Si sa, quando muore un grande come Lorenzo il Magnifico, forse il più grande dell’intera stirpe medicea – checché ne pensi l’autorevolissimo Guicciardini -, si crea sempre un vuoto di potere difficile da colmare, soprattutto se il successore, Piero dei Medici, non possiede minimamente il carisma del defunto, né la sua abilità politica, né la sua accortezza diplomatica, né il suo ingegno, né il suo coraggio, in altre parole se, riassumendo il tutto con un’espressione popolare che ha perlomeno il pregio di rendere bene l’idea,  “non gli lega nemmeno le scarpe”.

Piero dei Medici, Leone X e tutto ciò che accadde dopo la morte di Lorenzo il Magnifico

Questa triste sorte toccò al primogenito di Lorenzo e Clarice Orsini, Piero dei Medici, detto “il Fatuo”, o “lo Sfortunato”, due termini che già lo (s)qualificano e la dicono lunga sulle sue (in)capacità.

Piero dei Medici detto il Fatuo

Benché educato fin dall’infanzia da precettori di altissimo profilo, come Angelo Poliziano, a diventare un giorno Signore di Firenze, Piero dei Medici costituì la palese dimostrazione di come la genetica non spiega tutto. Privo di carisma e di talento, il ragazzo era arrogante, indisciplinato e futile, a tal punto amante dei begli abiti da infastidire gli altri magnati fiorentini.

Alla morte di Lorenzo il Magnifico, il potere passò a Piero dei Medici inaugurando un periodo nero della storia di Firenze e della Repubblica Fiorentina.

Dopo la morte del padre, nell’aprile del 1492, Piero dei Medici riscosse il credito concesso dai fiorentini a un secolo d’illuminata signoria medicea ma, come si dice, se lo giocò tutto in una mano dissennata dando subito prova della sua inettitudine. Fallirono miseramente i suoi tentativi di far sposare Lucrezia Borgia, figlia di papa Alessandro VI, con suo fratello Giuliano, Duca di Nemours (il papa non lo considerò neppure), così come fallirono le successive trattative, “di ripiego”, per far sposare il fratello con Laura Orsini, probabile figlia illegittima del papa.

Anche nella politica interna Piero dei Medici si rivelò un disastro. Il palese clientelismo gli attirò molte ostilità, tra le quali la più curiosa gli venne da parte dei suoi cugini membri del ramo detto “dei popolani” che organizzarono una congiura contro di lui. La congiura fallì, i cugini vennero espulsi, ma il segnale negativo fu forte e chiaro.

Alla morte di Lorenzo il Magnifico, il potere passò a Piero dei Medici inaugurando un periodo nero della storia di Firenze e della Repubblica Fiorentina.

Il declino della Repubblica Fiorentina

Piero non si distinse neppure sul piano culturale. Totalmente disinteressato verso qualsiasi forma di sapere – benché non fosse ignorante – il giovane Medici intrattenne pessimi rapporti con tutti gli artisti amati dal padre, tra cui quel Michelangelo Buonarroti di cui non sapeva intravedere il talento, al punto da ordinargli, durante la grande nevicata del gennaio 1494, di realizzare un statua di neve.

In mano a un tale personaggio, il fragile equilibrio tra gli staterelli italiani, che Lorenzo aveva così abilmente e faticosamente mantenuto, si sfarinò come creta secca. Quando Carlo VIII di Francia decise di attraversare le Alpi per riprendersi il Regno di Napoli su cui vantava diritti ereditari, Piero dei Medici non solo non si oppose al suo passaggio per i territori della Repubblica di Firenze, ma si sottopose a un’umiliante resa incondizionata permettendo al regnante l’erezione di quattro piazzeforti in zone strategiche, e arrivando addirittura – narra  un aneddoto della cui veridicità è però lecito dubitare – a inginocchiarsi davanti a lui per baciargli le babbucce.

