Molti leggendo il titolo si staranno interrogando: ma Don Bosco era piemontese, perché parlarne su TuscanyPeople? Sì, avete ragione, ma nel corso dell’articolo, capirete il motivo del nostro interesse, sia nei confronti della sua persona, che delle sue opere.

Le opere sociali di Don Bosco ottengono il certificato Apple Distinguished School

Iniziamo intanto con il rallegrarci della certificazione Apple Distinguished School ottenuta dalle Opere Sociali di Don Bosco, un traguardo di fregio per il nostro Paese. Un po’ a malincuore, dobbiamo ammettere che il settore scolastico italiano, sebbene si avvalga di educatori molto preparati, non brilla in materia di innovazione digitale informatica.

Questo tipo di certificazione riconosce al contrario, un’eccellenza dal punto di vista dell’avanguardia tecnologica, che consente a docenti ed allievi di emanciparsi, nel sempre più utilizzato mondo del digitale, permettendo di conseguire risultati straordinari.

Aula informatica di scuola digitale contemporanea

Opere Sociali di Don Bosco

Le Opere Sociali di Don Bosco, operano attivamente in Italia da circa 70 anni. Recentemente è stato peraltro festeggiato l’anniversario dalla fondazione; motivo in più quindi, per onorare questo nuovo riconoscimento.

In Italia sono 7 gli istituti ad avere conseguito questa certificazione, 70 in Europa, e 2.000 nel mondo. 2, tra le 7 scuole delle Opere Sociali di Don Bosco, si trovano a Firenze. Avete capito perché ne parliamo?
Ma quanti di voi, conoscono la vita di Giovanni Melchiorre Bosco, conosciuto da tutti come Don Bosco?

Chi era Don Bosco?

La storia ci insegna, che molti personaggi a cui la vita ha riservato un posto d’onore, quasi come a volerli riscattare dagli stenti, nascono da umilissime origini. La stessa sorte accadde a Giovanni Melchiorre Bosco, nato in una famiglia di contadini. Chissà, forse è vero che la giustizia divina, alla fine premia chi lo merita. Don Bosco ha rappresentato e rappresenta tuttora, la figura rassicurante dell’uomo buono ed umile.

Statua di Don Giovanni Bosco a Castelnuovo Don Bosco

Ha speso la sua esistenza aiutando il prossimo, riuscendo in imprese giudicate prima di lui, impossibili da realizzare. Tutto questo è stato possibile, grazie alle doti innate di intelligenza emotiva e competenza sociale. Voglio azzardare a definirlo, un “sacerdote-imprenditore a tutela del bene popolare”.

La vita di Don Bosco

Il 16 agosto 1815 viene alla luce a Becchi Castelnuovo d’Asti. In suo onore, la città nativa prenderà successivamente il nome di Castelnuovo Don Bosco. Fin da tenera età scopre la vocazione per la Chiesa, che lo induce a prendere i voti molto giovane. Negli anni, racconterà spesso di un sogno fatto all’età di 9 anni, che forse potremmo più definire una predizione. In sogno Gesù e la Vergine Maria, gli indicavano la strada da perseguire nella vita: studiare, prodigarsi nell’aiutare i più deboli (soprattutto i giovani), professare la carità e l’umiltà.

Fin da subito, Don Bosco dimostra arguzia e carisma nel riuscire ad avvicinare i concittadini alla Chiesa. Per attirarne l’attenzione, era solito stupire la popolazione esibendosi in giochi di prestigio, a patto però, che prima ascoltassero i passi del Vangelo e recitassero il Rosario.

Basilica Don Bosco a Castelnuovo Don Bosco

Divenuto sacerdote e viene inviato a Torino nel 1841, si interessa del tessuto sociale in cui vivono i giovani del luogo. Rimane turbato nel realizzare che la maggior parte di loro, sono allo sbando e privi di guida, spesso ridotti a delinquere per sbarcare il lunario.

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Il primo oratorio a Torino

Non perdendosi d’animo, si attiva affinché venga data loro un’istruzione. Li segue nella ricerca di un’occupazione, e si prodiga in tutto ciò che è in suo potere, per migliorarne le  condizioni. Nasce così il primo oratorio della periferia torinese. Don Bosco si farà altresì, portavoce e garante dei diritti dei giovani lavoratori. Al tempo non esistevano contratti scritti per gli apprendisti, erano perciò spesso sfruttati dai datori di lavoro. Grazie all’impegno per la causa, ottiene i primi contratti di apprendistato nel capoluogo torinese.

