Nell’ultimo articolo abbiamo raccontato la congiura dei Pazzi e le violente ritorsioni che ne seguirono senza che Lorenzo dei Medici quasi si sporcasse le mani di vendetta. Tuttavia le contro-ritorsioni da parte del papa e degli alleati anti-medicei non furono tanto facili da fronteggiare. Dobbiamo pensare che se Firenze era per antonomasia la città della cultura e dell’arte non lo era altrettanto sul piano militare.

Lorenzo dei Medici detto il Magnifico

Sisto IV si sdegnò a tal punto della ferocia usata contro i congiurati, soprattutto a causa dell’impiccagione di un ecclesiastico, che scomunicò Lorenzo dei Medici insieme ai maggiorenti della Repubblica fiorentina, arrestò i membri del banco mediceo romano che venne subito chiuso, si alleò con Ferdinando I di Napoli, oltre che con Siena, Lucca e Urbino, e alla fine dichiarò guerra a Firenze, alleata di Milano e Venezia.

Storia dei Medici, il racconto delle vicissitudini politiche e personali di una delle più grandi dinastie italiane. In questo articolo parliamo di Lorenzo dei Medici detti il Magnifico

Lorenzo dei Medici, sostenuto dai cittadini e dal clero toscano, che a sua volta si era premunito di scomunicare il papa, sostenne mesi di lotte estenuanti in cui la sua debole città non ricevé grandi aiuti da parte degli alleati.

La guerra

La svolta della guerra fu nel 1479, quando la coalizione antifiorentina prese, dopo un lungo assedio, Colle Val d’Elsa. Allora Lorenzo dei Medici lasciò Firenze di nascosto, affidando il governo dello stato al gonfaloniere Tommaso Soderini e, con molto coraggio, si recò a Napoli per trattare col re Ferdinando. Il re trattenne Lorenzo per circa tre mesi, onorandolo nel migliore dei modi, sperando però al contempo che la prolungata assenza del suo ospite avrebbe provocato la ribellione di Firenze e che i cittadini sarebbero passati dalla parte del papa. Ma ciò non accadde.

La città rimase fedele al suo signore e questo costrinse Ferdinando a ritirare le truppe dalla Toscana accondiscendendo alle richieste del Magnifico. Tuttavia il ritiro della truppe napoletane si deve anche  alle pressioni della nuora del re di Napoli, Ippolita Maria Sforza, che riuscì a mantenere il fratello, Ludovico il Moro, alleato di Firenze, e fu brava a perorare la causa di Lorenzo in nome dell’antica unione tra le due famiglie.

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La coraggiosa impresa di Lorenzo dei Medici a Napoli suscitò in città una grandissima impressione, tanto che al rientro fu salutato dai fiorentini come un vero e proprio salvatore della patria. Sisto IV, sentendosi accerchiato da questa nuova coalizione tra Firenze, Napoli e Ferrara, e terrorizzato dalla presa di Otranto da parte dei Turchi, venne a più miti consigli, offrì la pace a Lorenzo dei Medici e lo sciolse dalla scomunica.

L’ago della bilancia

Il Magnifico stava diventando ciò per cui è maggiormente ricordato: “l’ago della bilancia” dell’equilibrio italiano, senza il quale la penisola sarebbe di nuovo sprofondata in una di quelle guerre fratricide che l’avevano dissanguata prima della Pace di Lodi del 1454, finendo così per favorire le mire espansionistiche di pericolosi vicini come il Regno di Francia.

Niccolò Machiavelli, nelle Istorie fiorentine, narra:

“Tornò pertanto Lorenzo in Firenze grandissimo, s’egli se n’era partito grande, e fu dalla città ricevuto con quella allegrezza, che le sublimi sue qualità e i recenti servigi meritavano, avendo esposto la propria vita per rendere alla patria sua la pace.”

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L’abilità diplomatica del Magnifico fu riconosciuta da tutti i Signori italiani, e la capacità di distogliere dall’Italia le mire dei francesi lo resero un personaggio d’importanza internazionale, tanto da venir considerato dai vari sovrani d’Europa al pari di un monarca.

Un mediatore internazionale

Sisto IV e Venezia, dopo aver respinto l’assalto turco, dichiararono guerra a Ferrara, e la mediazione di Lorenzo dei Medici fu ancora una volta determinante perché, in fondo a un altro dispendioso conflitto, si giungesse alla pace. Proprio mentre si stipulavano i trattati, Sisto IV morì, e così scomparve dalla scena un pontefice terribile, nepotista e gravemente perturbatore di ogni equilibrio. Gli successe Giovan Battista Cybo, che assunse il nome di Papa Innocenzo VIII, uomo di scarso talento politico, ma benevolente verso il Magnifico, tanto che i Medici si legarono di nuovo al papato.

