C’è un episodio nella lunga storia della dinastia medicea che per la sua gravità, l’importanza politica e le conseguenze che ne derivarono, su cui vale la pena soffermarsi e raccontare nei minimi dettagli: la congiura dei Pazzi.

Medici, la più grande dinastia toscana: la congiura dei Pazzi

In realtà la famiglia, da quando i Medici erano i signori di Firenze, aveva già subito altre congiure, una per generazione, si può dire, ma questa fu l’unica che andò parzialmente a buon fine alterando gli equilibri dell’Italia sul finire del ‘400.

La congiura dei Pazzi è un episodio nero nella storia dei Medici, grande dinastia toscana.

Togliere di mezzo i Medici

Dal 1469 Firenze era retta, di fatto, da Lorenzo e Giuliano, figli di Piero il Gottoso, che all’epoca avevano, il primo, vent’anni, il secondo, sedici. Lorenzo governava nello stesso modo del nonno Cosimo, senza ricoprire cariche pubbliche, ma controllando le magistrature e le figure chiave attraverso uomini di fiducia.

Non si sa se l’idea di una congiura sia nata nella famiglia de’ Pazzi o da Papa Sisto IV, il loro alleato più potente, comunque fosse l’idea di togliere di mezzo i Medici, signori de facto della città, intrigò tutta una serie di personaggi che per qualche ragione gli erano avversi.

Papa Sisto IV Della Rovere, sfrenato nepotista, da quando era stato eletto al soglio pontificio, nel 1471, aveva bramato la ricchezza dei territori fiorentini che gli avrebbero permesso di finanziare opere pubbliche onerose in Vaticano nonché avvantaggiare i congiunti. Inoltre non vedeva di buon occhio le mire espansionistiche dei Medici verso la Romagna.

La congiura dei Pazzi è un episodio nero nella storia dei Medici, grande dinastia toscana.

Chi la fa, l’aspetti!

Sappiamo che i Medici, dai tempi di Giovanni di Bicci, avevano tratto enorme profitto dall’amministrazione delle finanze pontificie. Le commissioni sui flussi di denaro e lo sfruttamento delle miniere di allume dei Monti della Tolfa – metallo indispensabile come fissante per la tintura dei panni e per i colori delle miniature – assicuravano alla famiglia ingenti entrate. Ma questo nuovo papa si dimostrò subito ostile e li esautorò dall’incarico a favore dei Pazzi. Lorenzo non la prese certo bene.

I Pazzi, imparentati coi Medici dal 1468, grazie al matrimonio tra Guglielmo (de’ Pazzi) e Bianca (de’ Medici), sorella maggiore di Lorenzo, si schermivano sostenendo che da parte loro non c’era stata nessuna scorrettezza commerciale, tuttavia il Magnifico non la bevve e se la legò al dito.

Nel 1477 morì il ricchissimo Giovanni Borromei, padre di Beatrice, moglie di Giovanni de’ Pazzi, e Lorenzo, per evitare una crescita esponenziale del patrimonio della famiglia rivale, fece promulgare una legge retroattiva che toglieva alle figlie femmine, prive di fratelli, la possibilità di ereditare, trasferendola in modo diretto a eventuali cugini maschi. Era una risposta allo sgarbo che riteneva di aver subito dai Pazzi per mano del papa. Le tensioni tra le due famiglie crebbero esponenzialmente quando Lorenzo rinfacciò ai Pazzi di aver prestato al pontefice trentamila ducati – in barba a sue precise direttive – perché il nipote si impossessasse della Contea di Imola, pericolosamente confinante coi territori fiorentini.

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La nascita della congiura dei Pazzi

Ormai i tempi erano maturi per uno sbocco violento di tutta la tensione accumulata. La congiura dei Pazzi prese corpo soprattutto negli animi esacerbati di Jacopo e Francesco de’ Pazzi, ma non erano i soli. I Medici pestavano i piedi a tanti. Oltre al papa, Francesco Salviati, arcivescovo di Pisa, era in attrito con loro dal momento che i signori di Firenze avevano tramato perché non gli fosse concessa la cattedra fiorentina a favore di un loro congiunto, Rinaldo Orsini.

Inoltre i congiurati potevano contare su appoggi militari esterni variamente interessati alla caduta della stirpe medicea: la Repubblica di Siena, il Re di Napoli, Federico da Montefeltro, le città di Todi, di Città di Castello, di Perugia e Imola, tutti territori pontifici. Il papa aveva raccomandato di non spargere sangue, ma si trattava soltanto d’un pro forma dovuto al suo ruolo, in pratica sapeva benissimo che Lorenzo e Giuliano sarebbero dovuti essere eliminati fisicamente.

In origine la congiura dei Pazzi prevedeva che Lorenzo e Giuliano fossero avvelenati sabato 25 aprile 1478 durante un banchetto organizzato nella Villa Medici di Fiesole per festeggiare l’avvenuta elezione a cardinale del diciottenne Raffaele Riario, nipote di Sisto IV, il cui coinvolgimento nella congiura rimane però controverso non essendo certo se lo zio lo avesse informato o meno di ciò che sarebbe accaduto.

Jacopo de’ Pazzi e Girolamo Riario avrebbero dovuto versare il veleno in una delle libagioni destinate ai fratelli Medici contando sul fatto che i sospetti sarebbero stati sviati dalla gioiosa occasione del banchetto oltre che dal rapporto di parentela tra le due famiglie.

La congiura dei Pazzi è un episodio nero nella storia dei Medici, grande dinastia toscana.

