Si narra che ogni luogo di fascino, racchiuda e conservi leggende che ne accrescono la sua notorietà, donando alla località in oggetto, un aspetto particolarmente intrigante e misterioso. La Toscana, che di fascino e bellezza ne ha da vendere, è lo scenario perfetto per storie e racconti, fiabe e miti che, siamo certi, stimoleranno la vostra curiosità, invogliandovi a scoprire i luoghi protagonisti delle leggende toscane, visitandoli con occhi più attenti alle arcane forze umane, naturali e sovrannaturali.

Leggende toscane: una fitta trama di storie fantastiche dalla Garfagnana alla Maremma

Cosa si intende con il termine leggenda? Generalmente, le leggende sono racconti di carattere religioso, epico o superstizioso, puramente inventati o comunque ispirati da una base veritiera, impreziositi da informazioni romanzate, quasi mitologiche, tramandate di generazione in generazione. Dove non arriva la spiegazione logica a supporto di situazioni o avvenimenti, ecco che interviene la fantasia in sostegno.

Le più famose leggende toscane e storie popolari della Toscana: dalla Garfagnana alla Maremma, dalla Versilia a Pisa fino a San Gusmè

Quando da bambini ci raccontavano fiabe e storie straordinarie, la mente galoppava sulle ali della fantasia. Ci improvvisavamo cavalieri dalla scintillante armatura, o principesse in abiti sfavillanti, eravamo eroi ed eroine di epoche mai vissute, teletrasportati in un immaginario mondo parallelo. Chissà, forse è questo il motivo per cui le leggende si sono tramandate fino ai nostri giorni: la voglia di sognare e di evadere dalla realtà ci accompagna sempre, anche da adulti!

La leggenda della Spiaggia dell’Innamorata – Isola d’Elba

La prima delle leggende toscane che vi raccontiamo oggi riguarda una storia d’amore tormentata, ambientata nella splendida Isola d’Elba, protagonista la bellissima Spiaggia dell’Innamorata a Capoliveri. Chi ha visitato l’isola nel mese di luglio, avrà certamente partecipato alla festa che si svolge il 14 sera, in memoria dell’amore contrastato di due giovani elbani, Maria e Lorenzo. La famiglia di quest’ultimo, osteggiava l’unione a causa delle umili origini della ragazza, i due amanti quindi, erano costretti ad incontrarsi segretamente in spiaggia.

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Correva l’anno 1534 e l’Isola d’Elba era méta di razzie e saccheggi da parte dei pirati. Il 14 luglio di quell’anno, Lorenzo attendeva la sua amata in spiaggia, quando fu sorpreso da un gruppo di predoni. Si scatenò una lotta furibonda ed il giovane ebbe la peggio finendo prigioniero, davanti agli occhi di Maria che stava nel frattempo arrivando. La donna tentò invano di raggiungere il vascello con a bordo Lorenzo, che appena giunse in mare aperto, gettò in acqua il corpo esanime dell’amato. Maria sconvolta, si tuffò in acqua per recuperarlo, ma non fece mai ritorno. Di lei, fu ritrovato solo lo scialle rimasto incagliato in uno scoglio.

Don Domingo Cardenas e la Disfida della Ciarpa

Circa un secolo dopo, Don Domingo Cardenas, nobile spagnolo che viveva sull’isola, passeggiando una sera sul lungomare, udì delle urla, ed ebbe l’impressione di intravedere una giovane. Era il 14 luglio, prontamente ricordò il racconto dei pescatori della zona, circa la triste storia dei due innamorati. Diede disposizione di illuminare la spiaggia a giorno, per consentire allo spirito di Maria di ritrovare il suo amore perduto, ribattezzando poi la spiaggia con il nome di Innamorata. Il nobile spagnolo, tramite una clausola del suo testamento, espresse la volontà di far conservare la tradizione ai suoi eredi.

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Tutt’oggi la sera del 14 luglio, la spiaggia prende vita illuminandosi alla luce di mille torce. Un corteo in costume introduce la “Disfida della Ciarpa” (“sciarpa“, ndr), rievocazione storica dove le contrade paesane rappresentate da quattro imbarcazioni, si contendono il recupero di uno scialle, che  consegnano alla ragazza scelta come “Maria”, a simboleggiare il ritrovato amore.

