-sin è un eroe nazionale e temevo che la mia versione estremamente umana e fallace potesse rivelarsi un arma a doppio taglio.

Si è conclusa domenica 29 marzo la tredicesima edizione del Florence Korea Film Fest 2015

Devo dire che personalmente ho apprezzato il film anche se però nel suo immaginario si avvicina fin troppo a quello del blockbuster hollywoodiano mentre l’opera precedente del regista “War of Arrows” riusciva ad essere estremamente originale focalizzandosi unicamente su di uno squadrone di arcieri durante la seconda invasione della Corea da parte della dinastia Manchu.

Però anche qui riusciamo a vedere lo stile del regista che decide ancora una volta di focalizzarsi su di una singola battaglia piuttosto che su un quadro più generale. Ma il segreto del regista Kim Han-min e del successo rimane sicuramente la sua grande capacità di equilibrare il messaggio storico con la forte carica d’intrattenimento colossale del cinema mainstream.

Florence Korea Film Fest: Jung July e la violenza sui minori

Al Florence Korea Film Fest non abbiamo visto solo grandi blockbuster ma anche pellicole più intime ed autoriali come “A girl at my door“, opera prima della regista Jung July già presentata al Festival di Cannes nella sezione “Un cértain regard”. Un film crudo e intenso ma anche profondamente toccante che affronta temi scomodi come l’alcool, l’immigrazione l’omosessualità e il decentramento urbano. Tutti toccati con una decisa sensibilità attraverso l’incontro tra due solitudini, quella della giovane abusata Seon Do-hee e quella della poliziotta Lee Young-nam trasferita dalla centrale Seoul alla sonnacchiosa cittadina di Yeosu.

Si è conclusa domenica 29 marzo la tredicesima edizione del Florence Korea Film Fest 2015

Ho iniziato a lavoraci molti anni fa – mi racconta la giovane regista – già alle superiori avevo in mente questa idea ma solo dopo qualche anno sono riuscita ad adattarla per un lungometraggio. La mia idea però non era quella di raccontare i problemi della moderna cultura coreana ma piuttosto raccontare questo incontro tra la tristezza di Do-hee e quella di Young-nam.

Anche se sembra che abbia sfruttato un tema classico del cinema coreano, l’incontro tra un poliziotto e una bambina abusata, il mio interesse era avere un personaggio che fosse a conoscenza delle conseguenze estreme e terribili della violenza, il poliziotto è stato così una scelta ineluttabile”.

Il film si è anche aggiudicato la menzione speciale della giuria per “la bravura e il coraggio della regista Jung July che affronta problematiche molto particolari e delicate mostrandoci l’incontro di due vite segnate da un passato doloroso e un presente apparentemente senza speranza. Le due brave protagoniste attraversano una storia complessa che si confronta con i pregiudizi e le discriminazioni sociali e sessuali della società coreana, il tutto rappresentato con l’originalità, la delicatezza e la complicità che solo un punto di vista femminile può avere”.

Si è conclusa domenica 29 marzo la tredicesima edizione del Florence Korea Film Fest 2015

Florence Korea Film Fest: Ahn Sung-Ki, l’umile superstar

Attore poliedrico capace di ricoprire ruoli complessi e di interpretare una grande varietà di personaggi, Ahn Sung-ki ha ottenuto il rispetto e l’ammirazione non solo del pubblico, ma anche della critica che lo ha ribattezzato “l’attore coreano per eccellenza“. Durante una carriera lunga oltre sessant’anni con il suo lavoro ha attraversato i momenti cruciali della storia del cinema coreano dal dopoguerra a oggi, collaborando con i più grandi registi coreani.

Tra i premi ha ricevuto il Blue Dragon Award come miglior attore nel 1990; Baeksang Art Awards (l’ultimo nel 2012 per Unbowed). Nel 1997 Ahn è stato consacrato come il miglior attore da “Cine21“, la rivista cinematografica più importante in Corea. Ahn è diventato una vera e propria icona nazionale anche grazie ad aver interpretato due volte il ruolo di Presidente della Repubblica, in “The Romantic President” e “Hanbado“.

Certo incontrare un attore di tale importanza spinge sempre ad avere qualche preoccupazione eppure Ahn Sung-Ki riesce a mettere chiunque a suo agio. Calmo, pacato ma circondato da quell’aura che solo i grandi personaggi hanno, l’attore si è presentato alla stampa in un incontro al caffè Florian, da quest’anno main sponsor del festival.

Florence Korea Film Fest 2015

Avevo 5 anni – ha spiegato Ahn Sung-Ki – quando ho iniziato il mio percorso attoriale. Allora, dopo la fine della guerra, non c’erano attori bambini, io sono stato il primo”. Continuando il mio discorso insieme ad Ahn Sung-ki ho scoperto che però da giovane aveva abbandonato la via del cinema per provare a vivere una vita da normale studente.

Solo dopo l’Università quando ha cominciato ad interrogarsi su cosa fare in futuro ha deciso di ritornare a calcare le scene e a studiare recitazione “in fondo era l’unica cosa di cui avevo esperienza e che sapevo fare”. Nella sua carriera Ahn Sung-ki ha recitato in oltre cento film arrivando quasi a eguagliare il record produttivo dello storico regista Im Kwon-taek (che ha al suo attivo ben 102 opere) con il quale ha girato ben sette film, eppure non ha mai recitato con registi esponenti della New Wave coreana come Bong Joon-ho o il famoso Kim Ki-duk, che anche gli appassionati italiani ben conoscono.

Rifiutai a suo tempo dei ruoli come attore in due film di Kim Ki-duk, “Primavera, estate, autunno e inverno… e ancora primavera” e “La Samaritana“: non mi sentivo in linea con i personaggi”. Proprio il suo bisogno di sentirsi in linea con i personaggi con cui riesce a creare un forte legame empatico è probabilmente uno dei segni distintivi e caratteristici di Ahn Sung-ki come pure, dalle immortali parole di Michael J. Fox: “il segreto del suo successo”.

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