Una guida alle Alpi Apuane dai borghi alle cave, dai piatti tipici alle cave da visitare, completa di cenni storici e curiosità.

Dove si trovano le Alpi Apuane

Le Alpi Apuane sono una catena montuosa della Toscana settentrionale, di fronte al Mar Ligure, tra la Versilia, la Lunigiana e la Garfagnana. In alcune delle loro vette sfiorano i 2000 metri di altitudine e si distinguono dal vicino Appennino per i versanti ripidi, gli aspri profili, ma soprattutto per la bianchezza diffusa dappertutto, la finta neve del marmo che le caratterizza.

Parliamo infatti del bacino marmifero più grande del mondo, enormi bancate di rocce carbonatiche (calcari e dolomie), originatesi in fondo al mare, emerse per effetto di complessi, lunghissimi, sconvolgimenti geologici, e trasformate in marmi purissimi che si proiettano, maestosi, verso il cielo. È qui che Michelangelo, Canova, Moore, per dirne alcuni, hanno tratto il prezioso materiale per opere che sopravvivranno a lungo oltre il loro tempo.

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Il Passo della Croce sulle Alpi Apuane in una giornata di sole

Perché le Apuane si definiscono Alpi?

Il nome deriva della popolazione di stirpe ligure, i liguri apuani, che le abitavano nell’epoca dell’Italia preromana. Ma perché “alpi“? È un appellativo spesso usato per descrivere montagne difficili da scalare.

Felice Giordano, nel 1868, nel corso di una delle prime adunate del Club Alpino Italiano a Firenze, dice che: “Il nome di Alpi sta bene invero a questa giogaia che proietta nel cielo un profilo scabro, straziato e irto di picchi alti”.

La definizione di “Alpi in miniatura” appartiene invece ai fiorentini Bertini e Triglia, autori di una guida escursionistica pubblicata nel 1876 dal CAI Firenze. Secondo altri, il nome “Apuane” si riferisce alla città un tempo chiamata Apua che oggi potremmo individuare in Pontremoli.

Un picco delle Alpi Apuane al tramonto con un mare di nebbia sottostante

Il Parco delle Alpi Apuane: la morfologia del territorio

Estese su una superficie di circa 1.000 chilometri quadrati, oggi una buona parte del territorio delle Apuane è inserito nell’omonimo parco regionale nato nel 1985, e che dal 2012 è entrato nella rete dei Geoparchi tutelati dall’UNESCO.
Le 170 cave presenti occupano circa il 5% dell’area. Tutto il resto è composto da boschi, praterie, grotte e pinnacoli da cui si domina il mare.

I laghi della catena apuana

Nell’area esiste una gran quantità di torrenti e fiumi per la maggior parte utilizzata per formare laghi artificiali atti a produrre energia elettrica, come il lago di Turritecava, quello di Trombacco, il lago di Isola Santa e il lago di Vagli, il più grande di tutti, con una capienza di 36 milioni di metri cubi.
Sul versante sud del Monte Sumbra si estendono due rarità naturalistiche: il grande arco naturale del Monte Forato e le “marmitte dei giganti” (pozzi glaciali).

Le 2000 grotte delle Apuane

Importante caratteristica della catena apuana è la massiccia presenza di grotte carsiche. Le Alpi Apuane rappresentano infatti una delle aree carsiche più importanti d’Italia, con quasi 2000 grotte. Tra le 50 grotte più profonde della penisola, 17 sono apuane, così come tra le 50 più estese in lunghezza, 8 si trovano qui. La maggior parte dei fenomeni carsici si deve all’azione delle acque d’origine meteorica sulle rocce, principalmente di tipo carbonatico.

Oltre ai numerosi abissi (alcuni raggiungono profondità superiori ai 1000 metri (come l’Abisso Olivifer, l’Abisso Roversi,  l’Abisso Fighierà, Abisso Farolfi, Buca d’Eolo, l’Abisso Perestoika e altri), sono presenti 3 grotte turistiche visitabili durante tutto l’anno: l’Antro del Corchia, la Grotta del Vento e le Grotte di Equi Terme.

Antro del Corchia: la grotta più estesa d’Italia

Sul versante versiliano delle Alpi Apuane, si trova la grotta più estesa d’Italia, ovvero l’Antro del Corchia, sito nell’omonimo monte. La grotta è aperta al pubblico e attrezzata per le visite. La parte che gli speleologi hanno finora esplorato misura circa 75 km, mentre quella visitabile dai turisti comprende un percorso di circa 2 km.

