Ordine di Malta e Toscana: qual è il legame tra l’antico ordine cavalleresco e la regione delle città d’arte e le dolci colline? Breve excursus storico: dalla fondazione ai giorni nostri.

Toscana e Cavalieri dell’Ordine di Malta, uno stretto legame che dura da secoli

Ordine del Tempio (Templari), Ordine di Santo Stefano Papa e Martire, Ordine di Malta (solo per rimanere agli “ordini di croce”) sono i mitici ordini cavallereschi creati dai sovrani europei dopo la fine delle Crociate. La loro memoria è stata successivamente idealizzata nella concezione tardo-medievale della cavalleria che si riflette anche nei romanzi del ciclo arturiano.

Armatura dei Cavalieri dell'Ordine di Malta

La fondazione dell’Ordine di Malta

Tra gli ordini cavallereschi, l’Ordine di Malta, in particolare, risale al 1048, quando alcuni mercanti della Repubblica marinara di Amalfi ottennero dal Califfo d’Egitto il permesso di edificare a Gerusalemme una chiesa, un convento e un ospedale in cui assistere i pellegrini.
Il vero e proprio Ordine, poi, fondato dal beato Gerardo Sasso dopo la conquista di Gerusalemme, nel 1099, acquisì nel 1113 da papa Pasquale II il riconoscimento e la tutela della Santa Sede e assunse successivamente anche carattere militare e cavalleresco, partecipando al fianco dei Crociati alla conquista e alla difesa della Terrasanta.

Da Gerusalemme a Malta

Gli Arabi, nel 1187, riconquistarono l’originaria sede di Gerusalemme, quindi l’Ordine si trasferì prima a San Giovanni d’Acri, poi a Cipro, infine, nel 1310, a Rodi, isola che divenne un baluardo della cristianità contro l’islamismo, nonché un centro di fiorenti commerci fra Occidente e Oriente.
Nel 1522, caduta Rodi in mano ai Turchi, l’Ordine di Malta ebbe sede in varie località, finché, nel 1530, non si stabilì nell’isola di Malta.
Nel 1798 Napoleone cacciò l’Ordine dall’isola, mentre in seguito, l’attribuzione di Malta alla Gran Bretagna, nel 1814, rappresentò un ostacolo al suo ritorno. L’ordine, pertanto, si trasferì definitivamente a Roma, nel 1834.

La flotta dei Cavalieri di Malta

Oggi, di quella che fu una delle più temibili flotte del Mediterraneo, incubo delle galee saracene, rimangono due barconi sui quai della Senna, a Parigi, due bateaux mouche destinati a ospitare rifugiati senza tetto. E di tutta la ricchezza di questo Istituto, di tutti i suoi possedimenti – tra castelli, fortezze e tenute – non sopravvivono che due edifici a Roma, Palazzo Magistrale, in via Condotti, e Villa Magistrale, sull’Aventino.

Ingresso alla Cattedrale di St. John a La Valletta, capitale di Malta

L’Ordine di Malta oggi

Eppure, a differenza dell’Ordine del Tempio, quello l’Ordine di Malta è arrivato vivo e vegeto fino ai nostri giorni, tanto che, pur privo di territorio e confini, conserva ancora oggi le prerogative di uno stato sovrano, un ordinamento giuridico proprio, e addirittura la facoltà di stampare francobolli e rilasciare passaporti.

Le sue attività principali, quella ospedaliera e filantropica, vengono esercitate in oltre 120 paesi attraverso servizi medici, sociali e assistenziali. Il suo carattere di internazionalità, dichiarato fin dalle origini, è testimoniato da missioni diplomatiche accreditate in 100 diversi paesi, cui vanno aggiunte rappresentanze presso organismi europei e organizzazioni internazionali di grandissimo rilievo, come l’ONU.

La sua amministrazione si svolge attraverso Gran priorati, Sottopriorati e Associazioni nazionali. Il governo è esercitato dal Gran maestro – carica a vita ed elezione che deve essere comunicata dal papa in persona -, assistito dal Sovrano consiglio.

Armatura del Gran Maestro dei Cavalieri dell'Ordine di Malta

I Cavalieri e la Toscana

In Toscana, l’Ordine di Malta ha sede a Firenze, presso il Convento di San Paolino.
Il Convento, fondato nel 1619 dai frati Carmelitani, nacque grazie all’interesse di Cosimo II dei Medici, ammiratore entusiasta di Padre Domenico di Gesù Maria, allora Superiore Generale dell’Ordine, che gli concesse in dono la chiesa di S. Paolo Apostolo – detta di S. Paolino per distinguerla da quella omonima esistente sotto le logge dell’Ospedale dei Convalescenti in piazza S. Maria Novella, – insieme ad altri edifici lungo l’omonima via.

Il convento di San Paolino a Firenze

I religiosi, venuti da Genova nel 1636, costruirono un vasto edificio conventuale a due piani intorno a un chiostro quadrato, con la facciata principale che occupa buona parte del lato sud della via verso piazza Ottaviani.
Sia per l’austerità della vita che per la rettitudine e la saggezza dei suoi membri, la comunità di S. Paolino si impose fin da subito all’attenzione dei fiorentini di ogni ceto – compresa la famiglia del Granduca – che iniziarono a frequentare chiesa e convento. Chiunque qui poteva sempre trovare un buon padre disposto all’ascolto, al conforto, così da poter essere riconciliato col Signore e orientato nella pratica della vita cristiana.

Nei circa quattro secoli della sua storia il convento di S. Paolino ha sempre rappresentato un centro di irradiazione di vita spirituale. Tuttavia, in seguito al decreto di soppressione degli Ordini religiosi emanato dal Governo italiano nel luglio del 1866, la comunità di S. Paolino si dissolse, e il convento e la chiesa divennero proprietà dello Stato.

Dopo alcuni passaggi di proprietà, nell’ottobre del 1873 l’azienda Presto vendette degli immobili in via S. Paolino ad un gruppo di ex-religiosi carmelitani scalzi. Questo vi ricavarono di nuovo un convento in cui tuttora vivono.

Croce dell'Ordine di Malta

Come si fa a diventare membri dell’Ordine?

Ovviamente non c’è preclusione di nessun genere – per dire, l’Ordine mantiene ottimi rapporti anche con l’Islam che un tempo aveva aspramente combattuto -: basta essere presentati da due adepti e farsi coinvolgere dalle attività principali, prima tra tutte il pellegrinaggio annuale a Lourdes, momento fondamentale per l’adesione al loro carisma, in cui i credenti, provenienti da tutto il mondo, si ritrovano insieme per pregare e assistere i malati.
Da qui si entra in un periodo di formazione che dura un paio di anni, e alla fine è possibile inviare a Roma la domanda di ammissione.

Per chi lo desidera, poi, si possono effettuare due ulteriori passaggi: formulare voti simili a quelli degli oblati negli ordini monastici, e successivamente diventare un “professo”, con l’obbligo dei tre voti tradizionali.

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