Le unghie del diavolo in Piazza dei Miracoli – Pisa

Pisa custodisce una delle leggende toscane più spaventose, vedendo come protagonisti il Duomo di Pisa e il maligno. Se prestate attenzione al lato che si affaccia sul Camposanto, noterete delle scalfitture su una colonna, sono le famose unghie del diavolo. La storia vuole che il diavolo, invidioso della bellezza del Duomo di Pisa tentò di distruggerlo, ma grazie all’intervento di un angelo non riuscì nell’intento. Durante la lotta, il diavolo si aggrappò con forza alla colonna, tanto da lasciarvi le impronte delle sue unghie.

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Si dice che nessuno sia riuscito a fornire il numero esatto delle incisioni, perché contandole più volte, il totale è sempre diverso. Opera del demonio dispettoso.

Luca Cava e Checca Cava – San Gusmè

Il delizioso borgo fortificato di San Gusmè nella provincia senese, è scenario di una delle leggende toscane all’insegna del sarcasmo e dell’irriverenza tipica dei, come li definiva Curzio Malaparte, “maledetti toscani“.

Verso la fine del 1800, il proprietario di un’osteria di San Gusmè, stanco di pulire gli escrementi lasciati senza riguardo dagli avventori, costruì un bagno esterno, ponendo sulla porta un cartello con scritto “bagno pubblico”. Sfortunatamente, dato l’alto tasso di analfabetismo della popolazione, i suoi sforzi risultarono vani. L’oste non perdendosi d’animo, fece realizzare una statua raffigurante un uomo intento nell’espletare i propri bisogni fisiologici, battezzandola: Luca Cava.

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È risaputo, che noi toscani abbiamo la caratteristica di parlare aspirando la lettera “C”, pertanto, pronunciare il nome della statua, scatenava l’ilarità della popolazione. Divertiva così tanto l’idea, che al personaggio fu simbolicamente attribuito anche una consorte: la signora Francesca Cava (detta Checca), ovvero “Che-(c)ca-Cava”. Lascio a voi che leggete, coglierne il nesso ironico e goliardico!

La Festa del Luca

La statuetta originale, è stata nel tempo sostituita da una nuova, il cui disegno è opera del vignettista Emilio Giannelli. Silvio Gigli, noto presentatore senese degli anni ’70, ideò la dicitura: “re, imperatore, papa, filosofo, poeta, operaio, contadino: l’uomo nelle sue quotidiane funzioni. Non ridete: pensate a voi stessi!”. Ogni anno i primi di settembre si svolge la Festa del Luca, che si dice essere ispirata a questa vicenda.

L’Ulivo delle Streghe – Magliano in Toscana

Continuiamo il racconto delle leggende toscane spostandoci nel Comune di Magliano in Toscana in provincia di Grosseto, per parlare della storia legata al secolare Ulivo delle Streghe.

Le più famose leggende toscane e storie popolari della Toscana: dalla Garfagnana alla Maremma, dalla Versilia a Pisa fino a San Gusmè

L’olivo, è uno splendido esemplare di “giovinetto” della veneranda età di 3.500 anni, e dall’incredibile tronco che presenta un diametro di circa 8,5 metri. Grazie alle sue caratteristiche, compare nell’elenco degli Alberi Monumentali della Toscana ed è tra i più vecchi d’Europa.

C’è chi afferma di distinguere nel suo tronco figure umane: una donna, un uomo, un’anziana e persino un felino, presumibilmente un gatto. Cronache antiche, riferiscono che l’olivo fosse divenuto punto di incontro per le streghe della Maremma che in compagnia di fauni e centauri, celebravano il solstizio d’estate (che si svolge il 24 giugno). Tra questi, c’era una strega che scelse l’albero per i riti sabbatici del venerdì. Durante la cerimonia ballava intorno all’albero, che a sua volta, si torceva su se stesso per seguire i movimenti della fattucchiera. A fine rito, la strega si trasformava in un grande gatto dagli occhi di fuoco e vegliava l’olivo. Forse è lo stesso gatto, che molti giurano intravedere nel fusto dell’olivo deformato dalle danze!