Ma un’improvvisa indisposizione di Giuliano mandò all’aria tutto, così si rinviò il progetto criminoso al giorno successivo, durante la messa nella cattedrale di Santa Maria del Fiore.

La congiura dei Pazzi: assasini nel Duomo di Firenze

Il giorno dopo i due Medici e i congiurati si recarono alla messa che sarebbe stata officiata da Raffaele Riario, novello cardinale. Il sicario designato avrebbe dovuto essere Giovan Battista Montesecco che però, non essendo un assassino prezzolato, ma un condottiero, si rifiutò di spargere sangue in un luogo sacro durante una funzione religiosa, e alla fine non si trovò di meglio che sostituirlo in fretta e in furia con due preti poco esperti di armi, Stefano da Bagnone e il vicario apostolico Antonio Maffei da Volterra.

Giuliano però era ancora indisposto, così Bernardo Bandini, il sicario che gli era stato destinato, e Francesco de’ Pazzi, decisero di andare a prenderlo personalmente a casa. Nel percorso dal Palazzo Medici al Duomo i due lo abbracciarono più volte a tradimento per sincerarsi se indossasse o meno una cotta di maglia sotto le vesti, e capirono che ne era sguarnito a causa di un’infezione ad una gamba che lo tormentava. Inoltre non aveva con sé nemmeno il suo “gentile”, nome ironico con cui chiamava il coltello da guerra che gli era caro. Quando arrivarono in chiesa la messa era già iniziata.

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L’omicidio di Giuliano de’ Medici

Durante la solennità dell’elevazione, mentre tutti erano inginocchiati, si scatenò l’inferno. Il Bandini si scagliò su Giuliano e lo colpì più volte alla schiena con grande ferocia, poi corse verso Lorenzo mentre Francesco de’ Pazzi infieriva sul corpo del fratello ormai esanime in un lago di sangue. I due preti inesperti cercarono di fare lo stesso con Lorenzo, che però aveva al suo fianco l’inseparabile Angelo Poliziano e i suoi scudieri Andrea e Lorenzo Cavalcanti, cosicché non riuscirono che a ferirlo di striscio alla spalla permettendogli di fuggire.

Allora il Bandini tentò di rimediare all’imperizia dei tonacati ma, troppo in ritardo, riuscì solo a colpire a morte Francesco Nori che aveva interposto il suo corpo tra lui e Lorenzo ormai barricatosi in sagrestia.

Quando Jacopo de’ Pazzi, gridando Libertà!”, irruppe a cavallo in Piazza della Signoria insieme a un gruppo di compagni, invece di essere acclamato, venne assalito dalla folla ostile: la sua valutazione della risposta che avrebbero dato i fiorentini era palesemente errata. Così corse fuori dalle mura a portare la notizia del fallimento alle truppe congiurate che attendevano appostate attorno alla città, e per questo si decise di non sferrare nessun attacco.

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Palle, palle!

Al grido Palle, palle!“, ispirato al famoso blasone dei Medici, i Palleschi scatenarono una vera e propria caccia all’uomo, feroce e fulminante. Poche ore dopo l’agguato, Francesco de’ Pazzi, ferito, fu catturato a casa sua e, insieme all’arcivescovo di Pisa, Francesco Salviati, venne subito impiccato e lasciato penzolare dalle finestre del Palazzo della Signoria.

Qualche giorno dopo la congiura dei Pazzi anche Jacopo e Renato de’ Pazzi – pure se quest’ultimo non era coinvolto nella congiura – venivano impiccati e i loro corpi gettati nell’Arno. Sorte simile subirono i due preti assassini che vennero catturati e linciati dalla folla e, ormai tumefatti e senza orecchie, giunsero al patibolo in Piazza della Signoria solo per venire impiccati. Giovan Battista da Montesecco, sebbene si fosse rifiutato di prendere parte all’agguato in Duomo, venne arrestato e messo sotto tortura finché non rivelò i particolari della congiura dei Pazzi, compreso il coinvolgimento del Papa che indicò come il responsabile principale.

Dopodiché fu decapitato. Bernardo Bandini fuggì dalla città e riuscì a rifugiarsi a Costantinopoli, ma venne scovato e riconsegnato a Firenze. Fu giustiziato il 29 dicembre 1479 e il suo corpo appeso alla forca venne ritratto da Leonardo.

La congiura dei Pazzi è un episodio nero nella storia dei Medici, grande dinastia toscana.

Damnatio memoriae

Lorenzo non mosse dito per mitigare la furia popolare, semplicemente si lasciò vendicare senza che le sue mani si sporcassero in nessun modo. I Pazzi vennero tutti arrestati o esiliati, e i loro beni confiscati. Alle forti ritorsioni seguì la damnatio memoriae: si proibì che il loro nome comparisse sui documenti ufficiali, inoltre vennero cancellati dalla città tutti gli stemmi di famiglia, compresi quelli impressi su alcuni fiorini coniati dal loro banco, che furono riconiati.

Il papa scomunicò i Medici e con le sue truppe arrivò a conquistare molti territori dell’area fiorentina, ma alla fine si capì che questa guerra non conveniva a nessuno. Lorenzo colse l’occasione per accentrare tutto il potere nelle sue mani e riuscì, tramite la cultura e l’arte, ambasciatori della sua città, a ingraziarsi nuovamente il papa: nonostante la morte del fratello, dopo la congiura dei Pazzi lui e la sua casata erano ancora più forti.

Lorenzo il Magnifico, il simbolo dell'uomo del Rinascimento, nasce a Firenze da Pietro de Medici e Lucrezia Tornabuoni nel 1449

La storia dei Medici continua nel prossimo articolo.

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