In questo articolo vi raccontiamo che cosa sono i meme e perché sono diventati importanti strumenti di comunicazione ad alto potenziale di viralità.

Cosa è un meme

Chiariamo subito di che cosa sono i meme. L’Oxford Dictionary definisce un meme, o meglio, un Internet meme, un contenuto di natura umoristica o frutto di rielaborazione creativa di scene di film, serie o programmi TV – opere artistiche diventati cult nell’immaginario collettivo -, che si diffonde rapidamente sul web e diventa virale. Credo sia già abbastanza evidente a tutti di cosa stiamo parlando.

Meme dell'astronauta sulla Luna che pianta l'ombrellona

Come sono nati i meme

Il termine deriva dal greco “mimēma”, “ciò che è imitato”; all’inizio è stato soprattutto utilizzato nel campo della biologia genetica per indicare una mutazione improvvisa nel processo di selezione darwiniana, legata a un cambiamento random propagatosi per replicazione.

Solo a partire dagli Anni Settanta, la parola “meme” cominciò a essere utilizzata per spiegare come si diffondono idee, gusti culturali e informazioni. Poi, dagli Anni Dieci del Duemila, la popolarità dei social network, la consuetudine verso certe pratiche di creazione e condivisione di immagini divertenti, indusse a rivedere il concetto di Internet meme e ad abbinarlo a quello di appropriazione (hijacking) e rielaborazione volontaria e creativa di un’idea, di un prodotto culturale, perfino di un messaggio di brand, entrati a far parte ormai dell’immaginario comune.

Dietro a tutto questo c’è una cultura del remix che vive del diritto di citare liberamente altre opere, e che di fatto trasforma il momento della creazione in una ri-creazione. Due sono i corollari di un simile approccio.

Il primo è che cambia l’idea stessa di autorialità che diventa collettiva, dispersa, spesso inconoscibile; nessuno infatti sa chi siano i veri autori, anche dei meme più famosi, che circolano in rete.

Il secondo è che si rischia una vera e propria «copyright war». Tutto ciò che viene copiato/citato dai meme deriva da prodotti dell’industria culturale coperti da royalty, ma ciò non vale a frenare i creatori di meme, provocando, di fatto, un atteggiamento più liberista da parte di chi detiene i diritti d’autore.

Meme su Bernie Sanders seduto sulla sedia dentro la Primavera del Botticelli

Quali sono i meme più comuni

Su Internet tutto può diventare un meme: una GIF, un breve filmato, un testo, un’immagine divertente, un modo di dire, una battuta. Ci sono, però, alcune tipologie di meme in cui è più facile imbattersi, per questo sono immediatamente riconoscibili.

Quali sono i meme image macro

Una di queste è la image macro. È forse il tipo di meme più diffuso: è formato da un’immagine che può provenire da tante opere diverse, qualche volta anche da un fatto di cronaca, incorniciata da un breve testo quasi sempre in font Impact. Il testo, a sua volta, può essere una citazione decontestualizzata o in parte modificata, un motto di spirito, un gioco di parole, ecc.

Qual è la tipologia dei dank meme

Un’altra tipologia frequente è il dank meme, dall’inglese “dank” che evoca l’idea di freddura. Si possono anche considerare una versione 2.0 dei classici Internet meme, anche per il fatto che spesso sono basati sulla rielaborazione critica di altri meme. Si tratta comunque quasi sempre di creazioni che contengono paradossi e nonsense, spesso persino incomprensibili al di fuori della bolla in cui hanno avuto la principale diffusione.

Meme del carlino con stoffa gialla in testa

Possono entrare a far parte di una strategia di contenuti?

I riferimenti culturali dei meme sono molteplici e stratificati, per cui presuppongono livelli di lettura diversi. Esistono addirittura motori di ricerca specializzati che consentono di risalire al significato e alla storia dei meme prima di utilizzarli o condividerli, sebbene una delle principali ragioni del loro successo risieda proprio nella loro intuibilità, nella loro leggibilità, a ulteriore dimostrazione che la viralità possiede un marcato livello di imprevedibilità.

