Il Centro Luigi Pecci di Prato è il più importante polo museale della Toscana dedicato all’Arte Contemporanea, posto all’interna di una struttura avveniristica progettata dal razionalista Italo Gamberini.

Centro Luigi Pecci di Prato: il cuore toscano dell’arte contemporanea

Il suo motto è: “Le arti ci aiutano a interpretare la realtà in cui viviamo.” E noi toscani, abituati a succhiare dalle mammelle della grande arte fin da bambini, non potremmo non concordare. Ma qui si tratta di arte contemporanea, delle attuali avanguardie, non di arte classica, qui si tratta di uno dei musei vanto della nostra regione, il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato.

Esterno del Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato

Il primo polo museale italiano dedicato alle arti visive e performative

Qui si tratta della prima istituzione italiana con l’obiettivo di presentare, documentare, collezionare e supportare le ricerche artistiche di arti visive e performative: cinema, musica, architettura, design, moda e letteratura. L’idea fondante è che, in quanto espressioni del contemporaneo, queste discipline possano e debbano avvicinare sempre di più le persone ai grandi temi della vita e della nostra società.

Dall’apertura, nel 1988, fino a oggi, il museo ha realizzato più di 250 tra mostre e progetti espositivi. Ha organizzato eventi speciali e promosso iniziative didattiche per studenti e adulti. Ha raccolto nella propria collezione oltre mille opere che mappano le tendenze artistiche dagli Anni Sessanta in poi.

Scale interne al Centro Luigi Pecci di Prato

Storia del Museo Luigi Pecci

Il complesso architettonico, progettato dall’architetto razionalista Italo Gamberini, è stato ampliato nel 2016 da Maurice Nio, e ora è davvero una città nella città. 3.000 mq di sale espositive; 60.000 volumi appartenenti alla biblioteca specializzata CID/Arti Visive; un archivio; un auditorium-cinema; un bookshop; un ristorante; un bistrot e un teatro all’aperto.

L’architetto Italo Gamberini, autore anche della vicinissima Galleria Farsetti, ricevette l’incarico dell’industriale pratese Enrico Pecci, che voleva una struttura in memoria del figlio scomparso Luigi Pecci. I lavori vennero avviati nel 1985 e portati a termine agli inizi del 1988. Il museo venne ufficialmente inaugurato il 25 giugno 1988 con la mostra panoramica Europa oggi.

Veduta aerea del Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato

Un centro polifunzionale dedicato all’Arte Contemporanea

La struttura originaria del Centro Luigi Pecci, ispirata al modello polifunzionale del Centro Georges Pompidou di Parigi, comprende lo spazio espositivo, il CID/Centro di Informazione e Documentazione sulle Arti visive con la biblioteca specializzata sull’arte e sull’architettura contemporanea. Inoltre include il Dipartimento Educazione, con la didattica sperimentale di Bruno Munari, e la Sezione Eventi, dedicata, nei primi quindici anni, ad attività musicali, video e performative nell’auditorium e nell’anfiteatro. Vi si devono poi aggiungere le proposte editoriali, i programmi di incontri e approfondimenti culturali.

L’attività museale è rivolta alla formazione e all’incremento di una raccolta permanente estrapolata dalle opere proposte in occasione di mostre temporanee. Queste sono incentrate prevalentemente sull’osservazione degli sviluppi artistici italiani e internazionali spaziano all’interno di una vasta gamma che va dall’attualità fino a comprendere ricerche artistiche appartenenti alla seconda metà del Novecento.

I Lupi dell'esposizione La Fine del Mondo al Centro Luigi Pecci di Prato

L’ampliamento del Centro Pecci a cura di Maurice Nio

In un nuovo processo di ri-funzionalizzazione avviato tra il 2005 e il 2011 si sono adeguati gli spazi tecnici al piano interrato. È partito inoltre un nuovo progetto di potenziamento dello spazio espositivo dedicato alla collezione affidato all’architetto Maurice Nio. Dopo 9 anni di lavori, cominciati nel 2007, la presentazione è avvenuta a Milano, presso il Museo del ‘900.

