La città di Cosa, antica colonia romana, si trova sulla sommità del promontorio di Ansedonia a 114 metri s.l.m. Il nome Cosa deriva da Cusia o Cusi, un agglomerato etrusco più antico che tuttavia sorgeva in posizione inferiore, con tutta probabilità dove oggi si trova Orbetello. L’area comprende due alture, una a est (Collina orientale) e una a sud (Arce), in evidente posizione strategica sia per il controllo del mare che del traffico terrestre.

Antica città di Cosa: ad Ansedonia le gloriose vestigia dell’Impero Romano

La città di Cosa (mappa) fu fondata nel 273 a.C. come colonia romana di diritto latino nella Regio VII Etruria, in seguito alla sconfitta delle etrusche Volsinii e Vulci nel 280 a.C. Al momento della pianificazione urbanistica si decise di impiantare il Foro, oltre alle infrastrutture principali, tra cui le mura, le porte, le strade e le fogne.

L'antica città di Cosa, sorge nel sud della Maremma, ad Ansedonia. Consiglio: visitate gli scavi archeologici, offrono panorami mozzafiato

La fiorente attività urbanistica proseguì fino all’inizio del I secolo a.C.. In questo periodo la città di Cosa assolse perfettamente alle funzioni per cui era stata fondata: il controllo militare-strategico, sia sui territori appena conquistati sia sul mare dal quale poteva sopraggiungere la minaccia cartaginese, la gestione economica del territorio a cui faceva capo, ma anche la funzione di approdo per i commerci marittimi. Durante la prima metà del I secolo a.C., tuttavia, la città fu depredata e distrutta in circostanze ancora ignote, restando pressoché abbandonata fino all’età augustea.

Dall’età augustea all’abbandono

Sotto l’Imperatore Augusto, la città di Cosa fu in parte ricostruita. Probabilmente il fulcro dell’economia si fondava sulla piscicoltura, senz’altro praticata in laguna. Con l’epoca imperiale, a partire dalla metà del I secolo d.C., il territorio cosano divenne parte dei possedimenti imperiali dei Domizi Enobarbi, famiglia dell’imperatore Nerone, il quale ristrutturò il Foro e trasformò l’antica Basilica in odeum. Ma già nel II secolo d.C. si registra una nuova fase di abbandono.

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All’inizio del III secolo d.C., sotto l’egida della dinastia severiana, la città mostrò una certa ripresa. L’istituzione della Res Publica Cosanorum, la cui identificazione con la città di Cosa è però ancora in discussione, testimonia la volontà di risollevare le sorti del centro e del suo territorio, l’Ager Cosanus.

Alla fine del III secolo, Cosa fu nuovamente abbandonata, mentre per quel che concerne il IV secolo d.C. sono documentate minime tracce di occupazione e segni di negligenza pubblica. Anche il porto vide la cessazione dei lavori di manutenzione. Una sorta di cesura si delineò tra Cosa romana, oramai decaduta nel III secolo, e Ansedonia bizantina, risorta dalle ceneri della prima alla fine del V secolo d.C.

Il racconto di Rutilio Namaziano (Rut. Namaz., De Reditu Suo, 1.285-290) menziona la leggenda del suo abbandono a causa di un’invasione di topi e ci rende un’immagine di Cosa formata solo da rovine deserte.

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Alte mura con 17 torri

Anche la città di Cosa, come molti altri insediamenti urbani nella storia dell’umanità, conobbe un’ascesa e un inesorabile declino che perdurò, a fasi alterne, fino a tutto l’Alto Medioevo, ma nel momento della sua massima gloria l’intero abitato era circondato da poderose mura con un’estensione di circa 1,5 km, fra le quali si aprivano tre porte di accesso e su cui s’innalzavano 17 torri di cui una circolare. Oggi per lunghi tratti le mura sono state liberate dalla vegetazione cresciuta per secoli, e quindi risultano ottimamente visibili i grandi blocchi di costruzione.

L’area archeologica della città di Cosa

Entrando nell’area archeologica attraverso la porta Fiorentina, quella di nord-ovest, percorriamo un sentiero sterrato che originariamente attraversava i quartieri abitativi. Si nota che dal terreno affiorano molte piccole volte: sono i resti delle cisterne interrate sotto le case.

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Seguendo il sentiero giungiamo alla casa di Quintus Fluvius, sopra le cui fondamenta è stato costruito il museo nel totale rispetto della pianta originaria dell’edificio. Nel museo si trovano reperti rinvenuti durante gli scavi, numerose decorazioni di templi, oggetti di uso quotidiano in avorio, metallo, vetro, anfore e reperti provenienti dal porto di sub-cosa.

La Casa dello Scheletro

Subito dopo il museo, proseguendo nella salita, troviamo la Casa dello scheletro, così nominata dallo scheletro che fu trovato nella cisterna. Si trattava della casa di una persona agiata: il porticato è stato ricostruito e ricoperto, sono visibili gli ambienti del piano terra, parte della pavimentazione in mosaico, oltre a tracce di pitture.

Le terme

Sempre risalendo il colle arriviamo alle terme della città di Cosa, ancora in parte scavate, di cui è visibile una grande cisterna, i resti di quattro pilastri che sostenevano la copertura, oltre all’intonaco che impermeabilizzava le pareti.

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Il Foro

Eccoci al Foro, ma prima di entrare proseguiamo per qualche decina di metri fino ad arrivare alla porta Nord-Est, quella conservata meglio, dove si notano i solchi in cui scorrevano le saracinesche di chiusura. Dopo la breve visita torniamo indietro e, attraverso il basamento e alcune porzioni delle volte laterali di ciò che fu un arco a 3 fornici del 170 a.C., accediamo al Foro.

Un tempo il Foro era una piazza lunga 90 metri e larga 30. Appena superato l’ingresso, si vedono, a destra e sinistra, i resti degli edifici con funzioni commerciali, gli Atria. Proseguendo, sulla sinistra, ecco le rovine della basilica che possedeva ben 16 colonne.

Subito dopo si trova il complesso Curia-Comitium con la sua gradinata circolare, e accanto il basamento di un tempio dedicato alla dea Concordia. In fondo, al termine del lato sinistro della piazza, si ergeva il carcere. Sulla destra del carcere, lungo uno dei lati corti della piazza, ecco i resti di due edifici adibiti ad Atria.

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Lungo il lato occidentale del Foro, quello che si vede a destra entrando dall’arco anzidetto, c’erano quattro Atria e il Mercato ittico, il Forum Piscarium, di cui però oggi riusciamo solo a scorgere i punti in cui si trovavano le vasche del pesce.
Nella zona del Foro, recenti scavi hanno portato alla luce anche una villa detta Casa di Diana.

L’Acropoli

Tramite la via sacra ci spostiamo dal Foro verso il punto più alto della città, sede dell’acropoli, l’Arx, il centro di culto. Panorama mozzafiato. Le rovine dell’edificio più grande corrispondono al Capitolium, il tempio dedicato alla triade capitolina Giove – Giunone – Minerva, edificato tra il 170 e il 150 a.c. sopra le fondamenta di un tempio più antico. Nella stessa acropoli si trovano i resti di un tempio più piccolo adibito al culto della divinità femminile Mater Matuta.

Nel VI sec. d. C. quest’area della città di Cosa venne profondamente ristrutturata, perché potesse essere accolta una guarnigione militare.

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