Grotta del Vento: un ecosistema nel ventre della montagna

La Grotta del Vento è considerata dagli esperti una vera e propria enciclopedia naturale, l’unica, a livello europeo, che offre la possibilità di scegliere tra tre percorsi differenti per lunghezza e durata.
Da segnalare anche la Buca d’Equi Terme, giacente nel versante massese.

Le antiche miniere del Parco

All’interno dell’area protetta delle Alpi Apuane si trova anche una gran quantità di miniere, adesso dismesse. In passato però rivestirono un ruolo fondamentale per l’economia locale, come quella del Trimpello, nei pressi della Grotta del Vento – unica fonte di estrazione del ferro per gli Estensi -, e quelle di Monte Tambura e di Verrucolette, nel comune di Minicciano. Dalle miniere versiliane e massesi venivano estratti minerali come argento, rame, zolfo e zinco.

Il percorso visitabile dentro l'Antro del Corchia in Toscana

Un territorio conteso per la sua posizione strategica

Strabone chiamava queste montagne Lunae montes, “monti della luna”; Dante invece si riferiva alle Apuane come i Monti di Luni, antica città romana in provincia di La Spezia; Gabriele d’Annunzio, infine, Alpe di Luni.
La spettacolarità del luogo non si limita all’indubbio valore naturalistico. Questo imponente massiccio è infatti attraversato da due antichissimi percorsi che confermano la rilevanza storica dell’area come luogo di transito verso il Centro Italia: la Via del Volto Santo, che passa per la Lunigiana e la valle del Serchio, e la celebre Via Francigena, affacciata sulla riviera tirrenica.

Due antiche vie tra le montagne costruite dai Romani

Quest’area fu abitata fin dall’antichità dagli Apuani, una popolazione italica affine ai Liguri che si installò tra queste valli nell’Età del Bronzo.

Resistettero a lungo alle incursioni di Etruschi e Romani, che consideravano gli Apuani una popolazione bellicosa, aggressiva, tanto che per i commerci furono costretti a bypassare la direttrice costiera, più diretta, in luogo della Via Clodia Secunda, che collegava la città di Lucca al porto di Luni passando per la Garfagnana e la Lunigiana.
Fu proprio Luni, un’importante colonia romana da cui transitava la maggior parte del prezioso marmo, a dare il nome alla Lunigiana, l’area interna e montuosa a ridosso del massiccio.

Solo intorno al 50 a.C. Giulio Cesare pianificò un secondo collegamento viario, da costruire, questa volta, lungo un tracciato meno tortuoso, che da Lucca arrivasse a Luni passando per le odierne Pisa, Massa e Avenza.

Affidato l’incarico al censore Marco Emilio Scauro, la strada venne chiamata Via Æmilia Scauri e nel tempo divenne il percorso preferenziale per raggiungere le terre liguri e il Nord-Ovest.

Antico ponte romano sul canel Deglio sulle Alpi Apuane

Storia dell’estrazione del marmo apuano

Ma la storia delle Alpi Apuane è soprattutto legata all’estrazione del marmo. L’inizio dell’escavazione del marmo da queste parti è ben testimoniata in epoca romana, anche se di recente alcuni studi hanno confermato la lavorazione anche in epoca pre-romana: si utilizzava il materiale per manufatti funerari.

Le prime cave di marmo sulle Apuane

Si registra una prima attività di escavazione intensiva nel corso del I secolo a.C. in conseguenza di un profondo rinnovamento dell’architettura pubblica e privata di Roma: l’incremento della produzione di marmo – per la maggior parte proveniente da cave poste presso i fondovalle dei quattro principali bacini marmiferi del carrarese: Bacino di Boccanaglia, di Torano, di Miseglia e di Colonnata – fu notevole.

Come si estraeva il marmo al tempo dei Romani

Già all’epoca tutte le fasi dell’attività estrattiva erano accuratamente programmate e pianificate: il materiale estratto veniva lavorato direttamente in cava, mentre si utilizzavano i detriti di scarto per costruire le “vie di lizza” sulle quali si facevano scendere a valle i blocchi di marmo.

Le tecniche di escavazione si fondavano sull’utilizzo delle principali linee di fratturazione affioranti nel marmo: per mezzo di martelli e scalpelli metallici si praticavano nella roccia alcuni tagli a trincea (“cesurae”) che venivano poi allargati per mezzo di cunei di ferro o di legno: bagnandoli di continuo, la spinta generata dal rigonfiamento del legno determinava il distacco del blocco.