La nuova costruzione abbraccia la struttura di Gamberini e ne raddoppia la superficie espositiva. Il progetto di ampliamento è stato pensato per potenziare e intensificare la programmazione e l’offerta culturale e permettere un’ampia presentazione del patrimonio permanente del Centro Pecci, suddividendo gli spazi e alternando i progetti.

Ingresso del Centro per l'Arte Contemporanea di Prato

La nuova struttura architettonica del Centro Pecci

L’avveniristica architettura disegnata da Nio cinge la “fabbrica di cultura” di Gamberini, sintetizzando così la nuova centralità che l’istituzione intende assumere in un contesto urbano in trasformazione, e allo stesso tempo affermando la sua propensione ad aprirsi e irradiarsi all’esterno. L’architetto olandese, per questa realizzazione, è partito dal suggestivo parallelo tra il Centro Luigi Pecci e il palazzo imperiale di Tokyo, che pur essendo visibile a tutti ed estremamente riconoscibile, risulta tuttavia inaccessibile.

In relazione al carattere dell’edificio esistente, la nuova estensione del Pecci si presenta, da un lato, come un intervento rigido e meccanicistico, ispirato ai laboratori tessili di Prato, dall’altro, come ‘elastico’ e sognante.

La torre è poi un elemento singolare del nuovo Centro Pecci, un fattore simbolico e allo stesso tempo un oggetto a sé stante. Ricorda, infatti, un corno e un’antenna insieme. Per Maurice Nio rappresenta sia uno stendardo issato con orgoglio per visitatori e passanti, sia una sonda per captare i nuovi movimenti culturali.

Antonas: Landascape with crane rooms and keg apartments Ubin Quarry in Singapore

Le opere conservate nel Centro per l’Arte Contemporanea di Prato

Tante sono le opere contenute nel Centro Pecci create da famosi artisti internazionali provenienti da ogni parte del globo. Facciamo qualche nome? Aleksandra Mir, Andy Warhol, Sol LeWitt, Vito Acconci, Mario Merz, Anish Kapoor, Jannis Kounellis, Valie Export, Massimo Bartolini, Bruno Munari, Jan Fabre, Thomas Hirschhorn, sono solo alcuni dei grandi artisti contemporanei ospitati al Centro Pecci.

La collezione include più di 100 opere di oltre 300 artisti: sculture, dipinti, installazioni, ambienti, e video, realizzati dagli Anni Cinquanta a oggi, acquisiti per lo più in seguito a mostre.
Particolarmente ricche le sezioni sull’Arte Povera e sulla Transavanguardia italiana, così come quelle riguardanti gli artisti ex URSS e la fotografia d’artista. Esistono poi anche nuclei importanti dedicati all’Architettura radicale, al Cinema d’artista in Toscana dal 1964 al 1980, al libro d’artista.

Zhijie: Map of the Third World al Centro Luigi Pecci di Prato

I principali sostenitori del Centro Pecci

Vari esempi della recente produzione artistica italiana ed europea sono stati acquistati dagli Amici del Museo e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Prato. Altri provengono dalla collezione privata della famiglia pratese Beccaglia. La raccolta comprende inoltre un vasto nucleo di opere e progetti di Poesia Concreta, Poesia Visiva, esperienze visuali di musicisti e performers donati dal mercante pratese Carlo Palli.
Fondi specifici di opere sono stati donati dalla famiglia del poeta visivo Luciano Ori, provenienti dall’archivio dell’artista fiorentino Mario Mariotti e dal deposito di opere di Leonardo Savioli e dell’artista Flora Wiechmann.

Dal 2015 la collezione include anche un cospicuo nucleo di opere pittoriche e fotografiche. Queste provengono dalla collezione di Alessandro Grassi, incentrata su ricerche artistiche italiane e internazionali sviluppate negli Anni Ottanta e Novanta.

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Foto di Fernando Guerra e Ivan D’Alì
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