Lorenzo dei Medici ottenne che il figlio Giovanni –  futuro Papa Leone X – fosse eletto cardinale, in cambio dette in sposa sua figlia Maddalena al figlio legittimato del papa, Franceschetto Cybo. Quindi fece sposare il primogenito Piero con una parente della moglie Clarice, Alfonsina Orsini, figlia di Roberto Orsini, rafforzando ancora di più il prestigio della sua casata.

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Grazie alla diplomazia, e talvolta alla forza, Lorenzo dei Medici riuscì a espandere in confini della Repubblica. Nel 1484 strappò ai genovesi Pietrasanta che poteva minacciare Lucca, alleata di Firenze e, nel 1487, Sarzana. Quanto a Siena, tradizionale nemica di Firenze, il Magnifico riuscì a imporre un governo che gli era favorevole.

La politica interna

Per quanto riguarda la politica interna, Lorenzo dei Medici concentrò ancora di più il potere nelle sue mani istituendo il Consiglio dei Settanta, un organo di governo formato da membri filomedicei e deputato a discutere sia di affari amministrativi che di guerra. Diminuì, di conseguenza, l’autorità dei Priori e del Gonfaloniere di giustizia che a causa dei troppi e disparati compiti da cui erano oberati risultavano troppo lenti e macchinosi in caso di urgenza.

La grande forza di questo nuovo organo, creato per rinforzare il potere mediceo dopo il pericolo del 1478, stava nella scelta dei membri che non era soggetta a rotazione, un’eccezione assoluta per il sistema democratico fiorentino, anche se era previsto che fosse pro tempore e che durasse solo cinque anni, giusto il tempo di provvedere ai bisogni delle guerre in corso. Questa politica di accentramento continuò fino al 1490, quando Lorenzo dei Medici restrinse il Consiglio dei 70 fino a 17 membri presieduti da lui.

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Inoltre, Lorenzo instaurò  legami parentali con alcune delle più nobili famiglie fiorentine, dando in sposa la figlia maggiore, Lucrezia, a Jacopo Salviati, appartenente alla stessa famiglia di quel Francesco Salviati che aveva attentato alla sua vita pochi anni prima. La penultima figlia, Contessina, fu invece destinata a Piero Ridolfi.

Sotto il governo di Lorenzo dei Medici anche Pisa, conquistata dai fiorentini nel 1406, conobbe un periodo di rinascita così come un nuovo ruolo economico e culturale.

Girolamo Savonarola

Tuttavia, nonostante i continui successi in ogni campo, gli ultimi anni di Lorenzo furono caratterizzati anche dalla censura morale di Girolamo Savonarola. Di origine ferrarese, il frate fu chiamato nel 1482 proprio dal Magnifico che era stato attratto dalla sua abilità di oratore. Gli insuccessi iniziali del religioso, però, lo allontanarono per sei anni da Firenze, anche se Giovanni Pico della Mirandola, fortemente attratto dalle tematiche catartiche e apocalittiche care al Savonarola, convinse Lorenzo dei Medici a richiamarlo in città nel 1490.

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Il frate, nel 1491, diventò Priore del Convento di San Marco e fu causa di turbamento emotivo per il Signore di Firenze, accusato di aver soppresso le libertà repubblicane e di corrompere i cittadini col suo paganesimo classicheggiante. Ciononostante Lorenzo dei Medici rimase sempre imperturbabile di fronte all’inflessibilità morale del domenicano, con cui condivideva, con tutta probabilità, l’idea di riforma della Chiesa.

La morte di Lorenzo il Magnifico

Purtroppo la gotta, già dalla seconda metà degli anni ’80, divenne per Lorenzo dei Medici una nemica invincibile. Ereditata dal padre Piero, pur se non nella sua forma grave, nella primavera del 1492 lo portò alla morte. Lorenzo il Magnifico – dopo aver cercato di avvertire il figlio ed erede Piero sulle misure da prendere per la gestione della politica interna ed estera di Firenze – nella notte dell’8 aprilea soli 43 anni, si spense. Al momento del trapasso era circondato dai parenti e dai suoi amici più cari, tra cui Giovanni Pico della Mirandola e il Poliziano, mentre il Savonarola lo confortava religiosamente.

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La morte del Magnifico lasciò i fiorentini molto turbati. La salma fu deposta nella Sagrestia Vecchia della Basilica di San Lorenzo, e solo decenni più tardi le sue spoglie e quelle del fratello Giuliano furono trasferite nella Sagrestia Nuova, in un sarcofago preparato da Michelangelo stesso.

“Natura non produrrà mai più un simile uomo” – disse Caterina di Sforza, Signora di Imola, non appena venne a sapere della sua scomparsa. Di sicuro come lui non ce ne sono stati tanti.

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