Il Frataio 1920 è la più antica friggitoria di Livorno, storica bottega nel cuore della città labronica, in zona Mercato Centrale, dove mangiare frati, bomboloni e scagliozzi

Di cosa parliamo in questo articolo:

  • La nascita de Il Frataio di Livorno nel 1947
  • I frati: le ciambelle “cor buho nel mezzo”
  • Qual è la ricetta dei frati livornesi?
  • Il frate il livornese lo vuole “a bollore”
  • E poi ci sono i bomboloni e gli scagliozzi
  • L’antica friggitoria e Livorno
  • La squadra dell’antica friggitoria livornese
  • Progetti futuri per Il Frataio di Livorno

Al centro di Livorno, nell’area dello storico Mercato delle Vettovaglie, proprio nel cuore di Piazza Cavallotti  – ex Piazza delle Erbe -, da decenni resiste indomita un’antica friggitoria conosciuta da sempre per i suoi “frati” e per i suoi bomboloni che nel 1970 hanno degnamente preso il posto dei cannoli. Nel tempo, poi, alla produzione classica si sono aggiunti gli scagliozzi, fatti di polenta fritta; le patatine; i mitici cenci, o chiacchiere, durante il periodo del Carnevale; le frittelle di riso per la classica festa di San Giuseppe; i fratini e le bomboline – su ordinazione per compleanni e feste -; e pure i fratini surgelati da friggere a casa. Insomma, la fiera della leccornia per golosi e non, dato che è assolutamente impossibile resistere all’atavico richiamo di queste delizie che ci accompagnano ammiccanti fin dalla prima infanzia.

La nascita de Il Frataio di Livorno nel 1947

Dal 1920 il fondo aveva ospitato un arrotino e una macelleria. Poi il nonno Luigi, di origine pugliese, lo comprò da un certo Massimo Deri nel ’47 e lo dette per un certo periodo in affitto. Lui in quel momento faceva il calzolaio, ma negli anni ’50 decise di spostarsi dal suo paese verso Livorno per iniziare questo leccornioso spaccio.

Oggi l’attività, gestita insieme alla famiglia Esposito, va avanti grazie alla terza generazione rappresentata da Davide e Luigi Rainone, figli del compianto Ennio, preziosi custodi di una tradizione secolare che tende a mantenere – ma non solo, come vedremo – il processo qualitativo tramandato negli anni.

I frati: le ciambelle “cor buho nel mezzo”

Il frate da queste parti è il prodotto di punta, quello che dà il nome all’azienda: “Il Frataio”. Mentre in altre zone d’Italia – ma anche di Toscana – li chiamerebbero semplicemente ciambelle, qui, signori, siamo a Livorno. E, come sappiamo, a Livorno non amano troppo attenersi alle banali regole linguistiche a cui si attiene la maggioranza della gente.

I frati de Il Frataio, antica friggitoria a Livorno

Qui, nella città dal vernacolo toscano più spettacolare per antonomasia, nella patria del “dé”, interiezione meravigliosa valida per tutte le stagioni, le ciambelle “cor buho nel mezzo”, somiglianti alla chierica di un religioso con lo zucchero al posto dei capelli, diventano frati, appunto. E allora che cosa gli vuoi dire? Niente, chapeau. Ancora una volta la glottologia ha tutto da imparare da un città che fa del colore folkloristico la sua potenza.

Poi è ovvio che non finisce qui. Tanti entrano da Il Frataio e chiedono al posto del frate una sorella: che mi dai una sorella? Sì perché da queste parti, come a Napoli, il frate è un fratello, e Livorno e Napoli hanno senz’altro molte affinità, a parte essere grandi porti. O forse proprio perché sono grandi porti internazionali, quasi senza confini, hanno molte affinità. E poi c’è chi esagera coi meme o con le battute: frati… un ci vole l’avvo’ati!

Per approfondire: Livorno, la città più bohémien della Toscana, è un’esplosione di vita

La squadra de Il Frataio, antica friggitoria nel cuore di Livorno dove mangiare i frati

Qual è la ricetta dei frati livornesi?

Vabbe’, ma come si fa un frate? Semplice, o meglio, semplice per chi lo sa fare come loro. Farina, acqua, lievito di birra, sale, un po’ di zucchero ed essenza di limone. E tanta paziente preparazione. Prima viene preparata la biga, un impasto di circa 20 kg che lievita 18 ore. Poi, una volta realizzate le formine, queste lievitano di nuovo per 40-50 minuti. Quindi la formina viene fritta per 3 minuti in olio di semi di girasole, a una temperatura di 180°. A quel punto il nuovo frate viene estratto e cosparso di zucchero classico semolato, solo un po’ più leggero. Et voilà, in bocca è la fine del mondo, tanto che devi uscire di corsa dalla friggitoria se non vuoi ricadere nella tentazione di prenderne un altro. Fino al giorno dopo, ça va sans dire.

Il frate il livornese lo vuole “a bollore”

Il segreto è che dal fatto al venduto corrono solo pochi minuti. Parliamo di prodotti espressi, realizzati senza soluzione di continuità durante l’orario di lavoro: dalle 8:30 alle 13:00 e dalle 16.00 alle 19:30. Chiaro, no? Vuoi mettere un frate appena sfornato con uno che è rimasto qualche ora a raffreddarsi dietro al bancone? E poi il livornese doc il frate non lo vuole solo caldo, lo vuole assolutamente “a bollore”, ossia tanto caldo da scottarsi labbra, palato, e gola, altrimenti che gusto c’è? Insomma, frati, frati, frati: nei periodi più intensi qui si lavorano fino a 60-70 kg di farina al giorno, più o meno 1.000 frati. Niente male.