La caduta dell’Impero romano d’Occidente e la conseguente crisi economica e sociale che caratterizzò il Medioevo provocarono una forte contrazione dell’attività estrattiva che proseguì soltanto come attività locale.
Dal XII secolo si registrò una moderata ripresa dell’attività estrattiva, ma solo in epoca rinascimentale avvenne un netto incremento della produzione. In particolare, a partire dalla seconda metà del XV secolo, l’attività estrattiva fu allargata anche ai bacini marmiferi della Versilia (Monte Altissimo), i cui marmi vennero utilizzati anche da Michelangelo Buonarroti.

L’introduzione dell’esplosivo nell’estrazione del marmo

Le tecniche di escavazione rimasero artigianali fino all’introduzione dell’esplosivo, nel XVIII secolo. Questa tecnica, sebbene velocizzasse i tempi, produceva un’enorme quantità di detriti, a causa dei danni subiti dal materiale. Iniziò così lo sviluppo dei ravaneti, ossia agli accumuli di materiale lapideo stoccato sui pendii di cava.

Le moderne tecniche di estrazione

Durante il XX secolo l’escavazione del marmo ha conosciuto alterne vicende, risentendo anche dei periodi bellici che hanno coinvolto pesantemente questo territorio, anche se dal secondo dopoguerra a oggi si è assistito a un incremento di materiale estratto, con ricadute occupazionali e economiche importanti, soprattutto per l’area di Carrara.

Negli ultimi decenni le moderne tecniche di taglio che si basano sull’utilizzo del filo diamantato hanno rivoluzionato il lavoro in cava. Si è infatti diminuito il quantitativo di detrito prodotto, rendendo possibile una maggiore tutela del territorio.

La statua del Cavatore sulle Alpi Apuane

Le cave di marmo delle Alpi Apuane

Oggi sono 143 le cave attive nelle principali aree estrattive (Carrara, Massa, Garfagnana, Lunigiana, e Versilia), di cui 100 concentrate solo nel bacino di Carrara. La mole di materiale estratto in blocchi si attesta sui 400.000 metri cubi annui, impegna circa 6.000 addetti e rappresenta il 70% del PIL provinciale nonché uno dei settori di maggior rilievo e prestigio dell’economia del Centro Italia.

Le principali varietà di marmo apuano

Quanto a varietà di marmo, ne sono state riconosciute 14 raggruppate in 5 segmenti: marmi bianchi, brecciati, grigi e venati, cipollini e marmi storici.

L’altra faccia dell’estrazione del marmo

C’è anche però da dire, in ultima analisi, che sebbene qui il marmo sia chiamato “oro bianco”, non è tutto oro quel che luccica. L’attività estrattiva ha il suo bel lato oscuro nei confronti della collettività e dell’ambiente: inquinamento delle acque, dispersione delle polveri nell’atmosfera, modifica irreversibile della morfologia dei luoghi e talvolta anche dei profili delle montagne più elevate e significative, sono tutti aspetti che fanno da contraltare alla risorsa economica ed estetica che il marmo rappresenta. Infine, sotto il profilo del dissesto idrogeologico, i ravaneti, in particolare quelli recenti, rappresentano aree a forte rischio.

Cave di marmo sulle Alpi Apuane

I comuni e i borghi delle Alpi Apuane

All’interno del Parco delle Alpi Apuane sono presenti ben 16 località più o meno grandi e importanti.

Carrara, la città del marmo

Nota come “la città del marmo”, alcune teorie fanno derivare il toponimo da Cararia, in riferimento ai carri su cui si trasportava il marmo. Il nucleo più antico della città, Piazza Duomo, ospita la Collegiata di Sant’Andrea. La facciata della splendida cattedrale è interamente rivestita di marmo bianco lunense, alternato a fasce di marmo nero di Colonnata.

Cosa visitare a Carrara: il Castello dei Malaspina, il Santuario della Madonna delle Grazie, la chiesa del Carmine, il Museo Civico del Marmo e, per gli appassionati di arte contemporanea, il Centro Arti Plastiche di Carrara.

Massa, simbolo del potere della famiglia Malaspina

All’interno di una conca naturale tra le Alpi Apuane, la medioevale Massa (882 d.C.), è uno scrigno di gioielli artistici e architettonici.

Da visitare a Massa: il Palazzo Ducale (o Palazzo Rosso) di Piazza degli Aranci, il Museo Diocesano, nel “Palazzino dei Cadetti”, la cattedrale dei Santissimi Pietro e Francesco, la chiesa di San Sebastiano, e infine la Rocca Malaspina, da cui si può ammirare uno dei più bei panorami della Toscana.

