Nicola Santini fotografo fiorentino, ci racconta di come la sua passione per la fotografia lo abbia portato oggi ad avere un importante studio fotografico a Firenze e di come il passaggio dalle pellicole al digitale ha cambiato la sua professione.

Nicola Santini fotografo a tutto tondo

Il bel quarantenne che mi trovo davanti si chiama Nicola Santini ed è un giovane uomo sicuro di sé che da ragazzino scopre la fotografia e negli anni trasforma il suo hobby nella sua professione. Non sono tante le persone che riescono in quest’intento, vuoi la perseveranza, vuoi la fortuna, i giusti incontri e le capacità, Nicola Santini è riuscito ad affermarsi nel suo settore, aprire il suo studio fotografico, avvalersi di collaboratori capaci, cosa non da poco ci sottolinea, e riuscire ad essere fotografo a 360 gradi come dice lui, per rimanere sempre attuale e non fossilizzarsi in un solo settore dal quale poi non esci più.

Nicola Santini fotografo ci racconta la sua passione per la fotografia e di come questa professione sia cambiata con l'arrivo del digitale

Raccontami gli esordi della tua attività

Durante gli anni dell’università lavoravo in un negozio di fotografia a Firenze, il Centro Foto di Piazza Alberti; qui ho avuto i miei primi contatti con il mondo dei professionisti, era l’epoca della pellicola, i fotografi venivano lì ed inevitabilmente parlavamo di scatti, diapositive, luci. In questo modo ho iniziato a fare gratuitamente l’assistente ai professionisti, poi sono riuscito ad avere i primi lavori ed ora sono quindici anni che faccio questa professione per conto mio.

Ti ricordi il tuo primo lavoro da professionista?

Certo, è stato un lavoro sul food, la Regione Toscana sponsorizzava consorzi alimentari e quindi voleva foto dei prodotti alimentari tipici toscani, mi ricordo la tovaglia bianca e rossa con i salami e tutte le varie prelibatezze…

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Era ancora l’epoca della pellicola? Come è stato il passaggio al digitale? Pregi, difetti?

E’ stato un passaggio duro, difficile per alcune cose ed una scoperta per altre. Nel 2001 questo lavoro è morto per poi rinascere in modo diverso. Ad esempio, io per alcuni anni ho girato il mondo per conto del National Geographic, che mi mandava in Africa con rullini di diapositive ed il compito di tornare a casa con cinque foto di elefanti, due di giraffe ecc. Con l’avvento del digitale non c’è più stato bisogno di questo tipo di lavoro, il National Geographic contatta il fotografo africano che poi via mail gli manda le stesse fotografie a costi decisamente inferiori.

La scoperta è che dal punto di vista aziendale è tutto più dinamico, il committente vede subito il risultato, c’è più versatilità, si può subito cambiare, modificare, prima non era possibile perché dopo due giorni avresti dovuto rimontare un set, richiamare modelle ecc. Ora sei facilitato a rimanere molto più dentro l’obiettivo del risultato finale.

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Quali sono, se ci sono per te, i limiti e le differenze fra digitale e pellicola?

Beh, la pellicola era intelligente, riconosceva tutti i tipi di luce da sé, se c’era ombra, fluorescenza, mentre con il digitale devi impostare tutto, è più una macchina a cui devi dire tutto te. E’ più difficile mantenere una colorimetria ottimale e veritiera e questo nella moda è fondamentale ed è ciò che distingue il professionista dall’amatore di buon livello. Ad esempio un brand che lancia un nuovo colore di una maglia, vuole che questo colore venga correttamente fotografato e pubblicizzato.

La moda non a caso è uno dei campi in cui ti sei affermato, sei uno dei quaranta fotografi ufficiali di Pitti, la nota kermesse di moda, ma anche altre famose firme, fiorentine e non, si sono avvalse del tuo lavoro, ci puoi raccontare qualcosa?

Abbiamo lavorato per Fendi alla realizzazione di un libro su cento storie di artigiani italiani considerati più importanti e rappresentativi del Made in Italy. Un regalo in occasione di un evento che Fendi ha realizzato a Madrid, Londra e New York. Per quanto riguarda la moda fiorentina abbiamo lavorato per Cavalli e Ferragamo, anzi per loro abbiamo anche realizzato i servizi fotografici ai matrimoni delle rispettive figlie Rachele e Livia.

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I matrimoni sono un altro vostro fiore all’occhiello, in cosa senti di differenziarti rispetto ad un tradizionale servizio fotografico?

Noi vogliamo raccontare una storia, fotografiamo tutto e tutti nel modo più emotivo possibile, non vogliamo fare un album di tante belle foto, ma un libro fotografico di tutto quel giorno e l’impegno investito per progettare e vivere quel giorno. Allestiamo in loco un set, luci, proiettiamo in diretta, facciamo riprese aeree dell’evento. Insomma il più possibile al passo con la tecnologia di oggi. In più regaliamo uno street service, vale a dire uno/due mesi prima del matrimonio fotografiamo i futuri sposi a giro per la città, per ricordarsi il prima…

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Hai detto al passo con i tempi, mi risulta che una nuova moda sia fotografarsi in dolce attesa.

Si, negli ultimi anni si sta sempre più diffondendo il desiderio di scattarsi delle belle foto col pancione. Al settimo/ottavo mese di gravidanza, col pancione bello grande i futuri genitori desiderano immortalare questo momento unico per la coppia, ma nel frattempo secondo me fanno un regalo unico al figlio/a, che avrà un immagine dei genitori quando aspettavano e desideravano proprio lui o lei.

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Hai parlato della difficoltà di trovare validi collaboratori, ci vuoi parlare dei tuoi?

I miei collaboratori sono Alessandro Cinque, che da poco è diventato anche mio socio, Gea Aricò, Luca Gori e Nicholas Salasar. Ognuno ha un proprio campo di specializzazione, dai matrimoni ai motori, al viaggio, credo che il risultato migliore si ottenga con le persone che conoscono l’ambiente che devono fotografare. E’ impossibile fare tutto da soli.

Nuovi progetti?

Abbiamo appena realizzato un progetto pilota con Eni Luce Gas ed Energia, una grossa campagna pubblicitaria a livello di televisioni nazionali, cartelloni, riviste, che parte dalla Toscana e nei prossimi due anni si svilupperà anche nel resto d’Italia e siamo stati confermati anche nello sviluppo dei prossimi anni.

Nicola  Santini

 

 

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