Riflessioni sul concetto di ossessione e su come una piccola dose di sana ossessività e attenzione ai dettagli ci aiuti ad alimentare l’amore per il nostro lavoro e rendere la propria vita più felice. 

Ossessione: riflessioni ragionate sul tema

L’ossessione, in psichiatria, è considerata un fenomeno patologico che si manifesta attraverso l’insistenza, anche periodica, di una rappresentazione mentale, di un’idea fissa, accompagnata da un vissuto ansiogeno, che la volontà non riesce a eliminare. Quindi qualcosa di negativo.

Eppure esiste anche un tipo di ossessione sostanzialmente positiva perché permette di ottenere risultati altrimenti irraggiungibili. Non stiamo affermando che essere affetti da un’ossessione vada comunque bene. Stiamo semplicemente suggerendo una verità sotto gli occhi di tutti: talvolta l’ossessione è l’unico modo per eccellere. E quindi, in tal caso, ben venga una sana ossessione a portarci là dove non potremmo mai arrivare senza.

Concetto di vittoria con personaggi che tengono in mano stelle

Massimo Bottura: “diventa ossessivo in ciò cha fai”

Massimo Bottura – chef e proprietario dell’Osteria Francescana a Modena, ristorante premiato con 3 stelle Michelin e classificatosi primo ristorante al mondo nella lista dei The World’s 50 Best Restaurants negli anni 2016 e 2018 – tra le tante risposte che ha dato agli studenti dell’Istituto Alberghiero Olmo di Cornaredo ha detto:

Diventa ossessivo in quello che stai facendo. Stai sempre al fianco del tuo professore, anche se gli altri ti dicono che sei un lecchino. Impara. […] Così facendo, imparerai che ti sei scelto una vita di sacrificio ma anche di passione, la stessa che non ti farà sentire la fatica del lavoro.”

La verità è che il termine ossessione è spesso vittima di un fuorviante uso quotidiano, tanto che si fa riferimento con troppa nonchalance a un disturbo le cui manifestazioni possono risultare estremamente variegate e talmente individuali da potersi confondere coi normali tratti della personalità.

Massimo Bottura all'Osteria Francescana di Modena

Il disturbo ossessivo compulsivo di Michelangelo

Michelangelo aveva l’attenzione costantemente rivolta al lavoro artistico, tanto da indurre diversi storici a sostenere che soffrisse di un disturbo ossessivo compulsivo. Sappiamo che non era socievole e che a causa del suo temperamento non di rado si alterava anche durante pacifiche conversazioni con familiari o estranei. Nella maggior parte dei casi evitava il contatto con gli altri, e accadeva che abbandonasse una qualsiasi chiacchierata senza apparenti motivi. Dormiva sempre coi vestiti indossati durante la giornata, persino cogli stivali, o magari gli capitava d’isolarsi improvvisamente nel mezzo del lavoro ignorando qualsiasi tipo di stimolo esterno e senza comunicare alcun genere di emozione.

In effetti i suoi strani comportamenti sarebbero facilmente inquadrabili nel classico quadro clinico dell’ossessivo-compulsivo, ma non per questo Michelangelo può essere considerato mentalmente fuori equilibrio: al più, stravagante, come si conviene a ogni artista degno di questo nome.

Perché essere artista significa proprio avere la capacità di oltrepassare la normale realtà degli altri. Significa essere assorbiti, anche in modo totale, esclusivo, da una visione personale, non di rado trascendente, o comunque originale, della vita. Significa vedere le cose da una prospettiva diversa, e non si può certo pensare che tutto ciò non abbia nessun effetto sulla mente.

Aneddoti fiorentini nascosti tra i vicoli di Firenze, scolpiti nelle pietre dei palazzi, storie trasformatesi in colorite espressioni gergali

Registi famosi e ossessione

Anche Martin Scorsese, a sentire lui stesso, propone il proprio disturbo ossessivo nella lettura psicologica di diversi personaggi dei suoi film. E che dire di Stanley Kubrick che non poteva assolutamente rinunciare a quotidiane partite a scacchi portate avanti con attenzione ossessiva, e che girava i film con la medesima maniacale ossessione per ogni minimo dettaglio?

Non troppo diverso era Luchino Visconti, che durante le riprese dei film storici voleva addirittura che negli armadi fossero appesi costumi dell’epoca, anche se in scena non sarebbero mai stati aperti. Lo giustificava chiamando in causa la concentrazione massima che pretendeva dagli attori che dovevano sapere che all’interno gli abiti sarebbero comunque risultati coerenti con la scena. Ma non era forse più un’esigenza del regista dovuta alla sua attenzione maniacale ai particolari?

Il regista Martin Scorsese al Tribeca Film Festival

Einstein e Tesla, gli scienziati ossessionati dalle ossessioni

Perfino tra gli scienziati abbiamo casi illustrissimi come quello di Albert Einstein. Il padre della fisica moderna era infatti ossessionato dal ricordare giorni, mesi e anni di eventi più o meno significativi. Nikola Tesla invece, oltre a essere germofobo, odiava toccare oggetti rotondi, odiava capelli diversi dai suoi, trovava i gioielli repellenti, ed era solito coinvolgere in qualsiasi attività il numero tre: ad esempio in ogni pasto doveva avere pezzi che fossero divisi in tre o multipli di tre.

Piccole o grandi stravaganze, disturbi ossessivi, maniacalità, vero. Ma se c’è un tratto comune tra tutti questi personaggi così diversi tra loro, è la costante, irrinunciabile, ricerca della perfezione. Forse una chimera? Forse.

Ma quanto questo loro modo di essere li ha resi grandi, o comunque più grandi di quello che sarebbero stati altrimenti? Che sia tra le linee di una scultura o di un dipinto, nella fotografia di un film o nell’astrazione di numeri perfettamente combinati, è questa la fonte di tutte le loro ossessioni: l’eccellenza.

Statua di Nicola Tesla a Smiljan in Croazia, autore Mile Blazevic

L’ossessione di TuscanyPeople: eccellere nel divulgare l’eccellenza

Ed è anche questa la piccola ossessione di TuscanyPeople: eccellere nel divulgare la quasi infinita eccellenza della Toscana. Sì perché è proprio la parola eccellenza a caratterizzare la nostra regione, sia che si parli della terra in sé in tutta la sua variegata bellezza, dell’arte o di quella delle sue aziende leader mondiali in molti settori.

Tuttavia, come abbiamo visto, l’eccellenza non va mai troppo disgiunta dall’ossessione, perché non si può essere eccellenti se non si pensa costantemente a migliorare, e non si può pensare costantemente a migliorare se non si è un po’ ossessivi.

E allora ben venga quella sana ossessione che spinge a progredire, a ricercare, a farsi sempre nuove domande e a trovare sempre nuove soluzioni. Ben venga quella sana ossessione che alimenta l’amore per il proprio lavoro. Senza esagerare. Ma ben venga. Perché chi migliora la propria vita, migliora la vita di tutti.

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Foto di Massimo Bottura ©OsteriaFrancescana                                                    Riproduzione Riservata ©Copyright TuscanyPeople

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