Camaiore, il capoluogo nell’omonima valle

Adagiata in un’ampia valle ai piedi delle Alpi Apuane, Camaiore è una città di antica fondazione che deriva il nome da Campus Major, l’ampia pianura che collegava Lucca al porto di Luni.

Da visitare a Camaiore: la Collegiata di Santa Maria Assunta, la Chiesa di San Lazzaro, Badia di San Pietro (VIII secolo circa), il Museo d’Arte Sacra.

Il castello Cybo-Malaspina a Massa al tramonto

Seravezza, il borgo preferito dei Medici e di Michelangelo

Naturale porta d’ingresso al Parco delle Alpi Apuane dal versante della Versilia, nel cuore del borgo confluiscono i torrenti Serra e Vezza che con la loro unione danno vita al fiume Versilia. Qui soggiornarono a più riprese Cosimo I e i suoi successori, Francesco I e Ferdinando I. Splendido, infatti, il Palazzo Mediceo, edificato per volere di Cosimo I, ora sede di un museo. Alle spalle del paese, le cave preferite da Michelangelo, oggi dismesse.

Stazzema, borgo della memoria

Stazzema è un comune sparso dell’Alta Versilia, l’unico completamente montano. La frazione di Sant’Anna di Stazzema è tristemente famosa per l’eccidio nazista durante la Seconda Guerra Mondiale.

Da visitare a Stazzema: la chiesa di Santa Maria Assunta, il santuario della Madonna del Piastraio, la chiesa di San Sisto, la Torre dell’orologio di Stazzema, la chiesa dei Santi Clemente e Colombano.

Careggine, un antico borgo fondato dai Romani

Il paese risale al 720 a.C, anno di fondazione della pieve romanica, una delle più antiche e interessanti della Garfagnana. Non lontano si trova il magico borgo di Isola Santa. L’altra principale attrazione della zona è Fabbriche di Careggine, il paese fantasma sotto il Lago di Vagli che nel 2021 risorgerà dalle acque.

Fivizzano

Uno dei centri più interessanti della Lunigiana: nel Medioevo veniva identificato col Castello della Verrucola, ancor oggi ammirabile sulla collina davanti al paese.

Da vedere a Fivizzano: nel  centro storico, le antiche mura volute da Cosimo I nel 1540: la piazza medicea è tutt’ora il centro della vita fivizzanese. Importante, nella storia culturale della città, l’Accademia degli Imperfetti, che rese possibile l’edificazione dell’omonimo teatro.

I borghi apuani più piccoli 

Da segnalare, tra le altre località delle Apuane, Casola in Lunigiana, nota come la porta d’accesso al Parco delle Alpi Apuane dal versante della Lunigiana. Fabbriche di Vallico, frazione del comune sparso di Fabbriche di Vergemoli e famosa, storicamente, per la lavorazione del ferro. Vagli Sotto, conosciuto soprattutto per il paese fantasma di Fabbriche di Careggine sommerso dal lago artificiale di Vagli. Vergemoli, frazione di Fabbriche di Vergemoli, geograficamente uno degli angoli più belli di tutte le Apuane.

Gallicano, molto interessante, dalla ricca tradizione artigianale del ferro battuto e della pietra serena; Minucciano,  col suo antico castello medievale e l’omonima torre; Molazzana, paradiso degli alpinisti e degli escursionisti, su cui troneggia il castello estense del XV secolo; Montignoso, dominato dalla bella fortezza Aghinolfi; Pescaglia, composto da tre piccoli borghi antichi: Piazzanello, Poggio e Villabuona.

Vergemoli è un comune sparso tra Garfagnana e Lunigiana

Visitare le Alpi Apuane: oltre i borghi, i luoghi da non perdere

In queste montagne si trovano tante attrazioni, come i già citati Antro del Corchia, il più esteso complesso carsico d’Italia, e la spettacolare Grotta del Vento. Esistono luoghi magici come il borgo di Isola Santa, fiabesco paesino sommerso da un lago artificiale e tornato a vivere grazie a un progetto di ristrutturazione che ha portato alla creazione di un albergo diffuso.

Da vedere sicuramente è lo stupefacente Monte Forato con il suo grande arco che collega due cime creando così un “buco” visibile sia dal lato della Versilia che da quello della Garfagnana. Ma senza dubbio la fama di questi luoghi è legata soprattutto alle sue cave di marmo bianco.