I meme si possono tuttavia utilizzare anche all’interno di una strategia di contenuti che trascendono il semplice passatempo su Internet. Ad esempio, il cosiddetto “polbusting” utilizza meme e altri contenuti virali per fare satira sulla politica o sulla (mala) gestione della cosa pubblica.

Allo stesso modo il social bombing spesso sfrutta anche i meme per rendere innocui contenuti inappropriati, fake news, linguaggio dell’odio, che rischiano di creare flaming (eccesso d’insulti eccetera).

Ci sono ovviamente anche i meme aziendali, nati in origine come parte integrante di campagne di comunicazione dei brand, anche se poi divenuti di uso comune. Se coerenti col proprio tono di voce, i meme aziendali potrebbero rappresentare un’ottima strategia marketing, facile da realizzare, dalla naturale shareability, talmente in linea con grammatiche e pratiche proprie delle reti sociali da apparire nativi e non elementi di disturbo e interruzione.

Meme di Leonardo di Caprio sulla creazione di meme marketing

Come creare un meme

La facilità di realizzazione dei meme è una delle principali ragioni del loro successo. Esistono meme generator che permettono di utilizzare format preimpostati o di scegliere l’immagine e la componente testuale lasciando poi che sia il generatore a confezionare il meme per l’utilizzo a piacimento. Altrimenti basta avere una conoscenza minima dei più elementari programmi di grafica, come Paint, per poter realizzare in perfetta autonomia i propri meme.

La stessa sezione immagini dei principali motori di ricerca offre una grande varietà di meme – per loro natura gratuiti e copyleft – da poter utilizzare a piacimento. Inoltre esistono molti archivi tematici specificatamente dedicati ai meme, organizzati per parole chiave o per tipologia.

Meme su come creare un meme

I meme più famosi

Qual è il primo meme della storia? Molti affermano il “Baby Cha Cha”, una breve clip video in cui un neonato si muoveva come nel ballo del cha cha. Diventò virale nel ’96, circolò soprattutto via email e sui primi forum, ed è un po’ rudimentale rispetto a quelli attuali.
Oggi tutto può diventare un meme, politici, vip, attori, eccetera, così come fatti di cronaca tra i più controversi o efferati.

LOLCat

Sull’onda del grande successo dei gattini in rete, c’è poi una specie di categoria a sé che prende il nome di LOLCat. Ha come elemento chiave, sia per la parte visuale che testuale, l’espressività dei gatti e il loro modo di essere.

Doge

Alcuni meme sono diventati veri e propri cult, come quello di Doge, il cane dall’espressione stramba che, dal blog di una professoressa, fa capolino sulla timeline di chiunque ogni volta che accade qualcosa di paradossale.

Y U NO

Y U NO, invece, che deriva da un famoso manga giapponese, è il meme più utilizzato per esprimere il senso di frustrazione che si prova quando qualcuno esordisce con un “perché non…” seguito dalle proposte più improbabili.

Alcuni dei meme più usati

L’usatissima facepalm (la mano sul viso) deriva da una scena di “Star Trek”, mentre il sorriso sarcastico di Willy Wonka de “La fabbrica di cioccolato” si è trasformato nel volto della disapprovazione sui social.

Ormai fa parte del modo di esprimersi di chi frequenta assiduamente gli ambienti digitali segnalare il proprio senso di confusione con un Confused Travolta derivante direttamente da “Pulp Fiction”, dire un sì poco convinto con l’Ok Guy che indossa la faccia di Serj Tankian dei System of a Down, o lasciare che a sorridere forzosamente al proprio posto sia il cestista Yao Ming del meme Bit** Please.

Talvolta, invece, la strada per la popolarità passa dal diventare l’inconsapevole protagonista di un meme, com’è accaduto al noto Success Kid, che ora ha dieci anni ed è già una piccola star della rete.

Meme di Willy Wonka sul lunedì

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