A sentire Forbes, Brunello Cucinelli – stilista e imprenditore leader nell’industria del cachemire – occupa il 33º posto tra i più ricchi d’Italia, con un patrimonio di 1,5 miliardi di euro. Come altri partito da zero, non ha però nulla del classico capitalista accumulatore, come si sarebbe detto un tempo, anzi, è un uomo che ha fondato tutto il suo business su una profonda etica interiore che ha contribuito a fargli raggiungere quegli eccellenti risultati che gli sono stati universalmente riconosciuti.

Brunello Cucinelli: l’etica e l’armonia del mondo alla base di una grande impresa

Brunello Cucinelli stilista e imprenditore dell'industria del cachemire

Nonostante Brunello Cucinelli non sia toscano né operi in Toscana, TuscanyPeople lo ha scelto come uno tra gli “ideali testimonial” del suo messaggio per i suoi valori fondanti di grande umanesimo che contraddistinguono da molti secoli la nostra regione, da quando i Dante, i Leonardo, i Michelangelo, i Galileo – per dirne solo alcuni – vi hanno impresso il loro eterni caratteri indelebili.

L’infanzia di Brunello Cucinelli

Solomeo, il borgo di Brunello Cucinelli stilista e imprenditore dell'industria del cachemire

Nato in campagna, a Castel Rigone, in provincia di Perugia, Brunello Cucinelli impara dal padre contadino i solidi valori delle persone che vivono in armonia col creato. La cura delle piante, degli animali. I conigli, ad esempio, dormivano in casa perché d’inverno patiscono il freddo.

Stai nel solco Brunello, altrimenti l’aratro mi va torto, mentre i solchi devono essere dritti”, gli diceva il padre. “Perché?” chiedeva lui. “Perché dritti sono più belli“, gli rispondeva. La stessa cosa che si sente rispondere Goethe da un giovane contadino nel suo Viaggio in Italia.

L’ideale di bellezza, armonia, ordine. Come si fa a vivere senza? La prima parte del loro raccolto veniva sempre destinata alla comunità. Non l’ultima, la prima. Solidarietà, altruismo. Come si può pensare di vivere senza?

 

La scoperta dell’etica kantiana

Brunello Cucinelli stilista e imprenditore dell'industria del cachemire

Con la corsa all’urbanizzazione la famiglia di Brunello Cucinelli si sposta in città, il padre lavora in fabbrica, lì per lì gli pare un passo in avanti ma in realtà si sente umiliato. È allora che il giovane Brunello matura il suo ideale di grande dignità umana. Per sé e per gli altri. A scuola combina poco, all’università ancora meno, ma parla tanto, s’informa, assorbe. Due amici che frequentano il liceo classico gli parlano di filosofia. Lui scopre la meravigliosa etica kantiana: l’uomo da considerarsi sempre come nobile fine, mai come mezzo per il proprio vantaggio. Cosa c’è di più alto?

Lavora per 10 anni al bar del paese, l’università della vita, lo chiama, perché c’è sempre qualcuno che ascolta le tue pene. A 25 anni – anche influenzato dal pensiero del grande economista americano Theodore Levitt che vede per l’Italia un solido futuro solo nei prodotti di qualità – si butta sul cachemire.

Non ha nessuna esperienza né soldi, ma opta per cachemire da donna, forme contemporanee, colori colorati. Ne parla col padre che gli dice: “Non ci ho capito nulla, che Dio ti aiuti“. Cosa c’è di più confortante? Nessun giudizio, nessun consiglio, solo un augurio d’amore.

 

Brunello Cucinelli e il cachemire

Brunello Cucinelli stilista e imprenditore dell'industria del cachemire

Comincia con 2 dipendenti e lavora per la Germania perché i tedeschi pagano a 10 giorni. Si fa dare i primi 20 kg di cachemire da un commerciante il quale – grazie alla sua educazione, al suo garbo, al suo sapersi fare amare – accetta di essere pagato quando potrà. L’arte di farsi voler bene volendo bene. Tutti la dovrebbero imparare.

Gli piace ricordare che San Francesco era un genio dei rapporti umani tanto da riuscire a incontrare a Damietta – in quei tempi di odio – il sultano d’Egitto Malik al Kamil, ottenendo da lui stima e rispetto. La stessa stima e rispetto con cui Brunello Cucinelli ama stimolare i propri collaboratori. Perché la stima genera responsabilità e questa genera creatività. Non si sente un genio, ma un organizzatore del genio altrui. Durante un “Pitti Immagine” una sua collaboratrice gli suggerisce: “Lei che ama il pallone e il cachemire, perché non realizza un pallone di cachemire?“. Idea geniale che ebbe grande successo.

Nei suoi primi anni, nel corso di una grande fiera in Germania, Brunello Cucinelli riceve i complimenti dei compratori: Sig. Cucinelli, lei ha realizzato splendidi maglioni di cachemire con splendidi colori. Alla fine vende 11.800 pullover. È l’inizio della sua ascesa. Ma l’ideale fondante rimane: guadagnare senza recar danno all’umanità. I profitti devono sempre essere equamente distribuiti. Una parte deve poi servire per abbellire l’umanità stessa.

L’imperatore Adriano diceva: “Mi sento responsabile delle bellezze del mondo“. E cosa facciamo noi in Toscana se non essere responsabili delle bellezze del mondo, visto che una grossa parte l’abbiamo proprio qua?

 

Il borgo di Solomeo in Umbria

Solomeo, il borgo di Brunello Cucinelli stilista e imprenditore dell'industria del cachemire

Brunello Cucinelli decide poi di trasferire l’azienda nel borgo medievale di Solomeo, in provincia di Perugia, riscoprendo l’antica vocazione produttiva del paese in un concreto intreccio di lavoro e bellezza, passato e futuro, economia locale e economia universale (quella globale non gli piace). Lo chiamano: il tedesco, per il suo rigore. Lui si sente solo “una persona perbene”, ciò che gli ha sempre raccomandato il padre. Sostiene che abbiamo bisogno di dignità, di correttezza, di giustizia, di bellezza. Ci vuole scienza ma anche anima. Come non riconoscersi in questi valori?

Nuovo umanesimo

Brunello Cucinelli stilista e imprenditore dell'industria del cachemire

Nella primavera di quest’anno Cucinelli ha incontrato a Solomeo un gruppo di grandi imprenditori, i numeri uno della Silicon Valley. Tra gli ospiti, oltre a Jeff Bezos, fondatore, presidente e ceo di Amazon, anche Ruzwana Bashir di Peek.com, l’ex ceo di Twitter, Dick Costolo, e Reid Hoffman, co-fondatore e presidente di LinkedIn.

Tre giorni di full immersion nell’anima, nel futuro dell’umanità, nel cosa poter fare per l’umanità, oltre a generare profitto per le proprie aziende. Unica condizione per l’incontro: niente cellulare. “Facciamoci illuminare dalle stelle“, dice loro Cucinelli, “da troppo tempo camminiamo a testa bassa“. Loro rispondono: “Bene Brunello, parlaci d’umanesimo“. E così è andata.

Adesso Brunello Cucinelli si dice un po’ preoccupato per il mal dell’anima dell’uomo e predica l’importanza del risveglio spirituale per il terzo millennio. Perché, con tutta questa tecnologia, per essere credibile devi essere vero. E con quest’ultima frase vi lasciamo alle vostre meditazioni.

Buon risveglio a tutti.

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Fonte: Forbes

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