Cosimo I de’ Medici, figlio di Giovanni dalla Bande Nere e Maria Salviati, è stato il primo Granduca di Toscana. Sovrano lungimirante e grande mecenate rese la Toscana una terra di nobile stirpe.

Medici, la più grande dinastia toscana: Cosimo I

Il ramo principale dei Medici, quello di Cosimo il Vecchio, si esaurì con l’assassinio di Alessandro a opera di Lorenzaccio. A quel punto, a Firenze non rimanevano che due vie: restaurare la Repubblica o chiamare un emissario imperiale. Invece la città scelse un ragazzo di soli 18 anni, fuori dal giro, come si suol dire, Cosimo (detto poi Cosimo I), figlio di Giovanni delle Bande Nere – appartenente al ramo cadetto della stirpe medicea, quello dei popolani –  e di Maria Salviati, nipote di Lorenzo il Magnifico.

Cosimo I de Medici, figlio di Giovanni dalle Bande Nere, è stato il primo Granduca di Toscana, ottenendo il titolo da papa Pio V nel 1569.

Veniva dal Mugello, il giovane Cosimo I, un tipo schivo, introverso, apparentemente modesto. Varcò le mura, sconosciuto ai più, insieme a un seguito di pochi servi, e agli occhi dei notabili fiorentini sembrò subito perfetto per il ruolo che avrebbero voluto ritagliargli: un debole burattino da manovrare a piacimento dietro le quinte. Non potevano sbagliarsi di più. Il timido ragazzo nascondeva tutt’altra tempra da quella che immaginavano.

Una tempra inaspettata

Cosimo I fu nominato capo del governo con la clausola che il potere sarebbe stato gestito dal Consiglio dei Quarantotto, ma il giovane, non appena fu investito della carica, si sbarazzò subito di Lorenzaccio e del suo ramo familiare negando loro, con un decreto, qualsiasi pretesa di successione, quindi esautorò i Quarantotto e instaurò a tempo record il suo potere assoluto.

Colte di sorpresa, le famiglie più importanti si auto-esiliarono da Firenze, strinsero alleanze con la Francia e gli stati vicini, e dietro la guida di Piero Strozzi marciarono sulla città decise a rovesciare la situazione a loro favore. Dopo varie scaramucce, Cosimo I riuscì a sbarazzarsi di loro nello scontro finale presso la rocca di Montemurlo, i capi vennero imprigionati nel Bargello e poi decapitati. A futura memoria. Da quell’apparentemente timido ragazzo era nato un uomo forte, deciso, che non avrebbe esitato a essere spietato con tutti quelli che gli si sarebbero opposti. Firenze aveva il suo nuovo, degno, Duca.

Cosimo I de Medici, figlio di Giovanni dalle Bande Nere, è stato il primo Granduca di Toscana, ottenendo il titolo da papa Pio V nel 1569.

Il nuovo duca di Firenze

Ma un degno Duca necessitava d’una degna Duchessa. Dopo aver infruttuosamente tentato di sposare Margherita d’Austria, figlia dell’imperatore Carlo V d’Asburgo, nel 1539 Cosimo I sposò Eleonora di Toledo, figlia di Don Pedro Alvarez de Toledo, marchese di Villafranca e viceré spagnolo di Napoli, ereditando, tra l’altro, la sua ingente ricchezza.

Avevano, lui, 20 anni, lei, 17 e, pur se potrebbe sembrare il classico matrimonio combinato per interesse, in realtà si amarono follemente per tutta la vita ed ebbero 11 figli. Eleonora era molto bella, pudica, madre esemplare e attaccatissima al marito, tanto che, raccontano i servi, una volta che non poté seguirlo in un suo viaggio si mise a urlare per tutto il palazzo strappandosi i capelli. Cosimo I, dal canto suo, non la tradì mai, e questa incredibile prova di fedeltà, vista l’epoca e i costumi, racconta più di mille aneddoti e dicerie.

Cosimo si dimostrò sempre fedele, non solo alla moglie, ma anche all’imperatore Carlo V, ponendosi in controtendenza con le tendenze filo-francesi degli altri maggiorenti fiorentini, e siccome il suo stato era troppo esposto al passaggio di truppe straniere e di banditi, così come di fuoriusciti da Firenze, tese a rinforzare militarmente tutta la regione.

Cosimo I de Medici, figlio di Giovanni dalle Bande Nere, è stato il primo Granduca di Toscana, ottenendo il titolo da papa Pio V nel 1569.

Molte città toscane (tra cui Pisa, Arezzo, Pistoia, Volterra, Cortona, Empoli, e anche Portoferraio, all’isola d’Elba) furono variamente fortificate. Nel mentre dava la caccia a Lorenzaccio per tutta l’Europa con l’intento di eliminarlo fisicamente e cancellare ogni possibile insidia che sarebbe potuta derivargli da quel ramo della famiglia. Alla fine ci riuscì per mano di due sicari volterrani.

La caduta di Siena

Nel frattempo, sotto il suo governo, la Toscana divenne a poco a poco uno stato moderno, ben amministrato. Cosimo I si serviva di oscuri funzionari che gli erano devoti, dopo aver allontanato dalle cariche pubbliche di rilievo le famiglie fiorentine più in vista.