Il borgo di Isola Santa si trova in Toscana nel verde territorio della Garfagnana

Alla scoperta delle cave di marmo

E proprio le cave sono oggi una delle attrazioni principali del versante a mare delle Alpi Apuane. Qui si trovano infatti 3 bacini marmiferi che possono essere visitati: Colonnata, Fantiscritti e Torano. Le più note tra queste sono le Cave di Fantiscritti che derivano il nome da un bassorilievo di epoca romana in cui sono rappresentate delle divinità (i fanti) con una dedica in latino (gli scritti).

La Ferrovia Marmifera e il Museo di Fantiscritti

Per raggiungere le Cave di Fantiscritti e trasportare più facilmente il marmo, alla fine dell’800 furono realizzati dei ponti spettacolari su cui passava la Ferrovia Marmifera che portava i blocchi a valle.

Presso le Cave di Fantiscritti si trova un interessante museo dedicato alla storia dell’attività estrattiva. Qui si potrà scoprire le tecniche di estrazione e la vita degli operai che col loro duro lavoro hanno permesso al mondo di godere del celebre marmo bianco.

Trambiserra e Cappella: le cave del marmo statuario

Se si sale verso Levigliani, invece, si possono notare le cave di “Trambiserra” e della “Cappella”, dove viene estratto il prezioso “statuario”. Questo marmo bianchissimo e compatto serviva, come recita il nome stesso, per realizzare le opere scultoree più importanti.

Bellissima vista sul Ponte di Vara nelle cave di marmo sulle Alpi Apuane

Michelangelo e le Alpi Apuane

Fu Michelangelo, infatti, a creare il mito delle cave delle Apuane, fin dal suo primo viaggio a Carrara nell’autunno del 1497. La sua si rivelò ben presto una lotta aspra contro la montagna e l’imprevedibilità della natura che durò decenni.

Michelangelo stava lavorando alla tomba di Papa Giulio II, quando fu invitato dal nuovo Papa a procurarsi il marmo per realizzare la facciata di San Lorenzo a Firenze. Gli occorreva proprio  lo “statuario” presente nei bellissimi banchi all’Altissimo. Il grande scultore, tra il 1518 e il 1520, ci provò e ci riprovò ad arrivare a estrarre quel marmo da lassù in cima. Non c’erano però strade e i giacimenti si trovavano troppo in alto; una vera mission impossible anche per un tipo con la sua determinazione, tanto che alla fine dovette rinunciarvi.

Il sogno di Michelangelo

Per lungo tempo cullò l’idea di scolpire un colosso in una parete delle Apuane, tanto grande da poter essere visto dai lontani naviganti del Mar Ligure. Anche in questo caso però dovette abbandonare l’idea, troppo ardua e avveniristica, sebbene fino in fondo alla sua vita continuasse a dolersi di non essere stato in grado di portare a compimento l’azzardato disegno.

La statua di Mosè di Michelangelo nella Basilica di San Pietro

Piatti tipici, la cucina apuana tra Garfagnana e Lunigiana

Secoli di sfruttamento delle risorse naturali delle Apuane hanno segnato non solo il paesaggio e la storia socioeconomica dell’area ma anche la sua gastronomia. Se il faticoso lavoro dei cavatori richiedeva sostanze e cibi nutrienti, ad alto contenuto energetico, facilmente trasportabili e conservabili (pani conditi, castagne, salumi, formaggi), all’attività estrattiva si riconduce la peculiare tecnologia del lardo di Colonnata, stagionato per mesi in conche di marmo, e ormai divenuto uno dei simbolo dei prodotti tradizionali toscani.

Meno celebre, sul versante garfagnino del parco, è il biroldo, un insaccato di frattaglie suine. Dal latte ovino di razza Massese, la più presente nel nord della Toscana, si ricavano invece piccole quantità di pecorino.
Ma il prodotto che per primo ha ottenuto l’IGP è il farro della Garfagnana, cereale coltivato da epoche remote, “padre” di tutte le varietà di frumento oggi conosciute.

L’altro pilastro della gastronomia montana è la castagna che, sotto forma di farina, entra nella composizione di vari dolci tradizionali. La farina di neccio della Garfagnana, ottenuta macinando a pietra le castagne essiccate, ha conseguito la Dop.

📍 PER APPROFONDIRE:

👉 I borghi delle Alpi Apuane: storia e arte in un paradiso naturale di marmo

👉 L’oro delle Alpi Apuane: il marmo da cui sono nati grandi capolavori

👉 Marmo bianco di Carrara, il cuore statuario delle Alpi Apuane

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