Il Ponte del Diavolo – Borgo a Mozzano

Spostiamoci in Garfagnana, a Borgo a Mozzano. Numerose sono le leggende toscane che vedono protagonista l’emblematico Ponte della Maddalena o Ponte del Diavolo.

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Sì, avete letto bene, “del diavolo”, perché la leggenda che stiamo per raccontarvi, riferisce che sia stato costruito niente di meno che da Satana in persona, proprio lui, conosciuto anche come Belzebù, Lucifero, e chi ne ha più ne metta. Si dice che la costruzione del ponte sul fiume Serchio (spettacolare opera architettonica medievale, dalla classica struttura a schiena d’asino), dovesse rappresentare la via di collegamento tra Lucca e la Via Francigena.

Il capomastro incaricato di cimentarsi nell’impresa, pressato affinché la realizzasse in tempi ristretti, considerata la difficoltà dell’esecuzione, capì che non avrebbe mai terminato l’opera come stabilito. Disperato, vagava per il paese in cerca di una soluzione, quando gli apparve dinnanzi il diavolo, offrendosi di terminare la costruzione in una notte, a patto però, di impossessarsi dell’anima del primo che avesse percorso il ponte. Il capomastro acconsentì, ma fu subito dopo assalito dai sensi di colpa.

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Non riuscendo a liberarsi dal logorio dei rimorsi, andò a confessarsi. Il prete ascoltando l’accaduto, consigliò di adottare uno stratagemma: il primo ad attraversare il ponte sarebbe stato un maiale (o un cane a seconda delle versioni), e non una persona. Così fecero. Il demonio, furioso per la beffa ricevuta, si gettò nelle acque del fiume Serchio e scomparve, non facendo più visita al paese.

Nerone e il Lago di Massasciuccoli

La Versilia non poteva essere esclusa tra gli scenari delle leggende toscane più affascinanti. Trasferiamoci quindi sulle sponde del Lago di Massaciuccoli, divenuto rifugio dell’Imperatore Nerone dopo l’uccisione della madre Agrippina. Prima di morire, la donna scagliò una maledizione sul figlio, affinché un fulmine lo colpisse a ciel sereno. Nerone non curante del malaugurio, uscì dal nascondiglio, ma fu subito colpito dal fulmine che lo uccise sul colpo, facendolo cadere nelle acque del lago. Si riferisce che nelle notti cupe in assenza di luna, Nerone affiori dalle acque minacciando e spaventando i pescatori. Si vocifera sia questo il motivo, per cui nessuno pesca più di notte.

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Il rifrullo del diavolo – Firenze

Anche Firenze conserva una leggenda legata alla superstizione popolare. Avete mai sentito parlare del “rifrullo del diavolo”? Soffermatevi in Piazza del Duomo lato Via dello Studio, avvertirete costanti raffiche di vento, in ogni stagione dell’anno. Il fenomeno atmosferico, ha dato vita ad una delle più antiche leggende toscane con protagonista Firenze che si racconta dalla notte dei tempi.

Si narra di un religioso in fuga per le strade della città, nel tentativo di sfuggire al diavolo che aveva deciso di rubargli l’anima. Il malcapitato sacerdote sfiancato dalla corsa, giunto nei pressi del Duomo si fermò, e disse al diavolo che avrebbe voluto pregare per l’ultima volta, prima di consegnargli l’anima. Il diavolo acconsentì. Il religioso entrato nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore, ma scappò uscendo dal lato opposto.

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Il demonio spazientitosi per l’attesa, iniziò a sbuffare. Appurato l’inganno, iniziò ad ansimare di rabbia e si alterò al punto tale da trasformarsi in vento: un rifrullo appunto.

La brezza che si percepisce tutt’oggi, si dice essere il soffio del diavolo ancora in attesa del sacerdote.

Cos’è la storia, dopo tutto? La storia sono fatti che finiscono per diventare leggenda; le leggende sono bugie che finiscono col diventare storia” (Jean Cocteau)


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