Siena, nel 1552, si ribellò all’Impero, scacciò la guarnigione spagnola di stanza e permise che truppe francesi occupassero la città. Dopo un tentativo, andato a vuoto, di riprendere la città da parte del viceré di Napoli, Don Pedro di Toledo – padre di Eleonora, moglie di Cosimo I de medici – , il Duca di Firenze riuscì a ristabilire lo status quo. In seguito ad alcune battaglie in campo aperto e a un lungo assedio delle mura, Siena, stremata capitolò: da 40.000 cittadini ne erano rimasti solo 6.000. Un eccidio.

Cosimo I de Medici, figlio di Giovanni dalle Bande Nere, è stato il primo Granduca di Toscana, ottenendo il titolo da papa Pio V nel 1569.

Carlo V, grazie a Cosimo I, aveva ristabilito il suo dominio sulla città ribelle, ma in seguito Filippo II di Spagna, figlio dell’imperatore, la cedette al Duca di Firenze che, una volta divenuto Granduca, mantenne la divisione giuridico-amministrativa tra Ducato di Siena e Ducato di Firenze.

Un grande mecenate

La famiglia Medici era saldamente al potere come forse mai lo era stata neanche sotto Lorenzo il Magnifico, le alleanze funzionavano, l’ordine era fortemente ristabilito, Cosimo I mostrava di essere un importante mecenate – creò la fabbrica che avrebbe dovuto ospitare le Magistrature e che sotto il Granduca Francesco I sarebbe diventata la Galleria degli Uffizi; ampliò Palazzo Pitti, nell’Oltrarno, trasformandolo nella sua nuova abitazione per fuggire al centro malsano della città e collegandolo, tramite il corridoio vasariano, a Palazzo Vecchio, che in seguito sarebbe divenuta la sua residenza ufficiale come una specie di monito alla cittadinanza: “L’état, c’est moi”.

Cosimo I de Medici, figlio di Giovanni dalle Bande Nere, è stato il primo Granduca di Toscana, ottenendo il titolo da papa Pio V nel 1569.

Portò a termine il Giardino di Boboli; ospitò a corte artisti d’immenso valore come il Vasari, Bronzino, Ammannati, Cellini; inoltre, su consiglio del Vasari, fondò l’importante Accademia e Compagnia dell’Arte del Disegno al cui crescente prestigio contribuirono tra gli altri, oltre ai grandi già menzionati, personaggi del calibro di Michelangelo, Giambologna e Galileo -, eppure sentiva che qualcosa ancora gli mancava. Gli mancava un titolo regale che lo emancipasse dalla condizione di semplice feudatario dell’imperatore.

Il Granduca di Toscana

Dopo aver tentato, senza successo,  di ottenere il titolo di re, o se non altro di arciduca, da papa Paolo IV, nel 1569 ottenne il titolo di Granduca da Pio V, per aver messo a disposizione la sua flotta nella lotta della Lega Santa contro l’avanzata ottomana. Fu incoronato dal papa stesso, a Roma. Spagna e Austria inizialmente non lo riconobbero, perché il diritto a concedere l’investitura sarebbe spettato solo all’imperatore, ma Francia e Inghilterra accettarono il suo nuovo titolo, e a poco a poco tutti gli stati europei finirono per riconoscerlo Granduca di Toscana.

Il ritiro dalla scena politica

Purtroppo, però, neppure questa nuova gloria rallegrò più di tanto il suo carattere introverso e al tempo burrascoso. Sette anni prima, durante un viaggio in Maremma, l’amatissima moglie era morta di malaria insieme a due dei suoi figli, e da allora le vuote stanze di Palazzo Pitti erano risuonate per lui soltanto di tristezza e desolazione. Così, nel 1564, aveva abdicato a favore del figlio Francesco e si era ritirato nella sua villa di Castello.

Cosimo I de Medici, figlio di Giovanni dalle Bande Nere, è stato il primo Granduca di Toscana, ottenendo il titolo da papa Pio V nel 1569.

Dopo una relazione con Eleonora degli Albizi, nel 1570 Cosimo sposò in seconde nozze Camilla Martelli in veste di moglie morganatica, la quale partorì una figlia, in seguito legittimata e integrata nella successione. Tuttavia, l’inasprirsi  del suo carattere e i continui scontri con la prole a causa della nuova moglie, oltre al fatto che Francesco nutriva una visione dello Stato completamente diversa da lui, resero difficili i suoi ultimi tempi, finché, già pesantemente provato da un ictus che lo aveva reso afasico limitandogli la mobilità, si spense il 21 aprile 1574, a 55 anni.

Aveva retto lo stato per 37 anni, talvolta in modo tirannico e senza farsi scrupoli di ricorrere al terrore, ma di lui ci sono storici, come Cardini, i quali affermano che fu un sovrano lungimirante, saggio, che amministrò bene lo stato e che si dimostrò abile finanziariamente, promuovendo, al contempo, l’economia e l’arte.

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