Alla morte di Lorenzo il Magnifico, il potere passò a Piero dei Medici inaugurando un periodo nero della storia di Firenze e della Repubblica Fiorentina.

La seconda cacciata dei Medici da Firenze

L’episodio, più o meno aneddotico, incendiò gli animi antimedicei a Firenze e ridette fiato al Savonarola non più tenuto a freno da Lorenzo. Il 9 novembre del ’94 il popolo si ribellò, assaltò il palazzo dei Medici in via Larga, e instaurò una strana repubblica dal sapore teocratico che risentiva della forte influenza del frate domenicano. Il ramo principale della famiglia Medici venne esiliato, mentre quello secondario, schieratosi coi rivoltosi, fu richiamato in patria e acquisì il nome di “Popolano” per distinguersi dagli odiati parenti. Quest’episodio costituì la seconda cacciata dei Medici di Firenze dopo quella toccata in sorte a Cosimo il Vecchio.
Travolto dalle lotte tra fazioni interne e dalla feroce ostilità di papa Alessandro VI, Savonarola venne scomunicato e condannato al rogo le cui fiamme posero fine al suo breve dominio.

Piero il Fatuo, dopo aver infruttuosamente e variamente tentato di rientrare a Firenze, appoggiandosi ora a Siena, ora a Venezia, ora ai francesi, venne nominato da Luigi XII di Francia governatore di Cassino, e poco dopo morì ingloriosamente, così com’era vissuto, annegando nel fiume Garigliano, durante uno spostamento di battaglia dell’esercito francese. L’autorità di capo-famiglia passò allora al cardinale Giovanni de’ Medici, quartogenito (secondo figlio maschio) di Lorenzo il Magnifico e Clarice Orsini.

Alla morte di Lorenzo il Magnifico, il potere passò a Piero dei Medici inaugurando un periodo nero della storia di Firenze e della Repubblica Fiorentina.

Giovanni rientrò a Firenze nel 1512 dopo aver sconfitto Luigi XII, alleato di Firenze. Con lui tornarono anche suo fratello Giuliano e il figlio di Piero dei Medici, Lorenzo, che, ormai ventenne, non vedeva la sua città da quando era bambino.

Papa Leone X

Giovanni, grazie anche al sostegno del partito degli Orsini al quale era appartenuta la madre Clarice, nel 1513 fu eletto papa col nome di Leone X. Ormai il governo di Firenze non avveniva più a Palazzo Vecchio ma in Vaticano. Leone X fu un pontefice tra i più magnificenti (e tra più dispendiosi), grande mecenate di artisti (tra i principali Raffaello e Michelangelo) ma anche nepotista senza scrupoli. Grazie a lui Giuliano ottenne il primo titolo nobiliare mediceo, il “Ducato di Nemours”, mentre Lorenzo fu fatto “Duca di Urbino” da Francesco della Rovere, signore della stessa città.

Tutti e due vantarono spose di alto lignaggio e imposero al palazzo Medici di Firenze un’etichetta principesca e quei modi ampollosi dell’alta nobiltà che non avevano nulla a che vedere con l’austera semplicità di Cosimo il Vecchio. Ma tutto questo durò poco, perché morirono entrambi, poco più che trentenni, di malattie aggravate dalla gotta, patologia che non abbandonava ormai da secoli il ramo principale della famiglia. In seguito anche Leone X si spense prematuramente all’età di 46 anni.

Alla morte di Lorenzo il Magnifico, il potere passò a Piero dei Medici inaugurando un periodo nero della storia di Firenze e della Repubblica Fiorentina.

Papa Clemente VII

Dopo il breve pontificato di Adriano VI, un papa fiammingo, la curia romana elesse di nuovo un Medici, Giulio – tra i più fidati consiglieri dello scomparso cugino, Leone X – il quale salì al soglio col nome di Clemente VII. Quando si trattò di nominare il nuovo signore della città di Firenze, questi, tra Ippolito, figlio illegittimo di Giuliano di Neimours, e Alessandro, figlio di Lorenzo, duca d’Urbino, nato forse da una passione tra il Medici e una schiava mulatta, scelse il secondo, nonostante la sua pessima reputazione e la bassissima stima di cui godeva nella città toscana.

