Giacomo Tachis, “padre” di alcuni tra i più celebri vini Made in Tuscany, è stato insignito, il 24 novembre ultimo scorso, del “Pegaso d’Oro”: la massima onorificenza che la nostra Regione riserva alle persone che hanno contribuito con la loro attività, alla crescita civile, culturale e sociale della comunità toscana.

Ilaira Tachis riceve il pegaso d'oro per suo padre Giamoco Tachis

Il celebre premio, con cui si è voluto riconoscere il prestigioso lavoro di Tachis (lungo tutta una vita), è stato consegnato dell’assessore regionale all’agricoltura, Gianni Salvadori, alla figlia di Tachis, Ilaria, nel corso di una cerimonia che ha visto la presenza di autorità e numerosi personaggi del mondo del vino toscano.

Per problemi di salute, infatti, l’ottantunenne celebre enologo è rimasto nella sua casa di San Casciano Val di Pesa.  Tachis, insignito della “medaglia d’oro”, è l’indiscusso artefice di un “Rinascimento del vino italiano”, nonché creatore di vini dalla fama immortale quali Sassicaia, Tignanello e Solaia, e creatore dei cosiddetti vini “Supertuscan”.

Sassicaia

Per lui, l’enologia nazionale, anzi mondiale, ha utilizzato ogni possibile riferimento di eccellenza: uno dei capisaldi dell’enologia toscana; uno dei nomi più importanti dell’universo enologico mondiale, (nonché) padre di alcuni dei più pregiati vini del mondo, tutti Made in Tuscany

Tachis è di origine piemontese; nel 1961, dopo aver concluso gli studi alla “Scuola Enologica di Alba” e le prime esperienze professionali, è arrivato alla cantina Antinori, dove è rimasto poi per 32 anni, divenendone storico direttore e, come ha detto l’assessore Salvadori: “diventando il nostro primo ambasciatore dei vini toscani nel mondo e contribuendo a valorizzare, anche dal punto di vista economico, molti territori della nostra regione”.

Tachis risulta certamente non solo un illustre rappresentante del bere italiano nel mondo, ma anche uno dei fondatori del settore enologico Made in Tuscany. Grazie al suo sapiente e perseverante lavoro, infatti, denominazioni quali: Chianti Classico, Val d’Orcia e Val d’Elsa sono salite agli onori della cronaca e le loro etichette sono diventate fra le più ricercate e pregiate. Giacomo Tachis, che ha da poco spento le sue ottantuno candeline, ha fatto una vera rivoluzione nel settore vinicolo avendo la lungimiranza di capire come sarebbe dovuto essere il vino italiano “nel” e “del” futuro.

Vigneto del Chianti classico

Giacomo Tachis: da Piorino alla Francia

Giacomo Tachis è nato a Piorino, in provincia di Torino, il 4 novembre del 1933. Piorino è un piccolo paese con quindicimila abitanti, senza neanche una piccola vite, ma circondato da mais, frumento e cereali. Fin da piccolo Giacomo manifesta una vera e propria passione per il gusto e la buona cucina, oltre ad un’innata dedizione per la lettura.

Il suo primo lavoretto fu in una macelleria e la sua camera iniziò a popolarsi di immagini e disegni di banchi di salumi, dietro i quali Giacomo immaginava il suo futuro professionale. La madre, non molto entusiasta della scelta del figlio, spesso lo riportava “sulla retta via” ricordandogli la necessità di proseguire con profitto negli studi, per avviare una seria carriera lavorativa.

Dopo le scuole elementari,  frequentò le scuole medie in un convento dei Salesiani dal quale scappò per ben tre volte, intollerante al rigore ed alle regole restrittive dell’istituto. Concluse le scuole medie si iscrisse all’Istituto Agrario di Alba, per studiare chimica e biochimica delle piante.

Nel frattempo il cugino della madre, direttore generale della Martini e Rossi in Francia, la invitò a far studiare il figlio da enologo, promettendogli di sistemarlo grazie alle sue conoscenze. Così Giacomo partì per la Francia ed ebbe la fortuna di avere come mentore Emile Peynaud, padre della moderna enologia di Bordeaux.

Ciò che, di Tachis, colpì Peynaud fu in particolare il fatto che Giacomo, anche grazie alla passione per la lettura, non era non un tecnico, arido e chimico; al contrario, un umanista colto e raffinato sempre a suo agio tra le zolle e i filari delle vigne, come tra i libri. Aspetto che è stato sottolineato anche dall’Assessore Salvadori, durante la cerimonia, che ha ricordato la grande competenza di Tachis non solo (tecnica e scientifica) in campo vitivinicolo, ma anche in ambito umanistico: tanto da esser, addirittura, definito da qualcuno proprio come “l’enologo umanista”.

Nel 2011, la rivista inglese Decanter lo ha nominato “Man of The Year. Il premio, a Tachis, è stato consegnato da Sarah Kemp, publishing director della rivista britannica la quale, nel discorso celebrativo, ha detto: “è curioso che, 25 anni dopo il primo Premio “Man of the Year” attribuito a un italiano (1986), Piero Antinori, sia lui stesso a ospitare la premiazione del terzo italiano insignito del nostro riconoscimento”.

Giacomo Tachis riceve dalla Piblishing Director della rivista Decanter Man on The Year

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