Per approfondire: 5 Piatti tipici livornesi: dal cacciucco al ponce

La squadra de Il Frataio, antica friggitoria nel cuore di Livorno dove mangiare i frati

E poi ci sono i bomboloni e gli scagliozzi, mica bazzecole

Il bombolone a Il Frataio lo fanno con crema, cioccolata e crema chantilly, che poi è la crema pasticciera con l’aggiunta di panna montata. L’impasto è lo stesso di quello del frate, solo che ovviamente non c’è il buco nel mezzo. Pare che i più venduti siano quelli con le due creme.

Quanto agli scagliozzi, si tratta di un prodotto tipico della cucina foggiana da friggitoria, ma conosciuto anche da altre cucine, tra cui quella toscana. Parliamo di fette di polenta (ossia fatte con la farina di mais) tagliate a forma di piccoli triangoli, lasciate a seccare qualche giorno dopo la preparazione in modo che non si sciolgano nell’olio bollente, fritte per circa 40 minuti, e infine salate. Vengono poi vendute a multipli di 5: 5-10-15, per semplificare il lavoro. In media sono smerciati circa 50 kg di polenta al giorno. Davvero notevole.
Qualche piccolo consiglio? Gli scagliozzi sono buonissimi se abbinati al lardo di colonnata, a pezzi di formaggio fuso, a olive, o a varie salse.

L’antica friggitoria e Livorno

La friggitoria è perfettamente inserita nel tessuto cittadino, ne costituisce una parte importante, imprescindibile, ormai da decenni. Molti clienti legano questa eccitante esperienza all’infanzia, quando venivano qui attaccati alla mano del genitore di turno a prendere “il frate” come merenda della mattina, e magari oggi desiderano fare la stessa cosa trasmettendo a loro volta ai figli questa gustosa tradizione; tanto che molti giungono dalle vicine scuole coi loro bambini.

Impossibile per me non associare tutto questo alla fibrillazione che ci veniva quando in Versilia, sporchi di sabbia e sale, vedevamo passare sulla spiaggia il venditore di ciambelle e bomboloni caldi e supplicavamo le nostre mamme di comprarcene uno. Meglio due. E se le mamme dicevano di no perché ne avevamo già mangiato un altro, o magari erano patite della dieta ferrea e non volevano vederci lievitare come palloncini, allora sì che erano pianti e bizze. Finché non ottenevamo il lasciapassare. Che tempi meravigliosi, quando bastava una lacrimuccia per risolvere tutto.

Gli scagliozzi de Il Frataio di Livorno, pezzettini di polenta di mais fritti

La squadra dell’antica friggitoria livornese

Ma non ci sono solo Davide e Luigi a darsi da fare con tutti ‘sti chilogrammi di farina. Claudia, ad esempio, lavora qui da poco, ma è da tanto che viene da Il Frataio, perché da piccola la mamma la portava sempre: e come dubitarne? Di nuovo ritorna lo struggente leitmotiv del luogo storico che non solo è parte integrante della leggenda di una città, ma che addirittura ha contribuito, e contribuisce tuttora, a creare la leggenda. Un luogo senza il quale Livorno non sarebbe la stessa, ne siamo certi. E credo proprio che questo sia l’impagabile valore aggiunto di un’attività simile. In un mondo dove nuovi punti gastronomici sorgono come funghi da ogni parte, uno che resiste dal ’47 è qualcosa di davvero eccezionale.
Poi citiamo doverosamente Francesco Pallini, validissimo e insuperabile amico che li aiuta tanto nella produzione; Lavinia, altro validissimo aiuto nella vendita durante il fine settimana; e last but not least Nataliya, ucraina – a lei tutta la nostra solidarietà -, la moglie di Davide, che lavora “in famiglia” dal 2007. Ne ha viste di tutte i colori in questi 15 anni, ma soprattutto, quello che non è mai venuto meno, ci dice, è l’entusiasmo del marito. Le crediamo sulla parola.

Per approfondire: Dé livornese: una parolina piccola piccola per un’infinità di significati

Le bombole de Il Frataio, antica friggitoria a Livorno

Progetti futuri per Il Frataio di Livorno

Il futuro riserva idee in via di sviluppo. Ad esempio, per San Patrizio hanno sperimentato una nuova crema, una irish cream. Interessante. Senza considerare che questo potrebbe essere il posto perfetto per fare i coccoli, le ficattole o le donzelle, come preferite chiamarli, insomma, quella deliziosa pasta fritta, dalle mille forme, della tradizione toscana. Ci stanno seriamente pensando. Il nostro suggerimento? Fatelo. E in bocca al lupo.

Bene, cari amici e care amiche di TP, sicurissimi di avervi fatto venire l’acquolina in bocca, aspettiamo i vostri commenti su “Il Frataio 1920”. Scrivete qui sotto, su Facebook, su Instagram: particolarmente gradite le espressioni in livornese stretto.

Il Frataio 1920 Antica Friggitoria – Via del Cardinale n° 9 (zona P.zza Cavallotti) Livorno – Tel. +39 0586 884571


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Scrittore, Ambassador of Tuscany
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