La nascita dei Salesiani

Questo sarà solo l’inizio dell’enorme lavoro svolto da Don Bosco a beneficio dei meno abbienti. Nel 1846 a Valdocco, fonderà un oratorio presso Casa Pinardi, che diventerà il complesso della casa madre dei Salesiani. Ben presto però, Don Bosco capisce che per poter andare avanti con i progetti, c’è bisogno di una sovvenzione. Assume il ruolo di promotore nella ricerca di fondi.

Basilica Don Bosco a Castelnuovo Don Bosco

L’esempio di Don Bosco si estende a macchia d’olio, e grazie alla collaborazione con Don Cagliero e Don Rua, nasce la Società di San Francesco di Sales. Successivamente la società, darà vita all’ordine dei Salesiani. Questo ordine si basa sugli insegnamenti di Don Bosco: aiutare i giovani, fornire riparo, istruzione (anche religiosa), e supporto nella ricerca di un lavoro.

La saggezza di Don Bosco è sempre più apprezzata e riconosciuta a livello nazionale, tanto da venir interpellato anche da Papa Pio IX, che vedeva in lui doti ultraterrene. Oltre a svariati miracoli che gli sono stati riconosciuti, si dice, fosse in grado di ripetere fedelmente intere pagine di libri, dopo una sola lettura.

L’Istituto delle figlie di Maria Ausiliatrice

Don Bosco è inarrestabile e per merito della sua tenacia, nel 1872 fonda insieme a Santa Maria Domenica Mazzarello, l’Istituto delle figlie di Maria Ausiliatrice (link). L’intento è sempre lo stesso: aiutare e formare la gioventù femminile.
Nel 1875 iniziarono anche le spedizioni missionarie salesiane in Argentina, allora meta di una grossa fetta di emigrati italiani. Ottenne anche lì, dopo un inizio difficoltoso, un meritato successo.

Missionario racconta storia a bambini

La morte di Don Bosco

Il 31 gennaio 1888 a seguito di una brutta bronchite contratta, Don Bosco si spegne a Torino. Le sue spoglie sono attualmente esposte all’interno di un’urna, nel Santuario di Maria Ausiliatrice. Nel 1929 Papa Pio XI lo beatifica, e nel 1934 viene dichiarato Santo. Nel 1958 Pio XII lo dichiara “patrono degli apprendisti italiani“, a seguito di proposta del Ministro del Lavoro.

Gli Istituti Salesiani a Firenze

Era doveroso narrare la vita di quest’uomo di Chiesa, che grazie alla sua forza di spirito, è riuscito dal nulla, ad avviare un sistema scolastico così avanzato. A Firenze, come anticipato, gli Istituti Salesiani operano sul territorio da oltre 150 anni. Il primo istituto nasce nel 1881, costituito da un oratorio, scuola primaria, elementare e ginnasio, più scuola di arti e mestieri. Si aggiungono successivamente la costruzione di nuovi edifici, per l’ampliamento e la concentrazione delle attività. Nascono un convitto universitario, una scuola per geometri, un liceo scientifico e liceo delle scienze umane. È inoltre oggi presente una Polisportiva Sales, nel settore pallavolo e calcio.

Nel 1938 apre anche l’Istituto Madre Mazzarello presso Villa le Palme. L’inaugurazione, coincide con l’anno della beatificazione di Santa Maria Domenica Mazzarello, fondatrice delle suore delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Si trovano al suo interno, l’oratorio e la scuola dell’infanzia e primaria, che seguono il metodo innovativo di apprendimento.

Bambine al primo giorno di scuola

Fanno inoltre parte del comprensorio, un centro di formazione e avviamento al lavoro, collegi per studenti universitari, doposcuola con attività integrative e centri giovanili. L’Istituto svolge anche delle nobili opere caritatevoli.

L’Istituto Madre Mazzarello, ospita case di accoglienza per ragazze in difficoltà e promuove percorsi educativi e di formazione.
Entrambi gli Istituti, si basano sull’insegnamento del progetto educativo ideato da Don Giovanni Bosco: amore, religione e ragione.

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L’importanza dell’amore per il prossimo

Siamo orgogliosi di ospitare sul nostro territorio due così autorevoli Istituti, che si sono guadagnati riconoscimenti d’élite, nel settore dell’insegnamento d’avanguardia come la già citata certificazione Apple Distinguished School. Istituti di questo calibro, influiscono in modo attivo a dare lustro alla nostra Toscana.

Quello che più ci colpisce, è che i ragazzi non solo apprendono le dottrine scolastiche, ma possono contare su insegnamenti che troppo spesso vengono trascurati: l’amore per il prossimo.

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Daniela Bardi
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