Giovanni dalle Bande Nere e la terza cacciata dei Medici

Clemente VII fu protagonista di uno dei più difficili papati della storia. Alleatosi con i francesi ai danni di Carlo V, Imperatore del Sacro Romano Impero, dovette subire, nel 1527,  una violentissima ritorsione nel famoso sacco di Roma (dal sapore di vera e propria crociata protestante) soprattutto ad opera del terribile esercito mercenario dei Lanzichenecchi. L’unico che avrebbe potuto bloccarli sarebbe stato Ludovico di Giovanni de’Medici, detto Giovanni delle Bande Nere, il vero condottiero di famiglia, che però morì tra atroci sofferenze per una ferita di archibugio durante una battaglia presso il Po. Alla notizia del sacco di Roma, i fiorentini si ribellarono ad Alessandro e cacciarono lui e tutti i Medici dalla città. La terza cacciata della storia della famiglia.

Alla morte di Lorenzo il Magnifico, il potere passò a Piero dei Medici inaugurando un periodo nero della storia di Firenze e della Repubblica Fiorentina.

Il papa fu imprigionato ad Orvieto, ma l’imperatore, forse pentito dalla piega troppo feroce che avevano preso gli eventi, si riconciliò con lui aiutandolo nella riconquista di Firenze attraverso il famoso assedio del 1529-1530 e l’investitura di Alessandro come Duca, atto che chiudeva la lunghissima stagione della Repubblica Fiorentina e sanciva definitivamente il dominio dei Medici sulla città.

Alessandro il Moro

Alessandro, detto il Moro per il colore scuro della pelle che alimentava le dicerie sulla sua origine “impura” e famigerato per il suo carattere vizioso e crudele, accentrò il governo nelle sue mani. Per difendersi da eventuali attacchi alla sua persona si faceva sempre accompagnare da un picchetto di guardie imperiali che solevano terrorizzare i cittadini con improvvise, sconvolgenti azioni.

Suo cugino, Lorenzino de’ Medici – detto Lorenzaccio per quel  carattere “maledetto” che lo accomunava all’altro – essendo abituato a vivere alla pari con Alessandro, fu molto infastidito dal doversi sottomettere al suo nuovo rango. Tanto che nel gennaio del 1537, un giorno che il nuovo Duca gli si era presentato senza le sue guardie, gli tese un tranello e lo fece accoltellare da un sicario. Alessandro morì all’età di 26 anni lasciando solo un figlio e una figlia illegittimi di pochissimi anni. Lorenzino, successivamente, subì una sorte simile quando, nel 1548, fu raggiunto a Venezia dai sicari di Cosimo I che lo accoltellarono appena fuori dalla casa della sua amante.

Caterina dei Medici, regina di Francia

Caterina de' Medici è una delle figure storiche toscane più conosciute del Rinascimento che rivoluzionò la corte di Francia divenedone regina

Una menzione d’onore e un’ampia trattazione a parte dovrebbe ricevere Caterina, figlia di Lorenzo d’Urbino, la nipote preferita di Clemente VII, passata al secolo come Caterina de’Medici, regina di Francia. La sua importanza nella storia europea dell’epoca è risaputa, ma appunto parliamo dei nostri cugini d’Oltralpe, non dell’Italia, né tantomeno di Firenze, e quindi riguarda solo indirettamente l’argomento centrale della nostra narrazione. Inoltre il tema è già stato trattato da TuscanyPeople nell’ottimo articolo di Alessio Mariani: Caterina de’Medici, il giglio di Firenze e di Francia a cui rimandiamo per approfondimenti.

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